rando si volta e getta unultima occhiata allatrio: porco boia come lhanno snaturata Auntie Beeb da quando nel sessantasette, dopo gli esami di laurea a Oxford, ne aveva varcato la porta per la prima volta. E è cambiata con un tocco di ponderata volgarità per giunta. Spiacevoli, ripugnanti questi controlli elettronici allingresso, questo gravoso, indigeribile clima dovvia sfiducia, questa grossolana atmosfera da obesa bisca clandestina di lusso. Due passi allaria aperta lo metteranno di buon umore, e gli daranno anche la serenità per farsi mente locale.
Esce dalla Broadcasting House e pian piano sincammina verso Oxford Street. Meno male che è una bella giornata. Di qui può andare a Bond Street, scendere giú fino alla stazione di Green Park e prendere la Piccadilly Line per la fermata di Gloucester Road. E cosí, camminando, valuterà se al dunque gli conviene o no accettare la proposta. Daltra parte il dubbio non nasce tanto dal contenuto del servizio, quanto dallistintiva antipatia che gli suscitano i nuovi dirigenti. Sí, antipatia: nientaltro che secca antipatia. A che pro fare lo struzzo, nascondere la testa sotto la sabbia? La BBCinutile negarloè finita nelle mani duna banda di arrivisti grezzi e venali, che oltre al resto cianciano in un inglese di pretta marca brutone.
Invece, cosí comè congegnato, il servizio potrebbe andare. Non che lui ne sappia poi molto della difesa o mancata difesa di Roma, ma se non altro per tutti resoconti che gli ha fornito mammà a piú riprese è pur sempre in grado di mettere nero su bianco. Senza dire che firmare una seria completa, un programma a episodi sulla cattura delle principali città europee da parte della Wehrmacht, con la prima puntata in onda proprio nel sessantesimo anniversario della resa della Germania nazista, potrebbe servire a rispolverare il suo nome, che sembra ormai incapace di scollarsi dalla soffitta dove lhanno relegato. E cè inoltre una coincidenza che, soprattutto per un temperamento cabalistico comè il suo, riveste non scarsa importanza: la proposta gli è stata fatta oggi, che non per nulla è il suo sessantesimo compleanno.
Piuttosto, perché mai i capoccia di Radio 4 hanno pensato a lui? Può capire che nella loro beata genericità ritengano uno storico dellItalia piú che adeguato a ricostruire la difesa di Roma ignorando tout court la differenza tra uno specialista della prima guerra mondiale comè lui e un autentico specialista della seconda come i tanti che pullulano nel milieu accademico del Paese. Meno evidente, tuttavia, gli pare il motivo che li ha spinti a offrirgli anche la direzione dellintero programma, collimpegno di rivedere le ricostruzioni scritte dai docenti che dovranno descrivere la presa delle altre città occupate durante il conflitto. Alla BBC non potevano non sapere che il povero Brando Malaspina è inchiodato al semplice grado di senior lecturer da ventanni e che da piú di dieci la London School of Economics gli rifiuta la promozione a professore perché in tutto questo tempo ha pubblicato ben poco.
Sta passando ora accanto a John Lewis. Un gruppetto di italiani sguaiatamente agghindati ma chiassosi e gesticolanti gli richiama alla memoria la Roma di cinquanta anni fa. Perché questa scombinata associazione di idee? Allora non pensava che a baloccarsi. Andava alla scuola elementare al Convitto nazionale in piazza Monte Grappa, e di pomeriggio riesumava il gioco del sergente Marras. Indossava lelmetto di cartapesta che gli aveva comprato suo padre; sinfilava tra la cintura e i calzoni corti la pistola a ditalini; si metteva in tasca la scatoletta di Muratti Ariston vuota che doveva rappresentare la bomba a mano Balilla, e dava lassalto alla colonna tedesca impersonata da quattro o cinque soldatini in sella a altrettante motociclettine di latta a carica manuale.
Come vola questo maledetto tempo. Gli sembra ieri. Ieri, sí. Sera imparato a pappagallo la motivazione della medaglia dargento conferita al sergente Marras e la recitava prima di slanciarsi contro limplacabile nemico di latta. Se ci provasse, riuscirebbe a recitarla anche adesso. Ma perché riaffiorano sempre quelle iellate domande cui non sa dare risposte convincenti? Mammà teneva la fotografia di Stefano Marras sulla sua scrivania: perché? E perché aveva incorniciato e appeso al muro come se fosse il ritratto dun antenato la motivazione della medaglia? Chi era stato questo Stefano Marras, un cugino di suo padre oppure lamico di mammà? Suo padre era un celebre penalista: come mai in una società classista come litaliana aveva un cugino sergente? Sua madre era di sinistra, ma aveva la puzza al naso: se Stefano Marras era stato il suo amante, come mai aveva tradito papà con un troupier?
