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1 Gravi pene in amor si provan molte, di che patito io nho la maggior parte, e quelle in danno mio sì ben raccolte, chio ne posso parlar come per arte. Però sio dico e sho detto altre volte, e quando in voce e quando in vive carte, chun mal sia lieve, un altro acerbo e fiero, date credenza al mio giudicio vero. 2 Io dico e dissi, e dirò fin chio viva, che chi si truova in degno laccio preso, se ben di sé vede sua donna schiva, se in tutto aversa al suo desire acceso; se bene Amor dogni mercede il priva, poscia che l tempo e la fatica ha speso; pur chaltamente abbia locato il core, pianger non de, se ben languisce e muore. 3 Pianger de quel che già sia fatto servo di duo vaghi occhi e duna bella treccia, sotto cui si nasconda un cor protervo, che poco puro abbia con molta feccia. Vorria il miser fuggire; e come cervo ferito, ovunque va, porta la freccia: ha di se stesso e del suo amor vergogna, né losa dire, e invan sanarsi agogna. 4 In questo caso è il giovene Grifone, che non si può emendare, e il suo error vede, vede quanto vilmente il suo cor pone in Orrigille iniqua e senza fede; pur dal mal uso è vinta la ragione, e pur larbitrio allappetito cede: perfida sia quantunque, ingrata e ria, sforzato è di cercar dove ella sia. 5 Dico, la bella istoria ripigliando, chuscì de la città secretamente, né parlarne sardì col fratel, quando ripreso invan da lui ne fu sovente. Verso Rama, a sinistra declinando, prese la via più piana e più corrente. Fu in sei giorni a Damasco di Soria; indi verso Antiochia se ne gìa. 6 Scontrò presso a Damasco il cavalliero a cui donato aveva Orrigille il core: e convenian di rei costumi in vero, come ben si convien lerba col fiore; che luno e laltro era di cor leggiero, perfido luno e laltro e traditore; e copria luno e laltro il suo difetto, con danno altrui, sotto cortese aspetto. 7 Come io vi dico, il cavallier venìa sun gran destrier con molta pompa armato: la perfida Orrigille in compagnia, in un vestire azzur doro fregiato, e duo valletti, donde si servia a portar elmo e scudo, aveva allato; come quel che volea con bella mostra comparire in Damasco ad una giostra. 8 Una splendida festa che bandire fece il re di Damasco in quelli giorni, era cagion di far quivi venire i cavallier quanto potean più adorni. Tosto che la puttana comparire vede Grifon, ne teme oltraggi e scorni: sa che lamante suo non è sì forte, che contra lui labbia a campar da morte. 9 Ma sì come audacissima e scaltrita, ancor che tutta di paura trema, sacconcia il viso, e sì la voce aita, che non appar in lei segno di tema. Col drudo avendo già lastuzia ordita, corre, e fingendo una letizia estrema, verso Grifon laperte braccia tende, lo stringe al collo, e gran pezzo ne pende. 10 Dopo, accordando affettuosi gesti alla suavità de le parole, dicea piangendo: - Signor mio, son questi debiti premi a chi tadora e cole? che sola senza te già un anno resti, e va per laltro, e ancor non te ne duole? E sio stava aspettare il suo ritorno, non so se mai veduto avrei quel giorno! 11 Quando aspettava che di Nicosia, dove tu te nandasti alla gran corte, tornassi a me che con la febbre ria lasciata avevi in dubbio de la morte, intesi che passato eri in Soria: il che a patir mi fu sì duro e forte, che non sapendo come io ti seguissi, quasi il cor di man propria mi traffissi. 12 Ma Fortuna di me con doppio dono mostra daver, quel che non hai tu, cura: mandommi il fratel mio, col quale io sono sin qui venuta del mio onor sicura; ed or mi manda questo incontro buono di te, chio stimo sopra ogni aventura: e bene a tempo il fa; che più tardando, morta sarei, te, signor mio, bramando. - 13 E seguitò la donna fraudolente, di cui lopere fur più che di volpe, la sua querela così astutamente, che riversò in Grifon tutte le colpe. Gli fa stimar colui, non che parente, ma che dun padre seco abbia ossa e polpe: e con tal modo sa tesser glinganni, che men verace par Luca e Giovanni. 