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1 Cortesi donne ebbe lantiqua etade, che le virtù, non le ricchezze, amaro: al tempo nostro si ritrovan rade a cui, più del guadagno, altro sia caro. Ma quelle che per lor vera bontade non seguon de le più lo stile avaro, vivendo, degne son desser contente; gloriose e immortal poi che fian spente. 2 Degna deterna laude è Bradamante, che non amò tesor, non amò impero, ma la virtù, ma lanimo prestante, ma lalta gentilezza di Ruggiero; e meritò che ben le fosse amante un così valoroso cavalliero, e per piacere a lei facesse cose nei secoli avenir miracolose. 3 Ruggier, come di sopra vi fu detto, coi duo di Chiaramonte era venuto, dico con Aldigier, con Ricciardetto, per dare ai duo fratei prigioni aiuto. Vi dissi ancor che di superbo aspetto venire un cavalliero avean veduto, che portava laugel che si rinuova, e sempre unico al mondo si ritrova. 4 Come di questi il cavallier saccorse, che stavan per ferir quivi su lale, in prova disegnò di voler porse, salla sembianza avean virtude uguale. - È di voi (disse loro) alcuno forse che provar voglia chi di noi più vale a colpi o de la lancia o de la spada, fin che lun resti in sella e laltro cada? - 5 - Farei (disse Aldigier) teco, o volessi menar la spada a cerco, o correr lasta; ma unaltra impresa che, se qui tu stessi, veder potresti, questa in modo guasta, cha parlar teco, non che ci traessi a correr giostra, a pena tempo basta: seicento uomini al varco, o più, attendiamo, coi qua doggi provarci obligo abbiamo. 6 Per tor lor duo de nostri che prigioni quinci trarran, pietade e amor nha mosso. - E seguitò narrando le cagioni che li fece venir con larme indosso. - Sì giusta è questa escusa che mopponi (disse il guerrier), che contradir non posso; e fo certo giudicio che voi siate tre cavallier che pochi pari abbiate. 7 Io chiedea un colpo o dui con voi scontrarme, per veder quanto fosse il valor vostro; ma quando allaltrui spese dimostrarme lo vogliate, mi basta, e più non giostro. Vi priego ben, che por con le vostrarme questelmo io possa e questo scudo nostro; e spero dimostrar, se con voi vegno, che di tal compagnia non sono indegno. - 8 Parmi veder chalcun saper desia il nome di costui, che quivi giunto a Ruggiero e a compagni si offeria compagno darme al periglioso punto. Costei (non più costui detto vi sia) era Marfisa che diede lassunto al misero Zerbin de la ribalda vecchia Gabrina ad ogni mal sì calda. 9 I duo di Chiaramonte e il buon Ruggiero laccettar volentier ne la lor schiera, chesser credeano certo un cavalliero, e non donzella, e non quella chella era. Non molto dopo scoperse Aldigiero e veder fe ai compagni una bandiera che facea laura tremolare in volta, e molta gente intorno avea raccolta. 10 E poi che più lor fur fatti vicini, e che meglio notar labito moro, conobbero che gli eran Saracini, e videro i prigioni in mezzo a loro legati e tratti su piccol ronzini a Maganzesi, per cambiarli in oro. Disse Marfisa agli altri: - Ora che resta, poi che son qui, di cominciar la festa? - 11 Ruggier rispose: - Glinvitati ancora non ci son tutti, e manca una gran parte. Gran ballo sapparecchia di fare ora; e perché sia solenne, usiamo ognarte: ma far non ponno omai lunga dimora. - Così dicendo, veggono in disparte venire i traditori di Maganza: sì cheran presso a cominciar la danza. 12 Giungean da luna parte i Maganzesi, e conducean con loro i muli carchi doro e di vesti e daltri ricchi arnesi; da laltra in mezzo a lance, spade ed archi, venian dolenti i duo germani presi, che si vedeano essere attesi ai varchi: e Bertolagi, empio inimico loro, udian parlar col capitano Moro. 13 Né di Buovo il figliuol né quel dAmone, veduto il Maganzese, indugiar puote: la lancia in resta luno e laltro pone, e luno e laltro il traditor percuote. Lun gli passa la pancia e l primo arcione, e laltro il viso per mezzo le gote. Così nandasser pur tutti i malvagi, come a quei colpi nandò Bertolagi. 14 Marfisa con Ruggiero a questo segno si muove, e non aspetta altra trombetta; né prima rompe larrestato legno, che tre, lun dopo laltro, in terra getta. De lasta di Ruggier fu il pagan degno, che guidò gli altri, e uscì di vita in fretta; e per quella medesima con lui uno ed un altro andò nei regni bui. 15 Di qui nacque un error tra gli assaliti, che lor causò lor ultima ruina. Da un lato i Maganzesi esser traditi credeansi da la squadra saracina; da laltro i Mori in tal modo feriti, laltra schiera chiamavano assassina: e tra lor cominciar con fiera clade a tirare archi e a menar lance e spade. 16 Salta ora in questa squadra ed ora in quella Ruggiero, e via ne toglie or dieci or venti: altritanti per man de la donzella di qua e di là ne son scemati e spenti. Tanti si veggon gir morti di sella, quanti ne toccan le spade taglienti, a cui dan gli elmi e le corazze loco, come nel bosco i secchi legni al fuoco. 17 Se mai daver veduto vi raccorda, o rapportato vha fama allorecchie, come, allor che l collegio si discorda, e vansi in aria a far guerra le pecchie, entri fra lor la rondinella ingorda, e mangi e uccida e guastine parecchie; dovete imaginar che similmente Ruggier fosse e Marfisa in quella gente. 