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1 Fra quanti amor, fra quante fede al mondo mai si trovar, fra quanti cor constanti, fra quante, o per dolente o per iocondo stato, fer prove mai famosi amanti; più tosto il primo loco chil secondo darò ad Olimpia: e se pur non va inanti, ben voglio dir che fra gli antiqui e nuovi maggior de lamor suo non si ritruovi; 2 e che con tante e con sì chiare note di questo ha fatto il suo Bireno certo, che donna più far certo uomo non puote, quando anco il petto e l cor mostrasse aperto. E sanime sì fide e sì devote dun reciproco amor denno aver merto, dico chOlimpia è degna che non meno, anzi più che sé ancor, lami Bireno: 3 e che non pur labandoni mai per altra donna, se ben fosse quella chEuropa ed Asia messe in tanti guai, o saltra ha maggior titolo di bella; ma più tosto che lei, lasci coi rai del sol ludita e il gusto e la favella e la vita e la fama, e saltra cosa dire o pensar si può più preciosa. 4 Se Bireno amò lei come ella amato Bireno avea, se fu sì a lei fedele come ella a lui, se mai non ha voltato ad altra via, che a seguir lei, le vele; o pur sa tanta servitù fu ingrato, a tanta fede e a tanto amor crudele, io vi vo dire, e far di maraviglia stringer le labra ed inarcar le ciglia. 5 E poi che nota limpietà vi fia, che di tanta bontà fu a lei mercede, donne, alcuna di voi mai più non sia, cha parole damante abbia a dar fede. Lamante, per aver quel che desia, senza guardar che Dio tutto ode e vede, aviluppa promesse e giuramenti, che tutti spargon poi per laria i venti. 6 I giuramenti e le promesse vanno dai venti in aria disipate e sparse, tosto che tratta questi amanti shanno lavida sete che gli accese ed arse. Siate a prieghi ed a pianti che vi fanno, per questo esempio, a credere più scarse. Bene è felice quel, donne mie care, chessere accorto allaltrui spese impare. 7 Guardatevi da questi che sul fiore de lor begli anni il viso han sì polito; che presto nasce in loro e presto muore, quasi un foco di paglia, ogni appetito. Come segue la lepre il cacciatore al freddo, al caldo, alla montagna, al lito, né più lestima poi che presa vede; e sol dietro a chi fugge affretta il piede: 8 così fan questi gioveni, che tanto che vi mostrate lor dure e proterve, vamano e riveriscono con quanto studio de far chi fedelmente serve; ma non sì tosto si potran dar vanto de la vittoria, che, di donne, serve vi dorrete esser fatte; e da voi tolto vedrete il falso amore, e altrove volto. 9 Non vi vieto per questo (chavrei torto) che vi lasciate amar; che senza amante sareste come inculta vite in orto, che non ha palo ove sappoggi o piante. Sol la prima lanugine vi esorto tutta a fuggir, volubile e incostante, e corre i frutti non acerbi e duri, ma che non sien però troppo maturi. 10 Di sopra io vi dicea chuna figliuola del re di Frisa quivi hanno trovata, che fia, per quanto nhan mosso parola, da Bireno al fratel per moglie data. Ma, a dire il vero, esso vavea la gola; che vivanda era troppo delicata: e riputato avria cortesia sciocca, per darla altrui, levarsela di bocca. 11 La damigella non passava ancora quattordici anni, ed era bella e fresca, come rosa che spunti alora alora fuor de la buccia e col sol nuovo cresca. Non pur di lei Bireno sinnamora, ma fuoco mai così non accese esca, né se lo pongan linvide e nimiche mani talor ne le mature spiche; 12 come egli se naccese immantinente, come egli narse fin ne le medolle, che sopra il padre morto lei dolente vide di pianto il bel viso far molle. E come suol, se lacqua fredda sente, quella restar che prima al fuoco bolle; così lardor chaccese Olimpia, vinto dal nuovo successore, in lui fu estinto. 13 Non pur sazio di lei, ma fastidito nè già così, che può vederla a pena; e sì de laltra acceso ha lappetito, che ne morrà se troppo in lungo il mena: pur fin che giunga il dì cha statuito a dar fine al disio, tanto laffrena, che par chadori Olimpia, non che lami, e quel che piace a lei, sol voglia e brami. 14 E se accarezza laltra (che non puote far che non laccarezzi più del dritto), non è chi questo in mala parte note; anzi a pietade, anzi a bontà gli è ascritto: che rilevare un che Fortuna ruote talora al fondo, e consolar lafflitto, mai non fu biasmo, ma gloria sovente; tanto più una fanciulla, una innocente. 