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1 Quanto più su linstabil ruota vedi di Fortuna ire in alto il miser uomo, tanto più tosto hai da vedergli i piedi ove ora ha il capo, e far cadendo il tomo. Di questo esempio è Policràte, e il re di Lidia, e Dionigi, ed altri chio non nomo, che ruinati son da la suprema gloria in un dì ne la miseria estrema. 2 Così allincontro, quanto più depresso, quanto è più luom di questa ruota al fondo, tanto a quel punto più si trova appresso, cha da salir, se de girarsi in tondo. Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo, che laltro giorno ha dato legge al mondo. Servio e Mario e Ventidio lhanno mostro al tempo antico, e il re Luigi al nostro: 3 il re Luigi, suocero del figlio del duca mio; che rotto a Santo Albino, e giunto al suo nimico ne lartiglio, a restar senza capo fu vicino. Scorse di questo anco maggior periglio, non molto inanzi, il gran Matia Corvino. Poi lun, de Franchi passato quel punto, laltro al regno degli Ungari fu assunto. 4 Si vede per gli esempi di che piene sono lantiche e le moderne istorie, che l ben va dietro al male, e l male al bene, e fin son lun de laltro e biasmi e glorie; e che fidarsi a luom non si conviene in suo tesor, suo regno e sue vittorie, né disperarsi per Fortuna avversa, che sempre la sua ruota in giro versa. 5 Ruggier per la vittoria chavea avuto di Leone e del padre imperatore, in tanta confidenza era venuto di sua fortuna e di suo gran valore, che senza compagnia, senzaltro aiuto, di poter egli sol gli dava il core fra cento a piè e a cavallo armate squadre uccider di sua mano il figlio e il padre. 6 Ma quella, che non vuol che si prometta alcun di lei, gli mostrò in pochi giorni, come tosto alzi e tosto al basso metta, e tosto avversa e tosto amica torni. Lo fe conoscer quivi da chi in fretta a procacciargli andò disagi e scorni, dal cavallier che ne la pugna fiera di man fuggito a gran fatica gli era. 7 Costui fece ad Ungiardo saper, come quivi il guerrier chavea le genti rotte di Costantino e per moltanni dome, stato era il giorno, e vi staria la notte; e che Fortuna presa per le chiome, senza che più travagli o che più lotte, darà al suo re, se fa costui prigione; cha Bulgari, lui preso, il giogo pone. 8 Ungiardo da la gente, che fuggita de la battaglia, a lui sera ridutta (cha parte a parte varrivò infinita, perchal ponte passar non potea tutta), sapea come la strage era seguita, che la metà de Greci avea distrutta; e come un cavallier solo era stato, chun campo rotto, e laltro avea salvato: 9 e che sia da se stesso senza caccia venuto a dar del capo ne la rete, si maraviglia, e mostra che gli piaccia, con viso e gesti e con parole liete. Aspetta che Ruggier dormendo giaccia; poi manda le sue gente chete chete, e fa il buon cavallier, chalcun sospetto di questo non avea, prender nel letto. 10 Accusato Ruggier dal proprio scudo, ne la città di Novengrado resta prigion dUngiardo, il più dogni altro crudo, che fa di ciò maravigliosa festa. E che può far Ruggier, poi che gli è nudo, ed è legato già, quando si desta? Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta a dar la nuova a Costantino in fretta. 11 Avea levato Costantin la notte da le ripe di Sava ogni sua schiera; e seco a Beleticche avea ridotte, che città del cognato Androfilo era, padre di quello a cui forate e rotte (come se state fossino di cera) al primo incontro larme avea il gagliardo cavallier, or prigion del fiero Ungiardo. 12 Quivi fortificar facea le mura limperatore, e riparar le porte; che de Bulgari ben non sassicura, che con la guida dun guerrier sì forte non gli faccino peggio che paura, e l resto ponghin di sua gente a morte. Or che lode prigion, né quelli teme, né se con lor sia il mondo tutto insieme. 13 Limperator nuota in un mar di latte, né per letizia sa quel che si faccia. - Ben son le genti bulgare disfatte, - dice con lieta e con sicura faccia. Come de la vittoria, chi combatte, se troncasse al nimico ambe le braccia, certo saria, così nè certo, e gode limperator, poi che l guerrier preso ode. 14 Non ha minor cagion di rallegrarsi del padre il figlio; choltre che si spera di racquistar Belgrado, e soggiugarsi ogni contrada che de Bulgari era; disegna anco il guerriero amico farsi con benefici, e seco averlo in schiera. Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno ha da invidiar, se gli è costui compagno. 