Il gruppo di italiani, sua madre, Stefano Marrase poi il programma... Il perché dellassociazione di idee? ecco qui un plausibile filo conduttore della sua puntata sulla difesa di Roma. Stefano Marras al centro della vicenda, come simbolo del meglio che si potesse trovare nellesercito. Leroe oscuro, il sottufficiale; ovvero litaliano in armi a metà strada tra il soldato contadino e lufficiale dorigine borghese o aristocratica, che da solo compie un beau geste contro il nemico possente e sopraffattore. Mammà: lambiente colto, di cui suo padre era un animatore. Lambiente che si componeva della sinistra, del centro e della destra monarchica nella quale, con atteggiamenti piú o meno lapalissiani, confluivano molti ufficiali superiori dellesercito. Lambiente che pur comprendendolo non coincideva del tutto con lambiente dei partiti politici. Di quei partiti che silludevano di mobilitare la popolazione e che invece cozzavano contro la cruda apatia generale. Esatto: lapatia generale che il gruppo di italiani raffigura. La massa, i romani, loggetto passivo della feroce sopraffazione nazifacista. Un popolo irreparabilmente abulico e smidollato. Incapace dintervenire, dinsorgere, preoccupato solo di sé stesso, privo sia dorgoglio, sia di senso dello Stato, sia di coesione non solo comunitaria ma sociale. Un popolo battagliero nellalterco, nel litigio spicciolo per la tutela del tornaconto individuale, e tragicamente imbelle nella salvaguardia della propria libertà e del proprio destino.
Probabilmente questo schema si potrebbe pure dimostrare efficace: si potrebbe perché tutto dipende, sí, dalla reazione dei radioascoltatori ma ancora di piú da quella ipercritica dei suoi colleghi. Una volta tanto, però, lui dovrebbe comportarsi con noncuranza e spregiudicatezza, e subito dopo agire con furbizia e tempismo. Il che significa ignorare i loro commenti e pubblicare su una rivista specializzata unelaborazione dotta della sua analisi. Qui entra in gioco sua madre e i diari o gli appunti che ha e che non gli ha mai voluto dare da leggere. Bisogna convincerla a ogni costo; bisogna farle capire senza spaventarla che rifiutandosi di cederli a suo figlio rischia di portarsi nellaldilà un materiale dinteresse indiscutibile per la storiografia della resistenza.
È già arrivato a Old Bond Street. La vetrina di De Beers gli ricorda che in diciottanni di convivenza non è mai stato in condizione di donare a Petra una gioia degna di questo nome. Il fatto è anche che Petra è anomala, dannatamente anomala. To be sure, she wont even remember that today is his birthday. Non fa regali a nessuno e non vuole regali da nessunoe in particolare non li vuole da lui. Magra consolazione. Ma ci sarà una piccola qualcosa che le piace? Forse un berretto di tweed per le gite in campagna. Sono appena le quattro e dieci. Basterebbe perdere una mezzora e fare una capatina da Lock in St James Street. Con un pizzico di fortuna, il berretto e la notizia del programma riaccenderanno il calumet della pace.
Improbabile, però. Su di lui pesa la stessa condanna che pesava su suo padre. Suo padre voleva bene a mammà, molto bene, come lui lo vuole a Petra, e come lui conta meno di zero per Petra cosí suo padre contava meno di zero virgola zero per mammà. Lui era troppo piccolo per spiegarsi perché papà e mammà litigavano di continuo; ma per quanto piccolo aveva buoni orecchi, e sentiva che dei due non era suo padre il primo a lamentarsi e a alzare la voce. Poveruomo, papà. La sua memoria gli sarà sempre preziosa, anche se un giorno dovesse avere la prova dessere, biologicamente, figlio dun altro uomo...
Maledizione. Ancora. Gli pare il momento dindugiare nel solito dubbio? Che gli ha ripetuto mammà laltro giorno? Smettila, Brando, di permettere a un sospetto nevrotico di torturati. Giusto, lui è figlio dOscar Malaspina, avvocato e intellettuale della resistenza, non di Stefano Marras, sergente dei granatieri decorato al valore. Non ha tempo per soffermarsi sul passato: non dovrebbe guardare avanti? Ha ben altro cui pensare, lui. Al programma, chesídeve fare e farà, e anzitutto a Petra. Che a buon conto, dietro la facciata di cinismo, e nonostante la spiccata tendenza alla critica, il vizio inveterato di spaccare il capello in due, dingigantire ogni piccolo diverbio, prova qualcosa per lui.
§
Visto, non sè degnata nemmeno di fargli gli auguri per i suoi sessantanni. Cerca di capire a che cosa sta pensando ma lei sembra evitare di proposito le sue occhiate.
«Non ti piace, non sei contenta?»
«Sí che sono contenta.»
«Hai una faccia...»
«Ma quando la finirai di esaminarmi con questo sguardo indagatore? Lo sai che mi dà fastidio: perché continui?»
«Ma che dici.»
«Smettila.»
«Petra, chi ti esamina? Volevo solo sapere se ti piace, se ci ho azzeccato.»
«Mi piace, mi piace. Lo sai, però: non voglio che spendi per me, tanto meno per cose che non mi servono. In questo momento poi...»
«Ma è solo un berretto.»
