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Invitte stanno le superne cime Ancor dal genio umano inesplorate; Noi, nellore moderne scolorate, Dimentichiamo i mali della vita Cercando intorno le dorate rime. Le cerchiamo nellanima ferita E nellazzurra terra ove si sogna, Le cerchiamo nel ver, nella menzogna, Nella brama dunestasi incompita, Nel rimpianto delluomo, in quel che agogna. Facciamo scaturire una fontana Dalla sabbia--e dal mal la Poesia, Poichè levocatrice fantasia Che non ha culla e che non ha confine, Dovunque regna e da ogni cosa emàna. E nel suo regno non vi son più spine, Non vè di luce un troppo caldo raggio... Spira sempre una blanda aura di maggio, Simile a un soffio di spiaggie divine Che spande oblìo sovra il terren viaggio. E là talor dellimmenso poema Qualche verso ne dice il rio, lo stelo; Sorge dal suolo una nota di cielo, Un lampo guizza allo sguardo abbagliato E intravediam la verità suprema. Nelloscuro desir del nostro fato, Cui sol misterïoso Amore schiara, Invan cerca lo spirito assetato Il ver celato dalla sorte avara. --E forse il nostro sogno è il meno errato. È il metro stesso che la mente ispira, E quando in noi sentiam lo sconosciuto Poter, che tutto intorno a noi fa muto, Oh lascoltiam! Che forse sode il vero Da una corda ancor muta della Lira. Forse nel ritmo è chiuso ogni mistero E nella Forma è la suprema legge, Forse un concerto luniverso regge, E nelle norme dun divin pensiero Ogni stella pel ritmo si sorregge. Non sveliamo i dolor, lire, le piaghe, Davanti al volgo indifferente, o lieto Del duolo nostro, ignaro del segreto. Oh nol cantiamo! Chè noi siam gli eletti, I soli accolti alle lucenti plaghe. Soli sediamo ai magici banchetti E soli entriamo per le argentee porte; Per noi le antiche dee sono risorte, Tutto miriamo sotto arcani aspetti, Cantiam la vita e scrutiamo la morte. Intrecciamo le gemme alle ghirlande, Voghiam sul mare verso lorizzonte, Fin lontano lasciam le nostre impronte, Carichi di tesor, di spoglie opime, Larte seguiamo paurosa e grande! Noi ritorniamo vêr le cose prime, Tentiam svelare ciò che in noi si muove, Le nostre gioie le troviamo dove Brillano chiare le dorate rime, Nella purezza delle forme nuove. * * Così, talvolta, quando il bianco foglio Sannera, e i versi sgorgali dalla penna, Vedo una fulgida Mèta e la Musa che col gesto accenna, E il cor mi batte per rinato orgoglio. Tutto risplender parmi nella vita Donde la triste realtà scompare, E senza lagrime, Senza nulla svelar dellore amare, Seguo il sentiero che la Musa addita. E incontro forme immateriali e pure, Ma somiglianti a note forme amate, Figure pallide, Pupille azzurre arcanamente oscure E lunghe chiome al vento abbandonate. Le incontro per la via mesta e serena Dove il sognare sempre ne conduce, E mi sorridono Con uno sguardo strano da sirena, In cui ritrovo pur lantica luce. E là tra i rivi rapidi dargento, Nel chiarore lunar che tutto avvolge, Sullerba morbida, Sotto alle piante che non temon vento, Involontario il canto mio si svolge. Varia la scena, sorgon sontüose Ville di marmo in mezzo alla verdura, Dove ne olezzano Sui vecchi muri le novelle rose, E sapre un atrio pieno di frescura. Amo errare così per il paese Vasto del sogno ove tutto soblìa... Ma poi mi sveglio, La vita torna a diventar palese, E mi ritrovo sulla dura via. E allora mabbandona ogni fierezza, Ardua fatica è ripigliare il canto; Il verso languido Somiglia a debil ala che si spezza, E rido amaramente del mio vanto. E parmi allor che la vita nemica Noi sfuggire possiam sol per brevora; Poichè implacabile Torna e ne schiaccia con la sua fatica E il coraggio chè in noi sperde e divora. Pure i miei versi--altera illusïone-- Sembravano condurmi ad una mèta Lontana e fulgida... E sorge al guardo mio la visïone Che ad ora ad ora evóca in me il poeta. * * * Il poeta dovria cantar leterna Lotta delluom col male e col desire, Lardua battaglia E dei sensi e del cor che ne governa, La ribellione al duolo nostro sire. Si dovria dire il Sogno e insiem la Vita, Approfondendo il vero ed il reale Ancor recondito, Poi spazïare ancor nella infinita Regïon che attira le instancabili ale. E il volpossente che la musa ispira, Dal seno della terra infino allalto Ignoto vertice Sinalzerebbe in vorticosa spira, A ogni ascoso desir dando lassalto. Dalle grotte celate al firmamento, Dalle lagrime apparse allimo core, Contando i battiti, Dal lamento delluomo a quel del vento, Dallamor della donna a quel del fiore. Scrutar dovremmo arditi ogni problema, Dalleterno mister che su noi libra Il cielo limpido, Fino al basso sentire che ne scema Lintelligenza e in noi la forza sfibra. Se il robusto voler che lalma eleva Sentiamo sol per un fugace istante, Se manca al povero Turbato spirto una possente leva, Al nostro core un palpito costante, Troviamo almeno in tanto male istesso Forme novelle allarte imperitura, Cantiam langoscia Del morbo arcano ondè lo spirto oppresso E i dolor vani aggiunti alla natura. Ma celar non dobbiam la brama intensa Di purezza chè in noi--acre rimpianto-- Nè il sogno roseo Che ognor davanti allocchio duom che pensa Sorge soave tormentoso incanto. Tentiamo sviscerar dalla moderna Vita febbrile unarte ultima e nuova, Donde gli acrissimi Salzan profumi e dove chi sinterna Linconscïente suo mal or ritrova. Ma ricordiam che batte eternamente In petto alluomo un immutabil core, E che negli ultimi Stanchi poeti duna smorta gente Della lira dOrfeo leco non muore. |
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