15 Oh sommo Dio, come i giudìci umani spesso offuscati son da un nembo oscuro! i modi di Bireno empi e profani, pietosi e santi riputati furo. I marinari, già messo le mani ai remi, e sciolti dal lito sicuro, portavan lieti pei salati stagni verso Selandia il duca e i suoi compagni. 16 Già dietro rimasi erano e perduti tutti di vista i termini dOlanda (che per non toccar Frisa, più tenuti seran vêr Scozia alla sinistra banda), quando da un vento fur sopravenuti, cherrando in alto mar tre dì li manda. Sursero il terzo, già presso alla sera, dove inculta e deserta unisola era. 17 Tratti che si fur dentro un picciol seno, Olimpia venne in terra; e con diletto in compagnia de linfedel Bireno cenò contenta e fuor dogni sospetto: indi con lui, là dove in loco ameno teso era un padiglione, entrò nel letto. Tutti gli altri compagni ritornaro, e sopra i legni lor si riposaro. 18 Il travaglio del mare e la paura che tenuta alcun dì laveano desta, il ritrovarsi al lito ora sicura, lontana da rumor ne la foresta, e che nessun pensier, nessuna cura, poi che l suo amante ha seco, la molesta; fur cagion chebbe Olimpia sì gran sonno, che gli orsi e i ghiri aver maggior nol ponno. 19 Il falso amante che i pensati inganni veggiar facean, come dormir lei sente, pian piano esce del letto, e de suoi panni fatto un fastel, non si veste altrimente; e lascia il padiglione; e come i vanni nati gli sian, rivola alla sua gente, e li risveglia; e senza udirsi un grido, fa entrar ne lalto e abandonare il lido. 20 Rimase a dietro il lido e la meschina Olimpia, che dormì senza destarse, fin che lAurora la gelata brina da le dorate ruote in terra sparse, e sudir le Alcione alla marina de lantico infortunio lamentarse. Né desta né dormendo, ella la mano per Bireno abbracciar stese, ma invano. 21 Nessuno truova: a sé la man ritira: di nuovo tenta, e pur nessuno truova. Di qua lun braccio, e di là laltro gira, or luna or laltra gamba; e nulla giova. Caccia il sonno il timor: gli occhi apre, e mira: non vede alcuno. Or già non scalda e cova più le vedove piume, ma si getta del letto e fuor del padiglione in fretta: 22 e corre al mar, graffiandosi le gote, presaga e certa ormai di sua fortuna. Si straccia i crini, e il petto si percuote, e va guardando (che splendea la luna) se veder cosa, fuor che l lito, puote; né fuor che l lito, vede cosa alcuna. Bireno chiama: e al nome di Bireno rispondean gli Antri che pietà navieno. 23 Quivi surgea nel lito estremo un sasso, chaveano londe, col picchiar frequente, cavo e ridutto a guisa darco al basso; e stava sopra il mar curvo e pendente. Olimpia in cima vi salì a gran passo (così la facea lanimo possente), e di lontano le gonfiate vele vide fuggir del suo signor crudele: 24 vide lontano, o le parve vedere; che laria chiara ancor non era molto. Tutta tremante si lasciò cadere, più bianca e più che nieve fredda in volto; ma poi che di levarsi ebbe potere, al camin de le navi il grido volto, chiamò, quanto potea chiamar più forte, più volte il nome del crudel consorte: 25 e dove non potea la debil voce, supliva il pianto e l batter palma a palma. - Dove fuggi, crudel, così veloce? Non ha il tuo legno la debita salma. Fa che lievi me ancor: poco gli nuoce che porti il corpo, poi che porta lalma. - E con le braccia e con le vesti segno fa tuttavia, perché ritorni il legno. 26 Ma i venti che portavano le vele per lalto mar di quel giovene infido, portavano anco i prieghi e le querele de linfelice Olimpia, e l pianto e l grido; la qual tre volte, a se stessa crudele, per affogarsi si spiccò dal lido: pur al fin si levò da mirar lacque, e ritornò dove la notte giacque. 27 E con la faccia in giù stesa sul letto, bagnandolo di pianto, dicea lui: - Iersera desti insieme a dui ricetto; perché insieme al levar non siamo dui? O perfido Bireno, o maladetto giorno chal mondo generata fui! Che debbo far? che possio far qui sola? chi mi dà aiuto? ohimè, chi mi consola? 28 Uomo non veggio qui, non ci veggio opra donde io possa stimar chuomo qui sia; nave non veggio, a cui salendo sopra, speri allo scampo mio ritrovar via. Di disagio morrò; né chi mi cuopra gli occhi sarà, né chi sepolcro dia, se forse in ventre lor non me lo dànno i lupi, ohimè, chin queste selve stanno. 