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1 Lodor chè sparso in ben notrita e bella o chioma o barba o delicata vesta di giovene leggiadro o di donzella, chAmor sovente lacrimando desta, se spira e fa sentir di sé novella, e dopo molti giorni ancora resta; mostra con chiaro ed evidente effetto, come a principio buono era e perfetto. 2 Lalmo liquor che ai meditori suoi fece Icaro gustar con suo gran danno, e che si dice che già Celte e Boi fe passar lAlpe e non sentir laffanno; mostra che dolce era a principio, poi che si serva ancor dolce al fin de lanno. Larbor chal tempo rio foglia non perde, mostra cha primavera era ancor verde. 3 Linclita stirpe che per tanti lustri mostrò di cortesia sempre gran lume, e par chognor più ne risplenda e lustri, fa che con chiaro indizio si presume, che chi progenerò gli Estensi illustri, dovea dogni laudabile costume che sublimar al ciel gli uomini suole, splender non men che fra le stelle il sole. 4 Ruggier, come in ciascun suo degno gesto, dalto valor, di cortesia solea dimostrar chiaro segno e manifesto, e sempre più magnanimo apparea; così verso Dudon lo mostrò in questo, col qual (come di sopra io vi dicea) dissimulato avea quanto era forte, per pietà che gli avea di porlo a morte. 5 Avea Dudon ben conosciuto certo, chucciderlo Ruggier non lha voluto; perchor sha ritrovato allo scoperto, or stanco sì, che più non ha potuto. Poi che chiaro comprende, e vede aperto che gli ha rispetto, e che va ritenuto; quando di forza e di vigor val meno, di cortesia non vuol cedergli almeno. 6 - Per Dio (dice), signor, pace facciamo; chesser non può più la vittoria mia: esser non può più mia; che già mi chiamo vinto e prigion de la tua cortesia. - Ruggier rispose: - Ed io la pace bramo non men di te; ma che con patto sia, che questi sette re chai qui legati, lasci chin libertà mi sieno dati. - 7 E gli mostrò quei sette re chio dissi che stavano legati a capo chino; e gli soggiunse che non gli impedissi pigliar con essi in Africa il camino. E così furo in libertà remissi quei re; che gliel concesse il paladino; e gli concesse ancor chun legno tolse, quel cha lui parve, e verso Africa sciolse. 8 Il legno sciolse, e fe scioglier la vela, e se diè al vento perfido in possanza, che da principio la gonfiata tela drizzò a camino, e diè al nocchier baldanza. Il lito fugge, e in tal modo si cela, che par che ne sia il mar rimaso sanza. Ne loscurar del giorno fece il vento chiara la sua perfidia e l tradimento. 9 Mutossi da la poppa ne le sponde, indi alla prora, e qui non rimase anco: ruota la nave, ed i nocchier confonde; chor di dietro or dinanzi or loro è al fianco. Surgono altiere e minacciose londe: mugliando sopra il mar va il gregge bianco. Di tante morti in dubbio e in pena stanno, quanto son lacque cha ferir li vanno. 10 Or da fronte or da tergo il vento spira; e questo inanzi, e quello a dietro caccia: un altro da traverso il legno aggira; e ciascun pur naufragio gli minaccia. Quel che siede al governo, alto sospira pallido e sbigottito ne la faccia; e grida invano, e invan con mano accenna or di voltare, or di calar lantenna. 11 Ma poco il cenno, e l gridar poco vale: tolto è l veder da la piovosa notte. La voce, senza udirsi, in aria sale, in aria che ferìa con maggior botte de naviganti il grido universale, e l fremito de londe insieme rotte: e in prora e in poppa e in amendue le bande non si può cosa udir, che si commande. 12 Da la rabbia del vento che si fende ne le ritorte, escono orribil suoni: di spessi lampi laria si raccende, risuona l ciel di spaventosi tuoni. Vè chi corre al timon, chi i remi prende; van per uso agli uffici a che son buoni: chi saffatica a sciorre e chi a legare; vota altri lacqua, e torna il mar nel mare. 13 Ecco stridendo lorribil procella che l repentin furor di borea spinge, la vela contra larbore flagella: il mar si leva, e quasi il cielo attinge. Frangonsi i remi; e di fortuna fella tanto la rabbia impetuosa stringe, che la prora si volta, e verso londa fa rimaner la disarmata sponda. 