Senta! Senta!gridava la fanciulla, rivolgendosi a Cesare e additando le ondate furibonde che si gettavano contro la spiaggia.Sembrano colpi di cannone!
Cesare e le due donne eran giunti in riva al mare, convulso per il soffio poderoso del vento, e tutto bianco; eran scesi dalla strada sulle rocce più eminenti, arrampicandosi dove le onde non potevano arrivare. Ascoltavano cosė il rimbombo sordo dellacqua contro le cavità degli scogli; un fragore talmente reiterato, che a fatica si distinguevano le voci.
È bello! è bello!esclamava Roberta, aspirando laria, e trovando sulle labbra un impercettibile umore salino.
I riccioli intorno alla fronte e al collo le si scompigliavano sotto la veemenza del vento; le gonne le si serravano alle gambe; ella rimaneva forte sul dosso scabro della roccia, sorridendo alla burrasca.
Dietro lei, Cesare sera fermato a fianco dEmilia. Questa, meditabonda e inquieta, aveva obliato un istante le sue riflessioni affannose, per ammirare lo spettacolo; ma la vicinanza delluomo, il quale pareva triste quel giorno e duna tristezza di cui ella sospettava la causa, le dava unimmensa brama di spiegarsi, di togliere a sè e a lui dal cuore le punte, che la ingenua malizia di Roberta vi aveva affondato.
E pensava, quasi tremando:
«Comè strano che Roberta stessa ci costringa a parlare! Ella medesima ci ha offerto un argomento grave e pericoloso. Dovrò spiegare a Cesare che io non sono fidanzata ad alcuno, che non lo sarò mai, perchè mi sono votata a unopera di sacrificio e ho promesso la mia esistenza alla sorella ammalata. Ma come risponderà egli? Come accoglierà la mia rinunzia?... La combatterà, certo, e poi non riuscendo a vincermi,non riuscirà,dovrà partire.... Resteremo noi due, io e Roberta, per sempre....»
Gettò uno sguardo a Roberta e a Cesare, e per la prima volta il tormento di dovere sceglier presto, inappellabilmente, le si affacciò allanima con tutta la sua tremenda potenza.
Doveva sacrificare in eterno luno allaltra, e la scelta non le avrebbe dato mai pace, egualmente non fosse mai avvenuta; perchè la rinunzia di lei allamore e alla felicità avrebbe reso più cupa la dissonanza fra il suo spirito e lo spirito di Roberta; nè ella avrebbe potuto perdonare a questa linsanabile spasimo che le era costata.
E con lorrore abituale in lei per ogni veemente dibattito, guardava in fronte lavvenire, il quale si presentava amarissimo, qualunque via ella avesse percorso; e innanzi al mare fremebondo, alle ondate gigantesche, al cielo seminascosto sotto nubi tempestose, innanzi allo spettacolo ribelle, provava limpeto di gridar la sua disperazione, di confondere la voce del suo furore inutile con la voce assordante di quel liquido furore, che si lanciava alla spiaggia, dopo aver già forse travolto uomini e navi.
Fa bene questaria, signor Lascaris, non è vero?domandò Roberta, sorbendo ancòra laria pregna di sali.
Ma non si esponga al vento cosė,osservò Cesare, mentre pensava che sotto la gioia della giovanetta si celava tuttavia la molestia dunidea roditrice.Venga più qua; si ripari dietro queste rocce.
Alcune rocce grigiastre bucherellate formavano una specie di profonda insenatura, e drizzandosi fino allaltezza della strada, porgevano un ricovero naturale dalle raffiche del vento. Nella insenatura profonda, le onde si scaraventavano una sullaltra bianchissime, andavano a battere contro il fondo, si ritorcevano, ed erano risospinte dalle sopravvenienti, con vece assidua, con un ribollir di schiuma più candida del latte. Lo strepito risonava enorme.
Roberta sedette molto in basso, dove giungevano talora gli spruzzi minutissimi dei flutti; più in alto sedettero Cesare ed Emilia, e sul principio Roberta si voltò a guardarli di tanto in tanto, additando senza parlare i cavalloni, che giungevan da lungi e si precipitavano entro la piccola baia.
Poi stette, assorta, e sembrò aver dimenticato i compagni, per seguire qualche suo pensiero non anco definito e infantilmente triste.
Che cosa Le ha detto, ieri, mia sorella?domandò Emilia, girando a un tratto la testa verso Cesare.
