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1 Quantunque debil freno a mezzo il corso animoso destrier spesso raccolga, raro è però che di ragione il morso libidinosa furia a dietro volga, quando il piacere ha in pronto; a guisa dorso che dal mel non sì tosto si distolga, poi che gli nè venuto odore al naso, o qualche stilla ne gustò sul vaso. 2 Qual ragion fia che l buon Ruggier raffrene, sì che non voglia ora pigliar diletto dAngelica gentil che nuda tiene nel solitario e commodo boschetto? Di Bradamante più non gli soviene, che tanto aver solea fissa nel petto: e se gli ne sovien pur come prima, pazzo è se questa ancor non prezza e stima; 3 con la qual non saria stato quel crudo Zenocrate di lui più continente. Gittato avea Ruggier lasta e lo scudo, e si traea laltre arme impaziente; quando abbassando pel bel corpo ignudo la donna gli occhi vergognosamente, si vide in dito il prezioso annello che già le tolse ad Albracca Brunello. 4 Questo è lannel chella portò già in Francia la prima volta che fe quel camino col fratel suo, che varrecò la lancia, la qual fu poi dAstolfo paladino. Con questo fe glincanti uscire in ciancia di Malagigi al petron di Merlino; con questo Orlando ed altri una matina tolse di servitù di Dragontina; 5 con questo uscì invisibil de la torre dove lavea richiusa un vecchio rio. A che voglio io tutte sue prove accorre, se le sapete voi così come io? Brunel sin nel giron lel venne a torre; chAgramante daverlo ebbe disio. Da indi in qua sempre Fortuna a sdegno ebbe costei, fin che le tolse il regno. 6 Or che sel vede, come ho detto, in mano, sì di stupore e dallegrezza è piena, che quasi dubbia di sognarsi invano, agli occhi, alla man sua dà fede a pena. Del dito se lo leva, e a mano a mano sel chiude in bocca: e in men che non balena, così dagli occhi di Ruggier si cela, come fa il sol quando la nube il vela. 7 Ruggier pur dognintorno riguardava, e saggirava a cerco come un matto; ma poi che de lannel si ricordava, scornato vi rimase e stupefatto: e la sua inavvertenza bestemiava, e la donna accusava di quello atto ingrato e discortese, che renduto in ricompensa gli era del suo aiuto. 8 - Ingrata damigella, è questo quello guiderdone (dicea), che tu mi rendi? che più tosto involar vogli lannello, chaverlo in don? Perché da me nol prendi? Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello e me ti dono, e come vuoi mi spendi; sol che l bel viso tuo non mi nascondi. Io so, crudel, che modi, e non rispondi. - 9 Così dicendo, intorno alla fontana brancolando nandava come cieco. Oh quante volte abbracciò laria vana, sperando la donzella abbracciar seco! Quella, che sera già fatta lontana, mai non cessò dandar, che giunse a un speco che sotto un monte era capace e grande, dove al bisogno suo trovò vivande. 10 Quivi un vecchio pastor, che di cavalle un grande armento avea, facea soggiorno. Le iumente pascean giù per la valle le tenere erbe ai freschi rivi intorno. Di qua di là da lantro erano stalle, dove fuggìano il sol del mezzo giorno. Angelica quel dì lunga dimora là dentro fece, e non fu vista ancora. 11 E circa il vespro, poi che rifrescossi, e le fu aviso esser posata assai, in certi drappi rozzi aviluppossi, dissimil troppo ai portamenti gai, che verdi, gialli, persi, azzurri e rossi ebbe, e di quante fogge furon mai. Non le può tor però tanto umil gonna, che bella non rassembri e nobil donna. 12 Taccia chi loda Fillide, o Neera, o Amarilli, o Galatea fugace; che desse alcuna sì bella non era, Titiro e Melibeo, con vostra pace. La bella donna tra fuor de la schiera de le iumente una che più le piace. Allora allora se le fece inante un pensier di tornarsene in Levante. 