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1 Ben furo aventurosi i cavallieri cherano a quella età, che nei valloni, ne le scure spelonche e boschi fieri, tane di serpi, dorsi e di leoni, trovavan quel che nei palazzi altieri a pena or trovar puon giudici buoni: donne, che ne la lor più fresca etade sien degne daver titol di beltade. 2 Di sopra vi narrai che ne la grotta avea trovato Orlando una donzella, e che la dimandò chivi condotta lavesse: or seguitando, dico chella, poi che più dun signiozzo lha interrotta, con dolce e suavissima favella al conte fa le sue sciagure note, con quella brevità che meglio puote. 3 - Ben che io sia certa (dice), o cavalliero, chio porterò del mio parlar supplizio, perché a colui che qui mha chiusa, spero che costei ne darà subito indizio; pur son disposta non celarti il vero, e vada la mia vita in precipizio. E chaspettar possio da lui più gioia, che l si disponga un dì voler chio muoia? 4 Isabella sono io, che figlia fui del re mal fortunato di Gallizia. Ben dissi fui; chor non son più di lui, ma di dolor, daffanno e di mestizia. Colpa dAmor; chio non saprei di cui dolermi più che de la sua nequizia, che dolcemente nei principi applaude, e tesse di nascosto inganno e fraude. 5 Già mi vivea di mia sorte felice, gentil, giovane, ricca, onesta e bella: vile e povera or sono, or infelice; e saltra è peggior sorte, io sono in quella. Ma voglio sappi la prima radice che produsse quel mal che mi flagella; e ben chaiuto poi da te non esca, poco non mi parrà, che te nincresca. 6 Mio patre fe in Baiona alcune giostre, esser denno oggimai dodici mesi. Trasse la fama ne le terre nostre cavallieri a giostrar di più paesi. Fra gli altri (o sia chAmor così mi mostre, o che virtù pur se stessa palesi) mi parve da lodar Zerbino solo, che del gran re di Scozia era figliuolo. 7 Il qual poi che far pruove in campo vidi miracolose di cavalleria, fui presa del suo amore; e non mavidi, chio mi conobbi più non esser mia. E pur, ben che l suo amor così mi guidi, mi giova sempre avere in fantasia chio non misi il mio core in luogo immondo, ma nel più degno e bel choggi sia al mondo. 8 Zerbino di bellezza e di valore sopra tutti i signori era eminente. Mostrammi, e credo mi portasse amore, e che di me non fosse meno ardente. Non ci mancò chi del commune ardore interprete fra noi fosse sovente, poi che di vista ancor fummo disgiunti; che gli animi restar sempre congiunti. 9 Però che dato fine alla gran festa, Il mio Zerbino in Scozia fe ritorno. Se sai che cosa è amor, ben sai che mesta restai, di lui pensando notte e giorno; ed era certa che non men molesta fiamma intorno al suo cor facea soggiorno. Egli non fece al suo disio più schermi, se non che cercò via di seco avermi. 10 E perché vieta la diversa fede (essendo egli cristiano, io saracina) chal mio padre per moglie non mi chiede, per furto indi levarmi si destina. Fuor de la ricca mia patria, che siede tra verdi campi allato alla marina, aveva un bel giardin sopra una riva, che colli intorno e tutto il mar scopriva. 11 Gli parve il luogo a fornir ciò disposto, che la diversa religion ci vieta; e mi fa saper lordine che posto avea di far la nostra vita lieta. Appresso a Santa Marta avea nascosto con gente armata una galea secreta, in guardia dOdorico di Biscaglia, in mare e in terra mastro di battaglia. 12 Né potendo in persona far leffetto, perchegli allora era dal padre antico a dar soccorso al re di Framcia astretto, manderia in vece sua questo Odorico, che fra tutti i fedeli amici eletto savea pel più fedele e pel più amico: e bene esser dovea, se i benefici sempre hanno forza dacquistar gli amici. 