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1 Ingiustissimo Amor, perché sì raro corrispondenti fai nostri desiri? onde, perfido, avvien che tè sì caro il discorde voler chin duo cor miri? Gir non mi lasci al facil guado e chiaro, e nel più cieco e maggior fondo tiri: da chi disia il mio amor tu mi richiami, e chi mha in odio vuoi chadori ed ami. 2 Fai cha Rinaldo Angelica par bella, quando esso a lei brutto e spiacevol pare: quando le parea bello e lamava ella, egli odiò lei quanto si può più odiare. Ora saffligge indarno e si flagella; così renduto ben gli è pare a pare: ella lha in odio, e lodio è di tal sorte, che piu tosto che lui vorria la morte. 3 Rinaldo al Saracin con molto orgoglio gridò: - Scendi, ladron, del mio cavallo! Che mi sia tolto il mio, patir non soglio, ma ben fo, a chi lo vuol, caro costallo: e levar questa donna anco ti voglio; che sarebbe a lasciartela gran fallo. Sì perfetto destrier, donna sì degna a un ladron non mi par che si convegna. - 4 - Tu te ne menti che ladrone io sia (rispose il Saracin non meno altiero): chi dicesse a te ladro, lo diria (quanto io nodo per fama) più con vero. La pruova or si vedrà, chi di noi sia più degno de la donna e del destriero; ben che, quanto a lei, teco io mi convegna che non è cosa al mondo altra sì degna. - 5 Come soglion talor duo can mordenti, o per invidia o per altro odio mossi, avicinarsi digrignando i denti, con occhi bieci e più che bracia rossi; indi a morsi venir, di rabbia ardenti, con aspri ringhi e ribuffati dossi: così alle spade e dai gridi e da lonte venne il Circasso e quel di Chiaramonte. 6 A piedi è lun, laltro a cavallo: or quale credete chabbia il Saracin vantaggio? Né ve nha però alcun; che così vale forse ancor men chuno inesperto paggio; che l destrier per istinto naturale non volea fare al suo signore oltraggio: né con man né con spron potea il Circasso farlo a voluntà sua muover mai passo. 7 Quando crede cacciarlo, egli sarresta; E se tener lo vuole, o corre o trotta: poi sotto il petto si caccia la testa, giuoca di schiene, e mena calci in frotta. Vedendo il Saracin cha domar questa bestia superba era mal tempo allotta, ferma le man sul primo arcione e salza, e dal sinistro fianco in piede sbalza. 8 Sciolto che fu il pagan con leggier salto da lostinata furia di Baiardo, si vide cominciar ben degno assalto dun par di cavallier tanto gagliardo. Suona lun brando e laltro, or basso or alto: il martel di Vulcano era più tardo ne la spelunca affumicata, dove battea allincude i folgori di Giove. 9 Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi colpi veder che mastri son del giuoco: or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi, ora coprirsi, ora mostrarsi un poco, ora crescer inanzi, ora ritrarsi, ribatter colpi e spesso lor dar loco, girarsi intorno; e donde luno cede, laltro aver posto immantinente il piede. 10 Ecco Rinaldo con la spada adosso a Sacripante tutto sabbandona; e quel porge lo scudo, chera dosso, con la piastra dacciar temprata e buona. Taglial Fusberta, ancor che molto grosso: ne geme la foresta e ne risuona. Losso e lacciar ne va che par di ghiaccio, e lascia al Saracin stordito il braccio. 11 Quando vide la timida donzella dal fiero colpo uscir tanta ruina, per gran timor cangiò la faccia bella, qual il reo chal supplicio savvicina; né le par che vi sia da tardar, sella non vuol di quel Rinaldo esser rapina, di quel Rinaldo chella tanto odiava, quanto esso lei miseramente amava. 12 Volta il cavallo, e ne la selva folta lo caccia per un aspro e stretto calle: e spesso il viso smorto a dietro volta; che le par che Rinaldo abbia alle spalle. Fuggendo non avea fatto via molta, che scontrò un eremita in una valle, chavea lunga la barba a mezzo il petto, devoto e venerabile daspetto. 