29 Io sto in sospetto, e già di veder parmi di questi boschi orsi o leoni uscire, o tigri o fiere tal, che natura armi daguzzi denti e dugne da ferire. Ma quai fere crudel potriano farmi, fera crudel, peggio di te morire? darmi una morte, so, lor parrà assai; e tu di mille, ohimè, morir mi fai. 30 Ma presupongo ancor chor ora arrivi nochier che per pietà di qui mi porti; e così lupi, orsi, leoni schivi, strazi, disagi ed altre orribil morti: mi porterà forse in Olanda, sivi per te si guardan le fortezze e i porti? mi porterà alla terra ove son nata, se tu con fraude già me lhai levata? 31 Tu mhai lo stato mio, sotto pretesto di parentado e damicizia, tolto. Ben fosti a porvi le tue genti presto, per avere il dominio a te rivolto. Tornerò in Fiandra? ove ho venduto il resto di che io vivea, ben che non fossi molto, per sovenirti e di prigione trarte. Mischina! dove andrò? non so in qual parte. 32 Debbo forse ire in Frisa, ove io potei, e per te non vi volsi esser regina? il che del padre e dei fratelli miei e dognaltro mio ben fu la ruina. Quel cho fatto per te, non ti vorrei, ingrato, improverar, né disciplina dartene; che non men di me lo sai: or ecco il guiderdon che me ne dai. 33 Deh, pur che da color che vanno in corso io non sia presa, e poi venduta schiava! Prima che questo, il lupo, il leon, lorso venga, e la tigre e ognaltra fera brava, di cui lugna mi stracci, e franga il morso; e morta mi strascini alla sua cava. - Così dicendo, le mani si caccia ne capei doro, e a chiocca a chiocca straccia. 34 Corre di nuovo in su lestrema sabbia, e ruota il capo e sparge allaria il crine; e sembra forsennata, e chadosso abbia non un demonio sol, ma le decine; o, qual Ecuba, sia conversa in rabbia, vistosi morto Polidoro al fine. Or si ferma sun sasso, e guarda il mare; né men dun vero sasso, un sasso pare. 35 Ma lasciànla doler fin chio ritorno, per voler di Ruggier dirvi pur anco, che nel più intenso ardor del mezzo giorno cavalca il lito, affaticato e stanco. Percuote il sol nel colle e fa ritorno: di sotto bolle il sabbion trito e bianco. Mancava allarme chavea indosso, poco ad esser, come già, tutte di fuoco. 36 Mentre la sete, e de landar fatica per lalta sabbia e la solinga via gli facean, lungo quella spiaggia aprica, noiosa e dispiacevol compagnia; trovò challombra duna torre antica che fuor de londe appresso il lito uscia, de la corte dAlcina eran tre donne, che le conobbe ai gesti ed alle gonne. 37 Corcate su tapeti allessandrini godeansi il fresco rezzo in gran diletto, fra molti vasi di diversi vini e dogni buona sorte di confetto. Presso alla spiaggia, coi flutti marini scherzando, le aspettava un lor legnetto fin che la vela empiesse agevol òra; chun fiato pur non ne spirava allora. 38 Queste, chandar per la non ferma sabbia vider Ruggier al suo viaggio dritto, che sculta avea la sete in su le labbia, tutto pien di sudore il viso afflitto, gli cominciaro a dir che sì non abbia il cor voluntaroso al camin fitto, challa fresca e dolce ombra non si pieghi, e ristorar lo stanco corpo nieghi. 39 E di lor una saccostò al cavallo per la staffa tener, che ne scendesse; laltra con una coppa di cristallo di vin spumante, più sete gli messe: ma Ruggiero a quel suon non entrò in ballo; perché dogni tardar che fatto avesse, tempo di giunger dato avria ad Alcina, che venìa dietro ed era omai vicina. 40 Non così fin salnitro e zolfo puro, tocco dal fuoco, subito savampa; né così freme il mar quando loscuro turbo discende e in mezzo se gli accampa: come, vedendo che Ruggier sicuro al suo dritto camin larena stampa, e che le sprezza (e pur si tenean belle), dira arse e di furor la terza delle. 41 - Tu non sei né gentil né cavalliero (dice gridando quanto può più forte), ed hai rubate larme; e quel destriero non saria tuo per veruna altra sorte: e così, come ben mappongo al vero, ti vedessi punir di degna morte; che fossi fatto in quarti, arso o impiccato, brutto ladron, villan, superbo, ingrato. - 42 Oltra queste e moltaltre ingiuriose parole che gli usò la donna altiera, ancor che mai Ruggier non le rispose, che di sì vil tenzon poco onor spera; con le sorelle tosto ella si pose sul legno in mar, che al lor servigio vera: ed affrettando i remi, lo seguiva, vedendol tuttavia dietro alla riva. 43 Minaccia sempre, maledice e incarca; che lonte sa trovar per ogni punto. Intanto a quello stretto, onde si varca alla fata più bella, è Ruggier giunto; dove un vecchio nochiero una sua barca scioglier da laltra ripa vede, a punto come, avisato e già provisto, quivi si stia aspettando che Ruggiero arrivi. 