15 Da questa voglia è ben diversa quella di Teodora, a chi l figliuolo uccise Ruggier con lasta che da la mammella passò alle spalle, e un palmo fuor si mise. A Costantin, del quale era sorella, costei si gittò a piedi, e gli conquise e intenerigli il cor dalta pietade col largo pianto che nel sen le cade. 16 - Io non mi leverò da questi piedi (dissella), signor mio, se del fellone chuccise il mio figliuol, non mi conciedi di vendicare, or che labbiàn prigione. Oltre che stato tè nipote, vedi quanto tamò, vedi quantopre buone ha per te fatto, e vedi savrai torto di non lo vendicar di chi lha morto. 17 Vedi che per pietà del nostro duolo ha Dio fatto levar da la campagna questo crudele, e come augello a volo, a dar ce lha condotto ne la ragna, acciò in ripa di Stige il mio figliuolo molto senza vendetta non rimagna. Dammi costui, signore, e sii contento chio disacerbi il mio col suo tormento. - 18 Così ben piange, e così ben si duole, e così bene ed efficace parla; né dai piedi levar mai se gli vuole, ben che tre volte e quattro per levarla usasse Costantino atti e parole; chegli è forzato al fin di contentarla: e così comandò che si facesse colui condurre, e in man di lei si desse. 19 E per non fare in ciò lunga dimora, condotto hanno il guerrier del liocorno, e dato in mano alla crudel Teodora, che non vi fu intervallo più dun giorno. Il far che sia squartato vivo, e muora publicamente con obbrobrio e scorno, poca pena le pare, e studia e pensa altra trovarne inusitata e immensa. 20 La femina crudel lo fece porre, incatenato e mani e piedi e collo, nel tenebroso fondo duna torre, ove mai non entrò raggio dApollo. Fuor chun poco di pan muffato, torre gli fe ogni cibo, e senza ancor lassollo duo dì talora; e lo diè in guardia a tale, chera di lei più pronto a fargli male. 21 Oh! se dAmon la valorosa e bella figlia, oh se la magnanima Marfisa avesse avuto di Ruggier novella, chin prigion tormentasse a questa guisa; per liberarlo saria questa e quella postasi al rischio di restarne uccisa; né Bradamante avria, per dargli aiuto, a Beatrice o Amon rispetto avuto. 22 Re Carlo intanto avendo la promessa a costei fatta in mente, che consorte dar non le lascierà, che sia men dessa al paragon de larme ardito e forte; questa sua voluntà con trombe espressa non solamente fe ne la sua corte, ma in ogni terra al suo imperio soggetta; onde la fama andò pel mondo in fretta. 23 Questa condizion contiene il bando: chi la figlia dAmon per moglie vuole, star con lei debba a paragon del brando da lapparire al tramontar del sole; e fin a questo termine durando, e non sia vinto, senzaltre parole la donna da lui vinta esser sintenda, né possa ella negar che non lo prenda; 24 e che leletta ella de larme dona, senza mirar chi sia di lor, che chiede. E lo potea ben far, perchera buona con tutte larme, o sia a cavallo o a piede. Amon, che contrastar con la Corona non può né vuole, al fin sforzato cede; e ritornare a corte si consiglia, dopo molti discorsi, egli e la figlia. 25 Ancor che sdegno e colera la madre contra la figlia avea, pur per suo onore vesti le fece far ricche e leggiadre a varie fogge e di più dun colore. Bradamante alla corte andò col padre; e quando quivi non trovò il suo amore, più non le parve quella corte, quella che le solea parer già così bella. 26 Come chi visto abbia, laprile o il maggio, giardin di frondi e di bei fiori adorno, e lo rivegga poi che l sol il raggio allaustro inchina, e lascia breve il giorno, lo trova deserto, orrido e selvaggio; così pare alla donna al suo ritorno, che da Ruggier la corte abandonata quella non sia, chavea al partir lasciata. 27 Domandar non ardisce che ne sia, acciò di sé non dia maggior sospetto; ma pon lorecchia, e cerca tuttavia che senza domandar le ne sia detto. Si sa chegli è partito, ma che via presabbia, non fa alcun vero concetto; perché partendo ad altri non fe motto, challo scudier che seco avea condotto. 28 Oh come ella sospira! oh come teme, sentendo che se nè come fuggito! Oh come sopra ogni timor le preme, che per porla in oblio se ne sia gito! che vistosi Amon contra, ed ogni speme perduta mai più desserle marito, si sia fatto da lei lontano, forse così sperando dal suo amor disciorse; 29 e che fattabbia ancor qualche disegno, per più tosto levarsela dal core, dandar cercando duno in altro regno donna per cui si scordi il primo amore, come si dice che si suol dun legno talor chiodo con chiodo cacciar fuore. Nuovo pensier cha questo poi succede, le dipinge Ruggier pieno di fede; 30 e lei, che dato orecchie abbia, riprende, a tanta iniqua suspizione e stolta. E così lun pensier Ruggier difende, laltro laccusa: ed ella amenduo ascolta, e quando a questo e quando a quel sapprende, né risoluta a questo o a quel si volta. Pur allopinion più tosto corre, che più le giova, e la contraria aborre. 