14 Tutta sotto acqua va la destra banda, e sta per riversar di sopra il fondo. Ognun, gridando, a Dio si raccomanda; che più che certi son gire al profondo. Duno in un altro mal fortuna manda: il primo scorre, e vien dietro il secondo. Il legno vinto in più parti si lassa, e dentro linimica onda vi passa. 15 Muove crudele e spaventoso assalto da tutti i lati il tempestoso verno. Veggon talvolta il mar venir tantalto, che par charrivi insin al ciel superno. Talor fan sopra londe in su tal salto, cha mirar giù par lor veder lo nferno. O nulla o poca speme è che conforte; e sta presente inevitabil morte. 16 Tutta la notte per diverso mare scorsero errando ove cacciolli il vento; il fiero vento che dovea cessare nascendo il giorno, e ripigliò augumento. Ecco dinanzi un nudo scoglio appare: voglion schivarlo, e non vhanno argumento. Li porta, lor mal grado, a quella via il crudo vento e la tempesta ria. 17 Tre volte e quattro il pallido nocchiero mette vigor perché l timon sia volto e trovi più sicuro altro sentiero; ma quel si rompe, e poi dal mar gli è tolto. Ha sì la vela piena il vento fiero, che non si può calar poco né molto: né tempo han di riparo o di consiglio; che troppo appresso è quel mortal periglio. 18 Poi che senza rimedio si comprende la irreparabil rotta de la nave, ciascuno al suo privato utile attende, ciascun salvar la vita sua cura have. Chi può più presto al palischermo scende; ma quello è fatto subito sì grave per tanta gente che sopra vabbonda, che poco avanza a gir sotto la sponda. 19 Ruggier che vide il comite e l padrone e gli altri abbandonar con fretta il legno, come senzarme si trovò in giubbone, campar su quel battel fece disegno: ma lo trovò sì carco di persone, e tante venner poi, che lacque il segno passaro in guisa, che per troppo pondo con tutto il carco andò il legnetto al fondo: 20 del mare al fondo: e seco trasse quanti lasciaro a sua speranza il maggior legno. Allor sudì con dolorosi pianti chiamar soccorso dal celeste regno: ma quelle voci andaro poco inanti, che venne il mar pien dira e di disdegno, e subito occupò tutta la via onde il lamento e il flebil grido uscia. 21 Altri là giù, senza apparir più, resta; altri risorge e sopra londe sbalza; chi vien nuotando e mostra fuor la testa, chi mostra un braccio, e chi una gamba scalza. Ruggier che l minacciar de la tempesta temer non vuol, dal fondo al sommo salza, e vede il nudo scoglio non lontano, chegli e i compagni avean fuggito invano. 22 Spera, per forza di piedi e di braccia nuotando, di salir sul lito asciutto. Soffiando viene, e lungi da la faccia londa respinge e limportuno flutto. Il vento intanto e la tempesta caccia il legno voto, e abbandonato in tutto da quelli che per lor pessima sorte il disio di campar trasse alla morte. 23 Oh fallace degli uomini credenza! campò la nave che dovea perire; quando il padrone e i galleotti senza governo alcun lavean lasciata gire. Parve che si mutasse di sentenza il vento, poi che ogni uom vide fuggire: fece che l legno a miglior via si torse, né toccò terra, e in sicura onda corse. 24 E dove col nocchier tenne via incerta, poi che non lebbe, andò in Africa al dritto, e venne a capitar presso a Biserta tre miglia o due, dal lato verso Egitto; e ne larena sterile e deserta restò, mancando il vento e lacqua, fitto. Or quivi sopravenne, a spasso andando, come di sopra io vi narrava, Orlando. 