13 Ruggiero intanto, poi chebbe gran pezzo indarno atteso sella si scopriva, e che savide del suo error da sezzo, che non era vicina e non ludiva; dove lasciato avea il cavallo, avezzo in cielo e in terra, a rimontar veniva: e ritrovò che savea tratto il morso, e salia in aria a più libero corso. 14 Fu grave e mala aggiunta allaltro danno vedersi anco restar senza laugello. Questo, non men che l feminile inganno, gli preme al cor; ma più che questo e quello, gli preme e fa sentir noioso affanno laver perduto il prezioso annello; per le virtù non tanto chin lui sono, quanto che fu de la sua donna dono. 15 Oltremodo dolente si ripose indosso larme, e lo scudo alle spalle; dal mar slungossi, e per le piaggie erbose prese il camin verso una larga valle, dove per mezzo allalte selve ombrose vide il più largo e l più segnato calle. Non molto va, cha destra, ove più folta è quella selva, un gran strepito ascolta. 16 Strepito ascolta e spaventevol suono darme percosse insieme; onde saffretta tra pianta e pianta, e trova dui, che sono a gran battaglia in poca piazza e stretta. Non shanno alcun riguardo né perdono, per far, non so di che, dura vendetta. Luno è gigante, alla sembianza fiero; ardito laltro e franco cavalliero. 17 E questo con lo scudo e con la spada, di qua di là saltando, si difende, perché la mazza sopra non gli cada, con che il gigante a due man sempre offende. Giace morto il cavallo in su la strada. Ruggier si ferma, e alla battaglia attende; e tosto inchina lanimo, e disia che vincitore il cavallier ne sia. 18 Non che per questo gli dia alcun aiuto; ma si tira da parte, e sta a vedere. Ecco col baston grave il più membruto sopra lelmo a due man del minor fere. De la percossa è il cavallier caduto: laltro, che l vide attonito giacere, per dargli morte lelmo gli dislaccia; e fa sì che Ruggier lo vede in faccia. 19 Vede Ruggier de la sua dolce e bella e carissima donna Bradamante scoperto il viso; e lei vede esser quella a cui dar morte vuol lempio gigante: sì che a battaglia subito lappella, e con la spada nuda si fa inante: na quel, che nuova pugna non attende, la donna tramortita in braccio prende; 20 e se larreca in spalla, e via la porta, come lupo talor piccolo agnello, o laquila portar ne lugna torta suole o colombo o simile altro augello. Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa, e vien correndo a più poter; ma quello con tanta fretta i lunghi passi mena, che con gli occhi Ruggier lo segue a pena. 21 Così correndo luno, e seguitando laltro, per un sentiero ombroso e fosco, che sempre si venìa più dilatando, in un gran prato uscir fuor di quel bosco. Non più di questo; chio ritorno a Orlando, che l fulgur che portò già il re Cimosco, avea gittato in mar nel maggior fondo, acciò mai più non si trovasse al mondo. 22 Ma poco ci giovò: che l nimico empio de lumana natura, il qual del telo fu linventor, chebbe da quel lesempio, chapre le nubi e in terra vien dal cielo; con quasi non minor di quello scempio che ci diè quando Eva ingannò col melo, lo fece ritrovar da un negromante, al tempo de nostri avi, o poco inante. 23 La machina infernal, di più di cento passi dacqua ove stè ascosa moltanni, al sommo tratta per incantamento, prima portata fu tra gli Alamanni; li quali uno ed un altro esperimento facendone, e il demonio a nostri danni assuttigliando lor via più la mente, ne ritrovaro luso finalmente. 