13 Dagli anni e dal digiuno attenuato, sopra un lento asinel se ne veniva; e parea, più chalcun fosse mai stato, di coscienza scrupolosa e schiva. Come egli vide il viso delicato de la donzella che sopra gli arriva, debil quantunque e mal gagliarda fosse, tutta per carità se gli commosse. 14 La donna al fraticel chiede la via che la conduca ad un porto di mare, perché levar di Francia si vorria, per non udir Rinaldo nominare. Il frate, che sapea negromanzia, non cessa la donzella confortare che presto la trarrà dogni periglio; ed ad una sua tasca diè di piglio. 15 Trassene un libro, e mostrò grande effetto; che legger non finì la prima faccia, chuscir fa un spirto in forma di valletto, e gli commanda quanto vuol chel faccia. Quel se ne va, da la scrittura astretto, dove i dui cavallieri a faccia a faccia eran nel bosco, e non stavano al rezzo; fra quali entrò con grande audacia in mezzo. 16 - Per cortesia (disse), un di voi mi mostre, quando anco uccida laltro, che gli vaglia: che merto avrete alle fatiche vostre, finita che tra voi sia la battaglia, se l conte Orlando, senza liti o giostre, e senza pur aver rotta una maglia, verso Parigi mena la donzella che vha condotti a questa pugna fella? 17 Vicino un miglio ho ritrovato Orlando che ne va con Angelica a Parigi, di voi ridendo insieme, e motteggiando che senza frutto alcun siate in litigi. Il meglio forse vi sarebbe, or quando non son più lungi, a seguir lor vestigi; che sin Parigi Orlando la può avere, non ve la lascia mai più rivedere. - 18 Veduto avreste i cavallier turbarsi a quel annunzio, e mesti e sbigottiti, senza occhi e senza mente nominarsi, che gli avesse il rival così scherniti; ma il buon Rinaldo al suo cavallo trarsi con sospir che parean del fuoco usciti, e giurar per isdegno e per furore, se giungea Orlando, di cavargli il core. 19 E dove aspetta il suo Baiardo, passa, e sopra vi si lancia, e via galoppa, né al cavallier, cha piè nel bosco lassa, pur dice a Dio, non che lo nviti in groppa. Lanimoso cavallo urta e fracassa, punto dal suo signor, ciò chegli ntoppa: non ponno fosse o fiumi o sassi o spine far che dal corso il corridor decline. 20 Signor, non voglio che vi paia strano se Rinaldo or sì tosto il destrier piglia, che già più giorni ha seguitato invano, né gli ha possuto mai toccar la briglia. Fece il destrier, chavea intelletto umano, non per vizio seguirsi tante miglia, ma per guidar dove la donna giva, il suo signor, da chi bramar ludiva. 21 Quando ella si fuggì dal padiglione, la vide ed appostolla il buon destriero, che si trovava aver voto larcione, però che nera sceso il cavalliero per combatter di par con un barone, che men di lui non era in arme fiero; poi ne seguitò lorme di lontano, bramoso porla al suo signore in mano. 22 Bramoso di ritrarlo ove fosse ella, per la gran selva inanzi se gli messe; né lo volea lasciar montare in sella, perché ad altro camin non lo volgesse. Per lui trovò Rinaldo la donzella una e due volte, e mai non gli successe; che fu da Ferraù prima impedito, poi dal Circasso, come avete udito. 23 Ora al demonio che mostrò a Rinaldo de la donzella li falsi vestigi, credette Baiardo anco, e stette saldo e mansueto ai soliti servigi. Rinaldo il caccia, dira e damor caldo, a tutta briglia, e sempre invêr Parigi; e vola tanto col disio, che lento, non chun destrier, ma gli parrebbe il vento. 24 La notte a pena di seguir rimane, per affrontarsi col signor dAnglante: tanto ha creduto alle parole vane del messagger del cauto negromante. Non cessa cavalcar sera e dimane, che si vede apparir la terra avante, dove re Carlo, rotto e mal condutto, con le reliquie sue sera ridutto: 25 e perché dal re dAfrica battaglia ed assedio saspetta, usa gran cura a raccor buona gente e vettovaglia, far cavamenti e riparar le mura. Ciò cha difesa spera che gli vaglia, senza gran diferir, tutto procura: pensa mandare in Inghilterra, e trarne gente onde possa un novo campo farne: 26 che vuole uscir di nuovo alla campagna, e ritentar la sorte de la guerra. Spaccia Rinaldo subito in Bretagna, Bretagna che fu poi detta Inghilterra. Ben de landata il paladin si lagna: non chabbia così in odio quella terra; ma perché Carlo il manda allora allora, né pur lo lascia un giorno far dimora. 