25 E disioso di saper se fusse la nave sola, e fusse o vota o carca, con Brandimarte a quella si condusse e col cognato, in su una lieve barca. Poi che sotto coverta sintrodusse, tutta la ritrovò duomini scarca: vi trovò sol Frontino il buon destriero, larmatura e la spada di Ruggiero; 26 di cui fu per campar tanto la fretta, cha tor la spada non ebbe pur tempo. Conobbe quella il paladin, che detta fu Balisarda, e che già sua fu un tempo. So che tutta listoria avete letta, come la tolse a Falerina, al tempo che le distrusse anco il giardin sì bello, e come a lui poi la rubò Brunello; 27 e come sotto il monte di Carena Brunel ne fe a Ruggier libero dono. Di che taglio ella fosse e di che schena, navea già fatto esperimento buono; io dico Orlando: e però nebbe piena letizia, e ringrazionne il sommo Trono; e si credette (e spesso il disse dopo), che Dio gliele mandasse a sì grande uopo: 28 a sì grande uopo, come era, dovendo condursi col signor di Sericana; choltre che di valor fosse tremendo, sapea chavea Baiardo e Durindana. Laltra armatura, non la conoscendo, non apprezzò per cosa sì soprana, come chi ne fe prova apprezzò quella, per buona sì, ma per più ricca e bella. 29 E perché gli facean poco mestiero larme (chera inviolabile e affatato), contento fu che lavesse Oliviero; il brando no, che sel pose egli a lato: a Brandimarte consegnò il destriero. Così diviso ed ugualmente dato volse che fosse a ciaschedun compagno chinsieme si trovar, di quel guadagno. 30 Pel dì de la battaglia ogni guerriero studia aver ricco e nuovo abito indosso. Orlando riccamar fa nel quartiero lalto Babel dal fulmine percosso. Un can dargento aver vuole Oliviero, che giaccia, e che la lassa abbia sul dosso, con un motto che dica: Fin che vegna: e vuol doro la vesta e di sé degna. 31 Fece disegno Brandimarte, il giorno de la battaglia, per amor del padre, e per suo onor, di non andare adorno se non di sopraveste oscure ed adre. Fiordiligi le fe con fregio intorno, quanto più seppe far, belle e leggiadre. Di ricche gemme il fregio era contesto; dun schietto drappo e tutto nero il resto. 32 Fece la donna di sua man le sopra- vesti a cui larme converrian più fine, de quai losbergo il cavallier si cuopra, e la groppa al cavallo e l petto e l crine. Ma da quel dì che cominciò questopra, continuando a quel che le diè fine, e dopo ancora, mai segno di riso far non poté, né dallegrezza in viso. 33 Sempre ha timor nel cor, sempre tormento che Brandimarte suo non le sia tolto. Già lha veduto in cento lochi e cento in gran battaglie e perigliose avvolto; né mai, come ora, simile spavento le agghiacciò il sangue e impallidille il volto: e questa novità daver timore le fa tremar di doppia tema il core. 34 Poi che son darme e dogni arnese in punto, alzano al vento i cavallier le vele. Astolfo e Sansonetto con lassunto riman del grande esercito fedele. Fiordiligi col cor di timor punto, empiendo il ciel di voti e di querele, quanto con vista seguitar le puote, segue le vele in alto mar remote. 35 Astolfo a gran fatica e Sansonetto poté levarla dal mirar ne londa e ritrarla al palagio, ove sul letto la lasciaro affannata e tremebonda. Portava intanto il bel numero eletto dei tre buon cavallier laura seconda. Andò il legno a trovar lisola al dritto, ove far si dovea tanto conflitto. 36 Sceso nel lito il cavallier dAnglante, il cognato Oliviero e Brandimarte, col padiglione il lato di levante primi occupar; né forse il fer senzarte. Giunse quel dì medesimo Agramante, e saccampò da la contraria parte; ma perché molto era inchinata lora, differir la battaglia ne laurora. 37 Di qua e di là sin alla nuova luce stanno alla guardia i servitori armati. La sera Brandimarte si conduce là dove i Saracin sono alloggiati, e parla, con licenza del suo duce, al re african; chamici erano stati: e Brandimarte già con la bandiera del re Agramante in Francia passato era. 38 Dopo i saluti e l giunger mano a mano, molte ragion, sì come amico, disse il fedel cavalliero al re pagano, perché a questa battaglia non venisse: e di riporgli ogni cittade in mano, che sia tra l Nilo e l segno chErcol fisse, con volontà dOrlando gli offeria, se creder volea al Figlio di Maria. 