31 E talor anco che le torna a mente quel che più volte il suo Ruggier le ha detto, come di grave error, si duole e pente, chavuto nabbia gelosia e sospetto; e come fosse al suo Ruggier presente, chiamasi in colpa, e se ne batte il petto. - Ho fatto error (dice ella), e me naveggio; ma chi nè causa, è causa ancor di peggio. 32 Amor nè causa, che nel cor mha impresso la forma tua così leggiadra e bella; e posto ci ha lardir, lingegno appresso, e la virtù di che ciascun favella; chimpossibil mi par, chove concesso ne sia il veder, chogni donna e donzella non ne sia accesa, e che non usi ogni arte di sciorti dal mio amore e al suo legarte. 33 Deh avesse Amor così nei pensier miei il tuo pensier, come ci ha il viso sculto! Io son ben certa che lo troverei palese tal, qual io lo stimo occulto; e che sì fuor di gelosia sarei, chad or ad or non mi farebbe insulto; e dove a pena or è da me respinta, rimarria morta, non che rotta e vinta. 34 Son simile allavar cha il cor sì intento al suo tesoro, e sì ve lha sepolto, che non ne può lontan viver contento, né non sempre temer che gli sia tolto. Ruggiero, or può, chio non ti veggo e sento, in me, più de la speme, il timor molto, il qual ben che bugiardo e vano io creda, non posso far di non mi dargli in preda. 35 Ma non apparirà il lume sì tosto agli occhi miei del tuo viso giocondo, contra ogni mia credenza a me nascosto, non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo, come il falso timor sarà deposto da la vera speranza e messo al fondo. Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta la speme che l timor quasi mha morta! 36 Come al partir del sol si fa maggiore lombra, onde nasce poi vana paura; e come allapparir del suo splendore vien meno lombra, e l timido assicura: così senza Ruggier sento timore; se Ruggier veggo, in me timor non dura. Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima che l timor la speranza in tutto opprima! 37 Come la notte ogni fiammella è viva, e riman spenta subito chaggiorna; così, quando il mio sol di sé mi priva, mi leva incontra il rio timor le corna: ma non sì tosto allorizzonte arriva, che l timor fugge, e la speranza torna. Deh torna a me, deh torna, o caro lume, e scaccia il rio timor che mi consume! 38 Se l sol si scosta, e lascia i giorni brevi, quanto di bello avea la terra asconde; fremono i venti, e portan ghiacci e nievi; non canta augel, né fior si vede o fronde: così, qualora avvien che da me levi, o mio bel sol, le tue luci gioconde, mille timori, e tutti iniqui, fanno un aspro verno in me più volte lanno. 39 Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena la desiata dolce primavera! Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena la mente mia sì nubilosa e nera. - Qual Progne si lamenta o Filomena cha cercar esca ai figliolini ita era, e trova il nido voto; o qual si lagna turture cha perduto la compagna: 40 tal Bradamante si dolea, che tolto le fosse stato il suo Ruggier temea, di lacrime bagnando spesso il volto, ma più celatamente che potea. Oh quanto, quanto si dorria più molto, sella sapesse quel che non sapea, che con pena e con strazio il suo consorte era in prigion, dannato a crudel morte! 41 La crudeltà chusa liniqua vecchia contra il buon cavallier che preso tiene, e che di dargli morte sapparecchia con nuovi strazi e non usate pene, la superna Bontà fa challorecchia del cortese figliuol di Cesar viene; e che gli mette in cor, come laiute, e non lasci perir tanta virtute. 42 Il cortese Leon che Ruggiero ama (non che sappi però che Ruggier sia), mosso da quel valor chunico chiama, e che gli par che soprumano sia, molto fra sé discorre, ordisce e trama, e di salvarlo al fin trova la via, in guisa che da lui la zia crudele offesa non si tenga e si querele. 43 Parlò in secreto a chi tenea la chiave de la prigione; e che volea, gli disse, vedere il cavallier pria che sì grave sentenza, contra lui data, seguisse. Giunta la notte, un suo fedel seco have audace e forte, ed atto a zuffe e a risse; e fa che l castellan, senzaltrui dire chegli fosse Leon, gli viene aprire. 44 Il castellan, senza chalcun de sui seco abbia, occultamente Leon mena col compagno alla torre ove ha colui che si serba allestrema dogni pena. Giunti là dentro, gettano amendui al castellan che volge lor la schena per aprir lo sportello, al collo un laccio, e subito gli dan lultimo spaccio. 