18 Non così Ricciardetto e il suo cugino tra le due genti variavan danza, perché, lasciando il campo saracino, sol tenean locchio allaltro di Maganza. Il fratel di Rinaldo paladino con molto animo avea molta possanza, e quivi raddoppiar glie la facea lodio che contra ai Maganzesi avea. 19 Facea parer questa medesma causa un leon fiero il bastardo di Buovo, che con la spada senza indugio e pausa fende ognelmo, o lo schiaccia come un ovo. E qual persona non saria stata ausa, non saria comparita un Ettor nuovo, Marfisa avendo in compagnia e Ruggiero, cheran la scelta e l fior dogni guerriero? 20 Marfisa tuttavolta combattendo, spesso ai compagni gli occhi rivoltava; e di lor forza paragon vedendo, con maraviglia tutti li lodava: ma di Ruggier pur il valor stupendo e senza pari al mondo le sembrava; e talor si credea che fosse Marte sceso dal quinto cielo in quella parte. 21 Mirava quelle orribili percosse, miravale non mai calare in fallo: parea che contra Balisarda fosse il ferro carta e non duro metallo. Gli elmi tagliava e le corazze grosse, e gli uomini fendea fin sul cavallo, e li mandava in parte uguali al prato, tanto da lun quanto da laltro lato. 22 Continuando la medesma botta, uccidea col signore il cavallo anche. I capi dalle spalle alzava in frotta, e spesso i busti dipartia da lanche. Cinque e più a un colpo ne tagliò talotta: e se non che pur dubito che manche credenza al ver cha faccia di menzogna, di più direi; ma di men dir bisogna. 23 Il buon Turpin, che sa che dice il vero, e lascia creder poi quel cha luom piace, narra mirabil cose di Ruggiero, chudendolo, il direste voi mendace. Così parea di ghiaccio ogni guerriero contra Marfisa, ed ella ardente face; e non men di Ruggier gli occhi a sé trasse, chella di lui lalto valor mirasse. 24 E sella lui Marte stimato avea, stimato egli avria lei forse Bellona, se per donna così la conoscea, come parea il contrario alla persona. E forse emulazion tra lor nascea per quella gente misera, non buona, ne la cui carne e sangue e nervi ed ossa fan prova chi di loro abbia più possa. 25 Bastò di quattro lanimo e il valore a far chun campo e laltro andasse rotto. Non restava arme, a chi fuggia, migliore che quella che si porta più di sotto. Beato chi il cavallo ha corridore, chin prezzo non è quivi ambio né trotto; e chi non ha destrier, quivi savede, quanto il mestier de larme è tristo a piede. 26 Riman la preda e l campo ai vincitori che non è fante o mulatier che resti. Là Maganzesi, e qua fuggono i Mori: quei lasciano i prigion, le some questi. Furon, con lieti visi e più coi cori, Malagigi e Viviano a scioglier presti; non fur men diligenti a sciorre i paggi, e por le some in terra e i carriaggi. 27 Oltre una buona quantità dargento chin diverse vasella era formato, ed alcun muliebre vestimento di lavoro bellissimo fregiato, e per stanze reali un paramento doro e di seta in Fiandra lavorato, ed altre cose ricche in copia grande; fiaschi di vin trovar, pane e vivande. 28 Al trar degli elmi, tutti vider come avea lor dato aiuto una donzella: fu conosciuta allauree crespe chiome ed alla faccia delicata e bella. Lonoran molto, e pregano che l nome di gloria degno non asconda; ed ella, che sempre tra gli amici era cortese, a dar di sé notizia non contese. 29 Non si ponno saziar di riguardarla; che tal vista lavean ne la battaglia. Sol mira ella Ruggier, sol con lui parla: altri non prezza, altri non par che vaglia. Vengono i servi intanto ad invitarla coi compagni a goder la vettovaglia, chapparecchiata avean sopra una fonte che difendea dal raggio estivo un monte. 30 Era una de le fonti di Merlino, de le quattro di Francia da lui fatte, dintorno cinta di bel marmo fino, lucido e terso, e bianco più che latte. Quivi dintaglio con lavor divino avea Merlino imagini ritratte: direste che spiravano, e, se prive non fossero di voce, cheran vive. 31 Quivi una bestia uscir de la foresta parea, di crudel vista, odiosa e brutta, chavea lorecchie dasino, e la testa di lupo e i denti, e per gran fame asciutta; branche avea di leon; laltro che resta, tutto era volpe: e parea scorrer tutta e Francia e Italia e Spagna ed Inghelterra, lEuropa e lAsia, e al fin tutta la terra. 32 Per tutto avea genti ferite e morte, la bassa plebe e i più superbi capi: anzi nuocer parea molto più forte a re, a signori, a principi, a satrapi. Peggio facea ne la romana corte, che vavea uccisi cardinali e papi: contaminato avea la bella sede di Pietro e messo scandol ne la fede. 33 Par che dinanzi a questa bestia orrenda cada ogni muro, ogni ripar che tocca. Non si vede città che si difenda: se lapre incontra ogni castello e rocca. Par che agli onor divini anco sestenda, e sia adorata da la gente sciocca, e che le chiavi sarroghi davere del cielo e de labisso in suo potere. 34 Poi si vedea dimperiale alloro cinto le chiome un cavallier venire con tre giovini a par, che i gigli doro tessuti avean nel lor real vestire; e, con insegna simile, con loro parea un leon contra quel mostro uscire: avean lor nomi chi sopra la testa, e chi nel lembo scritto de la vesta. 35 Lun chavea fin a lelsa ne la pancia la spada immersa alla maligna fera, Francesco primo, avea scritto, di Francia; Massimigliano dAustria a par seco era; e Carlo quinto imperator, di lancia avea passato il mostro alla gorgiera; e laltro, che di stral gli fige il petto, lottavo Enrigo dInghilterra è detto. 