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1 Chi va lontan da la sua patria, vede cose, da quel che già credea, lontane; che narrandole poi, non se gli crede, e stimato bugiardo ne rimane: che l sciocco vulgo non gli vuol dar fede, se non le vede e tocca chiare e piane. Per questo io so che linesperienza farà al mio canto dar poca credenza. 2 Poca o molta chio ci abbia, non bisogna chio ponga mente al vulgo sciocco e ignaro. A voi so ben che non parrà menzogna, che l lume del discorso avete chiaro; ed a voi soli ogni mio intento agogna che l frutto sia di mie fatiche caro. Io vi lasciai che l ponte e la riviera vider, chen guardia avea Erifilla altiera. 3 Quellera armata del più fin metallo, chavean di piu color gemme distinto: rubin vermiglio, crisolito giallo, verde smeraldo, con flavo iacinto. Era montata, ma non a cavallo; invece avea di quello un lupo spinto: spinto avea un lupo ove si passa il fiume, con ricca sella fuor dogni costume. 4 Non credo chun sì grande Apulia nabbia: egli era grosso ed alto più dun bue. Con fren spumar non gli facea le labbia, né so come lo regga a voglie sue. La sopravesta di color di sabbia su larme avea la maledetta lue: era, fuor che l color, di quella sorte chi vescovi e i prelati usano in corte. 5 Ed avea ne lo scudo e sul cimiero una gonfiata e velenosa botta. Le donne la mostraro al cavalliero, di qua dal ponte per giostrar ridotta, e fargli scorno e rompergli il sentiero, come ad alcuni usata era talotta. Ella a Ruggier, che torni a dietro, grida: quel piglia unasta, e la minaccia e sfida. 6 Non men la gigantessa ardita e presta sprona il gran lupo e ne larcion si serra, e pon la lancia a mezzo il corso in resta, e fa tremar nel suo venir la terra. Ma pur sul prato al fiero incontro resta; che sotto lelmo il buon Ruggier lafferra, e de larcion con tal furor la caccia, che la riporta indietro oltra sei braccia. 7 E già, tratta la spada chavea cinta, venìa a levarne la testa superba: e ben lo potea far, che come estinta Erifilla giacea tra fiori e lerba. Ma le donne gridar: - Basti sia vinta, senza pigliarne altra vendetta acerba. Ripon, cortese cavallier, la spada; passiamo il ponte e seguitian la strada. - 8 Alquanto malagevole ed aspretta per mezzo un bosco presero la via, che oltra che sassosa fosse e stretta, quasi su dritta alla collina gìa. Ma poi che furo ascesi in su la vetta, usciro in spaziosa prateria, dove il più bel palazzo e l più giocondo vider, che mai fosse veduto al mondo. 9 La bella Alcina venne un pezzo inante, verso Ruggier fuor de le prime porte, e lo raccolse in signoril sembiante, in mezzo bella ed onorata corte. Da tutti gli altri tanto onore e tante riverenze fur fatte al guerrier forte, che non potrian far più, se tra loro fosse Dio sceso dal superno coro. 10 Non tanto il bel palazzo era eccellente, perché vincesse ognaltro di ricchezza, quanto chavea la più piacevol gente che fosse al mondo e di più gentilezza. Poco era lun da laltro differente e di fiorita etade e di bellezza: sola di tutti Alcina era più bella, sì come è bello il sol più dogni stella. 11 Di persona era tanto ben formata, quanto me finger san pittori industri; con bionda chioma lunga ed annodata: oro non è che più risplenda e lustri. Spargeasi per la guancia delicata misto color di rose e di ligustri; di terso avorio era la fronte lieta, che lo spazio finia con giusta meta. 12 Sotto duo negri e sottilissimi archi son duo negri occhi, anzi duo chiari soli, pietosi a riguardare, a mover parchi; intorno cui par chAmor scherzi e voli, e chindi tutta la faretra scarchi e che visibilmente i cori involi: quindi il naso per mezzo il viso scende, che non truova linvidia ove lemende. 13 Sotto quel sta, quasi fra due vallette, la bocca sparsa di natio cinabro; quivi due filze son di perle elette, che chiude ed apre un bello e dolce labro: quindi escon le cortesi parolette da render molle ogni cor rozzo e scabro; quivi si forma quel suave riso, chapre a sua posta in terra il paradiso. 