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1 Molti consigli de le donne sono meglio improviso, cha pensarvi, usciti; che questo è speziale e proprio dono fra tanti e tanti lor dal ciel largiti. Ma può mal quel degli uomini esser buono, che maturo discorso non aiti, ove non sabbia a ruminarvi sopra speso alcun tempo e molto studio ed opra. 2 Parve, e non fu però buono il consiglio di Malagigi, ancor che (come ho detto) per questo di grandissimo periglio liberassi il cugin suo Ricciardetto. A levare indi Rodomonte e il figlio del re Agrican, lo spirto avea costretto, non avvertendo che sarebbon tratti dove i cristian ne rimarrian disfatti. 3 Ma se spazio a pensarvi avesse avuto, creder si può che dato similmente al suo cugino avria debito aiuto, né fatto danno alla cristiana gente. Commandare allo spirto avria potuto, challa via di levante o di ponente sì dilungata avesse la donzella, che non nudisse Francia più novella. 4 Così gli amanti suoi lavrian seguìta, come a Parigi, anco in ognaltro loco; ma fu questa avvertenza inavvertita da Malagigi, per pensarvi poco: e la Malignità dal ciel bandita, che sempre vorria sangue e strage e fuoco, prese la via donde più Carlo afflisse, poi che nessuna il mastro gli prescrisse. 5 Il palafren chavea il demonio al fianco, portò la spaventata Doralice, che non poté arrestarla fiume, e manco fossa, bosco, palude, erta o pendice; fin che per mezzo il campo inglese e franco, e laltra moltitudine fautrice de linsegne di Cristo, rassegnata non lebbe al padre suo re di Granata. 6 Rodomonte col figlio dAgricane la seguitaro il primo giorno un pezzo, che le vedean le spalle, ma lontane: di vista poi perderonla da sezzo, e venner per la traccia, come il cane la lepre o il capriol trovare avezzo; né si fermar, che furo in parte, dove di lei chera col padre ebbono nuove. 7 Guardati, Carlo, che l ti viene addosso tanto furor, chio non ti veggo scampo: né questi pur, ma l re Gradasso è mosso con Sacripante a danno del tuo campo. Fortuna, per toccarti fin allosso, ti tolle a un tempo luno e laltro lampo di forza e di saper, che vivea teco; e tu rimaso in tenebre sei cieco. 8 Io ti dico dOrlando e di Rinaldo; che luno al tutto furioso e folle, al sereno, alla pioggia, al freddo, al caldo, nudo va discorrendo il piano e l colle: laltro, con senno non troppo più saldo, dappresso al gran bisogno ti si tolle; che non trovando Angelica in Parigi, si parte, e va cercandone vestigi. 9 Un fraudolente vecchio incantatore gli fe (come a principio vi si disse) creder per un fantastico suo errore, che con Orlando Angelica venisse: ondè di gelosia tocco nel core, de la maggior chamante mai sentisse, venne a Parigi, e come apparve in corte, dire in Bretagna gli toccò per sorte. 10 Or fatta la battaglia onde portonne egli lonor daver chiuso Agramante, tornò a Parigi, e monister di donne e case e rocche cercò tutte quante. Se murata non è tra le colonne, lavria trovata il curioso amante. Vedendo al fin chella non vè né Orlando, amenduo va con gran disio cercando. 11 Pensò che dentro Anglante o dentro a Brava se la godesse Orlando in festa e in giuoco; e qua e là per ritrovarla andava, né in quel la ritrovò né in questo loco. A Parigi di nuovo ritornava, pensando che tardar dovesse poco di capitare il paladino al varco; che l suo star fuor non era senza incarco. 12 Un giorno o duo ne la città soggiorna Rinaldo; e poi chOrlando non arriva, or verso Anglante, or verso Brava torna, cercando se di lui novella udiva. Cavalca e quando annotta e quando aggiorna, alla fresca alba e allardente ora estiva; e fa al lume del sole e de la luna dugento volte questa via, non chuna. 13 Ma lantiquo aversario, il qual fece Eva allinterdetto pome alzar la mano, a Carlo un giorno i lividi occhi leva, che l buon Rinaldo era da lui lontano; e vedendo la rotta che poteva darsi in quel punto al populo cristiano, quanta eccellenza darme al mondo fusse fra tutti i Saracini, ivi condusse. 14 Al re Gradasso e al buon re Sacripante, cheran fatti compagni alluscir fuore de la piena derror casa dAtlante, di venire in soccorso messe in core alle genti assediate dAgramante, e a distruzion di Carlo imperatore: ed egli per lincognite contrade fe lor la scorta e agevolò le strade. 15 Ed ad un altro suo diede negozio daffrettar Rodomonte e Mandricardo per le vestigie donde laltro sozio a condur Doralice non è tardo. Ne manda ancora un altro, perché in ozio non stia Marfisa né Ruggier gagliardo; ma chi guidò lultima coppia tenne la briglia più, né quando gli altri venne. 16 La coppia di Marfisa e di Ruggiero di mezza ora più tarda si condusse; però chastutamente langel nero, volendo agli cristian dar de le busse, provide che la lite del destriero per impedire il suo desir non fusse, che rinovata si saria, se giunto fosse Ruggiero e Rodomonte a un punto. 17 I quattro primi si trovaro insieme onde potean veder gli alloggiamenti de lesercito oppresso e di chi l preme, e le bandiere in che feriano i venti. Si consigliaro alquanto; e fur lestreme conclusion dei lor ragionamenti di dare aiuto, mal grado di Carlo, al re Agramante, e de lassedio trarlo. 18 Stringonsi insieme, e prendono la via per mezzo ove salloggiano i cristiani, gridando Africa e Spagna tuttavia; e si scopriro in tutto esser pagani. Pel campo, arme, arme risonar sudia; ma menar si sentir prima le mani: e de la retroguardia una gran frotta, non chassalita sia, ma fugge in rotta. 