13 Verria costui sopra un navilio armato, al terminato tempo indi a levarmi. E così venne il giorno disiato, che dentro il mio giardin lasciai trovarmi. Odorico la notte, accompagnato di gente valorosa allacqua e allarmi, smontò ad un fiume alla città vicino, e venne chetamente al mio giardino. 14 Quindi fui tratta alla galea spalmata, prima che la città navesse avisi. De la famiglia ignuda e disarmata altri fuggiro, altri restaro uccisi, parte captiva meco fu menata. Così da la mia terra io mi divisi, con quanto gaudio non ti potrei dire, sperando in breve il mio Zerbin fruire. 15 Voltati sopra Mongia eramo a pena, quando ci assalse alla sinistra sponda un vento che turbò laria serena, e turbò il mare, e al ciel gli levò londa. Salta un maestro cha traverso mena, e cresce ad ora ad ora, e soprabonda; e cresce e soprabonda con tal forza, che val poco alternar poggia con orza. 16 Non giova calar vele, e larbor sopra corsia legar, né ruinar castella; che ci veggian mal grado portar sopra acuti scogli, appresso alla Rocella. Se non ci aiuta quel che sta di sopra, ci spinge in terra la crudel procella. Il vento rio ne caccia in maggior fretta, che darco mai non si aventò saetta. 17 Vide il periglio il Biscaglino, e a quello usò un rimedio che fallir suol spesso: ebbe ricorso subito al battello; calossi, e me calar fece con esso. Sceser dui altri, e ne scendea un drappello, se i primi scesi lavesser concesso; ma con le spade li tenner discosto, tagliar la fune, e ci allargammo tosto. 18 Fummo gittati a salvamento al lito noi che nel palischermo eramo scesi; periron gli altri col legno sdrucito; in preda al mare andar tutti gli arnesi. Alleterna Bontade, allinfinito Amor, rendendo grazie, le man stesi, che non mavessi dal furor marino lasciato tor di riveder Zerbino. 19 Come chio avessi sopra il legno e vesti lasciato e gioie e laltre cose care, pur che la speme di Zerbin mi resti, contenta son che sabbi il resto il mare. Non sono, ove scendemo, i liti pesti dalcun sentier, né intorno albergo appare; ma solo il monte, al qual mai sempre fiede lombroso capo il vento, e l mare il piede. 20 Quivi il crudo tiranno Amor, che sempre dogni promessa sua fu disleale, e sempre guarda come involva e stempre ogni nostro disegno razionale, mutò con triste e disoneste tempre mio conforto in dolor, mio bene in male; che quellamico, in chi Zerbin si crede, di desire arse, ed agghiacciò di fede. 21 O che mavesse in mar bramata ancora, né fosse stato a dimostrarlo ardito, o cominciassi il desiderio allora che lagio vebbe dal solingo lito; disegnò quivi senza più dimora condurre a fin lingordo suo appetito; ma prima da sé torre un de li dui che nel battel campati eran con nui. 22 Quellera omo di Scozia, Almonio detto, che mostrava a Zerbin portar gran fede; e commendato per guerrier perfetto da lui fu, quando ad Odorico il diede. Disse a costui, che biasmo era e difetto, se mi traeano alla Rocella a piede; e lo pregò chinanti volesse ire a farmi incontra alcun ronzin venire. 23 Almonio, che di ciò nulla temea, immantinente inanzi il camin piglia alla città che l bosco ci ascondea, e non era lontana oltra sei miglia. Odorico scoprir sua voglia rea allaltro finalmente si consiglia; sì perché tor non se lo sa dappresso, sì perché avea gran confidenza in esso. 24 Era Corebo di Bilbao nomato quel di chio parlo, che con noi rimase; che da fanciullo picciolo allevato sera con lui ne le medesme case. Poter con lui communicar lingrato pensiero il traditor si persuase, sperando chad amar saria più presto il piacer de lamico, che lonesto. 