La notėzia fu annunzėata con tanto ingenua serenità, che nessuno avrebbe supposto fosse falsa. Per sospettarlo, bisognava conoscere lindole impulsiva di Roberta, la quale non trovava nulla cosė dolce quanto inventare un fatto o raccontare una bugia. Qualche volta rimaneva ella medesima colpita dalla propria abilità, dalla spontaneità incomparabile con cui repentinamente, minutissimamente, sapeva esporre una lunga favola di sua creazione; e in un attimo stendeva una rete di menzogne inutili, sbizzarrendosi a saldar lallacciatura dei nodi, che potessero resistere a qualunque sforzo dobiezione. Spesso con Emilia aveva fatto il giuoco infantile, ma lo aveva concluso con una risata, gettando le braccia al collo de la sorella, e dicendole:«Non è vero. Ho inventato tutto, per divertirmi.»
Con Cesare Lascaris lo esperimentò un giorno in cui era piena di speranze e si sentiva bene e aveva voglia di ridere a spese di qualcuno. Daltra parte, Cesare non le piaceva: era bruno, coi tratti del viso irregolari e forti, senza barba, ed evidentemente magro quasi quanto lei.
Mia sorella è uscita per il bagno,ella disse non appena luomo comparve in giardino.Tornerà forse fra unora.
Poi, mentre parlavano di cose indifferenti, la fanciulla trovò modo di farvi sgusciar dentro la notizia falsa, a guisa di parentesi:
.... Lei sa che mia sorella è fidanzata, non è vero?... Lo sa?...
Cesare stava fortunatamente a testa bassa, disegnando sulla sabbia una serie di circoli concentrici; e sùbito, al colpo non atteso, ricordò che la professione medica aveva saputo creargli una maschera di calma impenetrabile, per i casi disperati.
Sollevò la testa, senza batter palpebra.
Me ne congratulo sinceramente,rispose.
Non ne dica nulla a Emilia, però. Forse mi rimprovererebbe....
E per qualche minuto la ragazza continuò a parlare, enunziando tutte le particolarità del fidanzamento. Si trattava dun giovane signore di Milano: il matrimonio sarebbe avvenuto nellottobre prossimo, in Riviera, perchè Emilia non voleva abbandonar la sorella un sol giorno; quanto a lei, Roberta, sarebbe rimasta presso gli sposi.
Cesare ascoltava immobile, non accorgendosi che dalle mani gli era scivolato il portasigarette di tartaruga ed era caduto a terra. Guardava la ragazza, scoprendole a un tratto qualche espressione profondamente femminile, che gli era sempre sfuggita.
Con una gamba sullaltra in modo da lasciar vedere un po delle calze, con le braccia aperte sulla spalliera della panchetta rustica, la testa portata indietro, le ciglia socchiuse, Roberta era in quel giorno e in quellatto molto sessualmente femmina, emanava inconsapevole unacredine sensuale, eccitava una cupidigia di violenza bruta.
Il giovane aveva tentato a più riprese di sviar largomento; ma Roberta era inflessibile, quantunque la mancanza dobiezioni da parte dellascoltatore le togliesse il meglio del suo piacere; pur tuttavia seguitò a descrivere il carattere del fidanzato, un uomo eccezionale, senza confronti.
Infine, Cesare si alzò per troncare la conversazione, e mise il piede sul portasigarette, che schizzò in frantumi. Fu la sola prova di oblio completo, ma fu anche quella la quale divertė immensamente Roberta, che lanciò alcuni trilli di gioia puerile.
Che cosa fa? Che cosa fa?esclamò ridendo.È il suo astuccio!... Se nera dimenticato?... Guardi come lha ridotto!
Le risatine perlate della ragazza lo ferirono anche peggio. Si chinò a raccogliere i frantumi, e se li rovesciò macchinalmente in tasca insieme a un po di ghiaia e a qualche sigaretta, mentre Roberta raddoppiava le risatine quasi maligne.
Deve star molto bene, Lei, oggi?domandò Cesare.
Sė.... Perchè?rispose la giovanetta oscurandosi subitamente in volto,Come mi trova?...Sono pallida?
Tale era lumile preghiera della voce, che Cesare non ardė spingere oltre la sua vendetta.
Appunto,si affrettò a dire.Non lho mai vista meglio: ha un colorito splendido.
Roberta mandò un sospiro di conforto, e Cesare si limitò a pensare:
«Con una parola potrei forse ucciderti.»
Ma sentė di repente che si svegliava da un sogno, e che tutte le cose intorno a lui avevano ripreso il loro aspetto comune, laddove per qualche tempo egli aveva visto il giardino grande come una foresta, e i filari degli aranci profondi come i sentieri di quella foresta.
Nauseato, stava per andarsene quando Emilia sopraggiunse; aveva il suo solito abito, lilla, e in testa portava un cappello rotondo, di grossa paglia; le mani erano nude. Cesare la guardò appena, rifuggendo dallanalizzare anco una volta lo spettacolo di bellezza che non era per lui; Roberta prestamente gli gettò unocchiata per implorarlo a tacere; e la conversazione savviò con una svogliatezza inabituale.
Ebbene, che cosa è accaduto?domandò Emilia a Roberta, quando Cesare ebbe preso commiato.Eravate cosė confusi tutti e due....
Roberta scoppiò a ridere.
Ha rotto il suo astuccio da sigarette,rispose.Nullaltro....
Poi, più tardi, in casa, non potè trattenersi e narrò ad Emilia la sua menzogna.
Sono vere sciocchezze,osservò la donna bruscamente.Quale intimità abbiamo noi col signor Lascaris per prendercene giuoco? E perchè inventare una storia di genere cosė delicato? È orribile, che tu non possa vivere un giorno senza dire una bugia, a qualunque costo, al primo venuto....
Parlava con voce un po alta, mentre andava preparando alla sorella una tazza di cioccolata di cui Roberta aveva abitudine; ma le sue mani tremavano, e con un movimento maldestro rovesciò la tazza di porcellana e la ruppe.
Per la prima volta, Roberta ebbe a pentirsi quel giorno duna sua favola; perchè Emilia andò a rinchiudersi in camera e non si mostrò fino allora di pranzo. Roberta non laveva mai vista cosė agitata: fosse imaginazione o realtà, le parve che la sorella avesse pianto.
![]() | ![]() | ![]() |