Sorrideva, con una fuggevole vampa di rossore sul volto; e bastaron quel sorriso, lespressione involontariamente carezzevole degli occhi, per segnare un passo grande sulla via delle confidenze.
Emilia pensò più tardi,quando tutto era già per sempre finito e la sua esistenza era per sempre tracollata negli abissi della disperazione,pensò che la sventura aveva avuto origine da quel suo moto irriflessivo.... Perchè non tacere? Perchè spiegarsi, animando le speranze delluomo, più forti quanto più gravi si presentavano gli ostacoli alla lustra di felicità, cui luno e laltra sognavano?
Ma ormai, la frase le era sfuggita dalle labbra:
Che cosa Le ha detto mia sorella?
Non è vero?...esclamò Cesare. Gli occhi gli scintillavano, e il respiro gli usciva dal petto caldo e vibrato.Non è vero?... Mi ha detto che Lei è fidanzata.... Ma non è vero?...
La donna crollò il capo, continuando a sorridere, con un senso più mesto.
Roberta,disse,ha voluto scherzare. Qualche volta passa il segno e commette delle fanciullaggini; ma è allegra cosė di rado, che bisogna perdonargliele.... Non è vero nulla.... E Lei ha creduto? Io non sono fidanzata ad alcuno; non lo sarò mai, ad alcuno.... E Lei ha creduto sùbito! Le sembra che io potrei abbandonare Roberta?
Parlava con voce debole, molto commossa, tenendo gli sguardi alla tempesta; e Cesare le si era un poco avvicinato per non perdere sillaba.
Il mare ai loro piedi ruggiva.... Spingendo locchio oltre linsenatura, si vedevan le onde infaticate battere disordinatamente per tutta la lunghezza della spiaggia, fino a Nervi: e gli spruzzi si levavano altissimi, aprendosi a guisa di Ventaglio e ricadendo tra il bulicame della spuma.
Perchè?domandò Cesare stupito.Lei non abbandonerebbe sua sorella? Innanzi tutto, abbandonare è cosa diversa....
Più piano,interruppe Emilia, temendo che Roberta non udisse.
Il cuore le batteva in tumulto, ascoltando le parole divenute intime, segrete, come già luomo avesse confessato il suo amore e già parlasse per difendere la propria conquista.
Egli aveva sentito nel fondo dellanima scatenarsi la malvagità egoistica, per la quale voleva ogni cosa al suo dominio e non poteva soffrire ostacolo alcuno. Sera fatto un po pallido, gli occhi neri lucenti; aveva guardato in basso, verso Roberta, con un lampo dodio improvviso.
Lei vuole sagrificarsi a sua sorella?continuò, smorzando la voce.È impossibile, assurdo; sarebbe mostruoso. Pensi che ciascuno ha nella vita una strada da percorrere. Nessuno può, nessuno deve mutarla a forza, per seguire il cammino dun altro. E a quale scopo, a chi gioverebbe? Ella sciuperà tutta la vita in una rinunzia inutile, la quale non sarà forse nemmeno compresa...., nemmeno compresa!
«Perchè mi parla cosė?»domandò in quel punto Emilia a sè stessa, trasalendo sotto il soffio della scomposta eloquenza. E tentando sorridere ancòra, obiettò:
Ma ciascuno ha il diritto di scegliere la via, in capo alla quale spera di trovare una sodisfazione, un riposo della coscienza.... Non Le pare? Quella ragazza è attaccata a me, è gelosa della mia affezione, e non reggerebbe al dolore duna lontananza, alla rivalità di un altro, affetto.... Io la conosco.... E Lei pure sa quanto la sua salute sia debole.... Infine, ho pensato, può crederlo: e ho giudicato che questo è il mio dovere, e che posso compierlo serenamente, anche senza sacrificio....
Sė fermò. Giungeva con fragore infernale unondata verdastra, alta, e incontrando i primi scogli, spumeggiò dun tratto senza rompersi; poi coperse la spiaggia, si franse, singolfò entro linsenatura, conquistando alcuni frastagli, fin allora intatti, della roccia su cui sedeva Roberta.
Hai visto?gridò la fanciulla ad Emilia.È giunta fin qua su!
Non sei bagnata?domandò Emilia con una premura timorosa, la quale significò per Cesare più di tutte le spiegazioni.
No, no. Sto benissimo qui,rispose la giovanetta.