25 Corebo, che gentile era e cortese, non lo potè ascoltar senza gran sdegno: lo chiamò traditore, e gli contese con parole e con fatti il rio disegno. Grande ira alluno e allaltro il core accese, e con le spade nude ne fer segno. Al trar de ferri, io fui da la paura volta a fuggir per lalta selva oscura. 26 Odorico, che maestro era di guerra, in pochi colpi a tal vantaggio venne, che per morto lasciò Corebo in terra, e per le mie vestigie il camin tenne. Prestògli Amor (se l mio creder non erra), acciò potesse giungermi, le penne; e glinsegnò molte lusinghe e prieghi, con che ad amarlo e compiacer mi pieghi. 27 Ma tutto è indarno; che fermata e certa più tosto era a morir, cha satisfarli. Poi chogni priego, ogni lusinga esperta ebbe e minacce, e non potean giovarli, si ridusse alla forza a faccia aperta. Nulla mi val che supplicando parli de la fé chavea in lui Zerbino avuta, e chio ne le sue man mera creduta. 28 Poi che gittar mi vidi i prieghi invano, né mi sperare altronde altro soccorso, e che più sempre cupido e villano a me venìa, come famelico orso; io mi difesi con piedi e con mano, ed adopravi sin a lugne e il morso: pelagli il mento, e gli graffiai la pelle, con stridi che nandavano alle stelle. 29 Non so se fosse caso, o li miei gridi che si doveano udir lungi una lega, o pur chusati sian correre ai lidi quando navilio alcun si rompe o anniega; sopra il monte una turba apparir vidi, e questa al mare e verso noi si piega. Come la vede il Biscaglin venire, lascia limpresa, e voltasi a fuggire. 30 Contra quel disleal mi fu adiutrice questa turba, signor; ma a quella image che sovente in proverbio il vulgo dice: cader de la padella ne le brage. Gli è ver chio non son stata sì infelice, né le lor menti ancor tanto malvage, chabbino violata mia persona: non che sia in lor virtù, né cosa buona. 31 Ma perché se mi serban, come io sono, vergine, speran vendermi più molto. Finito è il mese ottavo e viene il nono, che fu il mio vivo corpo qui sepolto. Del mio Zerbino ogni speme abbandono; che già, per quanto ho da lor detti accolto, mhan promessa e venduta a un mercadante, che portare al soldan mi de in Levante. - 32 Così parlava la gentil donzella; e spesso con signiozzi e con sospiri interrompea langelica favella, da muovere a pietade aspidi e tiri. Mentre sua doglia così rinovella, o forse disacerba i suoi martiri, da venti uomini entrar ne la spelonca, armati chi di spiedo e chi di ronca. 33 Il primo dessi, uom di spietato viso, ha solo un occhio, e sguardo scuro e bieco; laltro, dun colpo che gli avea reciso il naso e la mascella, è fatto cieco. Costui vedendo il cavalliero assiso con la vergine bella entro allo speco, volto a compagni, disse: - Ecco augel nuovo, a cui non tesi, e ne la rete il truovo. - 34 Poi disse al conte: - Uomo non vidi mai più commodo di te, né più opportuno. Non so se ti se apposto, o se lo sai perché te labbia forse detto alcuno, che sì bellarme io desiava assai, e questo tuo leggiadro abito bruno. Venuto a tempo veramente sei, per riparare agli bisogni miei. - 35 Sorrise amaramente, in piè salito, Orlando, e fe risposta al mascalzone: - Io ti venderò larme ad un partito che non ha mercadante in sua ragione. - Del fuoco, chavea appresso, indi rapito pien di fuoco e di fumo uno stizzone, trasse, e percosse il malandrino a caso, dove confina con le ciglia il naso. 36 Lo stizzone ambe le palpebre colse, ma maggior danno fe ne la sinistra; che quella parte misera gli tolse, che de la luce sola, era ministra. Né dacciecarlo contentar si volse il colpo fier, sancor non lo registra tra quelli spirti che con suoi compagni fa star Chiron dentro ai bollenti stagni. 