19 Lesercito cristian mosso a tumulto sozzopra va senza sapere il fatto. Estima alcun che sia un usato insulto che Svizzari o Guasconi abbino fatto. Ma perchalla più parte è il caso occulto, saduna insieme ogni nazion di fatto, altri a suon di tamburo, altri di tromba: grande è l rumore, e fin al ciel rimbomba. 20 Il magno imperator, fuor che la testa, è tutto armato, e i paladini ha presso; e domandando vien che cosa è questa che le squadre in disordine gli ha messo; e minacciando, or questi or quelli arresta; e vede a molti il viso o il petto fesso, ad altri insanguinare o il capo o il gozzo, alcun tornar con mano o braccio mozzo. 21 Giunge più inanzi, e ne ritrova molti giacere in terra, anzi in vermiglio lago nel proprio sangue orribilmente involti, né giovar lor può medico né mago; e vede dagli busti i capi sciolti e braccia e gambe con crudele imago; e ritrova dai primi alloggiamenti agli ultimi per tutto uomini spenti. 22 Dove passato era il piccol drappello, di chiara fama eternamente degno, per lunga riga era rimaso quello al mondo sempre memorabil segno. Carlo mirando va il crudel macello, maraviglioso, e pien dira e di sdegno, come alcun, in cui danno il fulgur venne, cerca per casa ogni sentier che tenne. 23 Non era agli ripari anco arrivato del re african questo primiero aiuto, che con Marfisa fu da un altro lato lanimoso Ruggier sopravenuto. Poi chuna volta o due locchio aggirato ebbe la degna coppia, e ben veduto qual via più breve per soccorrer fosse lassediato signor, ratto si mosse. 24 Come quando si dà fuoco alla mina, pel lungo solco de la negra polve licenziosa fiamma arde e camina sì chocchio a dietro a pena se le volve; e qual si sente poi lalta ruina che l duro sasso o il grosso muro solve: così Ruggiero e Marfisa veniro, e tai ne la battaglia si sentiro. 25 Per lungo e per traverso a fender teste incominciaro, e tagliar braccia e spalle de le turbe che male erano preste ad espedire e sgombrar loro il calle. Cha notato il passar de le tempeste, chuna parte dun monte o duna valle offende, e laltra lascia, sappresenti la via di questi duo fra quelle genti. 26 Molti che dal furor di Rodomonte e di quegli altri primi eran fuggiti, Dio ringraziavan chavea lor sì pronte gambe concesse, e piedi sì spediti; e poi, dando del petto e de la fronte in Marfisa e in Ruggier, vedean scherniti, come luom né per star né per fuggire, al suo fisso destin può contradire. 27 Chi fugge lun pericolo, rimane ne laltro, e paga il fio dossa e di polpe. Così cader coi figli in bocca al cane suol, sperando fuggir, timida volpe, poi che la caccia de lantique tane il suo vicin che le dà mille colpe, e cautamente con fumo e con fuoco turbata lha da non temuto loco. 28 Negli ripari entrò de Saracini Marfisa con Ruggiero a salvamento. Quivi tutti con gli occhi al ciel supini Dio ringraziar del buono avvenimento. Or non vè più timor de paladini: il più tristo pagan ne sfida cento; ed è concluso che senza riposo si torni a fare il campo sanguinoso. 29 Corni, bussoni, timpani moreschi empieno il ciel di formidabil suoni: ne laria tremolare ai venti freschi si veggon le bandiere e i gonfaloni. Da laltra parte i capitan carleschi stringon con Alamanni e con Britoni quei di Francia, dItalia e dInghilterra; e si mesce aspra e sanguinosa guerra. 30 La forza del terribil Rodomonte, quella di Mandricardo furibondo, quella del buon Ruggier, di virtù fonte, del re Gradasso, sì famoso al mondo, e di Marfisa lintrepida fronte, col re circasso a nessun mai secondo, feron chiamar san Gianni e san Dionigi al re di Francia, e ritrovar Parigi. 31 Di questi cavallieri e di Marfisa lardire invitto e la mirabil possa non fu, Signor, di sorte, non fu in guisa chimaginar, non che descriver possa. Quindi si può stimar che gente uccisa fosse quel giorno, e che crudel percossa avesse Carlo. Arroge poi con loro, con Ferraù più dun famoso Moro. 32 Molti per fretta saffogaro in Senna (che l ponte non potea supplire a tanti), e desiar, come Icaro, la penna, perché la morte avean dietro e davanti. Eccetto Uggieri e il marchese di Vienna, i paladin fur presi tutti quanti. Olivier ritornò ferito sotto la spalla destra, Uggier col capo rotto. 33 E se, come Rinaldo e come Orlando, lasciato Brandimarte avesse il giuoco, Carlo nandava di Parigi in bando, se potea vivo uscir di sì gran fuoco. Ciò che poté, fe Brandimarte, e quando non poté più, diede alla furia loco. Così Fortuna ad Agramante arrise, chunaltra volta a Carlo assedio mise. 34 Di vedovelle i gridi e le querele, e dorfani fanciulli e di vecchi orbi, ne leterno seren dove Michele sedea, salir fuor di questi aer torbi; e gli fecion veder come il fedele popul preda de lupi era e de corbi, di Francia, dInghilterra e di Lamagna, che tutta avea coperta la campagna. 35 Nel viso sarrossì langel beato, parendogli che mal fosse ubidito al Creatore, e si chiamò ingannato da la Discordia perfida e tradito. Daccender liti tra i pagani dato le avea lassunto, e mal era esequito; anzi tutto il contrario al suo disegno parea aver fatto, a chi guardava al segno. 