14 Non pur di sua perfidia non riprende Grifon la donna iniqua più che bella; non pur vendetta di colui non prende, che fatto sera adultero di quella: ma gli par far assai, se si difende che tutto il biasmo in lui non riversi ella; e come fosse suo cognato vero, daccarezzar non cessa il cavalliero. 15 E con lui se ne vien verso le porte di Damasco, e da lui sente tra via, che là dentro dovea splendida corte tenere il ricco re de la Soria; e chognun quivi, di qualunque sorte, o sia cristiano, o daltra legge sia, dentro e di fuori ha la città sicura per tutto il tempo che la festa dura. 16 Non però son di seguitar sì intento listoria de la perfida Orrigille, cha giorni suoi non pur un tradimento fatto agli amanti avea, ma mille e mille; chio non ritorni a riveder dugento mila persone, o più de le scintille del fuoco stuzzicato, ove alle mura di Parigi facean danno e paura. 17 Io vi lasciai, come assaltato avea Agramante una porta de la terra, che trovar senza guardia si credea: né più riparo altrove il passo serra; perché in persona Carlo la tenea, ed avea seco i mastri de la guerra, duo Guidi, duo Angelini; uno Angeliero, Avino, Avolio, Otone e Berlingiero. 18 Inanzi a Carlo, inanzi al re Agramante lun stuolo e laltro si vuol far vedere, ove gran loda, ove mercé abondante si può acquistar, facendo il suo dovere. I Mori non però fer pruove tante, che par ristoro al danno abbiano avere; perché ve ne restar morti parecchi, chagli altri fur di folle audacia specchi. 19 Grandine sembran le spesse saette dal muro sopra gli nimici sparte. Il grido insin al ciel paura mette, che fa la nostra e la contraria parte. Ma Carlo un poco ed Agramante aspette; chio vo cantar de lafricano Marte, Rodomonte terribile ed orrendo, che va per mezzo la città correndo. 20 Non so, Signor, se più vi ricordiate, di questo Saracin tanto sicuro, che morte le sue genti avea lasciate tra il secondo riparo e l primo muro, da la rapace fiamma devorate, che non fu mai spettacolo più oscuro. Dissi chentrò dun salto ne la terra sopra la fossa che la cinge e serra. 21 Quando fu noto il Saracino atroce allarme istrane, alla scagliosa pelle, là dove i vecchi e l popul men feroce tendean lorecchie a tutte le novelle, levossi un pianto, un grido, unalta voce, con un batter di man chandò alle stelle; e chi poté fuggir non vi rimase, per serrarsi ne templi e ne le case. 22 Ma questo a pochi il brando rio conciede, chintorno ruota il Saracin robusto. Qui fa restar con mezza gamba un piede, là fa un capo sbalzar lungi dal busto; lun tagliare a traverso se gli vede, dal capo allanche un altro fender giusto: e di tanti chuccide, fere e caccia, non se gli vede alcun segnare in faccia. 23 Quel che la tigre de larmento imbelle ne campi ircani o là vicino al Gange, o l lupo de le capre e de lagnelle nel monte che Tifeo sotto si frange; quivi il crudel pagan facea di quelle non dirò squadre, non dirò falange, ma vulgo e populazzo voglio dire, degno, prima che nasca, di morire. 24 Non ne trova un che veder possa in fronte, fra tanti che ne taglia, fora e svena. Per quella strada che vien dritto al ponte di san Michel, sì popolata e piena, corre il fiero e terribil Rodomonte, e la sanguigna spada a cerco mena: non riguarda né al servo né al signore, né al giusto ha più pietà chal peccatore. 25 Religion non giova al sacerdote, né la innocenza al pargoletto giova: per sereni occhi o per vermiglie gote mercé né donna né donzella truova: la vecchiezza si caccia e si percuote; né quivi il Saracin fa maggior pruova di gran valor, che di gran crudeltade; che non discerne sesso, ordine, etade. 26 Non pur nel sangue uman lira si stende de lempio re, capo e signor degli empi, ma contra i tetti ancor, sì che nincende le belle case e i profanati tempi. Le case eran, per quel che se nintende, quasi tutte di legno in quelli tempi: e ben creder si può; chin Parigi ora de le diece le sei son così ancora. 