27 Rinaldo mai di ciò non fece meno volentier cosa; poi che fu distolto di gir cercando il bel viso sereno che gli avea il cor di mezzo il petto tolto: ma, per ubidir Carlo, nondimeno a quella via si fu subito volto, ed a Calesse in poche ore trovossi; e giunto, il dì medesimo imbarcossi. 28 Contra la voluntà dogni nocchiero, pel gran desir che di tornare avea, entrò nel mar chera turbato e fiero, e gran procella minacciar parea. Il Vento si sdegnò, che da laltiero sprezzar si vide; e con tempesta rea sollevò il mar intorno, e con tal rabbia, che gli mandò a bagnar sino alla gabbia. 29 Calano tosto i marinari accorti le maggior vele, e pensano dar volta, e ritornar ne li medesmi porti donde in mal punto avean la nave sciolta. - Non convien (dice il Vento) chio comporti tanta licenza che vavete tolta; - e soffia e grida e naufragio minaccia, saltrove van, che dove egli li caccia. 30 Or a poppa, or allorza hannil crudele, che mai non cessa, e vien più ognor crescendo: essi di qua di là con umil vele vansi aggirando, e lalto mar scorrendo. Ma perché varie fila a varie tele uopo mi son, che tutte ordire intendo, lascio Rinaldo e lagitata prua, e torno a dir di Bradamante sua. 31 Io parlo di quella inclita donzella, per cui re Sacripante in terra giacque, che di questo signor degna sorella, del duca Amone e di Beatrice nacque. La gran possanza e il molto ardir di quella non meno a Carlo e a tutta Francia piacque (che più dun paragon ne vide saldo), che l lodato valor del buon Rinaldo. 32 La donna amata fu da un cavalliero che dAfrica passò col re Agramante, che partorì del seme di Ruggiero la disperata figlia di Agolante: e costei, che né dorso né di fiero leone uscì, non sdegnò tal amante; ben che concesso, fuor che vedersi una volta e parlarsi, non ha lor Fortuna. 33 Quindi cercando Bradamante gìa lamante suo, chavea nome dal padre, così sicura senza compagnia, come avesse in sua guardia mille squadre: e fatto chebbe al re di Circassia battere il volto dellantiqua madre, traversò un bosco, e dopo il bosco un monte, tanto che giunse ad una bella fonte. 34 La fonte discorrea per mezzo un prato, darbori antiqui e di bellombre adorno, Chi viandanti col mormorio grato a ber invita e a far seco soggiorno: un culto monticel dal manco lato le difende il calor del mezzo giorno. Quivi, come i begli occhi prima torse, dun cavallier la giovane saccorse; 35 dun cavallier, challombra dun boschetto, nel margin verde e bianco e rosso e giallo sedea pensoso, tacito e soletto sopra quel chiaro e liquido cristallo. Lo scudo non lontan pende e lelmetto dal faggio, ove legato era il cavallo; ed avea gli occhi molli e l viso basso, e si mostrava addolorato e lasso. 36 Questo disir, cha tutti sta nel core, de fatti altrui sempre cercar novella, fece a quel cavallier del suo dolore la cagion domandar da la donzella. Egli laperse e tutta mostrò fuore, dal cortese parlar mosso di quella, e dal sembiante altier, chal primo sguardo gli sembrò di guerrier molto gagliardo. 37 E cominciò: - Signor, io conducea pedoni e cavallieri, e venìa in campo là dove Carlo Marsilio attendea, perchal scender del monte avesse inciampo; e una giovane bella meco avea, del cui fervido amor nel petto avampo: e ritrovai presso a Rodonna armato un che frenava un gran destriero alato. 