36 Come servo fedel, che più damore che di memoria abondi, e che saveggia aver messo in oblio cosa cha core quanto la vita e lanima aver deggia, studia con fretta demendar lerrore, né vuol che prima il suo signor lo veggia: così langelo a Dio salir non volse, se de lobligo prima non si sciolse. 37 Al monister, dove altre volte avea la Discordia veduta, drizzò lali. Trovolla chin capitulo sedea a nuova elezion degli ufficiali; e di veder diletto si prendea, volar pel capo a frati i breviali. Le man le pose langelo nel crine, e pugna e calci le diè senza fine. 38 Indi le roppe un manico di croce per la testa, pel dosso e per le braccia. Mercé grida la misera a gran voce, e le genocchia al divin nunzio abbraccia. Michel non labandona, che veloce nel campo del re dAfrica la caccia; e poi le dice: - Aspettati aver peggio, se fuor di questo campo più ti veggio. - 39 Come che la Discordia avesse rotto tutto il dosso e le braccia, pur temendo unaltra volta ritrovarsi sotto a quei gran colpi, a quel furor tremendo, corre a pigliare i mantici di botto, ed agli accesi fuochi esca aggiungendo, ed accendendone altri, fa salire da molti cori un alto incendio dire. 40 E Rodomonte e Mandricardo e insieme Ruggier ninfiamma sì, che inanzi al Moro li fa tutti venire, or che non preme Carlo i pagani, anzi il vantaggio è loro. Le differenze narrano, ed il seme fanno saper, da cui produtte foro; poi del re si rimettono al parere, chi di lor prima il campo debba avere. 41 Marfisa del suo caso anco favella, e dice che la pugna vuol finire, che cominciò col Tartaro; perchella provocata da lui vi fu a venire: né, per dar loco allaltre, volea quella unora, non che un giorno, differire; ma desser prima fa linstanza grande, challa battaglia il Tartaro domande. 42 Non men vuol Rodomonte il primo campo da terminar col suo rival limpresa, che per soccorrer lafricano campo ha già interrotta, e fin a qui sospesa. Mette Ruggier le sue parole a campo, e dice che patir troppo gli pesa che Rodomonte il suo destrier gli tenga, e cha pugna con lui prima non venga. 43 Per più intricarla il Tartaro viene anche, e niega che Ruggiero ad alcun patto debba laquila aver da lale bianche; e dira e di furore è così matto, che vuol, quando dagli altri tre non manche, combatter tutte le querele a un tratto. Né più dagli altri ancor saria mancato, se l consenso del re vi fosse stato. 44 Con prieghi il re Agramante e buon ricordi fa quanto può, perché la pace segua; e quando al fin tutti li vede sordi non volere assentire a pace o a triegua, va discorrendo come almen gli accordi sì, che lun dopo laltro il campo assegua: e pel miglior partito al fin gli occorre chognuno a sorte il campo sabbia a torre. 45 Fe quattro brevi porre: un Mandricardo e Rodomonte insieme scritto avea; ne laltro era Ruggiero e Mandricardo. Rodomonte e Ruggier laltro dicea; dicea laltro Marfisa e Mandricardo. Indi allarbitrio de linstabil dea li fece trarre: e l primo fu il signore di Sarza a uscir con Mandricardo fuore. 46 Mandricardo e Ruggier fu nel secondo; nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte; restò Marfisa e Mandricardo in fondo, di che la donna ebbe turbata fronte. Né Ruggier più di lei parve giocondo: sa che le forze dei duo primi pronte han tra lor da finir le liti in guisa, che non ne fia per sé né per Marfisa. 47 Giacea non lungi da Parigi un loco, che volgea un miglio o poco meno intorno: lo cingea tutto un argine non poco sublime, a guisa dun teatro adorno. Un castel già vi fu, ma a ferro e a fuoco le mura e i tetti ed a ruina andorno. Un simil può vederne in su la strada, qual volta a Borgo il Parmigiano vada. 48 In questo loco fu la lizza fatta, di brevi legni dognintorno chiusa, per giusto spazio quadra, al bisogno atta, con due capaci porte, come susa. Giunto il dì chal re par che si combatta tra i cavallier che non ricercan scusa, furo appresso alle sbarre in ambi i lati contra i rastrelli i padiglion tirati. 49 Nel padiglion chè più verso ponente sta il re dAlgier, cha membra di gigante. Gli pon lo scoglio indosso del serpente lardito Ferraù con Sacripante. Il re Gradasso e Falsiron possente sono in quellaltro al lato di levante, e metton di sua man larme troiane indosso al successor del re Agricane. 50 Sedeva in tribunale amplo e sublime il re dAfrica, e seco era lIspano; poi Stordilano, e laltre genti prime che riveria lesercito pagano. Beato a chi pôn dare argini e cime darbori stanza che gli alzi dal piano! Grande è la calca, e grande in ogni lato populo ondeggia intorno al gran steccato. 51 Eran con la regina di Castiglia regine e principesse e nobil donne dAragon, di Granata e di Siviglia, e fin di presso allatlantee colonne: tra quai di Stordilan sedea la figlia, che di duo drappi avea le ricche gonne, lun dun rosso mal tinto, e laltro verde; ma l primo quasi imbianca e il color perde. 52 In abito succinta era Marfisa, qual si convenne a donna ed a guerriera. Termoodonte forse a quella guisa vide Ippolita ornarsi e la sua schiera. Già, con la cotta darme alla divisa del re Agramante, in campo venutera laraldo a far divieto e metter leggi, che né in fatto né in detto alcun parteggi. 53 La spessa turba aspetta disiando la pugna, e spesso incolpa il venir tardo dei duo famosi cavallieri; quando sode dal padiglion di Mandricardo alto rumor che vien moltiplicando. Or sappiate, Signor, che l re gagliardo di Sericana e l Tartaro possente fanno il tumulto e l grido che si sente. 