37 Ne la spelonca una gran mensa siede grossa duo palmi, e spaziosa in quadro, che sopra un mal pulito e grosso piede, cape con tutta la famiglia il ladro. Con quellagevolezza che si vede gittar la canna lo Spagnuol leggiadro, Orlando il grave desco da sé scaglia dove ristretta insieme è la canaglia. 38 A chil petto, a chil ventre, a chi la testa, a chi rompe le gambe, a chi le braccia; di chaltri muore, altri storpiato resta: chi meno è offeso, di fuggir procaccia. Così talvolta un grave sasso pesta e fianchi e lombi, e spezza capi e schiaccia, gittato sopra un gran drapel di biscie, che dopo il verno al sol si goda e liscie. 39 Nascono casi, e non saprei dir quanti: una muore, una parte senza coda, unaltra non si può muover davanti, e l deretano indarno aggira e snoda; unaltra, chebbe più propizi i santi, striscia fra lerbe, e va serpendo a proda. Il colpo orribil fu, ma non mirando, poi che lo fece il valoroso Orlando. 40 Quei che la mensa o nulla o poco offese (e Turpin scrive a punto che fur sette), ai piedi raccomandan sue difese: ma ne luscita il paladin si mette; e poi che presi gli ha senza contese, le man lor lega con la fune istrette, con una fune al suo bisogno destra, che ritrovò ne la casa silvestra. 41 Poi li trascina fuor de la spelonca, dove facea grande ombra un vecchio sorbo. Orlando con la spada i rami tronca, e quelli attacca per vivanda al corbo. Non bisognò catena in capo adonca; che per purgare il mondo di quel morbo, larbor medesmo gli uncini prestolli, con che pel mento Orlando ivi attaccolli. 42 La donna vecchia, amica a malandrini, poi che restar tutti li vide estinti, fuggì piangendo e con le mani ai crini, per selve e boscherecci labirinti. Dopo aspri e malagevoli camini, a gravi passi e dal timor sospinti, in ripa un fiume in un guerrier scontrosse; ma diferisco a ricontar chi fosse: 43 e torno allaltra, che si raccomanda al paladin che non la lasci sola; e dice di seguirlo in ogni banda. Cortesemente Orlando la consola; e quindi, poi chuscì con la ghirlanda di rose adorna e di purpurea stola la bianca Aurora al solito camino, partì con Isabella il paladino. 44 Senza trovar cosa che degna sia distoria, molti giorni insieme andaro; e finalmente un cavallier per via, che prigione era tratto, riscontraro. chi fosse, dirò poi; chor me ne svia tal, di chi udir non vi sarà men caro: la figliuola dAmon, la qual lasciai languida dianzi in amorosi guai. 45 La bella donna, disiando invano cha lei facesse il suo Ruggier ritorno, stava a Marsilia, ove allo stuol pagano dava da travagliar quasi ogni giorno; il qual scorrea, rubando in monte e in piano, per Linguadoca e per Provenza intorno: ed ella ben facea lufficio vero di savio duca e dottimo guerriero. 46 Standosi quivi, e di gran spazio essendo passato il tempo che tornare a lei il suo Ruggier dovea, né lo vedendo, vivea in timor di mille casi rei. Un dì fra gli altri, che di ciò piangendo stava solinga, le arrivò colei che portò ne lannel la medicina che sanò il cor chavea ferito Alcina. 47 Come a sé ritornar senza il suo amante, dopo si lungo termine, la vede, resta pallida e smorta, e sì tremante, che non ha forza di tenersi in piede: ma la maga gentil le va davante ridendo, poi che del timor savede; e con viso giocondo la conforta, qual aver suol chi buone nuove apporta. 