|
1 Le donne, i cavallier, larme, gli amori, le cortesie, laudaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori dAfrica il mare, e in Francia nocquer tanto, seguendo lire e i giovenil furori dAgramante lor re, che si diè vanto di vendicar la morte di Troiano sopra re Carlo imperator romano. 2 Dirò dOrlando in un medesmo tratto cosa non detta in prosa mai, né in rima: che per amor venne in furore e matto, duom che sì saggio era stimato prima; se da colei che tal quasi mha fatto, che l poco ingegno ad or ad or mi lima, me ne sarà però tanto concesso, che mi basti a finir quanto ho promesso. 3 Piacciavi, generosa Erculea prole, ornamento e splendor del secol nostro, Ippolito, aggradir questo che vuole e darvi sol può lumil servo vostro. Quel chio vi debbo, posso di parole pagare in parte e dopera dinchiostro; né che poco io vi dia da imputar sono, che quanto io posso dar, tutto vi dono. 4 Voi sentirete fra i più degni eroi, che nominar con laude mapparecchio, ricordar quel Ruggier, che fu di voi e de vostri avi illustri il ceppo vecchio. Lalto valore e chiari gesti suoi vi farò udir, se voi mi date orecchio, e vostri alti pensieri cedino un poco, sì che tra lor miei versi abbiano loco. 5 Orlando, che gran tempo innamorato fu de la bella Angelica, e per lei in India, in Media, in Tartaria lasciato avea infiniti ed immortal trofei, in Ponente con essa era tornato, dove sotto i gran monti Pirenei con la gente di Francia e de Lamagna re Carlo era attendato alla campagna, 6 per far al re Marsilio e al re Agramante battersi ancor del folle ardir la guancia, daver condotto, lun, dAfrica quante genti erano atte a portar spada e lancia; laltro, daver spinta la Spagna inante a destruzion del bel regno di Francia. E così Orlando arrivò quivi a punto: ma tosto si pentì desservi giunto: 7 Che vi fu tolta la sua donna poi: ecco il giudicio uman come spesso erra! Quella che dagli esperi ai liti eoi avea difesa con sì lunga guerra, or tolta gli è fra tanti amici suoi, senza spada adoprar, ne la sua terra. Il savio imperator, chestinguer volse un grave incendio, fu che gli la tolse. 8 Nata pochi dì inanzi era una gara tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo, che entrambi avean per la bellezza rara damoroso disio lanimo caldo. Carlo, che non avea tal lite cara, che gli rendea laiuto lor men saldo, questa donzella, che la causa nera, tolse, e diè in mano al duca di Bavera; 9 in premio promettendola a quel dessi, chin quel conflitto, in quella gran giornata, deglinfideli più copia uccidessi, e di sua man prestasse opra più grata. Contrari ai voti poi furo i successi; chin fuga andò la gente battezzata, e con molti altri fu l duca prigione, e restò abbandonato il padiglione. 10 Dove, poi che rimase la donzella chesser dovea del vincitor mercede, inanzi al caso era salita in sella, e quando bisognò le spalle diede, presaga che quel giorno esser rubella dovea Fortuna alla cristiana fede: entrò in un bosco, e ne la stretta via rincontrò un cavallier cha piè venìa. 11 Indosso la corazza, lelmo in testa, la spada al fianco, e in braccio avea lo scudo; e più leggier correa per la foresta, chal pallio rosso il villan mezzo ignudo. Timida pastorella mai sì presta non volse piede inanzi a serpe crudo, come Angelica tosto il freno torse, che del guerrier, cha piè venìa, saccorse. 12 Era costui quel paladin gagliardo, figliuol dAmon, signor di Montalbano, a cui pur dianzi il suo destrier Baiardo per strano caso uscito era di mano. Come alla donna egli drizzò lo sguardo, riconobbe, quantunque di lontano, langelico sembiante e quel bel volto challamorose reti il tenea involto. 13 La donna il palafreno a dietro volta, e per la selva a tutta briglia il caccia; né per la rara più che per la folta, la più sicura e miglior via procaccia: ma pallida, tremando, e di sé tolta, lascia cura al destrier che la via faccia. Di sù di giù, ne lalta selva fiera tanto girò, che venne a una riviera. 14 Su la riviera Ferraù trovosse di sudor pieno e tutto polveroso. Da la battaglia dianzi lo rimosse un gran disio di bere e di riposo; e poi, mal grado suo, quivi fermosse, perché, de lacqua ingordo e frettoloso, lelmo nel fiume si lasciò cadere, né lavea potuto anco riavere. 