14 Bianca nieve è il bel collo, e l petto latte; il collo è tondo, il petto colmo e largo: due pome acerbe, e pur davorio fatte, vengono e van come onda al primo margo, quando piacevole aura il mar combatte. Non potria laltre parti veder Argo: ben si può giudicar che corrisponde a quel chappar di fuor quel che sasconde. 15 Mostran le braccia sua misura giusta; e la candida man spesso si vede lunghetta alquanto e di larghezza angusta, dove né nodo appar, né vena eccede. Si vede al fin de la persona augusta il breve, asciutto e ritondetto piede. Gli angelici sembianti nati in cielo non si ponno celar sotto alcun velo. 16 Avea in ogni sua parte un laccio teso, o parli o rida o canti o passo muova: né maraviglia è se Ruggier nè preso, poi che tanto benigna se la truova. Quel che di lei già avea dal mirto inteso, comè perfida e ria, poco gli giova; chinganno o tradimento non gli è aviso che possa star con sì soave riso. 17 Anzi pur creder vuol che da costei fosse converso Astolfo in su larena per li suoi portamenti ingrati e rei, e sia degno di questa e di più pena: e tutto quel chudito avea di lei, stima esser falso; e che vendetta mena, e mena astio ed invidia quel dolente a lei biasmare, e che del tutto mente. 18 La bella donna che cotanto amava, novellamente gli è dal cor partita; che per incanto Alcina gli lo lava dogni antica amorosa sua ferita; e di sé sola e del suo amor lo grava, e in quello essa riman sola sculpita: sì che scusar il buon Ruggier si deve, se si mostrò quivi incostante e lieve. 19 A quella mensa citare, arpe e lire, e diversi altri dilettevol suoni faceano intorno laria tintinire darmonia dolce e di concenti buoni. Non vi mancava chie, cantando, dire damor sapesse gaudi e passioni, o con invenzioni e poesie rappresentasse grate fantasie. 20 Qual mensa trionfante e suntuosa di qualsivoglia successor di Nino, o qual mai tanto celebre e famosa di Cleopatra al vincitor latino, potria a questa esser par, che lamorosa fata avea posta inanzi al paladino? Tal non credio che sapparecchi dove ministra Ganimede al sommo Giove. 21 Tolte che fur le mense e le vivande, facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto: che ne lorecchio lun laltro domande, come più piace lor, qualche secreto; il che agli amanti fu commodo grande di scoprir lamor lor senza divieto: e furon lor conclusioni estreme di ritrovarsi quella notte insieme. 22 Finir quel giuoco tosto, e molto inanzi che non solea là dentro esser costume: con torchi allora i paggi entrati inanzi, le tenebre cacciar con molto lume. Tra bella compagnia dietro e dinanzi andò Ruggiero a ritrovar le piume in una adorna e fresca cameretta, per la miglior di tutte laltre eletta. 23 E poi che di confetti e di buon vini di nuovo fatti fur debiti inviti, e partir gli altri riverenti e chini, ed alle stanze lor tutti sono iti; Ruggiero entrò ne profumati lini che pareano di man dAracne usciti, tenendo tuttavia lorecchie attente, sancora venir la bella donna sente. 24 Ad ogni piccol moto chegli udiva, sperando che fosse ella, il capo alzava: sentir credeasi, e spesso non sentiva; poi del suo errore accorto sospirava. Talvolta uscia del letto e luscio apriva, guatava fuori, e nulla vi trovava: e maledì ben mille volte lora che facea al trapassar tanta dimora. 25 Tra sé dicea sovente: - Or si parte ella; - e cominciava a noverare i passi chesser potean da la sua stanza a quella donde aspettando sta che Alcina passi; e questi ed altri, prima che la bella donna vi sia, vani disegni fassi. Teme di qualche impedimento spesso, che tra il frutto e la man non gli sia messo. 26 Alcina, poi cha preziosi odori dopo gran spazio pose alcuna meta, venuto il tempo che più non dimori, ormai chin casa era ogni cosa cheta, de la camera sua sola uscì fuori; e tacita nandò per via secreta dove a Ruggiero avean timore e speme gran pezzo intorno al cor pugnato insieme. 