24 Italia e Francia e tutte laltre bande del mondo han poi la crudele arte appresa. Alcuno il bronzo in cave forme spande, che liquefatto ha la fornace accesa; bùgia altri il ferro; e chi picciol, chi grande il vaso forma, che più e meno pesa: e qual bombarda e qual nomina scoppio, qual semplice cannon, qual cannon doppio; 25 qual sagra, qual falcon, qual colubrina sento nomar, come al suo autor più agrada; che l ferro spezza, e i marmi apre e ruina, e ovunque passa si fa dar la strada. Rendi, miser soldato, alla fucina per tutte larme chai, fin alla spada; e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi; che senza, io so, non toccherai stipendi. 26 Come trovasti, o scelerata e brutta invenzion, mai loco in uman core? Per te la militar gloria è distrutta, per te il mestier de larme è senza onore; per te è il valore e la virtù ridutta, che spesso par del buono il rio migliore: non più la gagliardia, non più lardire per te può in campo al paragon venire. 27 Per te son giti ed anderan sotterra tanti signori e cavallieri tanti, prima che sia finita questa guerra, che l mondo, ma più Italia ha messo in pianti; che sio vho detto, il detto mio non erra, che ben fu il più crudele e il più di quanti mai furo al mondo ingegni empi e maligni, chimaginò sì abominosi ordigni. 28 E crederò che Dio, perché vendetta ne sia in eterno, nel profondo chiuda del cieco abisso quella maladetta anima, appresso al maladetto Giuda. Ma seguitiamo il cavallier chin fretta brama trovarsi allisola dEbuda, dove le belle donne e delicate son per vivanda a un marin mostro date. 29 Ma quanto avea più fretta il paladino, tanto parea che men lavesse il vento. Spiri o dal lato destro o dal mancino, o ne le poppe, sempre è così lento, che si può far con lui poco camino; e rimanea talvolta in tutto spento: soffia talor sì averso, che gli è forza o di tornare, o dir girando allorza. 30 Fu volontà di Dio che non venisse prima che l re dIbernia in quella parte, acciò con più facilità seguisse quel chudir vi farò fra poche carte. Sopra lisola sorti, Orlando disse al suo nochiero: - Or qui potrai fermarte, e l battel darmi; che portar mi voglio senzaltra compagnia sopra lo scoglio. 31 E voglio la maggior gomona meco, e lancora maggior chabbi sul legno: io ti farò veder perché larreco, se con quel mostro ad affrontar mi vegno. - Gittar fe in mare il palischermo seco, con tutto quel chera atto al suo disegno. Tutte larme lasciò, fuor che la spada; e vêr lo scoglio, sol, prese la strada. 32 Si tira i remi al petto, e tien le spalle volte alla parte ove discender vuole; a guisa che del mare o de la valle uscendo al lito, il salso granchio suole. Era ne lora che le chiome gialle la bella Aurora avea spiegate al Sole, mezzo scoperto ancora e mezzo ascoso, non senza sdegno di Titon geloso. 33 Fattosi appresso al nudo scoglio, quanto potria gagliarda man gittare un sasso, gli pare udire e non udire un pianto; sì allorecchie gli vien debole e lasso. Tutto si volta sul sinistro canto; e posto gli occhi appresso allonde al basso, vede una donna, nuda come nacque, legata a un tronco; e i piè le bagnan lacque. 34 Perché gli è ancor lontana, e perché china la faccia tien, non ben chi sia discerne. Tira in fretta ambi i remi, e savicina con gran disio di più notizia averne. Ma muggiar sente in questo la marina, e rimbombar le selve e le caverne: gonfiansi londe; ed ecco il mostro appare, che sotto il petto ha quasi ascoso il mare. 35 Come doscura valle umida ascende nube di pioggia e di tempesta pregna, che più che cieca notte si distende per tutto l mondo, e par che l giorno spegna; così nuota la fera, e del mar prende tanto, che si può dir che tutto il tegna: fremono londe. Orlando in sé raccolto, la mira altier, né cangia cor né volto. 