27 Non par, quantunque il fuoco ogni cosa arda, che sì grande odio ancor saziar si possa. Dove saggrappi con le mani, guarda, sì che ruini un tetto ad ogni scossa. Signor, avete a creder che bombarda mai non vedeste a Padova sì grossa, che tanto muro possa far cadere, quanto fa in una scossa il re dAlgiere. 28 Mentre quivi col ferro il maledetto e con le fiamme facea tanta guerra, se di fuor Agramante avesse astretto, perduta era quel dì tutta la terra. ma non vebbe agio; che gli fu interdetto dal paladin che venìa dInghilterra col populo alle spalle inglese e scotto, dal Silenzio e da langelo condotto. 29 Dio volse che allentrar che Rodomonte fe ne la terra, e tanto fuoco accese, che presso ai muri il fior di Chiaramonte, Rinaldo, giunse, e seco il campo inglese. Tre leghe sopra avea gittato il ponte, e torte vie da man sinistra prese; che disegnando i barbari assalire, il fiume non lavesse ad impedire. 30 Mandato avea seimila fanti arcieri sotto laltiera insegna dOdoardo, e duomila cavalli, e più, leggieri dietro alla guida dAriman gagliardo; e mandati gli avea per li sentieri che vanno e vengon dritto al mar picardo, cha porta San Martino e San Dionigi entrassero a soccorso di Parigi. 31 I cariaggi e gli altri impedimenti con lor fece drizzar per questa strada. Egli con tutto il resto de le genti più sopra andò girando la contrada. Seco avean navi e ponti ed argumenti da passar Senna che non ben si guada. Passato ognuno, e dietro i ponti rotti, ne le lor schiere ordinò Inglesi e Scotti. 32 Ma prima quei baroni e capitani Rinaldo intorno avendosi ridutti, sopra la riva chalta era dai piani sì, che poteano udirlo e veder tutti, disse: - Signor, ben a levar le mani avete a Dio, che qui vabbia condutti, acciò, dopo un brevissimo sudore, sopra ogni nazion vi doni onore. 33 Per voi saran dui principi salvati, se levate lassedio a quelle porte: il vostro re, che voi sete ubligati da servitù difendere e da morte; ed uno imperator de più lodati che mai tenuto al mondo abbiano corte; e con loro altri re, duci e marchesi, signori e cavallier di più paesi. 34 Sì che, salvando una città, non soli Parigini ubligati vi saranno, che molto più che per li propri duoli, timidi, afflitti e sbigottiti stanno per le lor mogli e per li lor figliuoli cha un medesmo pericolo seco hanno, e per le sante vergini richiuse, choggi non sien dei voti lor deluse: 35 dico, salvando voi questa cittade, vubligate non solo i Parigini, ma dognintorno tutte le contrade. Non parlo sol dei populi vicini; ma non è terra per Cristianitade, che non abbia qua dentro cittadini: sì che, vincendo, avete da tenere che più che Francia vabbia obligo avere. 36 Se donavan gli antiqui una corona a chi salvasse a un cittadin la vita, or che degna mercede a voi si dona, salvando multitudine infinita? Ma se da invidia o da viltà sì buona e sì santa opra rimarrà impedita, credetemi che prese quelle mura, né Italia né Lamagna anco è sicura; 37 né qualunque altra parte ove sadori quel che volse per noi pender sul legno. Né voi crediate aver lontani i Mori, né che pel mar sia forte il vostro regno: che saltre volte quelli, uscendo fuori di Zibeltaro e de lErculeo segno, riportar prede da lisole vostre, che faranno or, savran le terre nostre? 38 Ma quando ancor nessuno onor, nessuno util vinanimasse a questa impresa, commun debito è ben soccorrer luno laltro, che militiàn sotto una Chiesa. Chio non vi dia rotti i nemici, alcuno non sia chi tema, e con poca contesa; che gente male esperta tutta parmi, senza possanza, senza cor, senzarmi. - 39 Poté con queste e con miglior ragioni, con parlare espedito e chiara voce eccitar quei magnanimi baroni Rinaldo, e quello esercito feroce: e fu, comè in proverbio, aggiunger sproni al buon corsier che già ne va veloce. Finito il ragionar, fece le schiere muover pian pian sotto le lor bandiere. 