39 - Perché sempre vho amato ed amo molto, questo consiglio (gli dicea) vi dono; e quando già, signor, per me lho tolto, creder potete chio lestimo buono. Cristo conobbi Dio, Maumette stolto; e bramo voi por ne la via in chio sono: ne la via di salute, signor, bramo che siate meco, e tutti gli altri chamo. 40 Qui consiste il ben vostro; né consiglio altro potete prender, che vi vaglia; e men di tutti gli altri, se col figlio di Milon vi mettete alla battaglia; che l guadagno del vincere al periglio de la perdita grande non si agguaglia. Vincendo voi, poco acquistar potete; ma non perder già poco, se perdete. 41 Quando uccidiate Orlando, e noi venuti qui per morire o vincere con lui, io non veggo per questo che i perduti domini a racquistar sabbian per vui. Né dovete sperar che sì si muti lo stato de le cose, morti nui, chuomini a Carlo manchino da porre quivi a guardar fin allestrema torre. - 42 Così parlava Brandimarte, ed era per suggiungere ancor molte altre cose; ma fu con voce irata e faccia altiera dal pagano interrotto, che rispose: - Temerità per certo e pazzia vera è la tua, e di qualunque che si pose a consigliar mai cosa o buona o ria, ove chiamato a consigliar non sia. 43 E che l consiglio che mi dai, proceda da ben che mhai voluto e vuommi ancora, io non so, a dire il ver, come io tel creda, quando qui con Orlando ti veggo ora. Crederò ben, tu che ti vedi in preda di quel dragon che lanime devora, che brami teco nel dolore eterno tutto l mondo poter trarre allinferno. 44 Chio vinca o perda, o debba nel mio regno tornare antiquo, o sempre starne in bando, in mente sua nha Dio fatto disegno, il qual né io, né tu, né vede Orlando. Sia quel che vuol, non potrà ad atto indegno di re inchinarmi mai timor nefando. Sio fossi certo di morir, vo morto prima restar, chal sangue mio far torto. 45 Or ti puoi ritornar; che se migliore non sei dimani in questo campo armato, che tu mi sia paruto oggi oratore, mal troverassi Orlando accompagnato. - Queste ultime parole usciron fuore del petto acceso dAgramante irato. Ritornò luno e laltro, e ripososse, fin che del mare il giorno uscito fosse. 46 Nel biancheggiar de la nuova alba armati, e in un momento fur tutti a cavallo. Pochi sermon si son tra loro usati: non vi fu indugio, non vi fu intervallo, che i ferri de le lance hanno abbassati. Ma mi parria, Signor, far troppo fallo, se, per voler di costor dir, lasciassi tanto Ruggier nel mar, che vaffogassi. 47 Il giovinetto con piedi e con braccia percotendo venìa lorribil onde. Il vento e la tempesta gli minaccia; ma più la coscienza lo confonde. Teme che Cristo ora vendetta faccia; che, poi che battezzar ne lacque monde, quando ebbe tempo, sì poco gli calse, or si battezzi in queste amare e salse. 48 Gli ritornano a mente le promesse che tante volte alla sua donna fece; quel che giurato avea quando si messe contra Rinaldo, e nulla satisfece. A Dio, chivi punir non lo volesse, pentito disse quattro volte e diece; e fece voto di core e di fede desser cristian, se ponea in terra il piede: 49 e mai più non pigliar spada né lancia contra ai fedeli in aiuto de Mori; ma che ritorneria subito in Francia, e a Carlo renderia debiti onori; né Bradamante più terrebbe a ciancia, e verria a fine onesto dei suo amori. Miracol fu, che sentì al fin del voto crescersi forza e agevolarsi il nuoto. 50 Cresce la forza e lanimo indefesso: Ruggier percuote londe e le respinge, londe che seguon luna allaltra presso, di che una il leva, unaltra lo sospinge. Così montando e discendendo spesso con gran travaglio, al fin larena attinge; e da la parte onde sinchina il colle più verso il mar, esce bagnato e molle. 