38 Tosto che l ladro, o sia mortale, o sia una de linfernali anime orrende, vede la bella e cara donna mia; come falcon che per ferir discende, cala e poggia in un atimo, e tra via getta le mani, e lei smarrita prende. Ancor non mera accorto de lassalto, che de la donna io senti il grido in alto. 39 Così il rapace nibio furar suole il misero pulcin presso alla chioccia, che di sua inavvertenza poi si duole, e invan gli grida, e invan dietro gli croccia. Io non posso seguir un uom che vole, chiuso tra monti, a piè dunerta roccia: stanco ho il destrier, che muta a pena i passi ne laspre vie de faticosi sassi. 40 Ma, come quel che men curato avrei vedermi trar di mezzo il petto il core, lasciai lor via seguir quegli altri miei, senza mia guida e senza alcun rettore: per li scoscesi poggi e manco rei presi la via che mi mostrava Amore, e dove mi parea che quel rapace portassi il mio conforto e la mia pace. 41 Sei giorni me nandai matina e sera per balze e per pendici orride e strane, dove non via, dove sentier non era, dove né segno di vestigie umane; poi giunsi in una valle inculta e fiera, di ripe cinta e spaventose tane, che nel mezzo sun sasso avea un castello forte e ben posto, a maraviglia bello. 42 Da lungi par che come fiamma lustri, né sia di terra cotta, né di marmi. Come più mavicino ai muri illustri, lopra più bella e più mirabil parmi. E seppi poi, come i demoni industri, da suffumigi tratti e sacri carmi, tutto dacciaio avean cinto il bel loco, temprato allonda ed allo stigio foco. 43 Di sì forbito acciar luce ogni torre, che non vi può né ruggine né macchia. Tutto il paese giorno e notte scorre, E poi là dentro il rio ladron simmacchia. Cosa non ha ripar che voglia torre: sol dietro invan se li bestemia e gracchia. Quivi la donna, anzi il mio cor mi tiene, che di mai ricovrar lascio ogni spene. 44 Ah lasso! che possio più che mirare la rocca lungi, ove il mio ben mè chiuso? come la volpe, che l figlio gridare nel nido oda de laquila di giuso, saggira intorno, e non sa che si fare, poi che lali non ha da gir là suso. Erto è quel sasso sì, tale è il castello, che non vi può salir chi non è augello. 45 Mentre io tardava quivi, ecco venire duo cavallier chavean per guida un nano, che la speranza aggiunsero al desire; ma ben fu la speranza e il desir vano. Ambi erano guerrier di sommo ardire: era Gradasso lun, re sericano; era laltro Ruggier, giovene forte, pregiato assai ne lafricana corte. 46 - Vengon (mi disse il nano) per far pruova di lor virtù col sir di quel castello, che per via strana, inusitata e nuova cavalca armato il quadrupede augello. - - Deh, signor (dissio lor), pietà vi muova del duro caso mio spietato e fello! Quando, come ho speranza, voi vinciate, vi prego la mia donna mi rendiate. - 47 E come mi fu tolta lor narrai, con lacrime affermando il dolor mio. Quei, lor mercé, mi proferiro assai, e giù calaro il poggio alpestre e rio. Di lontan la battaglia io riguardai, pregando per la lor vittoria Dio. Era sotto il castel tanto di piano, quanto in due volte si può trar con mano. 48 Poi che fur giunti a piè de lalta rocca, luno e l altro volea combatter prima; pur a Gradasso, o fosse sorte, tocca, o pur che non ne fe Ruggier più stima. Quel Serican si pone il corno a bocca: rimbomba il sasso e la fortezza in cima. Ecco apparire il cavalliero armato fuor de la porta, e sul cavallo alato. 49 Cominciò a poco a poco indi a levarse, come suol far la peregrina grue, che corre prima, e poi vediamo alzarse alla terra vicina un braccio o due; e quando tutte sono allaria sparse, velocissime mostra lale sue. Sì ad alto il negromante batte lale, cha tanta altezza a pena aquila sale. 50 Quando gli parve poi, volse il destriero, che chiuse i vanni e venne a terra a piombo, come casca dal ciel falcon maniero che levar veggia lanitra o il colombo. Con la lancia arrestata il cavalliero laria fendendo vien dorribil rombo. Gradasso a pena del calar savede, che se lo sente addosso e che lo fiede. 