36 Decimo ha quel Leon scritto sul dosso, chal brutto mostro i denti ha ne lorecchi; e tanto lha già travagliato e scosso, che vi sono arrivati altri parecchi. Parea del mondo ogni timor rimosso; ed in emenda degli errori vecchi nobil gente accorrea, non però molta, onde alla belva era la vita tolta. 37 I cavallieri stavano e Marfisa con desiderio di conoscer questi per le cui mani era la bestia uccisa, che fatti avea tanti luoghi atri e mesti. Avenga che la pietra fosse incisa dei nomi lor, non eran manifesti. Si pregavan tra lor, che se sapesse listoria alcuno, agli altri la dicesse. 38 Voltò Viviano a Malagigi gli occhi, che stava a udire, e non facea lor motto: - A te (disse) narrar listoria tocchi, chesser ne déi, per quel chio vegga, dotto. Chi son costor che con saette e stocchi e lance a morte han lanimal condotto? - Rispose Malagigi: - Non è istoria di chabbia autor fin qui fatto memoria. 39 Sappiate che costor che qui scritto hanno nel marmo i nomi, al mondo mai non furo; ma fra settecento anni vi saranno, con grande onor del secolo futuro. Merlino, il savio incantator britanno, fe far la fonte al tempo del re Arturo; e di cose chal mondo hanno a venire, la fe da buoni artefici scolpire. 40 Questa bestia crudele uscì del fondo de lo nferno a quel tempo che fur fatti alle campagne i termini, e fu il pondo trovato e la misura, e scritti i patti. Ma non andò a principio in tutto l mondo: di sé lasciò molti paesi intatti. Al tempo nostro in molti lochi sturba; ma i populari offende e la vil turba. 41 Dal suo principio infin al secol nostro sempre è cresciuto, e sempre andrà crescendo: sempre crescendo, al lungo andar fia il mostro il maggior che mai fosse e lo più orrendo. Quel Fiton che per carte e per inchiostro sode che fu sì orribile e stupendo, alla metà di questo non fu tutto, né tanto abominevol né sì brutto. 42 Farà strage crudel, né sarà loco che non guasti, contamini ed infetti: e quanto mostra la scultura, è poco de suoi nefandi e abominosi effetti. Al mondo, di gridar mercé già roco, questi, dei quali i nomi abbiamo letti, che chiari splenderan più che piropo, verranno a dare aiuto al maggior uopo. 43 Alla fera crudele il più molesto non sarà di Francesco il re de Franchi: e ben convien che molti ecceda in questo, e nessun prima e pochi nabbia a fianchi; quando in splendor real, quando nel resto di virtù farà molti parer manchi, che già parver compiuti; come cede tosto ognaltro splendor, che l sol si vede. 44 Lanno primier del fortunato regno, non ferma ancor ben la corona in fronte, passerà lAlpe, e romperà il disegno di chi allincontro avrà occupato il monte, da giusto spinto e generoso sdegno, che vendicate ancor non sieno lonte che dal furor da paschi e mandre uscito lesercito di Francia avrà patito. 45 E quindi scenderà nel ricco piano di Lombardia, col fior di Francia intorno, e sì lElvezio spezzerà, chinvano farà mai più pensier dalzare il corno. Con grande e de la Chiesa e de lispano campo e del fiorentin vergogna e scorno espugnerà il castel che prima stato sarà non espugnabile stimato. 46 Sopra ognaltrarme, ad espugnarlo, molto più gli varrà quella onorata spada con la qual prima avrà di vita tolto il mostro corruttor dogni contrada. Convien chinanzi a quella sia rivolto in fuga ogni stendardo, o a terra vada; né fossa, né ripar, né grosse mura possan da lei tener città sicura. 47 Questo principe avrà quanta eccellenza aver felice imperator mai debbia: lanimo del gran Cesar, la prudenza di chi mostrolla a Transimeno e a Trebbia, con la fortuna dAlessandro, senza cui saria fumo ogni disegno, e nebbia. Sarà sì liberal, chio lo contemplo qui non aver né paragon né esemplo. - 48 Così diceva Malagigi, e messe desire a cavallier daver contezza del nome dalcun altro chuccidesse linfernal bestia, uccider gli altri avezza. Quivi un Bernardo tra primi si lesse, che Merlin molto nel suo scritto apprezza. - Fia nota per costui (dicea) Bibiena, quanto Fiorenza sua vicina e Siena. - 49 Non mette piede inanzi ivi persona a Sismondo, a Giovanni, a Ludovico: un Gonzaga, un Salviati, un dAragona, ciascuno al brutto mostro aspro nimico. Vè Francesco Gonzaga, né abandona le sue vestigie il figlio Federico; ed ha il cognato e il genero vicino, quel di Ferrara, e quel duca dUrbino. 50 De lun di questi il figlio Guidobaldo non vuol che l padre o chaltri a dietro il metta. Con Otobon dal Flisco, Sinibaldo caccia la fera, e van di pari in fretta. Luigi da Gazolo il ferro caldo fatto nel collo le ha duna saetta, che con larco gli diè Febo, quando anco Marte la spada sua gli messe al fianco. 51 Duo Erculi, duo Ippoliti da Este, un altro Ercule, un altro Ippolito anco, da Gonzaga, de Medici, le peste seguon del mostro, e lhan, cacciando, stanco. Né Giuliano al figliuol, né par che reste Ferrante al fratel dietro; né che manco Andrea Doria sia pronto; né che lassi Francesco Sforza, chivi uomo lo passi. 