27 Come si vide il successor dAstolfo sopra apparir quelle ridenti stelle, come abbia ne le vene acceso zolfo, non par che capir possa ne la pelle. Or sino agli occhi ben nuota nel golfo de le delizie e de le cose belle: salta del letto, e in braccio la raccoglie, né può tanto aspettar chella si spoglie; 28 ben che né gonna né faldiglia avesse; che venne avolta in un leggier zendado che sopra una camicia ella si messe, bianca e suttil nel più eccellente grado. Come Ruggiero abbracciò lei, gli cesse il manto: e restò il vel suttile e rado, che non copria dinanzi né di dietro, più che le rose o i gigli un chiaro vetro. 29 Non così strettamente edera preme pianta ove intorno abbarbicata sabbia, come si stringon li dui amanti insieme, cogliendo de lo spirto in su le labbia suave fior, qual non produce seme indo o sabeo ne lodorata sabbia. Del gran piacer chavean, lor dicer tocca; che spesso avean più duna lingua in bocca. 30 Queste cose là dentro eran secrete, o se pur non secrete, almen taciute; che raro fu tener le labra chete biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute. Tutte proferte ed accoglienze liete fanno a Ruggier quelle persone astute: ognun lo reverisce e se gli inchina; che così vuol linnamorata Alcina. 31 Non è diletto alcun che di fuor reste; che tutti son ne lamorosa stanza. E due e tre volte il dì mutano veste, fatte or ad una ora ad unaltra usanza. Spesso in conviti, e sempre stanno in feste, in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza: or presso ai fonti, allombre de poggetti, leggon dantiqui gli amorosi detti; 32 or per lombrose valli e lieti colli vanno cacciando le paurose lepri; or con sagaci cani i fagian folli con strepito uscir fan di stoppie e vepri; or a tordi lacciuoli, or veschi molli tendon tra gli odoriferi ginepri; or con ami inescati ed or con reti turban a pesci i grati lor secreti. 33 Stava Ruggiero in tanta gioia e festa, mentre Carlo in travaglio ed Agramante, di cui listoria io non vorrei per questa porre in oblio, né lasciar Bradamante, che con travaglio e con pena molesta pianse più giorni il disiato amante, chavea per strade disusate e nuove veduto portar via, né sapea dove. 34 Di costei prima che degli altri dico, che molti giorni andò cercando invano pei boschi ombrosi e per lo campo aprico, per ville, per città, per monte e piano; né mai potè saper del caro amico, che di tanto intervallo era lontano. Ne loste saracin spesso venìa, né mai del suo Ruggier ritrovò spia. 35 Ogni dì ne domanda a più di cento, né alcun le ne sa mai render ragioni. Dalloggiamento va in alloggiamento, cercandone e trabacche e padiglioni: e lo può far; che senza impedimento passa tra cavallieri e tra pedoni, mercè allannel che fuor dogni uman uso la fa sparir quando lè in bocca chiuso. 36 Né può né creder vuol che morto sia; perché di sì grande uom lalta ruina da londe idaspe udita si saria fin dove il sole a riposar declina. Non sa né dir né imaginar che via far possa o in cielo o in terra; e pur meschina lo va cercando, e per compagni mena sospiri e pianti ed ogni acerba pena. 37 Pensò al fin di tornare alla spelonca dove eran lossa di Merlin profeta, e gridar tanto intorno a quella conca, che l freddo marmo si movesse a pieta; che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca lalta necessità la vita lieta, si sapria quindi: e poi sappiglierebbe a quel miglior consiglio che navrebbe. 38 Con questa intenzion prese il camino verso le selve prossime a Pontiero, dove la vocal tomba di Merlino era nascosa in loco alpestro e fiero. Ma quella maga che sempre vicino tenuto a Bradamante avea il pensiero, quella, dico io, che ne la bella grotta lavea de la sua stirpe istrutta e dotta; 39 quella benigna e saggia incantatrice, la quale ha sempre cura di costei, sappiendo chesser de progenitrice duomini invitti, anzi di semidei; ciascun dì vuol sapere che fa, che dice, e getta ciascun dì sorte per lei. Di Ruggier liberato e poi perduto, e dove in India andò, tutto ha saputo. 40 Ben veduto lavea su quel cavallo che regger non potea, chera sfrenato, scostarsi di lunghissimo intervallo per sentier periglioso e non usato; e ben sapea che stava in giuoco e in ballo e in cibo e in ozio molle e delicato, né più memoria avea del suo signore, né de la donna sua, né del suo onore. 