44 Scioglie il nochier, come venir lo vede, di trasportarlo a miglior ripa lieto; che, se la faccia può del cor dar fede, tutto benigno e tutto era discreto. Pose Ruggier sopra il navilio il piede, Dio ringraziando; e per lo mar quieto ragionando venìa col galeotto, saggio e di lunga esperienza dotto. 45 Quel lodava Ruggier, che sì se avesse saputo a tempo tor da Alcina, e inanti che l calice incantato ella gli desse, chavea al fin dato a tutti gli altri amanti; e poi, che a Logistilla si traesse, dove veder potria costumi santi, bellezza eterna ed infinita grazia che l cor notrisce e pasce, e mai non sazia. 46 - Costei (dicea) stupore e riverenza induce allalma, ove si scuopre prima. Contempla meglio poi lalta presenza: ognaltro ben ti par di poca stima. Il suo amore ha dagli altri differenza: speme o timor negli altri il cor ti lima; in questo il desiderio più non chiede, e contento riman come la vede. 47 Ella tinsegnerà studi più grati, che suoni, danze, odori, bagni e cibi: ma come i pensier tuoi meglio formati poggin più ad alto, che per laria i nibi, e come de la gloria de beati nel mortal corpo parte si delibi. - Così parlando il marinar veniva, lontano ancora alla sicura riva; 48 quando vide scoprire alla marina molti navili, e tutti alla sua volta. Con quei ne vien lingiuriata Alcina; e molta di sua gente have raccolta per por lo stato a se stessa in ruina, o racquistar la cara cosa tolta. E bene è amor di ciò cagion non lieve, ma lingiuria non men che ne riceve. 49 Ella non ebbe sdegno, da che nacque, di questo il maggior mai, chora la rode; onde fa i remi sì affrettar per lacque, che la spuma ne sparge ambe le prode. Al gran rumor né mar né ripa tacque, ed Ecco risonar per tutto sode. - Scuopre, Ruggier, lo scudo, che bisogna; se non, sei morto, o preso con vergogna. - 50 Così disse il nocchier di Logistilla: ed oltre il detto, egli medesmo prese la tasca e da lo scudo dipartilla, e fe il lume di quel chiaro e palese. Lincantato splendor che ne sfavilla, gli occhi degli aversari così offese, che li fe restar ciechi allora allora, e cader chi da poppa e chi da prora. 51 Un chera alla veletta in su la rocca, de larmata dAlcina si fu accorto; e la campana martellando tocca, onde il soccorso vien subito al porto. Lartegliaria, come tempesta, fiocca contra chi vuole al buon Ruggier far torto: sì che gli venne dogni parte aita, tal che salvò la libertà e la vita. 52 Giunte son quattro donne in su la spiaggia, che subito ha mandate Logistilla: la valorosa Andronica e la saggia Fronesia e lonestissima Dicilla e Sofrosina casta, che, come aggia quivi a far più che laltre, arde e sfavilla. Lesercito chal mondo è senza pare, del castello esce, e si distende al mare. 53 Sotto il castel ne la tranquilla foce di molti e grossi legni era una armata, ad un botto di squilla, ad una voce giorno e notte a battaglia apparecchiata. E così fu la pugna aspra ed atroce, e per acqua e per terra, incominciata; per cui fu il regno sottosopra volto, chavea già Alcina alla sorella tolto. 54 Oh di quante battaglie il fin successe diverso a quel che si credette inante! Non sol chAlcina alor non riavesse, come stimossi, il fugitivo amante; ma dele navi che pur dianzi spesse fur sì, cha pena il mar ne capia tante, fuor de la fiamma che tuttaltre avampa, con un legnetto sol misera scampa. 55 Fuggesi Alcina, e sua misera gente arsa e presa riman, rotta e sommersa. Daver Ruggier perduto, ella si sente via più doler che daltra cosa aversa: notte e dì per lui geme amaramente, e lacrime per lui dagli occhi versa; e per dar fine a tanto aspro martire, spesso si duol di non poter morire. 56 Morir non puote alcuna fata mai, fin che l sol gira, o il ciel non muta stilo. Se ciò non fosse, era il dolore assai per muover Cloto ad inasparle il filo; o, qual Didon, finia col ferro i guai; o la regina splendida del Nilo avria imitata con mortifer sonno: ma le fate morir sempre non ponno. 57 Torniamo a quel di eterna gloria degno Ruggiero; e Alcina stia ne la sua pena. Dico di lui, che poi che fuor del legno si fu condutto in più sicura arena, Dio ringraziando che tutto il disegno gli era successo, al mar voltò la schiena; ed affrettando per lasciutto il piede, alla rocca ne va che quivi siede. 58 Né la più forte ancor né la più bella mai vide occhio mortal prima né dopo. Son di più prezzo le mura di quella, che se diamante fossino o piropo. Di tai gemme qua giù non si favella: ed a chi vuol notizia averne, è duopo che vada quivi; che non credo altrove, se non forse su in ciel, se ne ritruove. 