45 Apron la cataratta, onde sospeso al canape, ivi a tal bisogno posto, Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso, là dove era Ruggier dal sol nascosto. Tutto legato, e suna grata steso lo trova, allacqua un palmo e men discosto. Lavria in un mese e in termine più corto, per sé, senzaltro aiuto, il luogo morto. 46 Leon Ruggier con gran pietade abbraccia, e dice: - Cavallier, la tua virtude indissolubilmente a te mallaccia di voluntaria eterna servitute; e vuol che più il tuo ben, che l mio, mi piaccia, né curi per la tua la mia salute, e che la tua amicizia al padre e a quanti parenti io mabbia al mondo, io metta inanti. 47 Io son Leone, acciò tu intenda, figlio di Costantin, che vengo a darti aiuto, come vedi, in persona, con periglio (se mai dal padre mio sarà saputo) desser cacciato, o con turbato ciglio perpetuamente esser da lui veduto; che per la gente la qual rotta e morta da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. - 48 E seguitò, più cose altre dicendo da farlo ritornar da morte a vita; e lo vien tuttavolta disciogliendo. Ruggier gli dice: - Io vho grazia infinita; e questa vita chor mi date, intendo che sempremai vi sia restituita, che la vogliate riavere, ed ogni volta che per voi spenderla bisogni. - 49 Ruggier fu tratto di quel loco oscuro, e in vece sua morto il guardian rimase; né conosciuto egli né gli altri furo. Leon menò Ruggiero alle sue case, ove a star seco tacito e sicuro per quattro o per sei dì gli persuase; che riaver larme e l destrier gagliardo gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo. 50 Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato si trova il giorno, e aperta la prigione. Chi quel, chi questo pensa che sia stato; ne parla ognun, né però alcun sappone. Ben di tutti gli altri uomini pensato più tosto si saria, che di Leone; che pare a molti chavria causa avuto di farne strazio, e non di dargli aiuto. 51 Riman di tanta cortesia Ruggiero confuso sì, sì pien di maraviglia, e tramutato sì da quel pensiero che quivi tratto lavea tante miglia, che mettendo il secondo col primiero, né a questo quel, né questo a quel simiglia. Il primo tutto era odio, ira e veneno; di pietade è il secondo e damor pieno. 52 Molto la notte e molto il giorno pensa, daltro non cura ed altro non disia, che da lobbligazion che gli avea immensa, sciorsi con pari e maggior cortesia. Gli par, se tutta sua vita dispensa in lui servire, o breve o lunga sia, e se sespone a mille morti certe, non gli può tanto far, che più non merte. 53 Venuta quivi intanto era la nuova del bando chavea fatto il re di Francia, che chi vuol Bradamante, abbia a far prova con lei di forza, con spada e con lancia. Questo udir a Leon sì poco giova, che se gli vede impallidir la guancia; perché, come uom che le sue forze ha note, sa cha lei pare in arme esser non puote. 54 Fra sé discorre, e vede che supplire può con lingegno, ove il vigor sia manco, facendo con sue insegne comparire questo guerrier di cui non sa il nome anco; che di possanza iudica e dardire poter star contra a qualsivoglia Franco: e crede ben, sa lui ne dà limpresa, che ne fia vinta Bradamante e presa. 55 Ma due cose ha da far: luna, disporre il cavallier, che questa impresa accetti; laltra, nel campo in vece sua lui porre in modo che non sia chi ne sospetti. A sé lo chiama, e l caso gli discorre, e pregal poi con efficaci detti, chegli sia quel cha questa pugna vegna col nome altrui, sotto mentita insegna. 56 Leloquenza del Greco assai potea; ma più de leloquenza potea molto lobbligo grande che Ruggier gli avea, da mai non ne dovere essere isciolto: sì che quantunque duro gli parea, e non possibil quasi; pur con volto, più che con cor giocondo, gli rispose chera per far per lui tutte le cose. 57 Ben che da fier dolor, tosto che questa parola ha detta, il cor ferir si senta, che giorno e notte e sempre lo molesta, sempre laffligge e sempre lo tormenta, e vegga la sua morte manifesta; pur è mai per dir che se ne penta; che prima cha Leon non ubbidire, mille volte, non chuna, è per morire. 