51 Fur tutti gli altri che nel mar si diero, vinti da londe, e al fin restar ne lacque. Nel solitario scoglio uscì Ruggiero, come allalta Bontà divina piacque. Poi che fu sopra il monte inculto e fiero sicur dal mar, nuovo timor gli nacque davere esilio in sì strette confine, e di morirvi di disagio al fine. 52 Ma pur col core indomito, e costante di patir quanto è in ciel di lui prescritto, pei duri sassi lintrepide piante mosse, poggiando invêr la cima al dritto. Non era cento passi andato inante, che vide danni e dastinenze afflitto uom chavea deremita abito e segno, di molta riverenza e donor degno; 53 che, come gli fu presso: - Saulo, Saulo, (gridò), perché persegui la mia fede? (come allor il Signor disse a san Paulo, che l colpo salutifero gli diede). Passar credesti il mar, né pagar naulo, e defraudare altrui de la mercede. Vedi che Dio, cha lunga man, ti giunge quando tu gli pensasti esser più lunge. - 54 E seguitò il santissimo eremita, il qual la notte inanzi avuto avea in vision da Dio, che con sua aita allo scoglio Ruggier giunger dovea: e di lui tutta la passata vita, e la futura, e ancor la morte rea, figli e nipoti ed ogni discendente gli avea Dio rivelato interamente. 55 Seguitò leremita riprendendo prima Ruggiero; e al fin poi confortollo. Lo riprendea chera ito differendo sotto il soave giogo a porre il collo; e quel che dovea far, libero essendo, mentre Cristo pregando a sé chiamollo, fatto avea poi con poca grazia, quando venir con sferza il vide minacciando. 56 Poi confortollo che non niega il cielo tardi o per tempo Cristo a chi gliel chiede; e di quelli operarii del Vangelo narrò, che tutti ebbono ugual mercede. Con caritade e con devoto zelo lo venne ammaestrando ne la fede, verso la cella sua con lento passo, chera cavata a mezzo il duro sasso. 57 Di sopra siede alla devota cella una piccola chiesa che risponde alloriente, assai commoda e bella: di sotto un bosco scende sin allonde, di lauri e di ginepri e di mortella, e di palme fruttifere e feconde; che riga sempre una liquida fonte, che mormorando cade giù dal monte. 58 Eran degli anni ormai presso a quaranta che su lo scoglio il fraticel si messe; cha menar vita solitaria e santa luogo oportuno il Salvator gli elesse. Di frutte colte or duna or daltra pianta, e dacqua pura la sua vita resse, che valida e robusta e senza affanno era venuta allottantesimo anno. 59 Dentro la cella il vecchio accese il fuoco, e la mensa ingombrò di vari frutti, ove si ricreò Ruggiero un poco, poscia chi panni e i capelli ebbe asciutti. Imparò poi più ad agio in questo loco de nostra fede i gran misteri tutti; ed alla pura fonte ebbe battesmo il dì seguente dal vecchio medesmo. 60 Secondo il luogo, assai contento stava quivi Ruggier; che l buon servo di Dio fra pochi giorni intenzion gli dava di rimandarlo ove più avea disio. Di molte cose intanto ragionava con lui sovente, or al regno di Dio, or agli propri casi appertinenti, or del suo sangue alle future genti. 61 Avea il Signor, che l tutto intende e vede, rivelato al santissimo eremita, che Ruggier da quel dì chebbe la fede, dovea sette anni, e non più, stare in vita; che per la morte che sua donna diede a Pinabel, cha lui fia attribuita, saria, e per quella ancor di Bertolagi, morto dai Maganzesi empi e malvagi. 62 E che quel tradimento andrà sì occulto, che non se nudirà di fuor novella; perché nel proprio loco fia sepulto ove anco ucciso da la gente fella: per questo tardi vendicato ed ulto fia da la moglie e da la sua sorella. E che col ventre pien per lunga via da la moglie fedel cercato fia. 63 Fra lAdice e la Brenta a piè de colli chal troiano Antenòr piacqueno tanto, con le sulfuree vene e rivi molli, con lieti solchi e prati ameni a canto, che con lalta Ida volentier mutolli, col sospirato Ascanio e caro Xanto, a parturir verrà ne le foreste che son poco lontane al frigio Ateste. 64 E chin bellezza ed in valor cresciuto il parto suo, che pur Ruggier fia detto, e del sangue troian riconosciuto da quei Troiani, in lor signor fia elletto; e poi da Carlo, a cui sarà in aiuto incontra i Longobardi giovinetto, dominio giusto avrà del bel paese, e titolo onorato di marchese. 