54 Avendo armato il re di Sericana di sua man tutto il re di Tartaria, per porgli al fianco la spada soprana che già dOrlando fu, se ne venìa; quando nel pome scritto Durindana vide, e l quartier chAlmonte aver solia, cha quel meschin fu tolto ad una fonte dal giovenetto Orlando in Aspramonte. 55 Vedendola, fu certo chera quella tanto famosa del signor dAnglante, per cui con grande armata, e la più bella che giamai si partisse di Levante, soggiogato avea il regno di Castella, e Francia vinta esso pochi anni inante: ma non può imaginarsi come avenga chor Mandricardo in suo poter la tenga. 56 E dimandògli se per forza o patto lavesse tolta al conte, e dove e quando. E Mandricardo disse chavea fatto gran battaglia per essa con Orlando; e come finto quel sera poi matto, così coprire il suo timor sperando, chera daver continua guerra meco, fin che la buona spada avesse seco. 57 E dicea chimitato avea il castore, il qual si strappa i genitali sui, vedendosi alle spalle il cacciatore, che sa che non ricerca altro da lui. Gradasso non udì tutto il tenore, che disse: - Non vo darla a te né altrui: tanto oro, tanto affanno e tanta gente ci ho speso, che è ben mia debitamente. 58 Cercati pur fornir dunaltra spada, chio voglio questa, e non ti paia nuovo. Pazzo o saggio chOrlando se ne vada, averla intendo, ovunque io la ritrovo. Tu senza testimoni in su la strada te lusurpasti: io qui lite ne muovo. La mia ragion dirà mia scimitarra, e faremo il giudicio ne la sbarra. 59 Prima, di guadagnarla tapparecchia, che tu ladopri contra a Rodomonte. Di comprar prima larme è usanza vecchia, challa battaglia il cavallier saffronte. - - Più dolce suon non mi viene allorecchia (rispose alzando il Tartaro la fronte), che quando di battaglia alcun mi tenta; ma fa che Rodomonte lo consenta. 60 Fa che sia tua la prima, e che si tolga il re di Sarza la tenzon seconda: e non ti dubitar chio non mi volga, e cha te ed ad ogni altro io non risponda. - Ruggier gridò: - Non vo che si disciolga il patto, o più la sorte si confonda: o Rodomonte in campo prima saglia, o sia la sua dopo la mia battaglia. 61 Se di Gradasso la ragion prevale, prima acquistar che porre in opra larme; né tu laquila mia da le bianche ale prima usar déi, che non me ne disarme: ma poi chè stato il mio voler già tale, di mia sentenza non voglio appellarme, che sia seconda la battaglia mia, quando del re dAlgier la prima sia. 62 Se turbarete voi lordine in parte, io totalmente turbarollo ancora. Io non intendo il mio scudo lasciarte, se contra me non lo combatti or ora. - - Se luno e laltro di voi fosse Marte (rispose Mandricardo irato allora), non saria lun né laltro atto a vietarme la buona spada o quelle nobili arme. - 63 E tratto da la colera, aventosse col pugno chiuso al re di Sericana; e la man destra in modo gli percosse, chabandonar gli fece Durindana. Gradasso, non credendo chegli fosse di così folle audacia e così insana, colto improviso fu, che stava a bada, e tolta si trovò la buona spada. 64 Così scornato, di vergogna e dira nel viso avampa, e par che getti fuoco; e più laffligge il caso e lo martira, poi che gli accade in sì palese loco. Bramoso di vendetta si ritira, a trar la scimitarra, a dietro un poco. Mandricardo in sé tanto si confida, che Ruggiero anco alla battaglia sfida. 65 - Venite pure inanzi amenduo insieme, e vengane pel terzo Rodomonte, Africa e Spagna e tutto luman seme; chio son per sempremai volger la fronte. - Così dicendo, quel che nulla teme, mena dintorno la spada dAlmonte; lo scudo imbraccia, disdegnoso e fiero, contra Gradasso e contra il buon Ruggiero. 66 - Lascia la cura a me (dicea Gradasso), chio guarisca costui de la pazzia. - - Per Dio (dicea Ruggier), non te la lasso, chesser convien questa battaglia mia. - - Va indietro tu! - Vavvi pur tu! - né passo però tornando, gridan tuttavia; ed attaccossi la battaglia in terzo, ed era per uscirne un strano scherzo, 67 se molti non si fossero interposti a quel furor, non con troppo consiglio; cha spese lor quasi imparar che costi voler altri salvar con suo periglio. Né tutto l mondo mai gli avria composti, se non venia col re dIspagna il figlio del famoso Troiano, al cui cospetto tutti ebbon riverenza e gran rispetto. 68 Si fe Agramante la cagione esporre di questa nuova lite così ardente: poi molto affaticossi per disporre che per quella giornata solamente a Mandricardo la spada dEttorre concedesse Gradasso umanamente, tanto chavesse fin laspra contesa chavea già incontra a Rodomonte presa. 69 Mentre studia placarli il re Agramante, ed or con questo ed or con quel ragiona; da laltro padiglion tra Sacripante e Rodomonte unaltra lite suona. Il re circasso (come è detto inante) stava di Rodomonte alla persona, ed egli e Ferraù gli aveano indotte larme del suo progenitor Nembrotte. 70 Ed eran poi venuti ove il destriero facea, mordendo, il ricco fren spumoso; io dico il buon Frontin, per cui Ruggiero stava iracondo e più che mai sdegnoso. Sacripante cha por tal cavalliero in campo avea, mirava curioso se ben ferrato e ben guernito e in punto era il destrier, come doveasi a punto. 