59 Quel che più fa che lor si inchina e cede ognaltra gemma, è che, mirando in esse, luom sin in mezzo allanima si vede; vede suoi vizi e sue virtudi espresse, sì che a lusinghe poi di sé non crede, né a chi dar biasmo a torto gli volesse: fassi, mirando allo specchio lucente se stesso, conoscendosi, prudente. 60 Il chiaro lume lor, chimita il sole, manda splendore in tanta copia intorno, che chi lha, ovunque sia, sempre che vuole, Febo, mal grado tuo, si può far giorno. Né mirabil vi son le pietre sole; ma la materia e lartificio adorno contendon sì, che mal giudicar puossi qual de le due eccellenze maggior fossi. 61 Sopra gli altissimi archi, che puntelli parean che del ciel fossino a vederli, eran giardin sì spaziosi e belli, che saria al piano anco fatica averli. Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli si puon veder fra i luminosi merli, chadorni son lestate e il verno tutti di vaghi fiori e di maturi frutti. 62 Di così nobili arbori non suole prodursi fuor di questi bei giardini, né di tai rose o di simil viole, di gigli, di amaranti o di gesmini. Altrove appar come a un medesmo sole e nasca e viva, e morto il capo inchini, e come lasci vedovo il suo stelo il fior suggetto al variar del cielo: 63 ma quivi era perpetua la verdura, perpetua la beltà de fiori eterni: non che benignità de la Natura sì temperatamente li governi; ma LogistilIa con suo studio e cura, senza bisogno de moti superni (quel che agli altri impossibile parea), sua primavera ognor ferma tenea. 64 Logistilla mostrò molto aver grato cha lei venisse un sì gentil signore; e comandò che fosse accarezzato, e che studiasse ognun di fargli onore. Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato, che visto da Ruggier fu di buon core. Fra pochi giorni venner gli altri tutti, cha lesser lor Melissa avea ridutti. 65 Poi che si fur posati un giorno e dui, venne Ruggiero alla fata prudente col duca Astolfo, che non men di lui avea desir di riveder Ponente. Melissa le parlò per amendui; e supplica la fata umilemente, che li consigli, favorisca e aiuti, sì che ritornin donde eran venuti. 66 Disse la fata: - Io ci porrò il pensiero, e fra dui dì te li darò espediti. - Discorre poi tra sé, come Ruggiero, e dopo lui, come quel duca aiti: conchiude infin che l volator destriero ritorni il primo agli aquitani liti; ma prima vuol che se gli faccia un morso, con che lo volga, e gli raffreni il corso. 67 Gli mostra come egli abbia a far, se vuole che poggi in alto, e come a far che cali; e come, se vorrà che in giro vole, o vada ratto, o che si stia su lali: e quali effetti il cavallier far suole di buon destriero in piana terra, tali facea Ruggier che mastro ne divenne, per laria, del destrier chavea le penne. 68 Poi che Ruggier fu dogni cosa in punto, da la fata gentil comiato prese, alla qual restò poi sempre congiunto di grande amore; e uscì di quel paese. Prima di lui che se nandò in buon punto, e poi dirò come il guerriero inglese tornasse con più tempo e più fatica al magno Carlo ed alla corte amica. 69 Quindi partì Ruggier, ma non rivenne per quella via che fe già suo mal grado, allor che sempre lippogrifo il tenne sopra il mare, e terren vide di rado: ma potendogli or far batter le penne di qua di là, dove più gli era a grado, volse al ritorno far nuovo sentiero, come, schivando Erode, i Magi fero. 70 Al venir quivi, era, lasciando Spagna, venuto India a trovar per dritta riga, là dove il mare oriental la bagna; dove una fata avea con laltra briga. Or veder si dispose altra campagna, che quella dove i venti Eolo istiga, e finir tutto il cominciato tondo, per aver, come il sol, girato il mondo. 71 Quinci il Cataio, e quindi Mangiana sopra il gran Quinsaì vide passando: volò sopra lImavo, e Sericana lasciò a man destra; e sempre declinando da liperborei Sciti a londa ircana, giunse alle parti di Sarmazia: e quando fu dove Asia da Europa si divide, Russi e Pruteni e la Pomeria vide. 72 Ben che di Ruggier fosse ogni desire di ritornare a Bradamante presto; pur, gustato il piacer chavea di gire cercando il mondo, non restò per questo, challi Pollacchi, agli Ungari venire non volesse anco, alli Germani, e al resto di quella boreale orrida terra: e venne al fin ne lultima Inghilterra. 