15 Quanto potea più forte, ne veniva gridando la donzella ispaventata. A quella voce salta in su la riva il Saracino, e nel viso la guata; e la conosce subito charriva, ben che di timor pallida e turbata, e sien più dì che non nudì novella, che senza dubbio ellè Angelica bella. 16 E perché era cortese, e navea forse non men de dui cugini il petto caldo, laiuto che potea tutto le porse, pur come avesse lelmo, ardito e baldo: trasse la spada, e minacciando corse dove poco di lui temea Rinaldo. Più volte seran già non pur veduti, mal paragon de larme conosciuti. 17 Cominciar quivi una crudel battaglia, come a piè si trovar, coi brandi ignudi: non che le piastre e la minuta maglia, ma ai colpi lor non reggerian glincudi. Or, mentre lun con laltro si travaglia, bisogna al palafren che l passo studi; che quanto può menar de le calcagna, colei lo caccia al bosco e alla campagna. 18 Poi che saffaticar gran pezzo invano i dui guerrier per por lun laltro sotto, quando non meno era con larme in mano questo di quel, né quel di questo dotto; fu primiero il signor di Montalbano, chal cavallier di Spagna fece motto, sì come quel chha nel cuor tanto fuoco, che tutto narde e non ritrova loco. 19 Disse al pagan: - Me sol creduto avrai, e pur avrai te meco ancora offeso: se questo avvien perché i fulgenti rai del nuovo sol tabbino il petto acceso, di farmi qui tardar che guadagno hai? che quando ancor tu mabbi morto o preso, non però tua la bella donna fia; che, mentre noi tardiam, se ne va via. 20 Quanto fia meglio, amandola tu ancora, che tu le venga a traversar la strada, a ritenerla e farle far dimora, prima che più lontana se ne vada! Come lavremo in potestate, allora di chi esser de si provi con la spada: non so altrimenti, dopo un lungo affanno, che possa riuscirci altro che danno. - 21 Al pagan la proposta non dispiacque: così fu differita la tenzone; e tal tregua tra lor subito nacque, sì lodio e lira va in oblivione, che l pagano al partir da le fresche acque non lasciò a piedi il buon figliuol dAmone: con preghi invita, ed al fin toglie in groppa, e per lorme dAngelica galoppa. 22 Oh gran bontà de cavallieri antiqui! Eran rivali, eran di fé diversi, e si sentian degli aspri colpi iniqui per tutta la persona anco dolersi; e pur per selve oscure e calli obliqui insieme van senza sospetto aversi. Da quattro sproni il destrier punto arriva ove una strada in due si dipartiva. 23 E come quei che non sapean se luna o laltra via facesse la donzella (però che senza differenza alcuna apparia in amendue lorma novella), si messero ad arbitrio di fortuna, Rinaldo a questa, il Saracino a quella. Pel bosco Ferraù molto savvolse, e ritrovossi al fine onde si tolse. 24 Pur si ritrova ancor su la rivera, là dove lelmo gli cascò ne londe. Poi che la donna ritrovar non spera, per aver lelmo che l fiume gli asconde, in quella parte onde caduto gli era discende ne lestreme umide sponde: ma quello era sì fitto ne la sabbia, che molto avrà da far prima che labbia. 25 Con un gran ramo dalbero rimondo, di chavea fatto una pertica lunga, tenta il fiume e ricerca sino al fondo, né loco lascia ove non batta e punga. Mentre con la maggior stizza del mondo tanto lindugio suo quivi prolunga, vede di mezzo il fiume un cavalliero insino al petto uscir, daspetto fiero. 26 Era, fuor che la testa, tutto armato, ed avea un elmo ne la destra mano: avea il medesimo elmo che cercato da Ferraù fu lungamente invano. A Ferraù parlò come adirato, e disse: - Ah mancator di fé, marano! perché di lasciar lelmo anche taggrevi, che render già gran tempo mi dovevi? 