40 Senza strepito alcun, senza rumore fa il tripartito esercito venire: lungo il fiume a Zerbin dona lonore di dover prima i barbari assalire; e fa quelli dIrlanda con maggiore volger di via più tra campagna gire; e i cavallieri e i fanti dInghilterra col duca di Lincastro in mezzo serra. 41 Drizzati che gli ha tutti al lor camino, cavalca il paladin lungo la riva, e passa inanzi al buon duca Zerbino e a tutto il campo che con lui veniva; tanto chal re dOrano e al re Sobrino e agli altri lor compagni soprarriva, che mezzo miglio appresso a quei di Spagna guardavan da quel canto la campagna. 42 Lesercito cristian che con sì fida e sì sicura scorta era venuto, chebbe il Silenzio e langelo per guida, non poté ormai patir più di star muto. Sentiti gli nimici, alzò le grida, e de le trombe udir fe il suono arguto: e con lalto rumor charrivò al cielo, mandò ne lossa a Saracini il gelo. 43 Rinaldo inanzi agli altri il destrier punge; e con la lancia per cacciarla in resta lascia gli Scotti un tratto darco lunge, chogni indugio a ferir sì lo molesta. Come groppo di vento talor giunge, che si tra dietro unorrida tempesta, tal fuor di squadra il cavallier gagliardo venìa spronando il corridor Baiardo. 44 Al comparir del paladin di Francia, dan segno i Mori alle future angosce: tremare a tutti in man vedi la lancia, i piedi in staffa, e ne larcion le cosce. Re Puliano sol non muta guancia, che questo esser Rinaldo non conosce; né pensando trovar sì duro intoppo, gli muove il destrier contra di galoppo: 45 e su la lancia nel partir si stringe, e tutta in sé raccoglie la persona; poi con ambo gli sproni il destrier spinge, e le redine inanzi gli abandona. Da laltra parte il suo valor non finge, e mostra in fatti quel chin nome suona, quanto abbia nel giostrare e grazia ed arte, il figliuolo dAmone, anzi di Marte. 46 Furo al segnar degli aspri colpi, pari, che si posero i ferri ambi alla testa: ma furo in arme ed in virtù dispari, che lun via passa, e laltro morto resta. Bisognan di valor segni più chiari, che por con leggiadria la lancia in resta: ma fortuna anco più bisogna assai; che senza, val virtù raro o non mai. 47 La buona lancia il paladin racquista, e verso il re dOran ratto si spicca, che la persona avea povera e trista di cor, ma dossa e di gran polpe ricca. Questo por tra bei colpi si può in lista, ben chin fondo allo scudo gli lappicca: e chi non vuol lodarlo, abbialo escuso, perché non si potea giunger più in suso. 48 Non lo ritien lo scudo, che non entre, ben che fuor sia dacciar, dentro di palma; e che da quel gran corpo uscir pel ventre non faccia linequale e piccola alma. Il destrier che portar si credea, mentre durasse il lungo dì, sì grave salma, riferì in mente sua grazie a Rinaldo, cha quello incontro gli schivò un gran caldo. 49 Rotta lasta, Rinaldo il destrier volta tanto legger, che fa sembrar chabbia ale; e dove la più stretta e maggior folta stiparsi vede, impetuoso assale. Mena Fusberta sanguinosa in volta che fa larme parer di vetro frale: tempra di ferro il suo tagliar non schiva, che non vada a trovar la carne viva. 50 Ritrovar poche tempre e pochi ferri può la tagliente spada, ove sincappi, ma targhe, altre di cuoio, altre di cerri, giupe trapunte e attorcigliati drappi. Giusto è ben dunque che Rinaldo atterri qualunque assale, e fori e squarci e affrappi; che non più si difende da sua spada, cherba da falce, o da tempesta biada. 51 La prima schiera era già messa in rotta, quando Zerbin con lantiguardia arriva. Il cavallier inanzi alla gran frotta con la lancia arrestata ne veniva. La gente sotto il suo pennon condotta, con non minor fierezza lo seguiva: tanti lupi parean, tanti leoni chandassero assalir capre o montoni. 