41 E così il fior de li begli anni suoi in lunga inerzia aver potria consunto sì gentil cavallier, per dover poi perdere il corpo e lanima in un punto; e quel odor che sol riman di noi, poscia che l resto fragile è defunto, che tra luom del sepulcro e in vita il serba, gli saria stato o tronco o svelto in erba. 42 Ma quella gentil maga, che più cura navea chegli medesmo di se stesso, pensò di trarlo per via alpestre e dura alla vera virtù, mal grado desso: come eccellente medico, che cura con ferro e fuoco e con veneno spesso, che se ben molto da principio offende, poi giova al fine, e grazia se gli rende. 43 Ella non gli era facile, e talmente fattane cieca di superchio amore, che, come facea Atlante, solamente a darli vita avesse posto il core. Quel piu tosto volea che lungamente vivesse e senza fama e senza onore, che, con tutta la laude che sia al mondo, mancasse un anno al suo viver giocondo. 44 Lavea mandato allisola dAlcina, perché obliasse larme in quella corte; e come mago di somma dottrina, chusar sapea glincanti dogni sorte, avea il cor stretto di quella regina ne lamor desso dun laccio sì forte, che non se ne era mai per poter sciorre, sinvecchiasse Ruggier più di Nestorre. 45 Or tornando a colei, chera presaga di quanto de avvenir, dico che tenne la dritta via dove lerrante e vaga figlia dAmon seco a incontrar si venne. Bradamante vedendo la sua maga, muta la pena che prima sostenne, tutta in speranza; e quella lapre il vero: chad Alcina è condotto il suo Ruggiero. 46 La giovane riman presso che morta, quando ode che l suo amante è così lunge; e più, che nel suo amor periglio porta, se gran rimedio e subito non giunge: ma la benigna maga la conforta, e presta pon limpiastro ove il duol punge, e le promette e giura, in pochi giorni far che Ruggiero a riveder lei torni. 47 - Da che, donna (dicea), lannello hai teco, che val contra ogni magico fattura, io non ho dubbio alcun, che sio larreco là dove Alcina ogni tuo ben ti fura, chio non le rompa il suo disegno, e meco non ti rimeni la tua dolce cura. Me nandrò questa sera alla primora, e sarò in India al nascer de laurora. 48 E seguitando, del modo narrolle che disegnato avea dadoperarlo, per trar del regno effeminato e molle il caro amante, e in Francia rimenarlo. Bradamante lannel del dito tolle; né solamente avria voluto darlo, ma dato il core e dato avria la vita, pur che navesse il suo Ruggiero aita. 49 Le dà lannello e se le raccomanda; e più le raccomanda il suo Ruggiero, a cui per lei mille saluti manda: poi prese vêr Provenza altro sentiero. Andò lincantatrice a unaltra banda; e per porre in effetto il suo pensiero, un palafren fece apparir la sera, chavea un piè rosso, e ognaltra parte nera. 50 Credo fosse un Alchino o un Farfarello, che da lInferno in quella forma trasse; e scinta e scalza montò sopra a quello, a chiome sciolte e orribilmente passe: ma ben di dito si levò lannello, perché glincanti suoi non le vietasse. Poi con tal fretta andò, che la matina si ritrovò ne lisola dAlcina. 51 Quivi mirabilmente transmutosse: saccrebbe più dun palmo di statura, e fe le membra a proporzion più grosse; e restò a punto di quella misura che si pensò che l negromante fosse, quel che nutrì Ruggier con sì gran cura. Vestì di lunga barba le mascelle, e fe crespa la fronte e laltra pelle. 52 Di faccia, di parole e di sembiante sì lo seppe imitar, che totalmente potea parer lincantator Atlante. Poi si nascose, e tanto pose mente, che da Ruggiero allontanar lamante Alcina vide un giorno finalmente: e fu gran sorte; che di stare o dire senza esso unora potea mal patire. 53 Soletto lo trovò, come lo volle, che si godea il matin fresco e sereno lungo un bel rio che discorrea dun colle verso un laghetto limpido ed ameno. Il suo vestir delizioso e molle tutto era dozio e di lascivia pieno, che de sua man gli avea di seta e doro tessuto Alcina con sottil lavoro. 