51 Sopra Gradasso il mago lasta roppe; ferì Gradasso il vento e laria vana: per questo il volator non interroppe il batter lale, e quindi sallontana. Il grave scontro fa chinar le groppe sul verde prato alla gagliarda alfana. Gradasso avea una alfana, la più bella e la miglior che mai portasse sella. 52 Sin alle stelle il volator trascorse; indi girossi e tornò in fretta al basso, e percosse Ruggier che non saccorse, Ruggier che tutto intento era a Gradasso. Ruggier del grave colpo si distorse, e l suo destrier più rinculò dun passo; e quando si voltò per lui ferire, da sé lontano il vide al ciel salire. 53 Or su Gradasso, or su Ruggier percote ne la fronte, nel petto e ne la schiena, e le botte di quei lascia ognor vote, perché è sì presto, che si vede a pena. Girando va con spaziose rote, e quando alluno accenna, allaltro mena: alluno e allaltro sì gli occhi abbarbaglia, che non ponno veder donde gli assaglia. 54 Fra duo guerrieri in terra ed uno in cielo la battaglia durò sino a quella ora, che spiegando pel mondo oscuro velo, tutte le belle cose discolora. Fu quel chio dico, e non vaggiungo un pelo: io l vidi, i l so: né massicuro ancora di dirlo altrui; che questa maraviglia al falso più chal ver si rassimiglia. 55 Dun bel drappo di seta avea coperto lo scudo in braccio il cavallier celeste. Come avesse, non so, tanto sofferto di tenerlo nascosto in quella veste; chimmantinente che lo mostra aperto, forza è, chil mira, abbarbagliato reste, e cada come corpo morto cade, e venga al negromante in potestade. 56 Splende lo scudo a guisa di piropo, e luce altra non è tanto lucente. Cadere in terra allo splendor fu duopo con gli occhi abbacinati, e senza mente. Perdei da lungi anchio li sensi, e dopo gran spazio mi riebbi finalmente; né più i guerrier né più vidi quel nano, ma vòto il campo, e scuro il monte e il piano. 57 Pensai per questo che lincantatore avesse amendui colti a un tratto insieme, e tolto per virtù de lo splendore la libertade a loro, e a me la speme. Così a quel loco, che chiudea il mio core, dissi, partendo, le parole estreme. Or giudicate saltra pena ria, che causi Amor, può pareggiar la mia. - 58 Ritornò il cavallier nel primo duolo, fatta che nebbe la cagion palese. Questo era il conte Pinabel, figliuolo dAnselmo dAltaripa, maganzese; che tra sua gente scelerata, solo leale esser non volse né cortese, ma ne li vizi abominandi e brutti non pur gli altri adeguò, ma passò tutti. 59 La bella donna con diverso aspetto stette ascoltando il Maganzese cheta; che come prima di Ruggier fu detto, nel viso si mostrò più che mai lieta: ma quando sentì poi chera in distretto, turbossi tutta damorosa pieta; né per una o due volte contentosse che ritornato a replicar le fosse. 60 E poi chal fin le parve esserne chiara, gli disse: - Cavallier, datti riposo, che ben può la mia giunta esserti cara, parerti questo giorno aventuroso. Andiam pur tosto a quella stanza avara, che sì ricco tesor ci tiene ascoso; né spesa sarà invan questa fatica, se fortuna non mè troppo nemica. - 61 Rispose il cavallier: - Tu vòi chio passi di nuovo i monti, e mostriti la via? A me molto non è perdere i passi, perduta avendo ogni altra cosa mia; ma tu per balze e ruinosi sassi cerchi entrar in pregione; e così sia. Non hai di che dolerti di me, poi chio tel predico, e tu pur gir vi vòi. - 62 Così dice egli, e torna al suo destriero, e di quella animosa si fa guida, che si mette a periglio per Ruggiero, che la pigli quel mago o che la ancida. In questo, ecco alle spalle il messaggero, ch: - Aspetta, aspetta! - a tutta voce grida, il messagger da chi il Circasso intese che costei fu challerba lo distese. 63 A Bradamante il messagger novella di Mompolier e di Narbona porta, chalzato gli stendardi di Castella avean, con tutto il lito dAcquamorta; e che Marsilia, non vessendo quella che la dovea guardar, mal si conforta, e consiglio e soccorso le domanda per questo messo, e se le raccomanda. 