71 E venendo a guardargli più a minuto i segni, le fattezze isnelle ed atte, ebbe, fuor dogni dubbio, conosciuto che questo era il destrier suo Frontalatte, che tanto caro già savea tenuto, per cui già avea mille querele fatte; e poi che gli fu tolto, un tempo volse sempre ire a piedi: in modo gliene dolse. 72 Inanzi Albracca glie lavea Brunello tolto di sotto quel medesmo giorno chad Angelica ancor tolse lannello, al conte Orlando Balisarda e l corno, e la spada a Marfisa: ed avea quello, dopo che fece in Africa ritorno, con Balisarda insieme a Ruggier dato, il qual lavea Frontin poi nominato. 73 Quando conobbe non si apporre in fallo, disse il Circasso, al re dAlgier rivolto: - Sappi, signor, che questo è mio cavallo, chad Albracca di furto mi fu tolto. Bene avrei testimoni da provallo; ma perché son da noi lontani molto, salcun lo niega, io gli vo sostenere con larme in man le mie parole vere. 74 Ben son contento, per la compagnia in questi pochi dì stata fra noi, che prestato il cavallo oggi ti sia, chio veggo ben che senza far non puoi; però con patto, se per cosa mia e prestata da me conoscer vuoi: altrimente daverlo non far stima, o se non lo combatti meco prima. - 75 Rodomonte, del quale un più orgoglioso non ebbe mai tutto il mestier de larme; al quale in esser forte e coraggioso alcuno antico duguagliar non parme; rispose: - Sacripante, ognaltro choso, fuor che tu, fosse in tal modo a parlarme, con suo mal si saria tosto avveduto che meglio era per lui di nascer muto. 76 Ma per la compagnia che, come hai detto, novellamente insieme abbiamo presa, ti son contento aver tanto rispetto, chio tammonisca a tardar questa impresa, fin che de la battaglia veggi effetto, che fra il Tartaro e me tosto fia accesa: dove porti uno esempio inanzi spero, chavrai di grazia a dirmi: Abbi il destriero. - 77 Gli è teco cortesia lesser villano (disse il Circasso pien dira e di isdegno); ma più chiaro ti dico ora e più piano, che tu non faccia in quel destrier disegno: che te lo defendo io, tanto chin mano questa vindice mia spada sostegno; e metteròvi insino lugna e il dente, se non potrò difenderlo altrimente. - 78 Venner da le parole alle contese, ai gridi, alle minacce, alla battaglia, che per moltira in più fretta saccese, che saccendesse mai per fuoco paglia. Rodomonte ha losbergo ed ogni arnese, Sacripante non ha piastra né maglia; ma par (sì ben con lo schermir sadopra) che tutto con la spada si ricuopra. 79 Non era la possanza e la fierezza di Rodomonte, ancor chera infinita, più che la providenza e la destrezza con che sue forze Sacripante aita. Non voltò ruota mai con più prestezza il macigno sovran che l grano trita, che faccia Sacripante or mano or piede di qua di là, dove il bisogno vede. 80 Ma Ferraù, ma Serpentino arditi trasson le spade, e si cacciar tra loro, dal re Grandonio, da Isolier seguiti, da moltaltri signor del popul Moro. Questi erano i romori, i quali uditi ne laltro padiglion fur da costoro, quivi per accordar venuti invano col Tartaro, Ruggiero e l Sericano. 81 Venne chi la novella al re Agramante riportò certa, come pel destriero avea con Rodomonte Sacripante incominciato un aspro assalto e fiero. Il re, confuso di discordie tante, disse a Marsilio: - Abbi tu qui pensiero che fra questi guerrier non segua peggio, mentre allaltro disordine io proveggio. - 82 Rodomonte, che l re, suo signor, mira, frena lorgoglio, e torna indietro il passo; né con minor rispetto si ritira al venir dAgramante il re circasso. Quel domanda la causa di tantira con real viso e parlar grave e basso: e cerca, poi che nha compreso il tutto, porli daccordo; e non vi fa alcun frutto. 83 Il re circasso il suo destrier non vuole chal re dAlgier più lungamente resti, se non sumilia tanto di parole, che lo venga a pregar che glie lo presti. Rodomonte, superbo come suole, gli risponde: - Né l ciel, né tu faresti che cosa che per forza aver potessi, da altri, che da me, mai conoscessi. - 84 Il re chiede al Circasso, che ragione ha nel cavallo, e come gli fu tolto: e quel di parte in parte il tutto espone, ed esponendo sarrossisce in volto, quando gli narra che l sottil ladrone, chin un alto pensier laveva colto, la sella su quattro aste gli suffolse, e di sotto il destrier nudo gli tolse. 85 Marfisa che tra gli altri al grido venne, tosto che l furto del cavallo udì, in viso si turbò, che le sovenne che perdé la sua spada ella quel dì: e quel destrier che parve aver le penne da lei fuggendo, riconobbe qui: riconobbe anco il buon re Sacripante, che non avea riconosciuto inante. 86 Gli altri cherano intorno, e che vantarsi Brunel di questo aveano udito spesso, verso lui cominciaro a rivoltarsi, e far palesi cenni chera desso; Marfisa sospettando, ad informarsi da questo e da quellaltro chavea appresso, tanto che venne a ritrovar che quello che le tolse la spada era Brunello: 87 e seppe che pel furto onde era degno che gli annodasse il collo un capestro unto, dal re Agramante al tingitano regno fu, con esempio inusitato, assunto. Marfisa, rinfrescando il vecchio sdegno, disegnò vendicarsene a quel punto, e punir scherni e scorni che per strada fatti lavea sopra la tolta spada. 88 Dal suo scudier lelmo allacciar si fece; che del resto de larme era guernita. Senza osbergo io non trovo che mai diece volte fosse veduta alla sua vita, dal giorno cha portarlo assuefece la sua persona, oltre ogni fede ardita. Con lelmo in capo andò dove fra i primi Brunel sedea negli argini sublimi. 