36 E come quel chavea il pensier ben fermo di quanto volea far, si mosse ratto; e perché alla donzella essere schermo, e la fera assalir potesse a un tratto, entrò fra lorca e lei col palischermo, nel fodero lasciando il brando piatto: lancora con la gomona in man prese; poi con gran cor lorribil mostro attese. 37 Tosto che lorca saccostò, e scoperse nel schifo Orlando con poco intervallo, per ingiottirlo tanta bocca aperse, chentrato un uomo vi saria a cavallo. Si spinse Orlando inanzi, e se glimmerse con quella ancora in gola, e sio non fallo, col battello anco; e lancora attaccolle e nel palato e ne la lingua molle: 38 sì che né più si puon calar di sopra, né alzar di sotto le mascelle orrende. Così chi ne le mine il ferro adopra, la terra, ovunque si fa via, suspende, che subita ruina non lo cuopra, mentre malcauto al suo lavoro intende. Da un amo allaltro lancora è tanto alta, che non varriva Orlando, se non salta. 39 Messo il puntello, e fattosi sicuro che l mostro più serrar non può la bocca, stringe la spada, e per quel antro oscuro di qua e di là con tagli e punte tocca. Come si può, poi che son dentro al muro giunti i nimici, ben difender rocca; così difender lorca si potea dal paladin che ne la gola avea. 40 Dal dolor vinta, or sopra il mar si lancia, e mostra i fianchi e le scagliose schene; or dentro vi sattuffa, e con la pancia muove dal fondo e fa salir larene. Sentendo lacqua il cavallier di Francia, che troppo abonda, a nuoto fuor ne viene: lascia lancora fitta, e in mano prende la fune che da lancora depende. 41 E con quella ne vien nuotando in fretta verso lo scoglio; ove fermato il piede, tira lancora a sé, chin bocca stretta con le due punte il brutto mostro fiede. Lorca a seguire il canape è costretta da quella forza chogni forza eccede, da quella forza che più in una scossa tira, chin dieci un argano far possa. 42 Come toro selvatico chal corno gittar si senta un improvviso laccio, salta di qua di là, saggira intorno, si colca e lieva, e non può uscir dimpaccio; così fuor del suo antico almo soggiorno lorca tratta per forza di quel braccio, con mille guizzi e mille strane ruote segue la fune, e scior non se ne puote. 43 Di bocca il sangue in tanta copia fonde, che questo oggi il mar Rosso si può dire, dove in tal guisa ella percuote londe, chinsino al fondo le vedreste aprire; ed or ne bagna il cielo, e il lume asconde del chiaro sol: tanto le fa salire. Rimbombano al rumor chintorno sode, le selve, i monti e le lontane prode. 44 Fuor de la grotta il vecchio Proteo, quando ode tanto rumor, sopra il mare esce; e visto entrare e uscir de lorca Orlando, e al lito trar sì smisurato pesce, fugge per lalto oceano, obliando lo sparso gregge: e sì il tumulto cresce, che fatto al carro i suoi delfini porre, quel dì Nettuno in Etiopia corre. 45 Con Melicerta in collo Ino piangendo, e le Nereide coi capelli sparsi, Glauci e Tritoni, e gli altri, non sappiendo dove, chi qua chi là van per salvarsi. Orlando al lito trasse il pesce orrendo, col qual non bisognò più affaticarsi; che pel travaglio e per lavuta pena, prima morì, che fosse in su larena. 46 De lisola non pochi erano corsi a riguardar quella battaglia strana; i quai da vana religion rimorsi, così santopra riputar profana: e dicean che sarebbe un nuovo torsi Proteo nimico, e attizzar lira insana, da farli porre il marin gregge in terra, e tutta rinovar lantica guerra; 47 e che meglio sarà di chieder pace prima alloffeso dio, che peggio accada; e questo si farà, quando laudace gittato in mare a placar Proteo vada. Come dà fuoco luna a laltra face, e tosto alluma tutta una contrada, così dun cor ne laltro si difonde lira chOrlando vuol gittar ne londe. 