Seguė una pausa lunga. Tutti e tre guardavano la vicenda delle acque potenti e il cielo giallastro pel riflesso di un moribondo raggio solare.
Sono le illusioni solite dellaltruismo,riprese Cesare, con voce cauta, piena di fremiti rattenuti.Il tempo ne fa giustizia, ma sempre troppo tardi.... E perchè mai, a un tratto, questo sacrificio?... Perchè non prima?
Emilia battè le palpebre; un pudore ardente le bruciava di rossore le guance; ella avrebbe voluto riprendere la coscienza delle cose reali e fiaccare con lo sdegno la domanda ardita; ma dal cuore le saliva un singulto di smarrimento. Guardò luomo in volto e lo vide oscurato dalla passione dolorosa; capė chegli andava dietro ai balzi del pensiero e li ripeteva, dimenticando il riserbo tenuto fino a quel giorno e i doveri che quel riserbo gli imponeva. La comprensione della sua sofferenza incontenibile turbò maggiormente la donna.
Allora,ella disse con voce spenta,Roberta non era ammalata. Ella viveva con noi, non aveva bisogno della mia assistenza, nè io glielaveva offerta.... E daltra parte....
Voleva dire: e, daltra parte, la dissonanza delle loro anime aveva avuto principio da quel tempo, appunto; gli occhi di Roberta, da quel tempo seran fatti vigili, gelosi, cattivi; in quel tempo, Emilia aveva dovuto nascondere la sua gioia, misurarne gli slanci, guardarsi dalla sorella.... E,il sospetto era atroce, ma non mancavano i dati a nutrirlo e a renderlo verisimile,ed Emilia sospettava che il giorno in cui la morte aveva visitato la sua casa, fosse stato un giorno di letizia crudele per Roberta, infine liberata duna presenza agghiacciante, duna minacciosa rivalità.
Voleva dir questo; ed esitava tra il timore di addentrarsi troppo nelle confidenze più delicate, e la paura di non arrivare a convincere....
Ma Cesare, obbedendo allimpazienza della sua superbia, scosso dal ricordo dun passato che non gli apparteneva e che aveva evocato egli stesso, interruppe:
Sė, sė, tutto questo è forse vero.... E, in ogni modo, io non ho alcun diritto a sapere, non ho alcun titolo per consigliare.... Vuole perdonarmi?... Perchè discutiamo di queste cose tristi?
Infatti,ripetè Emilia,perchè discutiamo di queste cose inutili...
La forma brusca con cui luomo aveva troncato il sèguito del colloquio, le dava un cocentissimo dolore. In fondo allincrollabilità del suo divisamento giaceva una oscura speranza, viveva il torturante piacere dascoltar le obiezioni di Cesare.
Per dissimulare lo spasimo, chiamò Roberta fortemente, nellintervallo fra un colpo e laltro delle onde.
Roberta!disse,vieni qua con noi. Ti esponi troppo allaria....
La fanciulla sarrampicò per la distanza che la separava, dalla sorella, e Cesare la studiò in quellatto, mentre sappoggiava allombrellino chiuso, aiutandosi contro le difficoltà dello scoglio.
«Non ha un anno di vita!»egli pensò freddamente.
Poi, a voce alta osservò:
Come si è fatta svelta, signorina!
Roberta sorrise di compiacenza, e tese la mano ad afferrar la mano che Cesare le offriva, per valicare lultima scabrosità della roccia.
Ho bevuto tantaria di mare!ella rispose, quando fu seduta a fianco dEmilia.Il mare è mio amico; io gli voglio molto bene, ed esso mi lascia respirare cosė leggermente!...
Emilia sorrise alla sua volta, con unombra di tristezza.
Qualche notte prima, Roberta aveva avuto la febbre e un nuovo sbocco di sangue, non forte, appena da arrossare la pezzuola; ma lo spavento sera ridestato in Emilia, più grave poichè Roberta sembrava fatalmente illusa, ricca di speranze, e faceva molti disegni per lavvenire.
Questa, è la prima volta che vedo il mare,seguitò Roberta, con la stessa volubilità fanciullesca.Ma ne sono felice. Un altranno voglio andare alla montagna, in Isvizzera.... Andremo, non è vero, Emilia?... Cè un piccolo paese, con un bel lago, a mille ottocento metri daltezza.... Come si chiama?
Cesare ascoltava, rilevando senza pietà il sintomo delle strazianti illusioni; e Roberta continuò a fantasticare, garrula e variabile.