54 Di ricche gemme un splendido monile gli discendea dal collo in mezzo il petto; e ne luno e ne laltro già virile braccio girava un lucido cerchietto. Gli avea forato un fil doro sottile ambe lorecchie, in forma dannelletto; e due gran perle pendevano quindi, qua mai non ebbon gli Arabi né glIndi. 55 Umide avea linnanellate chiome de più suavi odor che sieno in prezzo: tutto ne gesti era amoroso, come fosse in Valenza a servir donne avezzo: non era in lui di sano altro che l nome; corrotto tutto il resto, e più che mézzo. Così Ruggier fu ritrovato, tanto da lesser suo mutato per incanto. 56 Ne la forma dAtlante se gli affaccia colei, che la sembianza ne tenea, con quella grave e venerabil faccia che Ruggier sempre riverir solea, con quello occhio pien dira e di minaccia, che sì temuto già fanciullo avea; dicendo: - È questo dunque il frutto chio lungamente atteso ho del sudor mio? 57 Di medolle già dorsi e di leoni ti porsi io dunque li primi alimenti; tho per caverne ed orridi burroni fanciullo avezzo a strangolar serpenti, pantere e tigri disarmar dungioni ed a vivi cingial trar spesso i denti, acciò che, dopo tanta disciplina, tu sii lAdone o lAtide dAlcina? 58 È questo, quel che losservate stelle, le sacre fibre e gli accoppiati punti, responsi, auguri, sogni e tutte quelle sorti, ove ho troppo i miei studi consunti, di te promesso sin da le mammelle mavean, come questanni fusser giunti: chin arme lopre tue così preclare esser dovean, che sarian senza pare? 59 Questo è ben veramente alto principio onde si può sperar che tu sia presto a farti un Alessandro, un Iulio, un Scipio! Chi potea, ohimè! di te mai creder questo, che ti facessi dAlcina mancipio? E perché ognun lo veggia manifesto, al collo ed alle braccia hai la catena con che ella a voglia sua preso ti mena. 60 Se non ti muovon le tue proprie laudi, e lopre e scelse a chi tha il cielo eletto, la tua succession perché defraudi del ben che mille volte io tho predetto? deh, perché il ventre eternamente claudi, dove il ciel vuol che sia per te concetto la gloriosa e soprumana prole chesser de al mondo più chiara che l sole? 61 Deh non vietar che le più nobil alme, che sian formate ne leterne idee, di tempo in tempo abbian corporee salme dal ceppo che radice in te aver dee! Deh non vietar mille trionfi e palme, con che, dopo aspri danni e piaghe ree, tuoi figli, tuoi nipoti e successori Italia torneran nei primi onori! 62 Non cha piegarti a questo tante e tante anime belle aver dovesson pondo, che chiare, illustri, inclite, invitte e sante son per fiorir da larbor tuo fecondo; ma ti dovria un coppia esser bastante: Ippolito e il fratel; che pochi il mondo ha tali avuti ancor fin al dì doggi, per tutti i gradi onde a virtù si poggi. 63 Io solea più di questi dui narrarti, chio non facea di tutti gli altri insieme; sì perché essi terran le maggior parti, che gli altri tuoi, ne le virtù supreme; sì perché al dir di lor mi vedea darti più attenzion, che daltri del tuo seme: vedea goderti che sì chiari eroi esser dovessen dei nipoti tuoi. 64 Che ha costei che thai fatto regina, che non abbian millaltre meretrici? costei che di tantaltri è concubina, chal fin sai ben sella suol far felici. Ma perché tu conosca chi sia Alcina, levatone le fraudi e gli artifici, tien questo annello in dito, e torna ad ella, chaveder ti potrai come sia bella. - 65 Ruggier si stava vergognoso e muto mirando in terra, e mal sapea che dire; a cui la maga nel dito minuto pose lannello, e lo fe risentire. Come Ruggiero in sé fu rivenuto, di tanto scorno si vide assalire, chesser vorria sotterra mille braccia, chalcun veder non lo potesse in faccia. 66 Ne la sua prima forma in uno istante, così parlando, la maga rivenne; né bisognava più quella dAtlante, seguitone leffetto per che venne. Per dirvi quel chio non vi dissi inante, costei Melissa nominata venne, chor diè a Ruggier di sé notizia vera, e dissegli a che effetto venuta era; 67 mandata da colei, che damor piena sempre il disia, né più può starne senza, per liberarlo da quella catena di che lo cinse magica violenza: e preso avea dAtlante di Carena la forma, per trovar meglio credenza. Ma poi cha sanità lha ormai ridutto, gli vuole aprire e far che veggia il tutto. 