73 Non crediate, Signor, che però stia per sì lungo camin sempre su lale: ogni sera allalbergo se ne gìa, schivando a suo poter dalloggiar male. E spese giorni e mesi in questa via, sì di veder la terra e il mar gli cale. Or presso a Londra giunto una matina, sopra Tamigi il volator declina. 74 Dove ne prati alla città vicini vide adunati uomini darme e fanti, cha suon di trombe e a suon di tamburini venian, partiti a belle schiere, avanti il buon Rinaldo, onor de paladini; del qual, se vi ricorda, io dissi inanti, che mandato da Carlo, era venuto in queste parti a ricercar aiuto. 75 Giunse a punto Ruggier, che si facea la bella mostra fuor di quella terra; e per sapere il tutto, ne chiedea un cavallier, ma scese prima in terra: e quel, chaffabil era, gli dicea che di Scozia e dIrlanda e dInghilterra e de lisole intorno eran le schiere che quivi alzate avean tante bandiere: 76 e finita la mostra che faceano, alla marina se distenderanno, dove aspettati per solcar lOceano son dai navili che nel porto stanno. I Franceschi assediati si ricreano, sperando in questi che a salvar li vanno. - Ma acciò tu te ninformi pienamente, io ti distinguerò tutta la gente. 77 Tu vedi ben quella bandiera grande, chinsieme pon la fiordaligi e i pardi: quella il gran capitano allaria spande, e quella han da seguir gli altri stendardi. Il suo nome, famoso in queste bande, è Leonetto, il fior de li gagliardi, di consiglio e dardire in guerra mastro, del re nipote, e duca di Lincastro. 78 La prima, appresso il gonfalon reale, che l vento tremolar fa verso il monte, e tien nel campo verde tre bianche ale, porta Ricardo, di Varvecia conte. Del duca di Glocestra è quel segnale, cha duo corna di cervio e mezza fronte. Del duca di Chiarenza è quella face; quel arbore è del duca dEborace. 79 Vedi in tre pezzi una spezzata lancia: gli è l gonfalon del duca di Nortfozia. La fulgure è del buon conte di Cancia; il grifone è del conte di Pembrozia. Il duca di Sufolcia ha la bilancia. Vedi quel giogo che due serpi assozia: è del conte dEsenia, e la ghirlanda in campo azzurro ha quel di Norbelanda. 80 Il conte dArindelia è quel cha messo in mar quella barchetta che saffonda. Vedi il marchese di Barclei; e appresso di Marchia il conte e il conte di Ritmonda: il primo porta in bianco un monte fesso, laltro la palma, il terzo un pin ne londa. Quel di Dorsezia è conte, e quel dAntona, che luno ha il carro, e laltro la corona. 81 Il falcon che sul nido i vanni inchina, porta Raimondo, il conte di Devonia. Il giallo e negro ha quel di Vigorina; il can quel dErbia un orso quel dOsonia. La croce che là vedi cristallina, è del ricco prelato di Battonia. Vedi nel bigio una spezzata sedia: è del duca Ariman di Sormosedia. 82 Gli uomini darme e gli arcieri a cavallo di quarantaduomila numer fanno. Sono duo tanti, o di cento non fallo, quelli cha piè ne la battaglia vanno. Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo, e di nero e dazzur listato un panno: Gofredo, Enrigo, Ermante ed Odoardo guidan pedoni, ognun col suo stendardo. 83 Duca di Bocchingamia è quel dinante; Enrigo ha la contea di Sarisberia; signoreggia Burgenia il vecchio Ermante; quello Odoardo è conte di Croisberia. Questi alloggiati più verso levante sono glInglesi. Or volgeti allEsperia, dove si veggion trentamila Scotti, da Zerbin, figlio del lor re, condotti. 84 Vedi tra duo unicorni il gran leone, che la spada dargento ha ne la zampa: quellè del re di Scozia il gonfalone; il suo figliol Zerbino ivi saccampa. Non è un sì bello in tante altre persone: natura il fece, e poi roppe la stampa. Non è in cui tal virtù, tal grazia luca, o tal possanza: ed è di Roscia duca. 85 Porta in azzurro una dorata sbarra il conte dOttonlei ne lo stendardo. Laltra bandiera è del duca di Marra, che nel travaglio porta il leopardo. Di più colori e di più augei bizzarra mira linsegna dAlcabrun gagliardo, che non è duca, conte, né marchese, ma primo nel salvatico paese. 86 Del duca di Trasfordia è quella insegna, dove è laugel chal sol tien gli occhi franchi. Lurcanio conte, chin Angoscia regna, porta quel tauro, cha duo veltri ai fianchi. Vedi là il duca dAlbania, che segna il campo di colori azzurri e bianchi. Quel avoltor, chun drago verde lania, è linsegna del conte di Boccania. 