48 - Non temer (disse) di Ruggier, donzella, chè vivo e sano, e come suol, tadora; ma non è già in sua libertà; che quella pur gli ha levata il tuo nemico ancora: ed è bisogno che tu monti in sella, se brami averlo, e che mi segui or ora; che se mi segui, io taprirò la via donde per te Ruggier libero fia. - 49 E seguitò, narrandole di quello magico error che gli avea ordito Atlante: che simulando dessa il viso bello, che captiva parea del rio gigante, tratto lavea ne lincantato ostello, dove sparito poi gli era davante; e come tarda con simile inganno le donne e i cavallier che di là vanno. 50 A tutti par, lincantator mirando, mirar quel che per sé brama ciascuno, donna, scudier, compagno, amico; quando il desiderio uman non è tutto uno. Quindi il palagio van tutti cercando con lungo affanno, senza frutto alcuno; e tanta è la speranza e il gran disire del ritrovar, che non ne san partire. 51 Come tu giungi (disse) in quella parte che giace presso allincantata stanza, verrà lincantatore a ritrovarte, che terrà di Ruggiero ogni sembianza; e ti farà parer con sua malarte, chivi lo vinca alcun di più possanza, acciò che tu per aiutarlo vada dove con gli altri poi ti tenga a bada. 52 Acciò linganni, in che son tanti e tanti caduti, non ti colgan, sie avertita, che se ben di Ruggier viso e sembianti ti parrà di veder, che chieggia aita, non gli dar fede tu; ma, come avanti ti vien, fagli lasciar lindegna vita: né dubitar perciò che Ruggier muoia, ma ben colui che ti dà tanta noia. 53 Ti parrà duro assai, ben lo conosco, uccidere un che sembri il tuo Ruggiero: pur non dar fede allocchio tuo, che losco farà lincanto, e celeragli il vero. Fermati, pria chio ti conduca al bosco, sì che poi non si cangi il tuo pensiero; che sempre di Ruggier rimarrai priva, se lasci per viltà che l mago viva. - 54 La valorosa giovane, con questa intenzion che l fraudolente uccida, a pigliar larme ed a seguire è presta Melissa; che sa ben quanto lè fida. Quella, or per terren culto, or per foresta, a gran giornate e in gran fretta la guida, cercando alleviarle tuttavia con parlar grato la noiosa via. 55 E più di tutti i bei ragionamenti, spesso le ripetea chuscir di lei e di Ruggier doveano gli eccellenti principi e gloriosi semidei. Come a Melissa fossino presenti tutti i secreti degli eterni dei, tutte le cose ella sapea predire, chavean per molti seculi a venire. 56 - Deh, come, o prudentissima mia scorta (dicea a la maga linclita donzella), molti anni prima tu mhai fatta accorta di tanta mia viril progenie bella; così dalcuna donna mi conforta, che di mia stirpe sia, salcuna in quella metter si può tra belle e virtuose. - E la cortese maga le rispose: 57 - Da te uscir veggio le pudiche donne, madri dimperatori e di gran regi, reparatrici e solide colonne di case illustri e di domìni egregi; che men degne non son ne le lor gonne, chin arme i cavallier, di sommi pregi, di pietà, di gran cor, di gran prudenza, di somma e incomparabil continenza. 58 E sio avrò da narrarti di ciascuna che ne la stirpe tua sia donor degna, troppo sarà; chio non ne veggio alcuna che passar con silenzio mi convegna. Ma ti farò, tra mille, scelta duna o di due coppie, acciò cha fin ne vegna. Ne la spelonca perché nol dicesti? che limagini ancor vedute avresti. 