27 Ricordati, pagan, quando uccidesti dAngelica il fratel (che son quellio), dietro allaltrarme tu mi promettesti gittar fra pochi dì lelmo nel rio. Or se Fortuna (quel che non volesti far tu) pone ad effetto il voler mio, non ti turbare; e se turbar ti déi, turbati che di fé mancato sei. 28 Ma se desir pur hai dun elmo fino, trovane un altro, ed abbil con più onore; un tal ne porta Orlando paladino, un tal Rinaldo, e forse anco migliore: lun fu dAlmonte, e laltro di Mambrino: acquista un di quei dui col tuo valore; e questo, chhai già di lasciarmi detto, farai bene a lasciarmi con effetto. - 29 Allapparir che fece allimprovviso de lacqua lombra, ogni pelo arricciossi, e scolorossi al Saracino il viso; la voce, chera per uscir, fermossi. Udendo poi da lArgalia, chucciso quivi avea già (che lArgalia nomossi) la rotta fede così improverarse, di scorno e dira dentro e di fuor arse. 30 Né tempo avendo a pensar altra scusa, e conoscendo ben che l ver gli disse, restò senza risposta a bocca chiusa; ma la vergogna il cor sì gli trafisse, che giurò per la vita di Lanfusa non voler mai chaltro elmo lo coprisse, se non quel buono che già in Aspramonte trasse dal capo Orlando al fiero Almonte. 31 E servò meglio questo giuramento, che non avea quellaltro fatto prima. Quindi si parte tanto malcontento, che molti giorni poi si rode e lima. Sol di cercare è il paladino intento di qua di là, dove trovarlo stima. Altra ventura al buon Rinaldo accade, che da costui tenea diverse strade. 32 Non molto va Rinaldo, che si vede saltare inanzi il suo destrier feroce: - Ferma, Baiardo mio, deh, ferma il piede! che lesser senza te troppo mi nuoce. - Per questo il destrier sordo, a lui non riede anzi più se ne va sempre veloce. Segue Rinaldo, e dira si distrugge: ma seguitiamo Angelica che fugge. 33 Fugge tra selve spaventose e scure, per lochi inabitati, ermi e selvaggi. Il mover de le frondi e di verzure, che di cerri sentia, dolmi e di faggi, fatto le avea con subite paure trovar di qua di là strani viaggi; chad ogni ombra veduta o in monte o in valle, temea Rinaldo aver sempre alle spalle. 34 Qual pargoletta o damma o capriuola, che tra le fronde del natio boschetto alla madre veduta abbia la gola stringer dal pardo, o aprirle l fianco o l petto, di selva in selva dal crudel sinvola, e di paura trema e di sospetto: ad ogni sterpo che passando tocca, esser si crede allempia fera in bocca. 35 Quel dì e la notte a mezzo laltro giorno sandò aggirando, e non sapeva dove. Trovossi al fin in un boschetto adorno, che lievemente la fresca aura muove. Duo chiari rivi, mormorando intorno, sempre lerbe vi fan tenere e nuove; e rendea ad ascoltar dolce concento, rotto tra picciol sassi, il correr lento. 36 Quivi parendo a lei desser sicura e lontana a Rinaldo mille miglia, da la via stanca e da lestiva arsura, di riposare alquanto si consiglia: tra fiori smonta, e lascia alla pastura andare il palafren senza la briglia; e quel va errando intorno alle chiare onde, che di fresca erba avean piene le sponde. 37 Ecco non lungi un bel cespuglio vede di prun fioriti e di vermiglie rose, che de le liquide onde al specchio siede, chiuso dal sol fra lalte querce ombrose; così voto nel mezzo, che concede fresca stanza fra lombre più nascose: e la foglia coi rami in modo è mista, che l sol non ventra, non che minor vista. 38 Dentro letto vi fan tenere erbette, chinvitano a posar chi sappresenta. La bella donna in mezzo a quel si mette, ivi si corca ed ivi saddormenta. Ma non per lungo spazio così stette, che un calpestio le par che venir senta: cheta si leva e appresso alla riviera vede charmato un cavallier giuntera. 39 Se gli è amico o nemico non comprende: tema e speranza il dubbio cor le scuote; e di quella aventura il fine attende, né pur dun sol sospir laria percuote. Il cavalliero in riva al fiume scende sopra lun braccio a riposar le gote; e in un suo gran pensier tanto penètra, che par cangiato in insensibil pietra. 40 Pensoso più dunora a capo basso stette, Signore, il cavallier dolente; poi cominciò con suono afflitto e lasso a lamentarsi sì soavemente, chavrebbe di pietà spezzato un sasso, una tigre crudel fatta clemente. Sospirante piangea, tal chun ruscello parean le guance, e l petto un Mongibello. 