48 Chi duna fromba e chi dun arco armato, chi dasta, chi di spada, al lito scende; e dinanzi e di dietro e dogni lato, lontano e appresso, a più poter loffende. Di sì bestiale insulto e troppo ingrato gran meraviglia il paladin si prende: pel mostro ucciso ingiuria far si vede, dove aver ne sperò gloria e mercede. 49 Ma come lorso suol, che per le fiere menato sia da Rusci o da Lituani, passando per la via, poco temere limportuno abbaiar di picciol cani, che pur non se li degna di vedere; così poco temea di quei villani il paladin, che con un soffio solo ne potrà fracassar tutto lo stuolo. 50 E ben si fece far subito piazza che lor si volse, e Durindana prese. Savea creduto quella gente pazza che le dovesse far poche contese, quando né indosso gli vedea corazza, né scudo in braccio, né alcun altro arnese; ma non sapea che dal capo alle piante dura la pelle avea più che diamante. 51 Quel che dOrlando agli altri far non lece, di far degli altri a lui già non è tolto. Trenta nuccise, e furo in tutto diece botte, o se più, non le passò di molto. Tosto intorno sgombrar larena fece; e per slegar la donna era già volto, quando nuovo tumulto e nuovo grido fe risuonar da unaltra parte il lido. 52 Mentre avea il paladin da questa banda così tenuto i barbari impediti, eran senza contrasto quei dIrlanda da più parte ne lisola saliti; e spenta ogni pietà, strage nefanda di quel popul facean per tutti i liti: fosse iustizia, o fosse crudeltade, né sesso riguardavano né etade. 53 Nessun ripar fan glisolani, o poco; parte, chaccolti son troppo improviso, parte, che poca gente ha il picciol loco, e quella poca è di nessun aviso. Laver fu messo a sacco; messo fuoco fu ne le case: il populo fu ucciso: le mura fur tutte adeguate al suolo: non fu lasciato vivo un capo solo. 54 Orlando, come gli appertenga nulla lalto rumor, le strida e la ruina, viene a colei che su la pietra brulla avea da divorar lorca marina. Guarda, e gli par conoscer la fanciulla; e più gli pare, e più che savicina: gli pare Olimpia: ed era Olimpia certo, che di sua fede ebbe sì iniquo merto. 55 Misera Olimpia! a cui dopo lo scorno che gli fe Amore, anco Fortuna cruda mandò i corsari (e fu il medesmo giorno), che la portaro allisola dEbuda. Riconosce ella Orlando nel ritorno che fa allo scoglio: ma perchella è nuda, tien basso il capo; e non che non gli parli, ma gli occhi non ardisce al viso alzarli. 56 Orlando domandò chiniqua sorte lavesse fatta allisola venire di là dove lasciata col consorte lieta lavea, quanto si può più dire. - Non so (disse ella) sio vho, che la morte voi mi schivaste, grazie a riferire, o da dolermi che per voi non sia oggi finita la miseria mia. 57 Io vho da ringraziar chuna maniera di morir mi schivaste troppo enorme; che troppo saria enorme, se la fera nel brutto ventre avesse avuto a porme. Ma già non vi ringrazio chio non pera; che morte sol può di miseria torme: ben vi ringrazierò, se da voi darmi quella vedrò, che dogni duol può trarmi. - 58 Poi con gran pianto seguitò, dicendo come lo sposo suo lavea tradita; che la lasciò su lisola dormendo, donde ella poi fu dai corsar rapita. E mentre ella parlava, rivolgendo sandava in quella guisa che scolpita o dipinta è Diana ne la fonte, che getta lacqua ad Ateone in fronte; 59 che, quanto può, nasconde il petto e l ventre, più liberal dei fianchi e de le rene. Brama Orlando chin porto il suo legno entre; che lei, che sciolta avea da le catene, vorria coprir dalcuna veste. Or mentre cha questo è intento, Oberto sopraviene, Oberto il re dIbernia, chavea inteso che l marin mostro era sul lito steso; 60 E che nuotando un cavallier era ito a porgli in gola unancora assai grave; e che lavea così tirato al lito, come si suol tirar contracqua nave. Oberto, per veder se riferito colui da chi lha inteso, il vero gli have, se ne vien quivi; e la sua gente intanto arde e distrugge Ebuda in ogni canto. 