89 Gli diede a prima giunta ella di piglio in mezzo il petto, e da terra levollo, come levar suol col falcato artiglio talvolta la rapace aquila il pollo; e là dove la lite inanzi al figlio era del re Troian, così portollo. Brunel, che giunto in male man si vede, pianger non cessa e domandar mercede. 90 Sopra tutti i rumor, strepiti e gridi, di che l campo era pien quasi ugualmente, Brunel, chora pietade ora sussidi domandando venìa, così si sente, chal suono de ramarichi e de stridi si fa dintorno accor tutta la gente. Giunta inanzi al re dAfrica, Marfisa con viso altier gli dice in questa guisa: 91 - Io voglio questo ladro tuo vasallo con le mie mani impender per la gola, perché il giorno medesmo che l cavallo a costui tolle, a me la spada invola. Ma se gli è alcun che voglia dir chio fallo, facciasi inanzi e dica una parola; chin tua presenza gli vo sostenere che se ne mente, e chio fo il mio dovere. 92 Ma perché si potria forse imputarme cho atteso a farlo in mezzo a tante liti, mentre che questi più famosi in arme daltre querele son tutti impediti; tre giorni ad impiccarlo io vo indugiarme: intanto o vieni, o manda chi laiti; che dopo, se non fia chi me lo vieti, farò di lui mille uccellacci lieti. 93 Di qui presso a tre leghe a quella torre che siede inanzi ad un piccol boschetto, senza più compagnia mi vado a porre, che duna mia donzella e dun valletto. Salcuno ardisce di venirmi a torre questo ladron, là venga, chio laspetto. - Così disse ella; e dove disse, prese tosto la via, né più risposta attese. 94 Sul collo inanzi del destrier si pone Brunel, che tuttavia tien per le chiome. Piange il misero e grida, e le persone, in che sperar solìa, chiama per nome. Resta Agramante in tal confusione di questi intrichi, che non vede come poterli sciorre; e gli par via più greve che Marfisa Brunel così gli leve. 95 Non che lapprezzi o che gli porti amore, anzi più giorni son che lodia molto; e spesso ha dimpiccarlo avuto in core, dopo che gli era stato lannel tolto. Ma questo atto gli par contra il suo onore, sì che navampa di vergogna in volto. Vuole in persona egli seguirla in fretta, e a tutto suo poter farne vendetta. 96 Ma il re Sobrino, il quale era presente, da questa impresa molto il dissuade, dicendogli che mal conveniente era allaltezza di sua maestade, se ben avesse desserne vincente ferma speranza e certa sicurtade: più chonor, gli fia biasmo, che si dica chabbia vinta una femina a fatica. 97 Poco lonore, e molto era il periglio dogni battaglia che con lei pigliasse; e che gli dava per miglior consiglio, che Brunello alle forche aver lasciasse; e se credesse chuno alzar di ciglio a torlo dal capestro gli bastasse, non dovea alzarlo, per non contradire che sabbia la giustizia ad esequire. 98 - Potrai mandare un che Marfisa prieghi (dicea) chin questo giudice ti faccia, con promission chal ladroncel si leghi il laccio al collo, e a lei si sodisfaccia; e quando anco ostinata te lo nieghi, se labbia, e il suo desir tutto compiaccia: pur che da tua amicizia non si spicchi, Brunello e gli altri ladri tutti impicchi. - 99 Il re Agramante volentier sattenne al parer di Sobrin discreto e saggio; e Marfisa lasciò, che non le venne, né patì chaltri andasse a farle oltraggio, né di farla pregare anco sostenne: e tolerò, Dio sa con che coraggio, per poter acchetar liti maggiori, e del suo campo tor tanti romori. 100 Di ciò si ride la Discordia pazza, che pace o triegua ormai più teme poco. Scorre di qua e di là tutta la piazza, né può trovar per allegrezza loco. La Superbia con lei salta e gavazza, e legne ed esca va aggiungendo al fuoco: e grida sì, che fin ne lalto regno manda a Michel de la vittoria segno. 101 Tremò Parigi e turbidossi Senna allalta voce, a quello orribil grido; rimbombò il suon fin alla selva Ardenna sì che lasciar tutte le fiere il nido. Udiron lAlpi e il monte di Gebenna, di Blaia e dArli e di Roano il lido; Rodano e Sonna udì, Garonna e il Reno: si strinsero le madri i figli al seno. 102 Son cinque cavallier chan fisso il chiodo dessere i primi a terminar sua lite, luna ne laltra aviluppata in modo, che non lavrebbe Apolline espedite. Commincia il re Agramante a sciorre il nodo de le prime tenzon chaveva udite, che per la figlia del re Stordilano eran tra il re di Scizia e il suo Africano. 103 Il re Agramante andò per porre accordo di qua e di là più volte a questo e a quello, e a questo e a quel più volte diè ricordo da signor giusto e da fedel fratello: e quando parimente trova sordo lun come laltro, indomito e rubello di volere esser quel che resti senza la donna da cui vien lor differenza; 104 sappiglia al fin, come a miglior partito, di che amendui si contentar gli amanti, che de la bella donna sia marito luno de duo, quel che vuole essa inanti; e da quanto per lei sia stabilito, più non si possa andar dietro né avanti. Alluno e allaltro piace il compromesso, sperando chesser debbia a favor desso. 105 Il re di Sarza, che gran tempo prima di Mandricardo amava Doralice, ed ella lavea posto in su la cima dogni favor cha donna casta lice; che debba in util suo venire estima la gran sentenza che l può far felice: né egli avea questa credenza solo, ma con lui tutto il barbaresco stuolo. 