58 Ben certo è di morir; perché, se lascia la donna, ha da lasciar la vita ancora: o che laccorerà il duolo e lambascia; o se l duolo e lambascia non laccora, con le man proprie squarcerà la fascia che cinge lalma, e ne la trarrà fuora; chogni altra cosa più facil gli fia, che poter lei veder, che sua non sia. 59 Gli è di morir disposto; ma che sorte di morte voglia far, non sa dir anco. Pensa talor di fingersi men forte, e porger nudo alla donzella il fianco; che non fu mai la più beata morte, che se per man di lei venisse manco. Poi vede, se per lui resta che moglie sia di Leon, che lobbligo non scioglie: 60 perché ha promesso contra Bradamante entrare in campo a singular battaglia; non simulare, e farne sol sembiante, sì che Leon di lui poco si vaglia. Dunque starà nel detto suo costante; e ben che or questo or quel pensier lassaglia, tutti li scaccia, e solo a questo cede, il qual lesorta a non mancar di fede. 61 Avea già fatto apparecchiar Leone, con licenza del patre Costantino, arme e cavalli, e un numer di persone qual gli convenne, e entrato era in camino; e seco avea Ruggiero, a cui le buone arme avea fatto rendere e Frontino: e tanto un giorno e un altro e un altro andaro chin Francia ed a Parigi si trovaro. 62 Non volse entrar Leon ne la cittate, e i padiglioni alla campagna tese; e fe il medesmo dì per imbasciate, che di sua giunta il re di Francia intese. Lebbe il re caro; e gli fu più fiate, donando e visitandolo, cortese. De la venuta sua la cagion disse Leone, e lo pregò che lespedisse: 63 chentrar facesse in campo la donzella che marito non vuol di lei men forte; quando venuto era per fare o chella moglier gli fosse, o che gli desse morte. Carlo tolse lassunto, e fece quella comparir laltro dì fuor de le porte, ne lo steccato che la notte sotto allalte mura fu fatto di botto. 64 La notte chandò inanzi al terminato giorno de la battaglia, Ruggiero ebbe simile a quella che suole il dannato aver, che la matina morir debbe. Eletto avea combatter tutto armato, perchesser conosciuto non vorrebbe; né lancia né destriero adoprar volse, né, fuor che l brando, arme doffesa tolse. 65 Lancia non tolse; non perché temesse di quella dor, che fu de lArgalia, e poi dAstolfo a cui costei successe, che far gli arcion votar sempre solia: perché nessun, chella tal forza avesse, o fosse fatta per negromanzia, avea saputo, eccetto quel re solo che far la fece e la donò al figliuolo. 66 Anzi Astolfo e la donna, che portata laveano poi, credean che non lincanto, ma la propria possanza fosse stata, che dato loro in giostra avesse il vanto; e che con ogni altra asta chincontrata fosse da lor, farebbono altretanto. La cagion sola, che Ruggier non giostra, è per non far del suo Frontino mostra: 67 che lo potria la donna facilmente conoscer, se da lei fosse veduto; però che cavalcato, e lungamente in Montalban lavea seco tenuto. Ruggier che solo studia e solo ha mente come da lei non sia riconosciuto, né vuol Frontin, né vuol cosaltra avere, che di far di sé indizio abbia potere. 68 A questa impresa unaltra spada volle; che ben sapea che contra a Balisarda saria ognosbergo, come pasta, molle; chalcuna tempra quel furor non tarda: e tutto l taglio anco a questaltra tolle con un martello, e la fa men gagliarda. Con questarme Ruggiero al primo lampo chapparve allorizzonte, entrò nel campo. 69 E per parer Leon, le sopraveste che dianzi ebbe Leon, sha messe indosso; e laquila de lor con le due teste porta dipinta ne lo scudo rosso. E facilmente si potean far queste finzion; chera ugualmente grande e grosso lun come laltro. Appresentossi luno; laltro non si lasciò veder dalcuno. 70 Era la voluntà de la donzella da questaltra diversa di gran lunga; che, se Ruggier su la spada martella per rintuzzarla, che non tagli o punga, la sua la donna aguzza, e brama chella entri nel ferro, e sempre al vivo giunga, anzi ogni colpo sì ben tagli e fore, che vada sempre a ritrovargli il core. 71 Qual su le mosse il barbaro si vede, che l cenno del partir fugoso attende, né qua né là poter fermare il piede, gonfiar le nare, e che lorecchie tende; tal lanimosa donna che non crede che questo sia Ruggier con chi contende, aspettando la tromba, par che fuoco ne le vene abbia, e non ritrovi loco. 72 Qual talor, dopo il tuono, orrido vento subito segue, che sozzopra volve londoso mare, e leva in un momento da terra fin al ciel loscura polve; fuggon le fiere, e col pastor larmento; laria in grandine e in pioggia si risolve; udito il segno la donzella, tale stringe la spada, e l suo Ruggiero assale. 73 Ma non più quercia antica, o grosso muro di ben fondata torre a borea cede, né più allirato mar lo scoglio duro, che dogni intorno il dì e la notte il fiede; che sotto larme il buon Ruggier sicuro, che già al troiano Ettòr Vulcano diede, ceda allodio e al furor che lo tempesta or ne fianchi, or nel petto, or ne la testa. 