68 - Quella donna gentil che tama tanto, quella che del tuo amor degna sarebbe, a cui, se non ti scorda, tu sai quanto tua libertà, da lei servata, debbe; questo annel che ripara ad ogni incanto, ti manda: e così il cor mandato avrebbe, savesse avuto il cor così virtute, come lannello, atta alla tua salute. - 69 E seguitò narrandogli lamore che Bradamante gli ha portato e porta; di questa insieme comendò il valore, in quanto il vero e laffezion comporta; ed usò modo e termine migliore che si convenga a messaggera accorta: ed in quel odio Alcina a Ruggier pose, in che soglionsi aver lorribil cose. 70 In odio gli la pose, ancor che tanto lamasse dianzi: e non vi paia strano, quando il suo amor per forza era dincanto, chessendovi lannel, rimase vano. Fece lannel palese ancor, che quanto di beltà Alcina avea, tutto era estrano: estrano avea, e non suo, dal piè alla treccia; il bel ne sparve, e le restò la feccia. 71 Come fanciullo che maturo frutto ripone, e poi si scorda ove è riposto, e dopo molti giorni è ricondutto là dove truova a caso il suo deposto, si maraviglia di vederlo tutto putrido e guasto, e non come fu posto; e dove amarlo e caro aver solia, lodia, sprezza, nha schivo, e getta via: 72 così Ruggier, poi che Melissa fece cha riveder se ne tornò la fata con quellannello inanzi a cui non lece, quando sha in dito, usare opra incantata, ritruova, contra ogni sua stima, invece de la bella, che dianzi avea lasciata, donna sì laida, che la terra tutta né la più vecchia avea né la più brutta. 73 Pallido, crespo e macilente avea Alcina il viso, il crin raro e canuto, sua statura a sei palmi non giungea: ogni dente di bocca era caduto; che più dEcuba e più de la Cumea, ed avea più dognaltra mai vivuto. Ma sì larti usa al nostro tempo ignote, che bella e giovanetta parer puote. 74 Giovane e bella ella si fa con arte, si che molti ingannò come Ruggiero; ma lannel venne a interpretar le carte che già molti anni avean celato il vero. Miracol non è dunque, se si parte de lanimo a Ruggier ogni pensiero chavea damare Alcina, or che la truova in guisa, che sua fraude non le giova. 75 Ma come lavisò Melissa, stette senza mutare il solito sembiante, fin che larme sue, più dì neglette, si fu vestito dal capo alle piante; e per non farle ad Alcina suspette, finse provar sin esse era aiutante, finse provar se gli era fatto grosso, dopo alcun dì che non lha avute indosso. 76 E Balisarda poi si messe al fianco (che così nome la sua spada avea); e lo scudo mirabile tolse anco, che non pur gli occhi abbarbagliar solea, ma lanima facea sì venir manco, che dal corpo esalata esser parea. Lo tolse, e col zendado in che trovollo, che tutto lo copria, sel messe al collo. 77 Venne alla stalla, e fece briglia e sella porre a un destrier più che la pece nero: così Melissa lavea istrutto; chella sapea quanto nel corso era leggiero. Chi lo conosce, Rabican lappella; ed è quel proprio che col cavalliero del quale i venti or presso al mar fan gioco, portò già la balena in questo loco. 78 Potea aver lippogrifo similmente, che presso a Rabicano era legato; ma gli avea detto la maga: - Abbi mente, chegli è (come tu sai) troppo sfrenato. - E gli diede intenzion che l dì seguente gli lo trarrebbe fuor di quello stato, là dove ad agio poi sarebbe istrutto come frenarlo e farlo gir per tutto. 79 Né sospetto darà, se non lo tolle, de la tacita fuga chapparecchia. Fece Ruggier come Melissa volle, chinvisibile ognor gli era allorecchia. Così fingendo, del lascivo e molle palazzo uscì de la puttana vecchia; e si venne accostando ad una porta, donde è la via cha Logistilla il porta. 80 Assaltò li guardiani allimproviso, e si cacciò tra lor col ferro in mano, e qual lasciò ferito, e quale ucciso; e corse fuor del ponte a mano a mano: e prima che navesse Alcina aviso, di molto spazio fu Ruggier lontano. Dirò ne laltro canto che via tenne; poi come a Logistilla se ne venne. |
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