106 Ognun sapea ciò chegli avea già fatto per essa in giostre, in torniamenti, in guerra; e che stia Mandricardo a questo patto, dicono tutti che vaneggia ed erra. Ma quel che più fiate e più di piatto con lei fu mentre il sol stava sotterra, e sapea quanto avea di certo in mano, ridea del popular giudicio vano. 107 Poi lor convenzion ratificaro in man del re quei duo prochi famosi, ed indi alla donzella se nandaro. Ed ella abbassò gli occhi vergognosi, e disse che più il Tartaro avea caro: di che tutti restar maravigliosi; Rodomonte sì attonito e smarrito, che di levar non era il viso ardito. 108 Ma poi che lusata ira cacciò quella vergogna che gli avea la faccia tinta, ingiusta e falsa la sentenza appella; e la spada impugnando, chegli ha cinta, dice, udendo il re e gli altri, che vuol chella gli dia perduta questa causa o vinta, e non larbitrio di femina lieve che sempre inchina a quel che men far deve. 109 Di nuovo Mandricardo era risorto, dicendo: - Vada pur come ti pare: - sì che prima che l legno entrasse in porto, vera a solcare un gran spazio di mare: se non che l re Agramante diede torto a Rodomonte, che non può chiamare più Mandricardo per quella querela; e fe cadere a quel furor la vela. 110 Or Rodomonte che notar si vede dinanzi a quei signor di doppio scorno, dal suo re, a cui per riverenza cede, e da la donna sua, tutto in un giorno, quivi non volse più fermare il piede; e de la molta turba chavea intorno seco non tolse più che duo sergenti, ed uscì dei moreschi alloggiamenti. 111 Come, partendo, afflitto tauro suole, che la giuvenca al vincitor cesso abbia, cercar le selve e le rive più sole lungi dai paschi, o qualche arrida sabbia; dove muggir non cessa allombra e al sole, né però scema lamorosa rabbia: così sen va di gran dolor confuso il re dAlgier da la sua donna escluso. 112 Per riavere il buon destrier si mosse Ruggier, che già per questo sera armato; ma poi di Mandricardo ricordasse, a cui de la battaglia era ubligato: non seguì Rodomonte, e ritornosse per entrar col re tartaro in steccato prima che ntrasse il re di Sericana, che laltra lite avea di Durindana. 113 Veder torsi Frontin troppo gli pesa dinanzi agli occhi, e non poter vietarlo; ma dato chabbia fine a questa impresa, ha ferma intenzion di ricovrarlo. Ma Sacripante, che non ha contesa, come Ruggier, che possa distornarlo, e che non ha da far altro che questo, per lorme vien di Rodomonte presto. 114 E tosto lavria giunto, se non era un caso strano che trovò tra via, che lo fe dimorar fin alla sera, e perder le vestigie che seguia. Trovò una donna che ne la riviera di Senna era caduta, e vi peria, sa darle tosto aiuto non veniva: saltò ne lacqua e la ritrasse a riva. 115 Poi quando in sella volse risalire, aspettato non fu dal suo destriero, che fin a sera si fece seguire, e non si lasciò prender di leggiero: preselo al fin, ma non seppe venire più, donde sera tolto dal sentiero: ducento miglia errò tra piano e monte, prima che ritrovasse Rodomonte. 116 Dove trovollo, e come fu conteso con disvantaggio assai di Sacripante, come perdé il cavallo e restò preso, or non dirò; cho da narrarvi inante di quanto sdegno e di quanta ira acceso contra la donna e contra il re Agramante del campo Rodomonte si partisse, e ciò che contra alluno e allaltro disse. 117 Di cocenti sospir laria accendea dovunque andava il Saracin dolente: Ecco per la pietà che gli navea, da cavi sassi rispondea sovente. - Oh feminile ingegno (egli dicea), come ti volgi e muti facilmente, contrario oggetto proprio de la fede! Oh infelice, oh miser chi ti crede! 118 Né lunga servitù, né grandamore che ti fu a mille prove manifesto, ebbono forza di tenerti il core, che non fossi a cangiarsi almen sì presto. Non percha Mandricardo inferiore io ti paressi, di te privo resto; né so trovar cagione ai casi miei, se non questuna, che femina sei. 119 Credo che tabbia la Natura e Dio produtto, o scelerato sesso, al mondo per una soma, per un grave fio de luom, che senza te saria giocondo: come ha produtto anco il serpente rio e il lupo e lorso, e fa laer fecondo e di mosche e di vespe e di tafani, e loglio e avena fa nascer tra i grani. 120 Perché fatto non ha lalma Natura, che senza te potesse nascer luomo, come sinesta per umana cura lun sopra laltro il pero, il corbo e l pomo? Ma quella non può far sempre a misura: anzi, sio vo guardar come io la nomo, veggo che non può far cosa perfetta, poi che Natura femina vien detta. 121 Non siate però tumide e fastose, donne, per dir che luom sia vostro figlio; che de le spine ancor nascon le rose, e duna fetida erba nasce il giglio: importune, superbe, dispettose, prive damor, di fede e di consiglio, temerarie, crudeli, inique, ingrate, per pestilenza eterna al mondo nate. - 122 Con queste ed altre er infinite appresso querele il re di Sarza se ne giva, or ragionando in un parlar sommesso, quando in un suon che di lontan sudiva, in onta e in biasmo del femineo sesso: e certo da ragion si dipartiva; che per una o per due che trovi ree, che cento buone sien creder si dee. 123 Se ben di quante io nabbia fin qui amate, non nabbia mai trovata una fedele, perfide tutte io non vo dir né ingrate, ma darne colpa al mio destin crudele. Molte or ne sono, e più già ne son state, che non dan causa ad uom che si querele; ma mia fortuna vuol che suna ria ne sia tra