52 Spinse a un tempo ciascuno il suo cavallo, poi che fur presso; e sparì immantinente quel breve spazio, quel poco intervallo che si vedea fra luna e laltra gente. Non fu sentito mai più strano ballo; che ferian gli Scozzesi solamente: solamente i pagani eran distrutti, come sol per morir fosser condutti. 53 Parve più freddo ogni pagan che ghiaccio; parve ogni Scotto più che fiamma caldo. I Mori si credean chavere il braccio dovesse ogni cristian, chebbe Rinaldo. Mosse Sobrino i suoi schierati avaccio, senza aspettar che lo nvitasse araldo: de laltra squadra questa era migliore di capitano, darme e di valore. 54 DAfrica vera la men trista gente; ben che né questa ancor gran prezzo vaglia. Dardinel la sua mosse incontinente, e male armata, e peggio usa in battaglia; ben chegli in capo avea lelmo lucente, e tutto era coperto a piastra e a maglia. Io credo che la quarta miglior sia, con la qual Isolier dietro venìa. 55 Trasone intanto, il buon duca di Marra, che ritrovarsi allalta impresa gode, ai cavallieri suoi leva la sbarra, e seco invita alle famose lode, poi chIsolier con quelli di Navarra entrar ne la battaglia vede ed ode. Poi mosse Ariodante la sua schiera, che nuovo duca dAlbania fattera. 56 Lalto rumor de le sonore trombe, de timpani e de barbari stromenti, giunti al continuo suon darchi, di frombe, di machine, di ruote e di tormenti; e quel di che più par che l ciel ribombe, gridi, tumulti, gemiti e lamenti; rendeno un alto suon cha quel saccorda, con che i vicin, cadendo, il Nilo assorda. 57 Grande ombra dognintorno il cielo involve, nata dal saettar de li duo campi; lalito, il fumo del sudor, la polve par che ne laria oscura nebbia stampi. Or qua lun campo, or laltro là si volve: vedresti or come un segua, or come scampi; ed ivi alcuno, o non troppo diviso, rimaner morto ove ha il nimico ucciso. 58 Dove una squadra per stanchezza è mossa, unaltra si fa tosto andare inanti. Di qua di là la gente darme ingrossa: là cavallieri, e qua si metton fanti. La terra che sostien lassalto, è rossa: mutato ha il verde ne sanguigni manti; e doverano i fiori azzurri e gialli, giaceno uccisi or gli uomini e i cavalli. 59 Zerbin facea le più mirabil pruove che mai facesse di sua età garzone: lesercito pagan che ntorno piove, taglia ed uccide e mena a destruzione. Ariodante alle sue genti nuove mostra di sua virtù gran paragone; e dà di sé timore e meraviglia a quelli di Navarra e di Castiglia. 60 Chelindo e Mosco, i duo figli bastardi del morto Calabrun re dAragona, ed un che reputato fra gagliardi era, Calamidor da Barcelona, savean lasciato a dietro gli stendardi; e credendo acquistar gloria e corona per uccider Zerbin, gli furo adosso; e ne fianchi il destrier gli hanno percosso. 61 Passato da tre lance il destrier morto cade; ma il buon Zerbin subito è in piede; cha quei chal suo cavallo han fatto torto, per vendicarlo va dove gli vede: e prima a Mosco, al giovene inaccorto, che gli sta sopra, e di pigliar sel crede, mena di punta, e lo passa nel fianco, e fuor di sella il caccia freddo e bianco. 62 Poi che si vide tor, come di furto, Chelindo il fratel suo, di furor pieno venne a Zerbino, e pensò dargli durto; ma gli prese egli il corridor pel freno: trasselo in terra, onde non è mai surto, e non mangiò mai più biada né fieno; che Zerbin sì gran forza a un colpo mise, che lui col suo signor dun taglio uccise. 63 Come Calamidor quel colpo mira, volta la briglia per levarsi in fretta; ma Zerbin dietro un gran fendente tira, dicendo: - Traditore, aspetta, aspetta! - Non va la botta ove nandò la mira, non che però lontana vi si metta; lui non poté arrivar, ma il destrier prese sopra la groppa, e in terra lo distese. 64 Colui lascia il cavallo, e via carpone va per campar, ma poco gli successe; che venne caso che l duca Trasone gli passò sopra, e col peso loppresse. Ariodante e Lurcanio si pone dove Zerbino è fra le genti spesse; e seco hanno altri e cavallieri e conti, che fanno ognopra che Zerbin rimonti. 