52 Del generoso, illustre e chiaro sangue dAvalo vi son dui chhan per insegna lo scoglio, che dal capo ai piedi dangue par che lempio Tifeo sotto si tegna. Non è di questi duo, per fare esangue lorribil mostro, che più inanzi vegna: luno Francesco di Pescara invitto, laltro Alfonso del Vasto ai piedi ha scritto. 53 Ma Consalvo Ferrante ove ho lasciato, lispano onor, chin tanto pregio vera, che fu da Malagigi sì lodato, che pochi il pareggiar di quella schiera? Guglielmo si vedea di Monferrato fra quei che morto avean la brutta fera; ed eran pochi verso glinfiniti chella vavea chi morti e chi feriti. 54 In giuochi onesti e parlamenti lieti, dopo mangiar, spesero il caldo giorno, corcati su finissimi tapeti tra gli arbuscelli ondera il rivo adorno. Malagigi e Vivian, perché quieti più fosser gli altri, tenean larme intorno; quando una donna senza compagnia vider, che verso lor ratto venìa. 55 Questa era quella Ippalca a cui fu tolto Frontino, il bon destrier, da Rodomonte. Lavea il dì inanzi ella seguito molto, pregandolo ora, ora dicendogli onte; ma non giovando, avea il camin rivolto per ritrovar Ruggiero in Agrismonte. Tra via le fu (non so già come) detto che quivi il troveria con Ricciardetto. 56 E perché il luogo ben sapea (che vera stata altre volte), se ne venne al dritto alla fontana; ed in quella maniera ve lo trovò, chio vho di sopra scritto. Ma come buona e cauta messaggera che sa meglio esequir che non lè ditto, quando vide il fratel di Bradamante, non conoscer Ruggier fece sembiante. 57 A Ricciardetto tutta rivoltosse, sì come drittamente a lui venisse; e quel che la conobbe, se le mosse incontra, e domandò dove ne gisse. Ella chancora avea le luci rosse del pianger lungo, sospirando disse; ma disse forte, acciò che fosse espresso a Ruggiero il suo dir, che gli era presso. 58 - Mi traea dietro (disse) per la briglia, come imposto mavea la tua sorella, un bel cavallo e buono a maraviglia, chella molto ama e che Frontino appella; e lavea tratto più di trenta miglia verso Marsilia, ove venir debbe ella fra pochi giorni, e dove ella mi disse chio laspettassi fin che vi venisse. 59 Era sì baldanzoso il creder mio, chio non stimava alcun di cor sì saldo, che me lavesse a tor, dicendogli io chera de la sorella di Rinaldo. Ma vano il mio disegno ieri muscìo, che me lo tolse un Saracin ribaldo; né per udir di chi Frontino fusse, a volermelo rendere sindusse. 60 Tutto ieri ed oggi lho pregato; e quando ho visto uscir prieghi e minacce invano, maledicendol molto e bestemmiando, lho lasciato di qui poco lontano, dove il cavallo e sé molto affannando, saiuta, quanto può, con larme in mano contra un guerrier chin tal travaglio il mette, che spero chabbia a far le mie vendette. - 61 Ruggiero a quel parlar salito in piede, chavea potuto a pena il tutto udire, si volta a Ricciardetto, e per mercede e premio e guidardon del ben servire (prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede che con la donna solo il lasci gire tanto che l Saracin gli sia mostrato, cha lei di mano ha il buon destrier levato. 62 A Ricciardetto, ancor che discortese il concedere altrui troppo paresse di terminar le a sé debite imprese, al voler di Ruggier pur si rimesse: e quel licenza dai compagni prese, e con Ippalca a ritornar si messe, lasciando a quei che rimanean, stupore, con maraviglia pur del suo valore. 63 Poi che dagli altri allontanato alquanto Ippalca lebbe, gli narrò chad esso era mandata da colei che tanto avea nel core il suo valore impresso; e senza finger più, seguitò quanto la sua donna al partir le avea commesso, e che se dianzi avea altrimente detto, per la presenza fu di Ricciardetto. 64 Disse, che chi le avea tolto il destriero, ancor detto lavea con molto orgoglio: - Perché so che l cavallo è di Ruggiero, più volontier per questo te lo toglio. Segli di racquistarlo avrà pensiero, fagli saper (chasconder non gli voglio) chio son quel Rodomonte il cui valore mostra per tutto l mondo il suo splendore. - 65 Ascoltando, Ruggier mostra nel volto, di quanto sdegno acceso il cor gli sia, sì perché caro avria Frontino molto, sì perché venìa il dono onde venìa sì perché in suo dispregio gli par tolto; vede che biasmo e disonor gli fia, se torlo a Rodomonte non saffretta, e sopra lui non fa degna vendetta. 66 La donna Ruggier guida, e non soggiorna, che por lo brama col Pagano a fronte; e giunge ove la strada fa dua corna: lun va giù al piano, e laltro va su al monte; e questo e quel ne la vallea ritorna, dovella avea lasciato Rodomonte. Aspra, ma breve era la via del colle; laltra più lunga assai, ma piana e molle. 67 Il desiderio che conduce Ippalca daver Frontino e vendicar loltraggio, fa che l sentier de la montagna calca, onde molto più corto era il viaggio. Per laltra intanto il re dAlgier cavalca col Tartaro e cogli altri che detto aggio; e giù nel pian la via più facil tiene, né con Ruggier ad incontrar si viene. 68 Già son le lor querele differite fin che soccorso ad Agramante sia (questo sapete); ed han dogni lor lite la cagion, Doralice, in compagnia. Ora il successo de listoria udite. Alla fontana è la lor dritta via, ove Aldigier, Marfisa, Ricciardetto, Malagigi e Vivian stanno a diletto. 69 Marfisa a prieghi de compagni avea veste da donna ed ornamenti presi, di quelli cha Lanfusa si credea mandare il traditor de Maganzesi; e ben che veder raro si solea senza losbergo e gli altri buoni arnesi, pur quel dì se li trasse; e come donna, a prieghi lor lasciò vedersi in gonna. 