87 Signoreggia Forbesse il forte Armano, che di bianco e di nero ha la bandiera; ed ha il conte dErelia a destra mano, che porta in campo verde una lumiera. Or guarda glIbernesi appresso il piano: sono duo squadre; e il conte di Childera mena la prima, e il conte di Desmonda da fieri monti ha tratta la seconda. 88 Ne lo stendardo il primo ha un pino ardente; laltro nel bianco una vermiglia banda. Non dà soccorso a Carlo solamente la terra inglese, e la Scozia e lIrlanda; ma vien di Svezia e di Norvegia gente, da Tile, e fin da la remota Islanda: da ogni terra, insomma, che là giace, nimica naturalmente di pace. 89 Sedicimila sono, o poco manco, de le spelonche usciti e de le selve; hanno piloso il viso, il petto, il fianco, e dossi e braccia e gambe, come belve. Intorno allo stendardo tutto bianco par che quel pian di lor lance sinselve: così Moratto il porta, il capo loro, per dipingerlo poi di sangue Moro. - 90 Mentre Ruggier di quella gente bella, che per soccorrer Francia si prepara, mira le varie insegne e ne favella, e dei signor britanni i nomi impara; uno ed un altro a lui, per mirar quella bestia sopra cui siede, unica o rara, maraviglioso corre e stupefatto; e tosto il cerchio intorno gli fu fatto. 91 Sì che per dare ancor più maraviglia, e per pigliarne il buon Ruggier più gioco, al volante corsier scuote la briglia, e con gli sproni ai fianchi il tocca un poco: quel verso il ciel per laria il camin piglia, e lascia ognuno attonito in quel loco. Quindi Ruggier, poi che di banda in banda vide glInglesi, andò verso lIrlanda. 92 E vide Ibernia fabulosa, dove il santo vecchiarel fece la cava, in che tanta mercé par che si truove, che luom vi purga ogni sua colpa prava. Quindi poi sopra il mare il destrier muove là dove la minor Bretagna lava: e nel passar vide, mirando a basso, Angelica legata al nudo sasso. 93 Al nudo sasso, allIsola del pianto; che lIsola del pianto era nomata quella che da crudele e fiera tanto ed inumana gente era abitata, che (come io vi dicea sopra nel canto) per vari liti sparsa iva in armata tutte le belle donne depredando, per farne a un mostro poi cibo nefando. 94 Vi fu legata pur quella matina, dove venìa per trangugiarla viva quel smisurato mostro, orca marina, che di aborrevole esca si nutriva. Dissi di sopra, come fu rapina di quei che la trovaro in su la riva dormire al vecchio incantatore a canto, chivi lavea tirata per incanto. 95 La fiera gente inospitale e cruda alla bestia crudel nel lito espose la bellissima donna, così ignuda come Natura prima la compose. Un velo non ha pure, in che richiuda i bianchi gigli e le vermiglie rose, da non cader per luglio o per dicembre, di che son sparse le polite membre. 96 Creduto avria che fosse statua finta o dalabastro o daltri marmi illustri Ruggiero, e su lo scoglio così avinta per artificio di scultori industri; se non vedea la lacrima distinta tra fresche rose e candidi ligustri far rugiadose le crudette pome, e laura sventolar laurate chiome. 97 E come ne begli occhi gli occhi affisse, de la sua Bradamante gli sovvenne. Pietade e amore a un tempo lo trafisse, e di piangere a pena si ritenne; e dolcemente alla donzella disse, poi che del suo destrier frenò le penne: - O donna, degna sol de la catena con chi i suoi servi Amor legati mena, 98 e ben di questo e dogni male indegna, chi è quel crudel che con voler perverso dimportuno livor stringendo segna di queste belle man lavorio terso? - Forza è cha quel parlare ella divegna quale è di grana un bianco avorio asperso, di sé vedendo quelle parti ignude, chancor che belle sian, vergogna chiude. 99 E coperto con man savrebbe il volto, se non eran legate al duro sasso; ma del pianto, chalmen non lera tolto, lo sparse, e si sforzò di tener basso. E dopo alcun signozzi il parlar sciolto, incominciò con fioco suono e lasso: ma non seguì; che dentro il fe restare il gran rumor che si sentì nel mare. 100 Ecco apparir lo smisurato mostro mezzo ascoso ne londa e mezzo sorto. Come sospinto suol da borea o dostro venir lungo navilio a pigliar porto, così ne viene al cibo che lè mostro la bestia orrenda; e lintervallo è corto. La donna è mezza morta di paura; né per conforto altrui si rassicura. 101 Tenea Ruggier la lancia non in resta, ma sopra mano, e percoteva lorca. Altro non so che sassimigli a questa, chuna gran massa che saggiri e torca; né forma ha danimal, se non la testa, cha gli occhi e i denti fuor, come di porca. Ruggier in fronte la ferìa tra gli occhi; ma par che un ferro o un duro sasso tocchi. 