74 Quando di taglio la donzella, quando mena di punta; e tutta intenta mira ove cacciar tra ferro e ferro il brando, sì che si sfoghi e disacerbi lira. Or da un lato, or da un altro il va tentando; quando di qua, quando di là saggira; e si rode e si duol che non le avegna mai fatta alcuna cosa che disegna. 75 Come chi assedia una città che forte sia di buon fianchi e di muraglia grossa, spesso lassalta, or vuol batter le porte, or lalte torri, or atturar la fossa; e pone indarno le sue genti a morte, né via sa ritrovar chentrar vi possa: così molto saffanna e si travaglia, né può la donna aprir piastra né maglia. 76 Quando allo scudo e quando al buon elmetto, quando allosbergo fa gittar scintille con colpi challe braccia, al capo, al petto mena dritti e riversi, e mille e mille, e spessi più, che sul sonante tetto la grandine far soglia de le ville. Ruggier sta su lavviso, e si difende con gran destrezza, e lei mai non offende. 77 Or si ferma, or volteggia, or si ritira, e con la man spesso accompagna il piede. Porge or lo scudo, ed or la spada gira ove girar la man nimica vede. O lei non fere, o se la fere, mira ferirla in parte ove men nuocer crede. La donna, prima che quel dì sinchine, brama di dare alla battaglia fine. 78 Si ricordò del bando, e si ravvide del suo periglio, se non era presta; che se in un dì non prende o non uccide il suo domandator, presa ella resta. Era già presso ai termini dAlcide per attuffar nel mar Febo la testa, quando ella cominciò di sua possanza a difidarsi, e perder la speranza. 79 Quanto mancò più la speranza, crebbe tanto più lira, e radoppiò le botte; che pur quellarme rompere vorrebbe, chin tutto un dì non avea ancora rotte: come colui chal lavorio che debbe, sia stato lento, e già vegga esser notte, saffretta indarno, si travaglia e stanca, fin che la forza a un tempo e il dì gli manca. 80 O misera donzella, se costui tu conoscessi, a cui dar morte brami, se lo sapessi esser Ruggier, da cui de la tua vita pendono li stami; so ben chuccider te, prima che lui, vorresti; che di te so che più lami: e quando lui Ruggiero esser saprai, di questi colpi ancor, so, ti dorrai. 81 Carlo e moltaltri seco, che Leone esser costui credeansi, e non Ruggiero, veduto come in arme, al paragone di Bradamante, forte era e leggiero; e, senza offender lei, con che ragione difender si sapea; mutan pensiero, e dicon: - Ben convengono amendui; chegli è di lei ben degno, ella di lui. - 82 Poi che Febo nel mar tuttè nascoso, Carlo, fatta partir quella battaglia, giudica che la donna per suo sposo prenda Leon, ne ricusar lo vaglia. Ruggier, senza pigliar quivi riposo, senzelmo trarsi o alleggierirsi maglia, sopra un picciol ronzin torna in gran fretta ai padiglioni ove Leon laspetta. 83 Gittò Leone al cavallier le braccia duo volte e più fraternamente al collo; e poi, trattogli lelmo da la faccia, di qua e di là con grande amor baciollo. - Vo (disse) che di me sempre tu faccia come ti par; che mai trovar satollo non mi potrai, che me e lo stato mio spender tu possa ad ogni tuo disio. 84 Né veggo ricompensa che mai questa obligazion chio tho, possi disciorre; e non, sancora io mi levi di testa la mia corona, e a te la venghi a porre. - Ruggier, di cui la mente ange e molesta alto dolore, e che la vita aborre, poco risponde, e linsegne gli rende, che navea aute, e l suo liocorno prende. 85 E stanco dimostrandosi e svogliato, più tosto che poté, da lui levosse; ed al suo alloggiamento ritornato, poi che fu mezzanotte, tutto armosse; e sellato il destrier, senza commiato, e senza che dalcun sentito fosse, sopra vi salse, e si drizzò al camino che più piacer gli parve al suo Frontino. 86 Frontino or per via dritta or per via torta, quando per selve e quando per campagna il suo signor tutta la notte porta, che non cessa un momento che non piagna: chiama la morte, e in quella si conforta, che lostinata doglia sola fragna; né vede, altro che morte, chi finire possa linsopportabil suo martire. 87 - Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere, che così mabbia a un punto ogni ben tolto? Deh, sio non vo lingiuria sostenere senza vendetta, incontra a cui mi volto? Fuor che me stesso, altri non so vedere, che mabbia offeso ed in miseria volto. Io mho dunque di me contra a me stesso da vendicar, cho tutto il mal commesso. 88 Pur, quando io avessi fatto solamente a me lingiuria, a me forse potrei donar perdon, se ben difficilmente; anzi vo dir che far non lo vorrei: or quanto, poi che Bradamante sente meco lingiuria ugual, men lo farei? Quando bene a me ancora io perdonassi, lei non convien chinvendicata lassi. 