70 Tosto che vede il Tartaro Marfisa, per la credenza cha di guadagnarla, in ricompensa e in cambio ugual savisa di Doralice, a Rodomonte darla; sì come Amor si regga a questa guisa, che vender la sua donna o permutarla possa lamante, né a ragion sattrista, se quando una ne perde, una nacquista. 71 Per dunque provedergli di donzella, acciò per sé questaltra si ritegna, Marfisa, che gli par leggiadra e bella, e dogni cavallier femina degna, come abbia ad aver questa, come quella, subito cara, a lui donar disegna; e tutti i cavallier che con lei vede, a giostra seco ed a battaglia chiede. 72 Malagigi e Vivian, che larme aveano come per guardia e sicurtà del resto, si mossero dal luogo ove sedeano, lun come laltro alla battaglia presto, perché giostrar con amenduo credeano; ma lAfrican che non venìa per questo, non ne fe segno o movimento alcuno: sì che la giostra restò lor contra uno. 73 Viviano è il primo, e con gran cor si muove, e nel venire abbassa unasta grossa: e l re pagan da le famose pruove da laltra parte vien con maggior possa. Dirizza luno e laltro, e segna dove crede meglio fermar laspra percossa. Viviano indarno a lelmo il pagan fere; che non lo fa piegar, non che cadere. 74 Il re pagan, chavea più lasta dura, fe lo scudo a Vivian parer di ghiaccio; e fuor di sella in mezzo alla verdura, allerbe e ai fiori il fe cadere in braccio. Vien Malagigi, e ponsi in aventura di vendicare il suo fratello avaccio; ma poi dandargli appresso ebbe tal fretta, che gli fe compagnia più che vendetta. 75 Laltro fratel fu prima del cugino collarme indosso, e sul destrier salito; e disfidato contra il Saracino venne a scontrarlo a tutta briglia ardito. Risonò il colpo in mezzo a lelmo fino di quel pagan sotto la vista un dito: volò al ciel lasta in quattro tronchi rotta; ma non mosse il pagan per quella botta. 76 Il pagan ferì lui dal lato manco; e perché il colpo fu con troppa forza, poco lo scudo, e la corazza manco gli valse, che saprir come una scorza. Passò il ferro crudel lomero bianco: piegò Aldigier ferito a poggia e ad orza; tra fiori ed erbe al fin si vide avolto, rosso su larme, e pallido nel volto. 77 Con molto ardir vien Ricciardetto appresso; e nel venire arresta sì gran lancia, che mostra ben, come ha mostrato spesso, che degnamente è paladin di Francia: ed al pagan ne facea segno espresso, se fosse stato pari alla bilancia; ma sozzopra nandò, perché il cavallo gli cadde adosso, e non già per suo fallo. 78 Poi chaltro cavallier non si dimostra, chal pagan per giostrar volti la fronte, pensa aver guadagnato de la giostra la donna, e venne a lei presso alla fonte; e disse: - Damigella, sète nostra, saltri non è per voi chin sella monte. Nol potete negar, né farne iscusa; che di ragion di guerra così susa. - 79 Marfisa, alzando con un viso altiero la faccia, disse: - Il tuo parer molto erra. Io ti concedo che diresti il vero, chio sarei tua per la ragion di guerra, quando mio signor fosse o cavalliero alcun di questi chhai gittato in terra. Io sua non son, né daltri son che mia: dunque me tolga a me chi mi desia. 80 So scudo e lancia adoperare anchio, e più dun cavalliero in terra ho posto. - - Datemi larme, disse, e il destrier mio, - agli scudier che lubbidiron tosto. Trasse la gonna, ed in farsetto uscìo; e le belle fattezze e il ben disposto corpo mostrò, chin ciascuna sua parte, fuor che nel viso, assimigliava a Marte. 81 Poi che fu armata, la spada si cinse e sul destrier montò dun leggier salto; e qua e là tre volte e più lo spinse, e quinci e quindi fe girare in alto; e poi, sfidando il Saracino, strinse la grossa lancia e cominciò lassalto. Tal nel campo troian Pentesilea contra il tessalo Achille esser dovea. 82 Le lance infin al calce si fiaccaro a quel superbo scontro, come vetro; né pero chi le corsero, piegaro, che si notasse, un dito solo a dietro. Marfisa che volea conoscer chiaro sa più stretta battaglia simil metro le serverebbe contra il fier pagano, se gli rivolse con la spada in mano. 83 Bestemmiò il cielo e gli elementi il crudo pagan, poi che restar la vide in sella: ella, che gli pensò romper lo scudo, non men sdegnosa contra il ciel favella. Già luno e laltro ha in mano il ferro nudo e su le fatal arme si martella: larme fatali han parimente intorno, che mai non bisognar più di quel giorno. 84 Sì buona è quella piastra e quella maglia, che spada o lancia non le taglia o fora; sì che potea seguir laspra battaglia tutto quel giorno e laltro appresso ancora. Ma Rodomonte in mezzo lor si scaglia, e riprende il rival de la dimora, dicendo: - Se battaglia pur far vuoi, finiàn la cominciata oggi fra noi. 85 Facemmo, come sai, triegua con patto di dar soccorso alla milizia nostra. Non debbiàn, prima che sia questo fatto, incominciare altra battaglia o giostra. - Indi a Marfisa, riverente in atto si volta, e quel messaggio le dimostra; e le racconta come era venuto a chieder lor per Agramante aiuto. 86 La priega poi che le piaccia non solo lasciar quella battaglia o differire, ma che voglia in aiuto del figliuolo del re Troian con essi lor venire; onde la fama sua con maggior volo potrà far meglio infin al ciel salire, che, per querela di poco momento, dando a tanto disegno impedimento. 