59 De la tua chiara stirpe uscirà quella dopere illustri e di bei studi amica, chio non so ben se più leggiadra e bella mi debba dire, o più saggia e pudica, liberale e magnanima Isabella, che del bel lume suo dì e notte aprica farà la terra che sul Menzo siede, a cui la madre dOcno il nome diede: 60 dove onorato e splendido certame avrà col suo dignissimo consorte, chi di lor più le virtù prezzi ed ame, e chi meglio apra a cortesia le porte. Sun narrerà chal Taro e nel Reame fu a liberar da Galli Italia forte; laltra dirà: - Sol perché casta visse Penelope, non fu minor dUlisse. - 61 Gran cose e molte in brevi detti accolgo di questa donna e più dietro ne lasso, che in quelli dì chio mi levai dal volgo, mi fe chiare Merlin dal cavo sasso. E sin questo gran mar la vela sciolgo, di lunga Tifi in navigar trapasso. Conchiudo in somma, chella avrà, per dono, de la virtù e del ciel, ciò chè di buono. 62 Seco avrà la sorella Beatrice, a cui si converrà tal nome a punto: chessa non sol del ben che qua giù lice, per quel che viverà, toccherà il punto; ma avrà forza di far seco felice, fra tutti i ricchi duci, il suo congiunto, il qual, come ella poi lascerà il mondo, così de linfelici andrà nel fondo. 63 E Moro e Sforza e Viscontei colubri, lei viva, formidabili saranno da liperboree nievi ai lidi rubri, da lIndo ai monti chal tuo mar via danno: lei morta, andran col regno deglInsubri, e con grave di tutta Italia danno, in servitute; e fia stimata, senza costei, ventura la somma prudenza. 64 Vi saranno altre ancor, chavranno il nome medesmo, e nasceran moltanni prima: di chuna sornerà le sacre chiome de la corona di Pannonia opima; unaltra, poi che le terrene some lasciate avrà, fia ne lausonio clima collocata nel numer de le dive, ed avrà incensi e imagini votive. 65 De laltre tacerò; che, come ho detto, lungo sarebbe a ragionar di tante; ben che per sé ciascuna abbia suggetto degno, cheroica e chiara tuba cante. Le Bianche, le Lucrezie io terrò in petto, e le Costanze e laltre, che di quante splendide case Italia reggeranno, reparatrici e madri ad esser hanno. 66 Più chaltre fosser mai, le tue famiglie saran ne le lor donne aventurose; non dico in quella più de le lor figlie, che ne lalta onestà de le lor spose. E acciò da te notizia anco si piglie di questa parte che Merlin mi espose, forse perchio l dovessi a te ridire, ho di parlarne non poco desire. 67 E dirò prima di Ricciarda, degno esempio di fortezza e donestade: vedova rimarrà, giovane, a sdegno di Fortuna; il che spesso ai buoni accade. I figli, privi del paterno regno, esuli andar vedrà in strane contrade, fanciulli in man degli aversari loro; ma infine avrà il suo male amplo ristoro. 68 De lalta stirpe dAragone antica non tacerò la splendida regina, di cui né saggia sì, né sì pudica veggio istoria lodar greca o latina, né a cui Fortuna più si mostri amica: poi che sarà da la Bontà divina elletta madre a parturir la bella progenie, Alfonso, Ippolito e Isabella. 69 Costei sarà la saggia Leonora, che nel tuo felice arbore sinesta. Che ti dirò de la seconda nuora, succeditrice prossima di questa? Lucrezia Borgia, di cui dora in ora le beltà, la virtù, la fama onesta e la fortuna crescerà, non meno che giovin pianta in morbido terreno. 70 Qual lo stagno allargento, il rame alloro, il campestre papavero alla rosa, pallido salce al sempre verde alloro, dipinto vetro a gemma preziosa; tal a costei, chancor non nata onoro, sarà ciascuna insino a qui famosa di singular beltà, di gran prudenza, e dogni altra lodevole eccellenza. 71 E sopra tutti gli altri incliti pregi che le saranno e a viva e a morta dati, si loderà che di costumi regi Ercole e gli altri figli avrà dotati, e dato gran principio ai ricchi fregi di che poi sorneranno in toga e armati; perché lodor non se ne va sì in fretta, chin nuovo vaso, o buono o rio, si metta. 