89 Per vendicar lei dunque debbo e voglio ogni modo morir, né ciò mi pesa; chaltra cosa non so chal mio cordoglio, fuor che la morte, far possa difesa. Ma sol, challora io non mori, mi doglio, che fatto ancora io non le aveva offesa. Oh me felice, sio moriva allora chera prigion de la crudel Teodora! 90 Se ben mavesse ucciso, tormentato prima ad arbitrio di sua crudeltade, da Bradamante almeno avrei sperato di ritrovare al mio caso pietade. Ma quando ella saprà chavrò più amato Leon di lei, e di mia volontade io me ne sia, perchegli labbia, privo; avrà ragion dodiarmi e morto e vivo. - 91 Questo dicendo e molte altre parole che sospiri accompagnano e singulti, si trova allapparir del nuovo sole fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti; e perché è disperato, e morir vuole, e, più che può, che l suo morir socculti, questo luogo gli par molto nascosto, ed atto a far quantha di sé disposto. 92 Entra nel folto bosco, ove più spesse lombrose frasche e più intricate vede; ma Frontin prima al tutto sciolto messe da sé lontano, e libertà gli diede. - O mio Frontin (gli disse), sa me stesse di dare a merti tuoi degna mercede, avresti a quel destrier da invidiar poco, che volò al cielo, e fra le stelle ha loco. 93 Cillaro, so, non fu, non fu Arione di te miglior, né meritò più lode; né alcun altro destrier di cui menzione fatta da Greci o da Latini sode. Se ti fur par ne laltre parti buone, di questa so chalcun di lor non gode, di potersi vantar chavuto mai abbia il pregio e lonor che tu avuto hai; 94 poi challa più che mai sia stata o sia donna gentile e valorosa e bella sì caro stato sei, che ti nutria, e di sua man ti ponea freno e sella. Caro eri alla mia donna: ah perché mia la dirò più, se mia non è più quella? sio lho donata ad altri? Ohimè! che cesso di volger questa spada ora in me stesso? 95 Se Ruggier qui saffligge e si tormenta, e le fere e gli augelli a pietà muove (chaltri non è che questi gridi senta né vegga il pianto che nel sen gli piove), non dovete pensar che più contenta Bradamante in Parigi si ritrove, poi che scusa non ha che la difenda, o più lindugi, che Leon non prenda. 96 Ella, prima chavere altro consorte che l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi; mancar del detto suo; Carlo e la corte, i parenti e gli amici inimicarsi: e quando altro non possa, al fin la morte o col veneno o con la spada darsi; che le par meglio assai non esser viva, che, vivendo, restar di Ruggier priva. 97 - Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito? Puote esser che tu sia tanto discosto, che tu non abbi questo bando udito, a nessun altro, fuor cha te, nascosto? Se tu l sapesse, io so che comparito nessun altro saria di te più tosto. Misera me! chaltro pensar mi deggio, se non quel che pensar si possa peggio? 98 Come è, Ruggier, possibil che tu solo non abbi quel che tutto il mondo ha inteso? Se inteso lhai, né sei venuto a volo, come esser può che non sii morto o preso? Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo di Costantin tavrà alcun laccio teso; il traditor tavrà chiusa la via, acciò prima di lui tu qui non sia. 99 Da Carlo impetrai grazia, cha nessuno men di me forte avessi ad esser data, con credenza che tu fossi quelluno a cui star contra io non potessi armata. Fuor che te solo, io non stimava alcuno: ma de laudacia mia mha Dio pagata; poi che costui che mai più non fe impresa donore in vita sua, così mha presa. 100 Se però presa son per non avere uccider lui né prenderlo potuto; il che non mi par giusto; né al parere mai son per star, chin questo ha Carlo avuto. So chincostante io mi farò tenere, se da quel cho già detto ora mi muto; ma né la prima son né la sezzaia, la qual paruta sia incostante, e paia. 101 Basti che nel servar fede al mio amante, dogni scoglio più salda mi ritrovi, e passi in questo di gran lunga quante mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi. Che nel resto mi dichino incostante, non curo, pur che lincostanza giovi: pur chio non sia di costui torre astretta, volubil più che foglia anco sia detta. - 102 Queste parole ed altre, chinterrotte da sospiri e da pianti erano spesso, seguì dicendo tutta quella notte challinfelice giorno venne appresso. Ma poi che dentro alle cimerie grotte con lombre sue Notturno fu rimesso, il ciel, cheternamente avea voluto farla di Ruggier moglie, le diè aiuto. 103 Fe la mattina la donzella altiera Marfisa inanzi a Carlo comparire, dicendo chal fratel suo Ruggier era fatto gran torto, e nol volea patire, che gli fosse levata la mogliera, né pure una parola gliene dire: e contra chi si vuol di provar toglie, che Bradamante di Ruggiero è moglie. 