61 Il re dIbernia, ancor che fosse Orlando, di sangue tinto, e dacqua molle e brutto, brutto del sangue che si trasse quando uscì de lorca in chera entrato tutto, pel conte landò pur raffigurando; tanto più che ne lanimo avea indutto, tosto che del valor sentì la nuova, chaltri chOrlando non faria tal pruova. 62 Lo conoscea, perchera stato infante donore in Francia, e se nera partito per pigliar la corona, lanno inante, del padre suo chera di vita uscito. Tante volte veduto, e tante e tante gli avea parlato, chera in infinito. Lo corse ad abbracciare e a fargli festa, trattasi la celata chavea in testa. 63 Non meno Orlando di veder contento si mostrò il re, che l re di veder lui. Poi che furo a iterar labbracciamento una o due volte tornati amendui, narrò ad Oberto Orlando il tradimento che fu fatto alla giovane, e da cui fatto le fu; dal perfido Bireno, che via dognaltro lo dovea far meno. 64 Le prove gli narrò, che tante volte ella damarlo dimostrato avea: come i parenti e le sustanze tolte le furo, e al fin per lui morir volea; e chesso testimonio era di molte, e renderne buon conto ne potea. Mentre parlava, i begli occhi sereni de la donna di lagrime eran pieni. 65 Era il bel viso suo, quale esser suole da primavera alcuna volta il cielo, quando la pioggia cade, e a un tempo il sole si sgombra intorno il nubiloso velo. E come il rosignuol dolci carole mena nei rami alor del verde stelo, così alle belle lagrime le piume si bagna Amore, e gode al chiaro lume. 66 E ne la face de begli occhi accende laurato strale, e nel ruscello amorza, che tra vermigli e bianchi fiori scende: e temprato che lha, tira di forza contra il garzon, che né scudo difende, né maglia doppia, né ferrigna scorza; che mentre sta a mirar gli occhi e le chiome, si sente il cor ferito, e non sa come. 67 Le bellezze dOlimpia eran di quelle che son più rare: e non la fronte sola, gli occhi e le guance e le chiome avea belle, la bocca, il naso, gli omeri e la gola; ma discendendo giù da le mammelle, le parti che solea coprir la stola, fur di tanta eccellenza, chanteporse a quante navea il mondo potean forse. 68 Vinceano di candor le nievi intatte, ed eran più chavorio a toccar molli: le poppe ritondette parean latte che fuor dei giunchi allora allora tolli. Spazio fra lor tal discendea, qual fatte esser veggiàn fra picciolini colli lombrose valli, in sua stagione amene, che l verno abbia di nieve allora piene. 69 I rilevati fianchi e le belle anche, e netto più che specchio il ventre piano, pareano fatti, e quelle coscie bianche, da Fidia a torno, o da più dotta mano. Di quelle parti debbovi dir anche, che pur celare ella bramava invano? Dirò insomma, chin lei dal capo al piede, quantesser può beltà, tutta si vede. 70 Se fosse stata ne le valli Idee vista dal Pastor frigio, io non so quanto Vener, sebben vincea quellaltre dee, portato avesse di bellezza il vanto: né forso ito saria ne le Amiclee contrade esso a violar lospizio santo; ma detto avria: - Con Menelao ti resta, Elena pur; chaltra io non vo che questa. - 71 E se fosse costei stata a Crotone, quando Zeusi limagine far volse, che por dovea nel tempio di Iunone, e tante belle nude insieme accolse; e che, per una farne in perfezione, da chi una parte e da chi unaltra tolse: non avea da torre altra che costei; che tutte le bellezze erano in lei. 72 Io non