65 E perché dirà Carlo in latino: - <I>Este</I> signori qui, - quando faragli il dono, nel secolo futur nominato Este sarà il bel luogo con augurio buono; e così lascierà il nome dAteste de le due prime note il vecchio suono. Avea Dio ancora al servo suo predetta di Ruggier la futura aspra vendetta: 66 chin visione alla fedel consorte apparirà dinanzi al giorno un poco; e le dirà chi lavrà messo a morte, e, dove giacerà, mostrerà il loco: onde ella poi con la cognata forte distruggerà Pontieri a ferro e a fuoco; né farà a Maganzesi minor danni il figlio suo Ruggiero, ovabbia gli anni. 67 DAzzi, dAlberti, dObici discorso fatto gli aveva, e di lor stirpe bella, insino a Nicolò, Leonello, Borso, Ercole, Alfonso, Ippolito e Issabella. Ma il santo vecchio, challa lingua ha il morso, non di quanto egli sa però favella: narra a Ruggier quel che narrar conviensi; e quel chin sé de ritener, ritiensi. 68 In questo tempo Orlando e Brandimarte e l marchese Olivier col ferro basso vanno a trovare il saracino Marte (che così nominar si può Gradasso) e gli altri duo che da contraria parte han mosso i buon destrier più che di passo; io dico il re Agramante e l re Sobrino: rimbomba al corso il lito e l mar vicino. 69 Quando allo scontro vengono a trovarsi, e in tronchi vola al ciel rotta ogni lancia, del gran rumor fu visto il mar gonfiarsi, del gran rumor che sudì sino in Francia. Venne Orlando e Gradasso a riscontrarsi; e potea stare ugual questa bilancia, se non era il vantaggio di Baiardo, che fe parer Gradasso più gagliardo. 70 Percosse egli il destrier di minor forza, chOrlando avea, dun urto così strano, che lo fece piegare a poggia e ad orza, e poi cader, quanto era lungo, al piano. Orlando di levarlo si risforza tre volte e quattro, e con sproni e con mano; e quando al fin nol può levar, ne scende, lo scudo imbraccia, e Balisarda prende. 71 Scontrossi col re dAfrica Oliviero; e fur di quello incontro a paro a paro. Brandimarte restar senza destriero fece Sobrin: ma non si seppe chiaro se vebbe il destrier colpa o il cavalliero; chavezzo era cader Sobrin di raro. O del destriero o suo pur fosse il fallo, Sobrin si ritrovò giù del cavallo. 72 Or Brandimarte che vide per terra il re Sobrin, non lassalì altrimente, ma contra il re Gradasso si disserra, chavea abbattuto Orlando parimente. Tra il marchese e Agramante andò la guerra come fu cominciata primamente: poi che si roppon laste negli scudi, seran tornati incontra a stocchi ignudi. 73 Orlando, che Gradasso in atto vede, che par cha lui tornar poco gli caglia; né tornar Brandimarte gli concede, tanto lo stringe e tanto lo travaglia; si volge intorno, e similmente a piede vede Sobrin che sta senza battaglia. Vêr lui saventa; e al muover de le piante fa il ciel tremar del suo fiero sembiante. 74 Sobrin che di tanto uom vede lassalto, stretto ne larme sapparecchia tutto: come nocchiero a cui vegna a gran salto muggendo incontra il minaccioso flutto, drizza la prora; e quando il mar tantalto vede salire, esser vorria allasciutto. Sobrin lo scudo oppone alla ruina che da la spada vien di Falerina. 75 Di tal finezza è quella Balisarda, che larme le puon far poco riparo; in man poi di persona sì gagliarda, in man dOrlando, unico al mondo o raro, taglia lo scudo; e nulla la ritarda, perché cerchiato sia tutto dacciaro: taglia lo scudo e sino al fondo fende, e sotto a quello in su la spalla scende. 76 Scende alla spalla; e perché la ritrovi di doppia lama e di maglia coperta, non vuol però che molto ella le giovi, che di gran piaga non la lasci aperta. Mena Sobrin; ma indarno è che si provi ferire Orlando, a cui per grazia certa diede il Motor del cielo e de le stelle, che mai forar non se gli può la pelle. 77 Radoppia il colpo il valoroso conte, e pensa da le spalle il capo torgli. Sobrin che sa il valor di Chiaramonte, e che poco gli val lo scudo opporgli, sarretra, ma non tanto, che la fronte non venisse anco Balisarda a corgli. Di piatto fu, ma il colpo tanto fello, chamaccò lelmo, e glintronò il cervello. 