102 Poi che la prima botta poco vale, ritorna per far meglio la seconda. Lorca, che vede sotto le grandi ale lombra di qua e di là correr su londa, lascia la preda certa litorale, e quella vana segue furibonda: dietro quella si volve e si raggira. Ruggier giù cala, e spessi colpi tira. 103 Come dalto venendo aquila suole, cherrar fra lerbe visto abbia la biscia, o che stia sopra un nudo sasso al sole, dove le spoglie doro abbella e liscia; non assalir da quel lato la vuole onde la velenosa e soffia e striscia, ma da tergo la adugna, e batte i vanni, acciò non se le volga e non la azzanni: 104 così Ruggier con lasta e con la spada, non dove era de denti armato il muso, ma vuol che l colpo tra lorecchie cada, or su le schene, or ne la coda giuso. Se la fera si volta, ei muta strada, ed a tempo giù cala, e poggia in suso: ma come sempre giunga in un diaspro, non può tagliar lo scoglio duro ed aspro. 105 Simil battaglia fa la mosca audace contra il mastin nel polveroso agosto, o nel mese dinanzi o nel seguace, luno di spiche e laltro pien di mosto: negli occhi il punge e nel grifo mordace, volagli intorno e gli sta sempre accosto; e quel suonar fa spesso il dente asciutto: ma un tratto che gli arrivi, appaga il tutto. 106 Sì forte ella nel mar batte la coda, che fa vicino al ciel lacqua inalzare; tal che non sa se lale in aria snoda, o pur se l suo destrier nuota nel mare. Gli è spesso che disia trovarsi a proda; che se lo sprazzo in tal modo ha a durare, teme sì lale inaffi allippogrifo, che brami invano avere o zucca o schifo. 107 Prese nuovo consiglio, e fu il migliore, di vincer con altre arme il mostro crudo: abbarbagliar lo vuol con lo splendore chera incantato nel coperto scudo. Vola nel lito; e per non fare errore, alla donna legata al sasso nudo lascia nel minor dito de la mano lannel, che potea far lincanto vano: 108 dico lannel che Bradamante avea, per liberar Ruggier, tolto a Brunello, poi per trarlo di man dAlcina rea, mandato in India per Melissa a quello. Melissa (come dianzi io vi dicea) in ben di molti adoperò lannello; indi lavea a Ruggier restituito, dal qual poi sempre fu portato in dito. 109 Lo dà ad Angelica ora, perché teme che del suo scudo il fulgurar non viete, e perché a lei ne sien difesi insieme gli occhi che già lavean preso alla rete. Or viene al lito e sotto il ventre preme ben mezzo il mar la smisurata cete. Sta Ruggiero alla posta, e lieva il velo; e par chaggiunga un altro sole al cielo. 110 Ferì negli occhi lincantato lume di quella fera, e fece al modo usato. Quale o trota o scaglion va giù pel fiume cha con calcina il montanar turbato, tal si vedea ne le marine schiume il mostro orribilmente riversciato. Di qua di là Ruggier percuote assai, ma di ferirlo via non truova mai. 111 La bella donna tuttavolta priega chinvan la dura squama oltre non pesti. - Torna, per Dio, signor: prima mi slega (dicea piangendo), che lorca si desti: portami teco e in mezzo il mar mi anniega: non far chin ventre al brutto pesce io resti. - Ruggier, commosso dunque al giusto grido, slegò la donna, e la levò dal lido. 112 Il destrier punto, ponta i piè allarena e sbalza in aria, e per lo ciel galoppa; e porta il cavalliero in su la schena, e la donzella dietro in su la groppa. Così privò la fera de la cena per lei soave e delicata troppa. Ruggier si va volgendo, e mille baci figge nel petto e negli occhi vivaci. 113 Non più tenne la via, come propose prima, di circundar tutta la Spagna; ma nel propinquo lito il destrier pose, dove entra in mar più la minor Bretagna. Sul lito un bosco era di querce ombrose, dove ognor par che Filomena piagna; chin mezzo avea un pratel con una fonte, e quinci e quindi un solitario monte. 114 Quivi il bramoso cavallier ritenne laudace corso, e nel pratel discese; e fe raccorre al suo destrier le penne, ma non a tal che più le avea distese. Del destrier sceso, a pena si ritenne di salir altri; ma tennel larnese: larnese il tenne, che bisognò trarre, e contra il suo disir messe le sbarre. 115 Frettoloso, or da questo or da quel canto confusamente larme si levava. Non gli parve altra volta mai star tanto; che sun laccio sciogliea, dui nannodava. Ma troppo è lungo ormai, Signor, il canto, e forse chanco lascoltar vi grava: sì chio differirò listoria mia in altro tempo che più grata sia. |
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