104 E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole, quando pur di negarlo fosse ardita, chin sua presenza ella ha quelle parole dette a Ruggier, che fa chi si marita; e con la cerimonia che si suole, già sì tra lor la cosa è stabilita, che più di sé non possono disporre, né lun laltro lasciar, per altri torre. 105 Marfisa, o l vero o l falso che dicesse, pur lo dicea, ben credo con pensiero, perché Leon più tosto interrompesse a dritto e a torto, che per dire il vero, e che di volontade lo facesse di Bradamante, che a riaver Ruggiero ed escluder Leon, né la più onesta né la più breve via vedea di questa. 106 Turbato il re di questa cosa molto, Bradamante chiamar fa immantinente; e quanto di provar Marfisa ha tolto, le fa sapere, ed ecci Amon presente. Tien Bradamante chino a terra il volto, e confusa non niega né consente, in guisa che comprender di leggiero si può che Marfisa abbia detto il vero. 107 Piace a Rinaldo, e piace a quel dAnglante tal cosa udir, chesser potrà cagione che l parentado non andrà più inante, che già conchiuso aver credea Leone; e pur Ruggier la bella Bradamante mal grado avrà de lostinato Amone; e potran senza lite, e senza trarla di man per forza al padre, a Ruggier darla. 108 Che se tra lor queste parole stanno, la cosa è ferma, e non andrà per terra, così atterràn quel che promesso gli hanno, più onestamente e senza nuova guerra. - Questo è (diceva Amon), questo è un inganno contra me ordito: ma l pensier vostro erra; chancor che fosse ver quanto voi finto tra voi vavete, io non son però vinto. 109 Che prosupposto (che né ancor confesso, né vo credere ancor) chabbia costei scioccamente a Ruggier così promesso, come voi dite, e Ruggiero abbia a lei; quando e dove fu questo? che più espresso, più chiaro e piano intenderlo vorrei. Stato so che non è, se non è stato prima che Ruggier fosse battezzato. 110 Ma se gli è stato inanzi che cristiano fosse Ruggier, non vo che me ne caglia; chessendo ella fedele, egli pagano, non crederò che l matrimonio vaglia. Non si debbe per questo essere invano posto al risco Leon de la battaglia; né il nostro imperator credo vogli anco venir del detto suo per questo manco. 111 Quel chor mi dite, era da dirmi quando era intera la cosa, né ancor fatto a prieghi costei Carlo avea il bando che qui Leone alla battaglia ha tratto. - Così contra Rinaldo e contra Orlando Amon dicea, per rompere il contratto fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire, né per lun né per laltro volea dire. 112 Come si senton, saustro o borea spira, per lalte selve murmurar le fronde; o come soglion, sEolo sadira contra Nettunno, al lito fremer londe: così un rumor che corre e che saggira, e che per tutta Francia si difonde, di questo dà da dire e da udir tanto, chogni altra cosa è muta in ogni canto. 113 Chi parla per Ruggier, chi per Leone; ma la più parte è con Ruggiero in lega: son dieci e più per un che nabbia Amone. Limperator né qua né là si piega; ma la causa rimette alla ragione, ed al suo parlamento la delega. Or vien Marfisa, poi chè diferito lo sponsalizio, e pon nuovo partito; 114 e dice: - Con ciò sia chesser non possa daltri costei, fin che l fratel mio vive; se Leon la vuol pur, suo ardire e possa adopri sì, che lui di vita prive: e chi manda di lor laltro alla fossa, senza rivale al suo contento arrive. - Tosto Carlo a Leon fa intender questo, come anco intender gli avea fatto il resto. 115 Leon che, quando seco il cavalliero del liocorno sia, si tien sicuro di riportar vittoria di Ruggiero, né gli abbia alcun assunto a parer duro; non sappiendo che labbia il dolor fiero tratto nel bosco solitario e oscuro, ma che, per tornar tosto, uno o due miglia sia andato a spasso, il mal partito piglia. 116 Ben se ne pente in breve; che colui del qual più del dover si promettea, non comparve quel dì, né gli altri dui che lo seguir, né nuova se navea; e tor questa battaglia senza lui contra Ruggier, sicur non gli parea: mandò, per schivar dunque danno e scorno, per trovar il guerrier dal liocorno. 117 Per cittadi mandò, ville e castella, dappresso e da lontan, per ritrovarlo; né contento di questo, montò in sella egli in persona, e si pose a cercarlo. Ma non navrebbe avuto già novella, né lavria avuta uom di quei di Carlo, se non era Melissa che fe quanto mi serbo a farvi udir ne laltro canto. |
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