72 Non voglio chin silenzio anco Renata di Francia, nuora di costei, rimagna, di Luigi il duodecimo re nata, e de leterna gloria di Bretagna. Ogni virtù chin donna mai sia stata, di poi che l fuoco scalda e lacqua bagna, e gira intorno il cielo, insieme tutta per Renata adornar veggio ridutta. 73 Lungo sarà che dAlda di Sansogna narri, o de la contessa di Celano, o di Bianca Maria di Catalogna, o de la figlia del re sicigliano, o de la bella Lippa da Bologna, e daltre; che sio vo di mano in mano venirtene dicendo le gran lode, entro in un alto mar che non ha prode. - 74 Poi che le raccontò la maggior parte de la futura stirpe a suo grandagio, più volte e più le replicò de larte chavea tratto Ruggier dentro al palagio. Melissa si fermò, poi che fu in parte vicina al luogo del vecchio malvagio; e non le parve di venir più inante, acciò veduta non fosse da Atlante. 75 E la donzella di nuovo consiglia di quel che mille volte ormai lha detto. La lascia sola; e quella oltre a dua miglia non cavalcò per un sentiero istretto, che vide quel chal suo Ruggier simiglia; e dui giganti di crudele aspetto intorno avea, che lo stringean sì forte, chera vicino esser condotto a morte. 76 Come la donna in tal periglio vede colui che di Ruggiero ha tutti i segni, subito cangia in sospizion la fede, subito oblia tutti i suoi bei disegni. Che sia in odio a Melissa Ruggier crede, per nuova ingiuria e non intesi sdegni, e cerchi far con disusata trama che sia morto da lei che così lama. 77 Seco dicea: - Non è Ruggier costui, che col cor sempre, ed or con gli occhi veggio? e sor non veggio e non conosco lui, che mai veder o mai conoscer deggio? perché voglio io de la credenza altrui che la veduta mia giudichi peggio? Che senza gli occhi ancor, sol per se stesso può il cor sentir se gli è lontano o appresso. - 78 Mentre che così pensa, ode la voce che le par di Ruggier, chieder soccorso; e vede quello a un tempo, che veloce sprona il cavallo e gli ralenta il morso, e lun nemico e laltro suo feroce, che lo segue e lo caccia a tutto corso. Di lor seguir la donna non rimase, che si condusse allincantate case. 79 De le quai non più tosto entrò le porte, che fu sommersa nel commune errore. Lo cercò tutto per vie dritte e torte invan di su e di giù, dentro e di fuore; né cessa notte o dì, tanto era forte lincanto: e fatto avea lincantatore, che Ruggier vede sempre e gli favella, né Ruggier lei, né lui riconosce ella. 80 Ma lasciàn Bradamante, e non vincresca udir che così resti in quello incanto; che quando sarà il tempo chella nesca, la farò uscire, e Ruggiero altretanto. Come raccende il gusto il mutar esca, così mi par che la mia istoria, quanto or qua or là più variata sia, meno a chi ludirà noiosa fia. 81 Di molte fila esser bisogno parme a condur la gran tela chio lavoro. E però non vi spiaccia dascoltarme, come fuor de le stanze il popul Moro davanti al re Agramante ha preso larme, che, molto minacciando ai Gigli doro, lo fa assembrare ad una mostra nuova, per saper quanta gente si ritruova. 82 Percholtre i cavallieri, oltre i pedoni chal numero sottratti erano in copia, mancavan capitani, e pur de buoni, e di Spagna e di Libia e dEtiopia, e le diverse squadre e le nazioni givano errando senza guida propia; per dare e capo ed ordine a ciascuna, tutto il campo alla mostra si raguna. 83 In supplimento de le turbe uccise ne le battaglie e ne fieri conflitti, lun signore in Ispagna, e laltro mise in Africa, ove molti neran scritti; e tutti alli lor ordini divise, e sotto i duci lor gli ebbe diritti. Differirò, Signor, con grazia vostra, ne laltro canto lordine e la mostra. |
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