87 Marfisa, che fu sempre disiosa di provar quei di Carlo a spada e a lancia, né lavea indotta a venire altra cosa di sì lontana regione in Francia, se non per esser certa se famosa lor nominanza era per vero o ciancia, tosto dandar con lor partito prese, che dAgramante il gran bisogno intese. 88 Ruggiero in questo mezzo avea seguito indarno Ippalca per la via del monte; e trovò, giunto al loco, che partito per altra via se nera Rodomonte: e pensando che lungi non era ito, e che l sentier tenea dritto alla fonte, trottando in fretta dietro gli venìa per lorme cheran fresche in su la via. 89 Volse che Ippalca a Montalban pigliasse la via, chuna giornata era vicino; perché salla fontana ritornasse, si torria troppo dal dritto camino. E disse a lei, che già non dubitasse che non savesse a ricovrar Frontino: ben le farebbe a Montalbano, o dove ella si trovi, udir tosto le nuove. 90 E le diede la lettera che scrisse in Agrismonte, e che si portò in seno; e molte cose a bocca anco le disse, e la pregò che lescusasse a pieno. Ne la memoria Ippalca il tutto fisse, prese licenza e voltò il palafreno; e non cessò la buona messaggera, chin Montalban si ritrovò la sera. 91 Seguia Ruggiero in fretta il Saracino per lorme chapparian ne la via piana, ma non lo giunse prima che vicino con Mandricardo il vide alla fontana. Già promesso savean che per camino lun non farebbe allaltro cosa strana, né fin chal campo si fosse soccorso, a cui Carlo era appresso a porre il morso. 92 Quivi giunto Ruggier, Frontin conobbe, e conobbe per lui chi adosso gli era; e su la lancia fe le spalle gobbe, e sfidò lAfrican con voce altiera. Rodomonte quel dì fe più che Iobbe, poi che domò la sua superbia fiera; e ricusò la pugna chavea usanza di sempre egli cercar con ogni istanza. 93 Il primo giorno e lultimo, che pugna mai ricusasse il re dAlgier, fu questo; ma tanto il desiderio che si giugna, in soccorso al suo re gli pare onesto, che se credesse aver Ruggier ne lugna più che mai lepre il pardo isnello e presto, non se vorria fermar tanto con lui, che fêsse un colpo de la spada o dui. 94 Aggiungi che sapea chera Ruggiero che seco per Frontin facea battaglia, tanto famoso, chaltro cavalliero non è cha par di lui di gloria saglia, luom che bramato ha di saper per vero esperimento quanto in arme vaglia; e pur non vuol seco accettar limpresa: tanto lassedio del suo re gli pesa. 95 Trecento miglia sarebbe ito e mille, se ciò non fosse, a comperar tal lite; ma se lavesse oggi sfidato Achille, più fatto non avria di quel chudite: tanto a quel punto sotto le faville le fiamme avea del suo furor sopite. Narra a Ruggier perché pugna rifiuti; ed anco il priega che limpresa aiuti: 96 che facendol, farà quel che far deve al suo signore un cavallier fedele. Sempre che questo assedio poi si leve, avran ben tempo da finir querele. Ruggier rispose a lui: - Mi sarà lieve differir questa pugna, fin che de le forze di Carlo si traggia Agramante, pur che mi rendi il mio Frontino inante. 97 Se di provarti chai fatto gran fallo, e fatto hai cosa indegna ad un uom forte, daver tolto a una donna il mio cavallo, vuoi chio prolunghi fin che siamo in corte, lascia Frontino, e nel mio arbitrio dàllo. Non pensare altrimente chio sopporte che la battaglia qui tra noi non segua, o chio ti faccia sol dunora triegua. - 98 Mentre Ruggiero allAfrican domanda o Frontino o battaglia allora allora, e quello in lungo e luno e laltro manda, né vuol dare il destrier, né far dimora; Mandricardo ne vien da unaltra banda, e mette in campo unaltra lite ancora, poi che vede Ruggier che per insegna porta laugel che sopra gli altri regna. 99 Nel campo azzur laquila bianca avea, che de Troiani fu linsegna bella: perché Ruggier lorigine traea dal fortissimo Ettòr, portava quella. Ma questo Mandricardo non sapea; né vuol patire, e grande ingiuria appella, che ne lo scudo un altro debba porre laquila bianca del famoso Ettorre. 100 Portava Mandricardo similmente laugel che rapì in Ida Ganimede. Come lebbe quel dì che fu vincente al castel periglioso, per mercede, credo vi sia con laltre istorie a mente, e come quella fata gli lo diede con tutte le bellarme che Vulcano avea già date al cavallier troiano. 101 Altra volta a battaglia erano stati Mandricardo e Ruggier solo per questo; e per che caso fosser distornati, io nol dirò, che già vè manifesto. Dopo non seran mai più raccozzati, se non quivi ora; e Mandricardo presto, visto lo scudo alzò il superbo grido minacciando, e a Ruggier disse: - Io ti sfido. 102 Tu la mia insegna, temerario, porti; né questo è il primo dì chio te lho detto. E credi, pazzo, ancor chio tel comporti, per una volta chio tebbi rispetto? Ma poi che né minacce né conforti ti pôn questa follia levar del petto, ti mostrerò quanto miglior partito tera davermi subito ubbidito. 103 Come ben riscaldato arrido legno a piccol soffio subito saccende, così savampa di Ruggier lo sdegno al primo motto che di questo intende. - Ti pensi (disse) farmi stare al segno, perché questaltro ancor meco contende? Ma mostrerotti chio son buon per torre Frontino a lui, lo scudo a te dEttorre. 