41 - Pensier (dicea) che l cor magghiacci ed ardi, e causi il duol che sempre il rode e lima, che debbo far, poi chio son giunto tardi, e chaltri a corre il frutto è andato prima? a pena avuto io nho parole e sguardi, ed altri nha tutta la spoglia opima. Se non ne tocca a me frutto né fiore, perché affligger per lei mi vuo più il core? 42 La verginella è simile alla rosa, chin bel giardin su la nativa spina mentre sola e sicura si riposa, né gregge né pastor se le avvicina; laura soave e lalba rugiadosa, lacqua, la terra al suo favor sinchina: gioveni vaghi e donne inamorate amano averne e seni e tempie ornate. 43 Ma non sì tosto dal materno stelo rimossa viene e dal suo ceppo verde, che quanto avea dagli uomini e dal cielo favor, grazia e bellezza, tutto perde. La vergine che l fior, di che più zelo che de begli occhi e de la vita aver de, lascia altrui corre, il pregio chavea inanti perde nel cor di tutti gli altri amanti. 44 Sia Vile agli altri, e da quel solo amata a cui di sé fece sì larga copia. Ah, Fortuna crudel, Fortuna ingrata! trionfan gli altri, e ne moro io dinopia. Dunque esser può che non mi sia più grata? dunque io posso lasciar mia vita propia? Ah più tosto oggi manchino i dì miei, chio viva più, samar non debbo lei! - 45 Se mi domanda alcun chi costui sia, che versa sopra il rio lacrime tante, io dirò chegli è il re di Circassia, quel damor travagliato Sacripante; io dirò ancor, che di sua pena ria sia prima e sola causa essere amante, è pur un degli amanti di costei: e ben riconosciuto fu da lei. 46 Appresso ove il sol cade, per suo amore venuto era dal capo dOriente; che seppe in India con suo gran dolore, come ella Orlando sequitò in Ponente: poi seppe in Francia che limperatore sequestrata lavea da laltra gente, per darla allun de duo che contra il Moro più quel giorno aiutasse i Gigli doro. 47 Stato era in campo, e inteso avea di quella rotta crudel che dianzi ebbe re Carlo: cercò vestigio dAngelica bella, né potuto avea ancora ritrovarlo. Questa è dunque la trista e ria novella che damorosa doglia fa penarlo, affligger, lamentare, e dir parole che di pietà potrian fermare il sole. 48 Mentre costui così saffligge e duole, e fa degli occhi suoi tepida fonte, e dice queste e molte altre parole, che non mi par bisogno esser racconte; laventurosa sua fortuna vuole challe orecchie dAngelica sian conte: e così quel ne viene a unora, a un punto, chin mille anni o mai più non è raggiunto. 49 Con molta attenzion la bella donna al pianto, alle parole, al modo attende di colui chin amarla non assonna; né questo è il primo dì chella lintende: ma dura e fredda più duna colonna, ad averne pietà non però scende, come colei cha tutto il mondo a sdegno, e non le par chalcun sia di lei degno. 50 Pur tra quei boschi il ritrovarsi sola le fa pensar di tor costui per guida; che chi ne lacqua sta fin alla gola ben è ostinato se mercé non grida. Se questa occasione or se linvola, non troverà mai più scorta sì fida; cha lunga prova conosciuto inante savea quel re fedel sopra ogni amante. 51 Ma non però disegna de laffanno che lo distrugge alleggierir chi lama, e ristorar dogni passato danno con quel piacer chogni amator più brama: ma alcuna fizione, alcuno inganno di tenerlo in speranza ordisce e trama; tanto cha quel bisogno se ne serva, poi torni alluso suo dura e proterva. 52 E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco fa di sé bella ed improvvisa mostra, come di selva o fuor dombroso speco Diana in scena o Citerea si mostra; e dice allapparir: - Pace sia teco; teco difenda Dio la fama nostra, e non comporti, contra ogni ragione, chabbi di me sì falsa opinione. - 53 Non mai con tanto gaudio o stupor tanto levò gli occhi al figliuolo alcuna madre, chavea per morto sospirato e pianto, poi che senza esso udì tornar le squadre; con quanto gaudio il Saracin, con quanto stupor lalta presenza e le leggiadre maniere, e il vero angelico sembiante, improviso apparir si vide inante. 54 Pieno di dolce e damoroso affetto, alla sua donna, alla sua diva corse, che con le braccia al collo il tenne stretto, quel chal Catai non avria fatto forse. Al patrio regno, al suo natio ricetto, seco avendo costui, lanimo torse: subito in lei savviva la speranza di tosto riveder sua ricca stanza. 