64 Questa cittade, e intorno a molte miglia ciò che fra Varo e Rodano al mar siede, avea limperator dato alla figlia del duca Amon, in chavea speme e fede; però che l suo valor con maraviglia riguardar suol, quando armeggiar la vede. Or, comio dico, a domandar aiuto quel messo da Marsilia era venuto. 65 Tra sì e no la giovane suspesa, di voler ritornar dubita un poco: quinci lonore e il debito le pesa, quindi lincalza lamoroso foco. Fermasi al fin di seguitar limpresa, e trar Ruggier de lincantato loco; e quando sua virtù non possa tanto, almen restargli prigioniera a canto. 66 E fece iscusa tal, che quel messaggio parve contento rimanere e cheto. Indi girò la briglia al suo viaggio, con Pinabel che non ne parve lieto; che seppe esser costei di quel lignaggio che tanto ha in odio in publico e in secreto: e già savisa le future angosce, se lui per maganzese ella conosce. 67 Tra casa di Maganza e di Chiarmonte era odio antico e inimicizia intensa; e più volte savean rotta la fronte, e sparso di lor sangue copia immensa: e però nel suo cor liniquo conte tradir lincauta giovane si pensa; o, come prima commodo gli accada, lasciarla sola, e trovar altra strada. 68 E tanto gli occupò la fantasia il nativo odio, il dubbio e la paura, chinavedutamente uscì di via: e ritrovossi in una selva oscura, che nel mezzo avea un monte che finia la nuda cima in una pietra dura; e la figlia del duca di Dordona gli è sempre dietro, e mai non labandona. 69 Come si vide il Maganzese al bosco, pensò tôrsi la donna da le spalle. Disse: - Prima che l ciel torni più fosco, verso un albergo è meglio farsi il calle. Oltra quel monte, sio lo riconosco, siede un ricco castel giù ne la valle. Tu qui maspetta; che dal nudo scoglio certificar con gli occhi me ne voglio. - 70 Così dicendo, alla cima superna del solitario monte il destrier caccia, mirando pur salcuna via discerna, come lei possa tor da la sua traccia. Ecco nel sasso truova una caverna, che si profonda più di trenta braccia. Tagliato a picchi ed a scarpelli il sasso scende giù al dritto, ed ha una porta al basso. 71 Nel fondo avea una porta ampla e capace, chin maggior stanza largo adito dava; e fuor nuscìa splendor, come di face chardesse in mezzo alla montana cava. Mentre quivi il fellon suspeso tace, la donna, che da lungi il seguitava (perché perderne lorme si temea), alla spelonca gli sopragiungea. 72 Poi che si vide il traditore uscire, quel chavea prima disegnato, invano, o da sé torla, o di farla morire, nuovo argumento imaginossi e strano. Le si fe incontra, e su la fe salire là dove il monte era forato e vano; e le disse chavea visto nel fondo una donzelIa di viso giocondo. 73 Cha bei sembianti ed alla ricca vesta esser parea di non ignobil grado; ma quanto più potea turbata e mesta, mostrava esservi chiusa suo mal grado: e per saper la condizion di questa, chavea già cominciato a entrar nel guado; e chera uscito de linterna grotta un che dentro a furor lavea ridotta. 74 Bradamante, che come era animosa, così mal cauta, a Pinabel diè fede; e daiutar la donna, disiosa, si pensa come por colà giù il piede. Ecco dun olmo alla cima frondosa volgendo gli occhi, un lungo ramo vede; e con la spada quel subito tronca, e lo declina giù ne la spelonca. 75 Dove è tagliato, in man lo raccomanda a Pinabello, e poscia a quel sapprende: prima giù i piedi ne la tana manda, e su le braccia tutta si suspende. Sorride Pinabello, e le domanda come ella salti; e le man apre e stende, dicendole: - Qui fosser teco insieme tutti li tuoi, chio ne spegnessi il seme! - 76 Non come volse Pinabello avvenne de linnocente giovane la sorte; perché, giù diroccando a ferir venne prima nel fondo il ramo saldo e forte. Ben si spezzò, ma tanto la sostenne, che l suo favor la liberò da morte. Giacque stordita la donzella alquanto, come io vi seguirò ne laltro canto. |
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