104 Unaltra volta pur per questo venni teco a battaglia, e non è gran tempo anco; ma ducciderti allora mi contenni, perché tu non avevi spada al fianco. Questi fatti saran, quelli fur cenni; e mal sarà per te quellaugel bianco, chantiqua insegna è stata di mia gente: tu te lusurpi, io l porto giustamente. - 105 - Anzi tusurpi tu linsegna mia! - rispose Mandricardo; e trasse il brando, quello che poco inanzi per follia avea gittato alla foresta Orlando. Il buon Ruggier, che di sua cortesia non può non sempre ricordarsi, quando vide il Pagan chavea tratta la spada, lasciò cader la lancia ne la strada. 106 E tutto a un tempo Balisarda stringe, la buona spada, e me lo scudo imbraccia: ma lAfricano in mezzo il destrier spinge, e Marfisa con lui presta si caccia; e luno questo, e laltro quel respinge, e priegano amendui che non si faccia. Rodomonte si duol che rotto il patto due volte ha Mandricardo, che fu fatto. 107 Prima, credendo dacquistar Marfisa, fermato sera a far più duna giostra; or per privar Ruggier duna divisa, di curar poco il re Agramante mostra. - Se pur (dicea) déi fare a questa guisa, finiàn prima tra noi la lite nostra, conveniente e più debita assai, chalcuna di questaltre che prese hai. 108 Con tal condizion fu stabilita la triegua e questo accordo chè fra nui. Come la pugna teco avrò finita, poi del destrier risponderò a costui. Tu del tuo scudo, rimanendo in vita, la lite avrai da terminar con lui; ma ti darò da far tanto, mi spero, che non navanzarà troppo a Ruggiero. - 109 - La parte che ti pensi, non navrai (rispose Mandricardo a Rodomonte): io te ne darò più che non vorrai, e ti farò sudar dal piè alla fronte: e me ne rimarrà per darne assai (come non manca mai lacqua del fonte) ed a Ruggiero ed a millaltri seco, e a tutto il mondo che la voglia meco. - 110 Moltiplicavan lire e le parole quando da questo e quando da quel lato: con Rodomonte e con Ruggier la vuole tutto in un tempo Mandricardo irato; Ruggier, choltraggio sopportar non suole, non vuol più accordo, anzi litigio e piato. Marfisa or va da questo or da quel canto per riparar, ma non può sola tanto. 111 Come il villan, se fuor per lalte sponde trapela il fiume e cerca nuova strada, frettoloso a vietar che non affonde i verdi paschi e la sperata biada, chiude una via ed unaltra, e si confonde; che se ripara quinci che non cada, quindi vede lassar gli argini molli, e fuor lacqua spicciar con più rampolli: 112 così, mentre Ruggiero e Mandricardo e Rodomonte son tutti sozzopra, chognun vuol dimostrarsi più gagliardo, ed ai compagni rimaner di sopra, Marfisa ad acchetarli have riguardo, e saffatica, e perde il tempo e lopra; che, come ne spicca uno e lo ritira, gli altri duo risalir vede con ira. 113 Marfisa, che volea porgli daccordo, dicea: - Signori, udite il mio consiglio: differire ogni lite è buon ricordo fin chAgramante sia fuor di periglio. Sognun vuole al suo fatto essere ingordo, anchio con Mandricardo mi ripiglio; e vo vedere al fin se guadagnarme, come egli ha detto, è buon per forza darme. 114 Ma se si de soccorrere Agramante, soccorrasi, e tra noi non si contenda. - - Per me non si starà dandare inante (disse Ruggier), pur che l destrier si renda. O che mi dia il cavallo, a far di tante una parola, o che da me il difenda: o che qui morto ho da restare, o chio in campo ho da tornar sul destrier mio. - 115 Rispose Rodomonte: - Ottener questo non fia così, come quellaltro, lieve.- E seguitò dicendo: - Io ti protesto che, salcun danno il nostro re riceve, fia per tua colpa; chio per me non resto di fare a tempo quel che far si deve.- Ruggiero a quel protesto poco bada; ma stretto dal furor stringe la spada. 116 Al re dAlgier come cingial si scaglia, e lurta con lo scudo e con la spalla; e in modo lo disordina e sbarraglia, che fa che duna staffa il piè gli falla. Mandricardo gli grida: - O la battaglia differisci, Ruggiero, o meco falla; - e crudele e fellon più che mai fosse, Ruggier su lelmo in questo dir percosse. 117 Fin sul collo al destrier Ruggier sinchina, né, quando vuolsi rilevar, si puote; perché gli sopragiunge la ruina del figlio dUlien che lo percuote. Se non era di tempra adamantina, fesso lelmo gli avria fin tra le gote. Apre Ruggier le mani per lambascia, e luna il fren, laltra la spada lascia. 118 Se lo porta il destrier per la campagna: dietro gli resta in terra Balisarda. Marfisa che quel dì fatta compagna se gli era darme, par chavampi ed arda, che solo fra que duo così rimagna: e come era magnanima e gagliarda, si drizza a Mandricardo, e col potere chavea maggior, sopra la testa il fiere. 119 Rodomonte a Ruggier dietro si spinge: vinto è Frontin, sunaltra gli nappicca; ma Ricciardetto con Vivian si stringe, e tra Ruggiero e l Saracin si ficca. Luno urta Rodomonte e lo rispinge, e da Ruggier per forza lo dispicca; laltro la spada sua, che fu Viviano, pone a Ruggier, già risentito, in mano. 120 Tosto che l buon Ruggiero in sé ritorna, e che Vivian la spada gli appresenta, a vendicar lingiuria non soggiorna, e verso il re dAlgier ratto saventa, come il leon che tolto su le corna dal bue sia stato, e che l dolor non senta: sì sdegno ed ira ed impeto laffretta, stimula e sferza a far la sua vendetta. 