Aveva dei luoghi lontani una visione romantica, la visione dei giorni in cui il male non le si faceva sentire, ed ella poteva svelarsi in tutta la sua giovane ignoranza della vita e della realtà.
Per inconscio paganesimo, si figurava il paesaggio ancòra popoloso di creazioni mitiche; il mare, la montagna, il lago, la pianura, la notte ed i crepuscoli, eran gli elementi delle sue predilette fantasie.... Quando la sofferenza fisica e il terror della morte non le strappavano un grido di precoce disperazione, Roberta sindugiava tra quei pensieri panteistici come fra uno stormo di Fauni capripedi.
Ma il chiacchierio febbrile passava sullanima dEmilia non diversamente duna mano incauta sopra una ferita viva; e per troncarlo, la donna interruppe:
Sarà tempo di tornare, Roberta. Il vento arriva fin qui, ed è più forte....
Il vento rabbuffava ancòra le acque, levandole attorno agli scogli in danza alterna, senza posa; per tornare, e ripercorrere un lungo tratto delle rocce, Cesare e le due sorelle aspettavano qualche volta londa si ritraesse crepitando; Roberta salutava con esclamazioni limpeto dei flutti, ma procedeva a disagio sul dorso sdrucciolo ineguale dei massi, e barcollava, e di frequente doveva valersi delle mani....
No: aiuti Roberta,disse Emilia a Cesare, rifiutando.Io non ho paura.
Ella non aveva paura; guardava le ondate non anco infrante, ricurve, concave, ergersi lontano, in pieno mare, correre unite in linea di battaglia, gettare un balzo, valicando i più facili scogli, ricomporsi, correre di nuovo compatte, arrivare alla spiaggia, stendersi pianamente lattiginose, echeggiar sonore contro le cavità, dissolversi, ripiegarsi, arricchir le ondate susseguenti, riattaccar gli ostacoli; ebbrezza del mare ampio e della goccia imponderabile.
Sullultimo tratto, Roberta vacillò, quantunque sappoggiasse alla mano ferma di Cesare; egli stava giù avendo superato una costa rigidissima, e la fanciulla, al sommo, inciampò nelle vesti, non trovò tempo a riprendersi, e cadde sul petto delluomo, che dovette stringerla fra le braccia.
Sono salva!ella gridò, sulla spiaggia, sciogliendosi dal non forte amplesso inopinato. E rise per confortare Emilia, la quale giungeva in quel punto. Ma la donna era impallidita, alla rapida scena; non di paura; per un altro sentimento confuso, per un morso al cuore; e più da quel sentimento non mai avvertito innanzi, era turbata, che non dal fatto daver visto Roberta fra le braccia di Cesare.
Salirono una breve scala di pietra; poi, arrivati sulla strada presso la chiesa, saccostarono al parapetto a salutare di nuovo il mare tuonante.
Roberta si staccò lultima, e rivolgendosi mentre gli altri serano, già incamminati, mandò un grido.
È orribile!disse.
Dalla strada provinciale veniva verso la chiesa una coorte di dolenti, alcuni recando sulle spalle un feretro coperto dello strato di velluto bruno, con una gran croce doro nel mezzo; altri al sèguito, salmodiando in lunga fila, rivestiti di càmici bianchi o di ampie vesti nere, il viso tutto nascosto dal cappuccio, ad eccezione degli occhi; altri, pigiandosi sui fianchi del corteo, in disordine; e la nuvolaglia tempestosa e lora già tarda proiettavano una lunga ombra sinistra.
Roberta sindugiò a guardare, accasciata, fissando ostinatamente gli uomini della Confraternita procedenti in cadenza, grotteschi e solenni; i quali ridestavano nella giovanetta il terror della morte, la memoria, di qualche incubo....
È orribile!disse ancòra ad Emilia, che tentava persuaderla a seguitar la via.Non li dimenticherò più!...
E a Cesare, che pure la rassicurava sorridendo, rispose:
No, no, taccia! La prego! Lei non sa! Lei non sa!...
Egli non sapeva, infatti, il motivo di quello sgomento.
Tra gli spettri dolorosi della fantasia inferma, Roberta aveva fissa la visione del proprio cadavere, freddo e rigido, con le braccia incrociate sul petto, sopra un catafalco ricco di drappi funerei, presso una finestra spalancata in faccia alla campagna eterna....
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