78 Cadde Sobrin del fiero colpo in terra, onde a gran pezzo poi non è risorto. Crede finita aver con lui la guerra il paladino, e che si giaccia morto; e verso il re Gradasso si disserra, che Brandimarte non meni a mal porto: che l pagan darme e di spada lavanza e di destriero, e forse di possanza. 79 Lardito Brandimarte in su Frontino, quel buon destrier che di Ruggier fu dianzi, si porta così ben col Saracino, che non par già che quel troppo lavanzi: e segli avesse osbergo così fino come il pagan, gli staria meglio inanzi; ma gli convien (che mal si sente armato) spesso dar luogo or duno or daltro lato. 80 Altro destrier non è che meglio intenda di quel Frontino il cavalliero a cenno: par che dovunque Durindana scenda, or quinci or quindi abbia a schivarla senno. Agramante e Olivier battaglia orrenda altrove fanno, e giudicar si denno per duo guerrier di pari in arme accorti, e pochi differenti in esser forti. 81 Avea lasciato, come io dissi, Orlando Sobrino in terra; e contra il re Gradasso, soccorrer Brandimarte disiando, come si trovò a piè, venìa a gran passo. Era vicin per assalirlo, quando vide in mezzo del campo andare a spasso il buon cavallo onde Sobrin fu spinto; e per averlo, presto si fu accinto. 82 Ebbe il destrier, che non trovò contesa, e levò un salto, ed entrò ne la sella. Ne luna man la spada tien sospesa, mette laltra alla briglia ricca e bella. Gradasso vede Orlando, e non gli pesa, cha lui ne viene, e per nome lappella. Ad esso e a Brandimarte e allaltro spera far parer notte, e che non sia ancor sera. 83 Voltasi al conte, e Brandimarte lassa, e duna punta lo trova al camaglio: fuor che la carne, ogni altra cosa passa: per forar quella è vano ogni travaglio. Orlando a un tempo Balisarda abbassa: non vale incanto ovella mette il taglio. Lelmo, lo scudo, losbergo e larnese, venne fendendo in giù ciò chella prese; 84 e nel volto e nel petto e ne la coscia lasciò ferito il re di Sericana, di cui non fu mai tratto sangue, poscia chebbe quellarme: or gli par cosa strana che quella spada (e nha dispetto e angoscia) le tagli or sì; né pur è Durindana. E se più lungo il colpo era o più appresso, lavria dal capo insino al ventre fesso. 85 Non bisogna più aver ne larme fede, come avea dianzi; che la prova è fatta. Con più riguardo e più ragion procede, che non solea; meglio al parar si adatta. Brandimarte chOrlando entrato vede, che gli ha di man quella battaglia tratta, si pone in mezzo alluna e allaltra pugna, perché in aiuto, ove è bisogno, giugna. 86 Essendo la battaglia in tale istato, Sobrin, chera giaciuto in terra molto, si levò, poi chin sé fu ritornato; e molto gli dolea la spalla e l volto: alzò la vista e mirò in ogni lato; poi dove vide il suo signor, rivolto, per dargli aiuto i lunghi passi torse tacito sì, chalcun non se naccorse. 87 Vien dietro ad Olivier che tenea gli occhi al re Agramante e poco altro attendea; e gli ferì nei deretan ginocchi il destrier di percossa in modo rea, che senza indugio è forza che trabocchi. Cade Olivier, né l piede aver potea, il manco piè, chal non pensato caso sotto il cavallo in staffa era rimaso. 88 Sobrin radoppia il colpo, e di riverso gli mena, e se gli crede il capo torre; ma lo vieta lacciar lucido e terso, che temprò già Vulcan, portò già Ettorre. Vede il periglio Brandimarte, e verso il re Sobrino a tutta briglia corre; e lo fere in sul capo, e gli dà durto; ma il fiero vecchio è tosto in piè risurto; 89 e torna ad Olivier per dargli spaccio, sì chespedito allaltra vita vada; o non lasciare almen chesca dimpaccio, ma che si stia sotto l cavallo a bada. Olivier cha di sopra il miglior braccio, sì che si può difender con la spada, di qua di là tanto percuote e punge, che, quanta è lunga, fa Sobrin star lunge. 90 Spera, salquanto il tien da sé rispinto, in poco spazio uscir di quella pena. Tutto di sangue il vede molle e tinto, e che ne versa tanto in su larena, che gli par chabbia tosto a restar vinto: debole è sì, che si sostiene a pena. Fa per levarsi Olivier molte prove, né da dosso il destrier però si muove. 