65 Menava Ariodante il brando in giro, e ben lo seppe Artalico e Margano; ma molto più Etearco e Casimiro la possanza sentir di quella mano: i primi duo feriti se ne giro, rimaser gli altri duo morti sul piano. Lurcanio fa veder quanto sia forte; che fere, urta, riversa e mette a morte. 66 Non crediate, Signor, che fra campagna pugna minor che presso al fiume sia, né cha dietro lesercito rimagna, che di Lincastro il buon duca seguia. Le bandiere assalì questo di Spagna, e molto ben di par la cosa gìa; che fanti, cavallieri e capitani di qua e di là sapean menar le mani. 67 Dinanzi vien Oldrado e Fieramonte, un duca di Glocestra, un dEborace; con lor Ricardo, di Varvecia conte, e di Chiarenza il duca, Enrigo audace. Han Matalista e Follicone a fronte, e Baricondo ed ogni lor seguace. Tiene il primo Almeria, tiene il secondo Granata, tien Maiorca Baricondo. 68 La fiera pugna un pezzo andò di pare, che vi si discernea poco vantaggio. Vedeasi or luno or laltro ire e tornare, come le biade al ventolin di maggio, o come sopra l lito un mobil mare or viene or va, né mai tiene un viaggio. Poi che fortuna ebbe scherzato un pezzo, dannosa ai Mori ritornò da sezzo. 69 Tutto in un tempo il duca di Glocestra a Matalista fa votar larcione; ferito a un tempo ne la spalla destra Fieramonte riversa Follicone: e lun pagano e laltro si sequestra, e tra glInglesi se ne va prigione. E Baricondo a un tempo riman senza vita per man del duca di Chiarenza. 70 Indi i pagani tanto a spaventarsi, indi i fedeli a pigliar tanto ardire, che quei non facean altro che ritrarsi e partirsi da lordine e fuggire, e questi andar inanzi ed avanzarsi sempre terreno, e spingere e seguire: e se non vi giungea chi lor dié aiuto, il campo da quel lato era perduto. 71 Ma Ferraù, che sin qui mai non sera dal re Marsilio suo troppo disgiunto, quando vide fuggir quella bandiera, e lesercito suo mezzo consunto, spronò il cavallo, e dove ardea più fiera la battaglia, lo spinse; e arrivò a punto che vide dal destrier cadere in terra col capo fesso Olimpio da la Serra; 72 un giovinetto che col dolce canto, concorde al suon de la cornuta cetra, dintenerire un cor si dava vanto, ancor che fosse più duro che pietra. Felice lui, se contentar di tanto onor sapeasi, e scudo, arco e faretra aver in odio, e scimitarra e lancia, che lo fecer morir giovine in Francia! 73 Quando lo vide Ferraù cadere, che solea amarlo e avere in molta estima, si sente di lui sol via più dolere, che di millaltri che periron prima: e sopra chi luccise in modo fere, che gli divide lelmo da la cima per la fronte, per gli occhi e per la faccia, per mezzo il petto, e morto a terra il caccia. 74 Ne qui sindugia; e il brando intorno ruota, chogni elmo rompe, ogni lorica smaglia; a chi segna la fronte, a chi la gota, ad altri il capo, ad altri il braccio taglia; or questo or quel di sangue e dalma vota: e ferma da quel canto la battaglia, onde la spaventata ignobil frotta senza ordine fuggia spezzata e rotta. 75 Entrò ne la battaglia il re Agramante, duccider gente e di far pruove vago; e seco ha Baliverzo, Farurante, Prusion, Soridano e Bambirago. Poi son le genti senza nome tante, che del lor sangue oggi faranno un lago, che meglio conterei ciascuna foglia, quando lautunno gli arbori ne spoglia. 76 Agramante dal muro una gran banda di fanti avendo e di cavalli tolta, col re di Feza subito li manda, che dietro ai padiglion piglin la volta, e vadano ad opporsi a quei dIrlanda, le cui squadre vedea con fretta molta, dopo gran giri e larghi avolgimenti, venir per occupar gli alloggiamenti. 77 Fu l re di Feza ad esequir ben presto; chogni tardar troppo nociuto avria. Raguna intanto il re Agramante il resto; parte le squadre, e alla battaglia invia. Egli va al fiume; che gli par chin questo luogo del suo venir bisogno sia: e da quel canto un messo era venuto del re Sobrino a domandare aiuto. 