121 Ruggier sul capo al Saracin tempesta: e se la spada sua si ritrovasse, che, come ho detto, al comminciar di questa pugna, di man gran fellonia gli trasse, mi credo cha difendere la testa di Rodomonte lelmo non bastasse, lelmo che fece il re far di Babelle quando muover pensò guerra alle stelle. 122 La Discordia, credendo non potere altro esser quivi che contese e risse, né vi dovesse mai più luogo avere o pace o triegua, alla sorella disse chomai sicuramente a rivedere i monachetti suoi seco venisse. Lasciànle andare, e stiàn noi dove in fronte Ruggiero avea ferito Rodomonte. 123 Fu il colpo di Ruggier di sì gran forza, che fece in su la groppa di Frontino percuoter lelmo e quella dura scorza di chavea armato il dosso il Saracino, e lui tre volte e quattro a poggia e ad orza piegar per gire in terra a capo chino; e la spada egli ancora avria perduta, se legata alla man non fosse suta. 124 Avea Marfisa a Mandricardo intanto fatto sudar la fronte, il viso e il petto, ed egli aveva a lei fatto altretanto; ma sì losbergo dambi era perfetto, che mai poter falsarlo in nessun canto, e stati eran sin qui pari in effetto: ma in un voltar che fece il suo destriero, bisogno ebbe Marfisa di Ruggiero. 125 Il destrier di Marfisa in un voltarsi che fece stretto, overa molle il prato, sdrucciolò in guisa, che non poté aitarsi di non tutto cader sul destro lato; e nel volere in fretta rilevarsi, da Brigliador fu pel traverso urtato, con che il pagan poco cortese venne; sì che cader di nuovo gli convenne. 126 Ruggier che la donzella a mal partito vide giacer, non differì il soccorso, or che lagio navea, poi che stordito da sé lontan quellaltro era trascorso: ferì su lelmo il Tartaro; e partito quel colpo gli avria il capo, come un torso, se Ruggier Balisarda avesse avuta, o Mandricardo in capo altra barbuta. 127 Il re dAlgier che si risente in questo, si volge intorno, e Ricciardetto vede; e si ricorda che gli fu molesto dianzi, quando soccorso a Ruggier diede. A lui si drizza, e saria stato presto a darli del ben fare aspra mercede, se con grande arte e nuovo incanto tosto non se gli fosse Malagigi opposto. 128 Malagigi, che sa dogni malia quel che ne sappia alcun mago eccellente, ancor che l libro suo seco non sia, con che fermare il sole era possente, pur la scongiurazione onde solia commandare ai demoni aveva a mente: tosto in corpo al ronzino un ne costringe di Doralice, ed in furor lo spinge. 129 Nel mansueto ubino che sul dosso avea la figlia del re Stordilano, fece entrar un degli angel di Minosso sol con parole il frate di Viviano: e quel che dianzi mai non sera mosso, se non quanto ubidito avea alla mano, or dimproviso spiccò in aria un salto, che trenta piè fu lungo e sedeci alto. 130 Fu grande il salto, non però di sorte che ne dovesse alcun perder la sella. Quando si vide in alto, gridò forte (che si tenne per morta) la donzella. Quel ronzin, come il diavol se lo porte, dopo un gran salto se ne va con quella, che pur grida soccorso, in tanta fretta, che non lavrebbe giunto una saetta. 131 Da la battaglia il figlio dUlieno si levò al primo suon di quella voce; e dove furiava il palafreno, per la donna aiutar nandò veloce. Mandricardo di lui non fece meno, né più a Ruggier, né più a Marfisa nòce; ma, senza chieder loro o paci o tregue, e Rodomonte e Doralice segue. 132 Marfisa intanto si levò di terra, e tutta ardendo di disdegno e dira, credesi far la sua vendetta, ed erra; che troppo lungi il suo nimico mira. Ruggier, chaver tal fin vede la guerra, rugge come un leon, non che sospira. Ben sanno che Frontino e Brigliadoro giunger non ponno coi cavalli loro. 133 Ruggier non vuol cessar fin che decisa col re dAlgier non labbia del cavallo: non vuol quietar il Tartaro Marfisa, che provato a suo senno anco non hallo. Lasciar la sua querela a questa guisa parrebbe alluno e allaltro troppo fallo. Di commune parer disegno fassi di chi offesi gli avea seguire i passi. 134 Nel campo saracin li troveranno, quando non possan ritrovarli prima; che per levar lassedio iti seranno, prima che l re di Francia il tutto opprima. Così dirittamente se ne vanno dove averli a man salva fanno stima. Già non andò Ruggier così di botto, che non facesse ai suoi compagni motto. 135 Ruggier se ne ritorna ove in disparte era il fratel de la sua donna bella, e se gli proferisce in ogni parte amico, per fortuna e buona e fella: indi lo priega (e lo fa con bella arte) che saluti in suo nome la sorella; e questo così ben gli venne detto, che né a lui diè né agli altri alcun sospetto. 136 E da lui, da Vivian, da Malagigi, dal ferito Aldigier tolse commiato. Si proferiro anchessi alli servigi di lui, debitor sempre in ogni lato. Marfisa avea sì il cor dire a Parigi, che l salutar gli amici avea scordato; ma Malagigi andò tanto e Viviano, che pur la salutaron di lontano; 137 e così Ricciardetto; ma Aldigiero giace, e convien che suo malgrado resti. Verso Parigi avean preso il sentiero quelli duo prima, ed or lo piglian questi. Dirvi, Signor, ne laltro canto spero miracolosi e sopraumani gesti, che con danno degli uomini di Carlo ambe le coppie fer, di chio vi parlo. |
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