91 Trovato ha Brandimarte il re Agramante, e cominciato a tempestargli intorno: or con Frontin gli è al fianco, or gli è davante, con quel Frontin che gira come un torno. Buon cavallo ha il figliuol di Monodante: non lha peggiore il re di Mezzogiorno; ha Brigliador che gli donò Ruggiero poi che lo tolse a Mandricardo altiero. 92 Vantaggio ha bene assai de larmatura; a tutta prova lha buona e perfetta. Brandimarte la sua tolse a ventura, qual poté avere a tal bisogno in fretta: ma sua animosità sì lassicura, chin miglior tosto di cangiarla aspetta; come che l re african daspra percossa la spalla destra gli avea fatta rossa; 93 e serbi da Gradasso anco nel fianco piaga da non pigliar però da giuoco. Tanto lattese al varco il guerrier franco, che di cacciar la spada trovò loco. Spezzò lo scudo, e ferì il braccio manco, e poi ne la man destra il toccò un poco. Ma questo un scherzo si può dire e un spasso verso quel che fa Orlando e l re Gradasso. 94 Gradasso ha mezzo Orlando disarmato; lelmo gli ha in cima e da dui lati rotto, e fattogli cader lo scudo al prato, osbergo e maglia apertagli di sotto: non lha ferito già, chera affatato. Ma il paladino ha lui peggio condotto: in faccia, ne la gola, in mezzo il petto lha ferito, oltre a quel che già vho detto. 95 Gradasso disperato, che si vede del proprio sangue tutto molle e brutto, e chOrlando del suo dal capo al piede sta dopo tanti colpi ancora asciutto; leva il brando a due mani, e ben si crede partirgli il capo, il petto, il ventre e l tutto: e a punto, come vuol, sopra la fronte percuote a mezza spada il fiero conte. 96 E sera altro chOrlando, lavria fatto, lavria sparato fin sopra la sella: ma, come colto lavesse di piatto, la spada ritornò lucida e bella. De la percossa Orlando stupefatto, vide, mirando in terra, alcuna stella: lasciò la briglia, e l brando avria lasciato; ma di catena al braccio era legato. 97 Del suon del colpo fu tanto smarrito il corridor chOrlando avea sul dorso, che discorrendo il polveroso lito, mostrando gìa quanto era buono al corso. De la percossa il conte tramortito, non ha valor di ritenergli il morso. Segue Gradasso, e lavria tosto giunto, poco più che Baiardo avesse punto. 98 Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante vide condotto allultimo periglio: che ne lelmo il figliuol di Monodante col braccio manco gli ha dato di piglio; e glie lha dislacciato già davante, e tenta col pugnal nuovo consiglio: né gli può far quel re difesa molta, perché di man gli ha ancor la spada tolta. 99 Volta Gradasso, e più non segue Orlando, ma, dove vede il re Agramante, accorre. Lincauto Brandimarte, non pensando chOrlando costui lasci da sé torre, non gli ha né gli occhi né l pensiero, instando il coltel ne la gola al pagan porre. Giunge Gradasso, e a tutto suo potere con la spada a due man lelmo gli fere. 100 Padre del ciel, dà fra gli eletti tuoi spiriti luogo al martir tuo fedele, che giunto al fin de tempestosi suoi viaggi, in porto ormai lega le vele. Ah Durindana, dunque esser tu puoi al tuo signore Orlando sì crudele, che la più grata compagnia e più fida chegli abbia al mondo, inanzi tu gli uccida? 101 Di ferro un cerchio grosso era duo dita intorno allelmo, e fu tagliato e rotto dal gravissimo colpo, e fu partita la cuffia de lacciar chera di sotto. Brandimarte con faccia sbigottita giù del destrier si riversciò di botto; e fuor del capo fe con larga vena correr di sangue un fiume in su larena. 102 Il conte si risente, e gli occhi gira, ed ha il suo Brandimarte in terra scorto; e sopra in atto il Serican gli mira, che ben conoscer può che glie lha morto. Non so se in lui poté più il duolo o lira; ma da piangere il tempo avea sì corto, che restò il duolo, e lira uscì più in fretta. Ma tempo è ormai che fine al canto io metta. |
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