78 Menava in una squadra più di mezzo il campo dietro; e sol del gran rumore tremar gli Scotti, e tanto fu il ribrezzo, chabbandonavan lordine e lonore. Zerbin, Lurcanio e Ariodante in mezzo vi restar soli incontra a quel furore; e Zerbin, chera a pié, vi peria forse, mal buon Rinaldo a tempo se naccorse. 79 Altrove intanto il paladin savea fatto inanzi fuggir cento bandiere. Or che lorecchie la novella rea del gran periglio di Zerbin gli fere, cha piedi fra la gente cirenea lasciato solo aveano le sue schiere, volta il cavallo, e dove il campo scotto vede fuggir, prende la via di botto. 80 Dove gli Scotti ritornar fuggendo vede, sappara, e grida: - Or dove andate? perché tanta viltade in voi comprendo, che a sì vil gente il campo abbandonate? Ecco le spoglie, de le quali intendo chesser dovean le vostre chiese ornate. Oh che laude, oh che gloria, che l figliuolo del vostro re si lasci a piedi e solo! - 81 Dun suo scudier una grossa asta afferra, e vede Prusion poco lontano, re dAlvaracchie, e adosso se gli serra, e de larcion lo porta morto al piano. Morto Agricalte e Bambirago atterra: dopo fere aspramante Soridano; e come gli altri lavria messo a morte, se nel ferir la lancia era più forte. 82 Stringe Fusberta, poi che lasta è rotta, e tocca Serpentin, quel da la Stella. Fatate larme avea, ma quella botta pur tramortito il manda fuor di sella. E così al duca de la gente scotta fa piazza intorno spaziosa e bella; sì che senza contesa un destrier puote salir di quei che vanno a selle vote. 83 E ben si ritrovò salito a tempo, che forse nol facea, se più tardava: perché Agramante e Dardinello a un tempo, Sobrin col re Balastro varrivava. Ma egli, che montato era per tempo, di qua e di là col brando saggirava, mandando or questo or quel giù ne linferno a dar notizia del viver moderno. 84 Il buon Rinaldo, il quale a porre in terra i più dannosi avea sempre riguardo, la spada contra il re Agramante afferra, che troppo gli parea fiero e gagliardo (facea egli sol più che mille altri guerra); e se gli spinse adosso con Baiardo: lo fere a un tempo ed urta di traverso, sì che lui col destrier manda riverso. 85 Mentre di fuor con sì crudel battaglia, odio, rabbia, furor lun laltro offende, Rodomonte in Parigi il popul taglia, le belle case e i sacri templi accende. Carlo, chin altra parte si travaglia, questo non vede, e nulla ancor ne ntende: Odoardo raccoglie ed Arimanno ne la città, col lor popul britanno. 86 A lui venne un scudier pallido in volto, che potea a pena trar del petto il fiato. - Ahimè! signor, ahimè - replica molto, prima chabbia a dir altro incominciato: - Oggi il romano Imperio, oggi è sepolto; oggi ha il suo popul Cristo abandonato: il demonio dal cielo è piovuto oggi, perché in questa città più non salloggi. 87 Satanasso (perchaltri esser non puote) strugge e ruina la città infelice. Volgiti e mira le fumose ruote de la rovente fiamma predatrice; ascolta il pianto che nel ciel percuote; e faccian fede a quel che l servo dice. Un solo è quel cha ferro e a fuoco strugge la bella terra, e inanzi ognun gli fugge. - 88 Quale è colui che prima oda il tumulto, e de le sacre squille il batter spesso, che vegga il fuoco a nessun altro occulto, cha sé, che più gli tocca, e gli è più presso; tal è il re Carlo, udendo il nuovo insulto, e conoscendol poi con locchio istesso: onde lo sforzo di sua miglior gente al grido drizza e al gran rumor che sente. 89 Dei paladini e dei guerrier più degni Carlo si chiama dietro una gran parte, e vêr la piazza fa drizzare i segni; che l pagan sera tratto in quella parte. Ode il rumor, vede gli orribil segni di crudeltà, lumane membra sparte. Ora non più: ritorni unaltra volta chi voluntier la bella istoria ascolta. |
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