55 Ella gli rende conto pienamente dal giorno che mandato fu da lei a domandar soccorso in Oriente al re de Sericani e Nabatei; e come Orlando la guardò sovente da morte, da disnor, da casi rei: e che l fior virginal così avea salvo, come se lo portò del materno alvo. 56 Forse era ver, ma non però credibile a chi del senso suo fosse signore; ma parve facilmente a lui possibile, chera perduto in via più grave errore. Quel che luom vede, Amor gli fa invisibiIe, e linvisibil fa vedere Amore. Questo creduto fu; che l miser suole dar facile credenza a quel che vuole. 57 - Se mal si seppe il cavallier dAnglante pigliar per sua sciocchezza il tempo buono, il danno se ne avrà; che da qui inante nol chiamerà Fortuna a sì gran dono (tra sé tacito parla Sacripante): ma io per imitarlo già non sono, che lasci tanto ben che mè concesso, e cha doler poi mabbia di me stesso. 58 Corrò la fresca e matutina rosa, che, tardando, stagion perder potria. So ben cha donna non si può far cosa che più soave e più piacevol sia, ancor che se ne mostri disdegnosa, e talor mesta e flebil se ne stia: non starò per repulsa o finto sdegno, chio non adombri e incarni il mio disegno. - 59 Così dice egli; e mentre sapparecchia al dolce assalto, un gran rumor che suona dal vicin bosco glintruona lorecchia, sì che mal grado limpresa abbandona: e si pon lelmo (chavea usanza vecchia di portar sempre armata la persona), viene al destriero e gli ripon la briglia, rimonta in sella e la sua lancia piglia. 60 Ecco pel bosco un cavallier venire, il cui sembiante è duom gagliardo e fiero: candido come nieve è il suo vestire, un bianco pennoncello ha per cimiero. Re Sacripante, che non può patire che quel con limportuno suo sentiero gli abbia interrotto il gran piacer chavea, con vista il guarda disdegnosa e rea. 61 Come è più appresso, lo sfida a battaglia; che crede ben fargli votar larcione. Quel che di lui non stimo già che vaglia un grano meno, e ne fa paragone, lorgogliose minacce a mezzo taglia, sprona a un tempo, e la lancia in resta pone. Sacripante ritorna con tempesta, e corronsi a ferir testa per testa. 62 Non si vanno i leoni o i tori in salto a dar di petto, ad accozzar sì crudi, sì come i duo guerrieri al fiero assalto, che parimente si passar li scudi. Fe lo scontro tremar dal basso allalto lerbose valli insino ai poggi ignudi; e ben giovò che fur buoni e perfetti gli osberghi sì, che lor salvaro i petti. 63 Già non fero i cavalli un correr torto, anzi cozzaro a guisa di montoni: quel del guerrier pagan morì di corto, chera vivendo in numero de buoni: quellaltro cadde ancor, ma fu risorto tosto chal fianco si sentì gli sproni. Quel del re saracin restò disteso adosso al suo signor con tutto il peso. 64 Lincognito campion che restò ritto, e vide laltro col cavallo in terra, stimando avere assai di quel conflitto, non si curò di rinovar la guerra; ma dove per la selva è il camin dritto, correndo a tutta briglia si disserra; e prima che di briga esca il pagano, un miglio o poco meno è già lontano. 65 Qual istordito e stupido aratore, poi chè passato il fulmine, si leva di là dove laltissimo fragore appresso ai morti buoi steso laveva; che mira senza fronde e senza onore il pin che di lontan veder soleva: tal si levò il pagano a piè rimaso, Angelica presente al duro caso. 66 Sospira e geme, non perché lannoi che piede o braccio sabbi rotto o mosso, ma per vergogna sola, onde a dì suoi né pria né dopo il viso ebbe sì rosso: e più, choltre il cader, sua donna poi fu che gli tolse il gran peso dadosso. Muto restava, mi credio, se quella non gli rendea la voce e la favella. 67 - Deh! (dissella) signor, non vi rincresca! che del cader non è la colpa vostra, ma del cavallo, a cui riposo ed esca meglio si convenia che nuova giostra. Né perciò quel guerrier sua gloria accresca che desser stato il perditor dimostra: così, per quel chio me ne sappia, stimo, quando a lasciare il campo è stato primo. - 68 Mentre costei conforta il Saracino, ecco col corno e con la tasca al fianco, galoppando venir sopra un ronzino un messagger che parea afflitto e stanco; che come a Sacripante fu vicino, gli domandò se con un scudo bianco e con un bianco pennoncello in testa vide un guerrier passar per la foresta. 