cento, io di lei preda sia. 124 Pur vo tanto cercar prima chio mora, anzi prima che l crin più mi simbianchi, che forse dirò un dì, che per me ancora alcuna sia che di sua fé non manchi. Se questo avvien (che di speranza fuora io non ne son), non fia mai chio mi stanchi di farla, a mia possanza, gloriosa con lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa. 125 Il Saracin non avea manco sdegno contra il suo re, che contra la donzella; e così di ragion passava il segno, biasmando lui, come biasmando quella. Ha disio di veder che sopra il regno gli cada tanto mal, tanta procella, chin Africa ogni casa si funesti, né pietra salda sopra pietra resti; 126 e che spinto del regno, in duolo e in lutto viva Agramante misero e mendico: e chesso sia che poi gli renda il tutto, e lo riponga nel suo seggio antico, e de la fede sua produca il frutto; e gli faccia veder chun vero amico a dritto e a torto esser dovea preposto, se tutto l mondo se gli fosse opposto. 127 E così quando al re, quando alla donna volgendo il cor turbato, il Saracino cavalca a gran giornate, e non assonna, e poco riposar lascia Frontino. Il dì seguente o laltro in su la Sonna si ritrovò, chavea dritto il camino verso il mar di Provenza, con disegno di navigare in Africa al suo regno. 128 Di barche e di sottil legni era tutto fra luna ripa e laltra il fiume pieno, chad uso de lesercito condutto da molti lochi vettovaglie avieno; perché in poter de Mori era ridutto, venendo da Parigi al lito ameno dAcquamorta, e voltando invêr la Spagna, ciò che vè da man destra di campagna. 129 Le vettovaglie in carra ed in iumenti, tolte fuor de le navi, erano carche, e tratte con la scorta de le genti, ove venir non si potea con barche. Avean piene le ripe i grassi armenti quivi condotti da diverse marche; e i conduttori intorno alla riviera per vari tetti albergo avean la sera. 130 Il re dAlgier, perché gli sopravenne quivi la notte e laer nero e cieco, dun ostier paesan lo nvito tenne, che lo pregò che rimanesse seco. Adagiato il destrier, la mensa venne di vari cibi e di vin corso e greco; che l Saracin nel resto alla moresca ma volse far nel bere alla francesca. 131 Loste con buona mensa e miglior viso studiò di fare a Rodomonte onore; che la presenza gli diè certo aviso chera uomo illustre e pien dalto valore: ma quel che da se stesso era diviso, né quella sera avea ben seco il core (che mal suo grado sera ricondotto alla donna già sua), non facea motto. 132 Il buon ostier, che fu dei diligenti che mai si sien per Francia ricordati, quando tra le nimiche e strane genti lalbergo e beni suoi savea salvati, per servir, quivi, alcuni suoi parenti, a tal servigio pronti, avea chiamati; de quai non era alcun di parlar oso, vedendo il Saracin muto e pensoso. 133 Di pensiero in pensiero andò vagando da se stesso lontano il pagan molto, col viso a terra chino, né levando sì gli occhi mai, chalcun guardasse in volto. Dopo un lungo star cheto, suspirando, sì come dun gran sonno allora sciolto, tutto si scosse, e insieme alzò le ciglia, e voltò gli occhi alloste e alla famiglia. 134 Indi roppe il silenzio, e con sembianti più dolci un poco e viso men turbato, domandò alloste e agli altri circostanti se dessi alcuno avea mogliere a lato. Che loste e che quegli altri tutti quanti laveano, per risposta gli fu dato. Domanda lor quel che ciascun si crede de la sua donna nel servargli fede. 135 Eccetto loste, fer tutti risposta, che si credeano averle e caste e buone. Disse loste: - Ognun pur creda a sua posta; chio so chavete falsa opinione. Il vostro sciocco credere vi costa chio stimi ognun di voi senza ragione; e così far questo signor deve anco, se non vi vuol mostrar nero per bianco. 136 Perché, sì come è sola la fenice, né mai più duna in tutto il mondo vive, così né mai più duno esser si dice, che de la moglie i tradimenti schive. Ognun si crede desser quel felice, desser quel sol cha questa palma arrive. Come è possibil che varrivi ognuno, se non ne può nel mondo esser più duno? 137 Io fui già ne lerror che siete voi, che donna casta anco più duna fusse. Un gentilomo di Vinegia poi, che qui mia buona sorte già condusse, seppe far sì con veri esempi suoi, che fuor de lignoranza mi ridusse. Gian Francesco Valerio era nomato; che l nome suo non mi sè mai scordato. 138 Le fraudi che le mogli e che lamiche sogliano usar, sapea tutte per conto: e sopra ciò moderne istorie e antiche, e proprie esperienze avea sì in pronto, che mi mostrò che mai donne pudiche non si trovaro, o povere o di conto; e suna casta più de laltra parse, venìa, perché più accorta era a celarse. 139 E fra laltre (che tante me ne disse, che non ne posso il terzo ricordarmi), sì nel capo una istoria mi si scrisse, che non si scrisse mai più saldo in marmi: e ben parria a ciascuno che ludisse, di queste rie quel cha me parve e parmi. E se, signor, a voi non spiace udire, a lor confusion ve la vo dire. - 140 Rispose il Saracin: - Che puoi tu farmi, che più al presente mi diletti e piaccia, che dirmi istoria e qualche esempio darmi che con lopinion mia si confaccia? Perchio possa udir meglio, e tu narrarmi, siedemi incontra, chio ti vegga in faccia. - Ma nel canto che segue io vho da dire quel che fe loste a Rodomonte udire. |
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