credo che mai Bireno, nudo vedesse quel bel corpo; chio son certo che stato non saria mai così crudo, che lavesse lasciata in quel deserto. ChOberto se naccende, io vi concludo, tanto che l fuoco non può star coperto. Si studia consolarla, e darle speme chuscirà in bene il mal chora la preme: 73 e le promette andar seco in Olanda; né fin che ne lo stato la rimetta, e chabbia fatto iusta e memoranda di quel periuro e traditor vendetta, non cesserà con ciò che possa Irlanda, e lo farà quanto potrà più in fretta. Cercare intanto in quelle case e in queste facea di gonne e di feminee veste. 74 Bisogno non sarà, per trovar gonne, cha cercar fuor de lisola si mande; chogni dì se navea da quelle donne che de lavido mostro eran vivande. Non fe molto cercar, che ritrovonne di varie fogge Oberto copia grande; e fe vestir Olimpia, e ben glincrebbe non la poter vestir come vorrebbe. 75 Ma né sì bella seta o sì finoro mai Fiorentini industri tesser fenno; né chi ricama fece mai lavoro, postovi tempo, diligenza e senno, che potesse a costui parer decoro, se lo fêsse Minerva o il dio di Lenno, e degno di coprir sì belle membre, che forza è ad or ad or se ne rimembre. 76 Per più rispetti il paladino molto si dimostrò di questo amor contento: choltre che l re non lascerebbe asciolto Bireno andar di tanto tradimento, sarebbe anchesso per tal mezzo tolto di grave e di noioso impedimento, quivi non per Olimpia, ma venuto per dar, se vera, alla sua donna aiuto. 77 Chella non vera si chiarì di corto, ma già non si chiarì se vera stata; perché ognuomo ne lisola era morto, né un sol rimaso di sì gran brigata. Il dì seguente si partir del porto, e tutti insieme andaro in una armata. Con loro andò in Irlanda il paladino; che fu per gire in Francia il suo camino. 78 A pena un giorno si fermò in Irlanda; non valser preghi a far che più vi stesse: Amor, che dietro alla sua donna il manda, di fermarvisi più non gli concesse. Quindi si parte; e prima raccomanda Olimpia al re, che servi le promesse: ben che non bisognasse; che gli attenne molto più, che di far non si convenne. 79 Così fra pochi dì gente raccolse; e fatto lega col re dInghilterra e con laltro di Scozia, gli ritolse Olanda, e in Frisa non gli lasciò terra; ed a ribellione anco gli volse la sua Selandia: e non finì la guerra, che gli diè morte; né però fu tale la pena, chal delitto andasse eguale. 80 Olimpia Oberto si pigliò per moglie, e di contessa la fe gran regina. Ma ritorniamo al paladin che scioglie nel mar le vele, e notte e dì camina; poi nel medesmo porto le raccoglie, donde pria le spiegò ne la marina: e sul suo Brigliadoro armato salse, e lasciò dietro i venti e londe salse. 81 Credo che l resto di quel verno cose facesse degne di tenerne conto; ma fur sin a quel tempo sì nascose, che non è colpa mia sor non le conto; perché Orlando a far lopre virtuose, più che a narrarle poi, sempre era pronto: né mai fu alcun de li suoi fatti espresso, se non quando ebbe i testimoni appresso. 82 Passò il resto del verno così cheto, che di lui non si seppe cosa vera: ma poi che l sol ne lanimal discreto che portò Friso, illuminò la sfera, e Zefiro tornò soave e lieto a rimenar la dolce primavera; dOrlando usciron le mirabil pruove coi vaghi fiori e con lerbette nuove. 83 Di piano in monte, e di campagna in lido, pien di travaglio e di dolor ne gìa; quando allentrar dun bosco, un lungo grido, un alto duol lorecchie gli ferìa. Spinge il cavallo, e piglia il brando fido, e donde viene il suon, ratto sinvia: ma diferisco unaltra volta a dire quel che seguì, se mi vorrete udire. |
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