69 Rispose Sacripante: - Come vedi, mha qui abbattuto, e se ne parte or ora; e perchio sappia chi mha messo a piedi, fa che per nome io lo conosca ancora. - Ed egli a lui: - Di quel che tu mi chiedi io ti satisfarò senza dimora: tu dei saper che ti levò di sella lalto valor duna gentil donzella. 70 Ella è gagliarda ed è più bella molto; né il suo famoso nome anco tascondo: fu Bradamante quella che tha tolto quanto onor mai tu guadagnasti al mondo. - Poi chebbe così detto, a freno sciolto il Saracin lasciò poco giocondo, che non sa che si dica o che si faccia, tutto avvampato di vergogna in faccia. 71 Poi che gran pezzo al caso intervenuto ebbe pensato invano, e finalmente si trovò da una femina abbattuto, che pensandovi più, più dolor sente; montò laltro destrier, tacito e muto: e senza far parola, chetamente tolse Angelica in groppa, e differilla a più lieto uso, a stanza più tranquilla. 72 Non furo iti due miglia, che sonare odon la selva che li cinge intorno, con tal rumore e strepito, che pare che triemi la foresta dognintorno; e poco dopo un gran destrier nappare, doro guernito e riccamente adorno, che salta macchie e rivi, ed a fracasso arbori mena e ciò che vieta il passo. 73 - Se lintricati rami e laer fosco, (disse la donna) agli occhi non contende, Baiardo è quel destrier chin mezzo il bosco con tal rumor la chiusa via si fende. Questo è certo Baiardo, io l riconosco: deh, come ben nostro bisogno intende! chun sol ronzin per dui saria mal atto, e ne viene egli a satisfarci ratto. - 74 Smonta il Circasso ed al destrier saccosta, e si pensava dar di mano al freno. Colle groppe il destrier gli fa risposta, che fu presto al girar come un baleno; ma non arriva dove i calci apposta: misero il cavallier se giungea a pieno! che nei calci tal possa avea il cavallo, chavria spezzato un monte di metallo. 75 Indi va mansueto alla donzella, con umile sembiante e gesto umano, come intorno al padrone il can saltella, che sia duo giorni o tre stato lontano. Baiardo ancora avea memoria della, chin Albracca il servia già di sua mano nel tempo che da lei tanto era amato Rinaldo, allor crudele, allor ingrato. 76 Con la sinistra man prende la briglia, con laltra tocca e palpa il collo e l petto: quel destrier, chavea ingegno a maraviglia, a lei, come un agnel, si fa suggetto. Intanto Sacripante il tempo piglia: monta Baiardo e lurta e lo tien stretto. Del ronzin disgravato la donzella lascia la groppa, e si ripone in sella. 77 Poi rivolgendo a caso gli occhi, mira venir sonando darme un gran pedone. Tutta savvampa di dispetto e dira, che conosce il figliuol del duca Amone. Più che sua vita lama egli e desira; lodia e fugge ella più che gru falcone. Già fu chesso odiò lei più che la morte; ella amò lui: or han cangiato sorte. 78 E questo hanno causato due fontane che di diverso effetto hanno liquore, ambe in Ardenna, e non sono lontane: damoroso disio luna empie il core; chi bee de laltra, senza amor rimane, e volge tutto in ghiaccio il primo ardore. Rinaldo gustò duna, e amor lo strugge; Angelica de laltra, e lodia e fugge. 79 Quel liquor di secreto venen misto, che muta in odio lamorosa cura, fa che la donna che Rinaldo ha visto, nei sereni occhi subito soscura; e con voce tremante e viso tristo supplica Sacripante e lo scongiura che quel guerrier più appresso non attenda, ma chinsieme con lei la fuga prenda. 80 - Son dunque (disse il Saracino), sono dunque in sì poco credito con vui, che mi stimiate inutile e non buono da potervi difender da costui? Le battaglie dAlbracca già vi sono di mente uscite, e la notte chio fui per la salute vostra, solo e nudo, contra Agricane e tutto il campo, scudo? - 81 Non risponde ella, e non sa che si faccia, perché Rinaldo ormai lè troppo appresso, che da lontan al Saracin minaccia, come vide il cavallo e conobbe esso, e riconohbe langelica faccia che lamoroso incendio in cor gli ha messo. Quel che seguì tra questi duo superbi vo che per laltro canto si riserbi. |
![]() | ![]() | ![]() |