«Sono soldi sprecati. Questo almeno lo capisci, no?»
«Cosè che dovrei capire? Perché non capisci tu per prima che facendo il programma guadagnerò qualcosa in piú?»
«Siamo alle solite: spendi i soldi prima daverli intascati.»
«Va bene, scusa allora. Basta che non litighiamo per una sciocchezza.»
«Dio che uomo esasperante che sei. Lasciami in pace, per favore.»
«Ah, ora sono pure esasperante...»
«Mi vuoi lasciare in pace?»
«Ma che tho fatto?»
«Brando, io prima o poi ti pianto.»
Lo pianta, lo pianta... E se fosse lui a piantare lei? Quel tanto di decisione che occorre per scovare una camera mobiliata decente, preparare la sua roba di giorno quando lei non cè, buttare giú due righe daddio e... sparire. Cosí, senza preavviso, senza scene, soprattutto senza rimpianti. Lasciando il foglio bene in vista sul tavolo. Ciao Petra, non ci vedremo piú. Tieniti la casa; tieniti i mobili: io manderò a prendere i miei libri al piú presto. Tu hai il tuo stipendio, io il mio. Tu non devi nulla a me, io non devo nulla a te.
Brando si versa mezzo bicchiere di vino e comincia a sbucciare la mela. Almeno la mela non è marcia. Non è come Petra. Petra ormai è marcia, Petra è diventata unarpia. Non era cosí quando lha conosciuta, quando sè innamorato di lei. Lui cercava di accontentarla in tutto, se lo ricorda molto bene, e lei sembrava felice. Non voleva tornare a vivere a Innsbruck e gli era grata daverle permesso di vivere a Londra. Era interessata alla biologia molecolare delle piante, e lui lha aiutata per farle fare il dottorato al Royal Holloway. Voleva migliorare litaliano, e non le pareva vero che lui le parlasse sempre e solo in italiano. Voleva diventare bilingue, e grazie a lui cè diventata. Merito suo di tutto, per amor del Cielo, nessuno lo mette in dubbio. Non è facile raggiungere il bilinguismo, non è facile prendere il PhD in una disciplina scientifica, ma lui gliene ha offerto la possibilità. Che cosa lha resa tanto sgarbata, ostica, intrattabile?
Il guaio è che lui non può fare a meno di lei. Il guaio è anche che lei voleva un uomo diverso e che lui lha delusa. Non ha scritto nulla doriginale. Ha lavorato poco; non ha svolto ricerche; sè gingillato; ha costantemente eluso ogni impegno; ha costantemente rinviato allindomani i suoi programmi. E eccolo qui. Un routinier che vive linsegnamento universitario come un maestruccolo di scuola svogliato vive linsegnamento elementare. Una nullità che sillude di riconquistare la propria donna con la prospettiva duna trasmissione divulgativa. Una donna che non è una nullità come lui ma una botanica stimatissima nel suo campo per la genialità delle ipotesi evoluzionistiche.
«Petra, non tho detto tutto...»
«Oh Cielo, mica ricomincerai?»
«Aspetta, lasciami parlare. Non tho detto che non ho intenzione di limitarmi al programma per la BBC: voglio prenderne spunto per condurre unanalisi approfondita sul popolo di Roma durante la guerra. Unanalisi per una pubblicazione specializzata. Sono sicuro di poter dimostrare, dati alla mano, che lapatia romana affonda le sue radici in unepoca assai lontana. E che sè sempre di piú consolidata nel tempo per via della dominazione clericale.»
«Ottimo. Prova.»
«Ma che te ne pare?»
«Mi sembra una buona idea.»
«Mi rispondi solo questo?»
«Brando, ne hai fatti tanti di progetti come questi.»
«Quindi hai perso la fiducia in me?»
«Ma no.»
«Non lo dici convinta.»
«Per favore, stacca la spina: non ne posso piú della tua petulanza.»
La sua petulanza: il ritornello è efficace, non cè che dire. Ma perché non riesce mai a quagliare con lei? Brando beve un altro sorso di vino, e sarrotola una sigaretta. E adesso deve perfino fare finta dessere soddisfatto di fumarsene una sola al giorno dopo cena. Che burla se quei santoni che credono davere scoperto tutto sui danni del fumo alla fine scoprono dessersi sbagliati. Ma tantè. I santoni hanno prodotto una pletora di rinnegati e tra questi rinnegati cè pure Petra. Petra... che non si ricorda dessersi pippata una paglia dietro laltra per anni e cosí lancia tuoni e fulmini contro i fumatori, quando correrebbe a pipparsele una dietro laltra come prima se le vituperatissime paglie ritornassero di moda.
«Petra, forse te lho chiesto altre volte ma te lo chiedo nuovamente: credi nella moda tu?»
«Non desisti, eh? Vuoi parlare...»
«What dyou mean?»
«You know what I mean.»
«No, I dont.»
«Non ti fermi, vero? Vuoi la mia attenzione, vero? Che bugiardo, che uomo in malafede.»
«Non sono un bugiardo, amoruccio mio. La mia domanda era sincera. Sono convinto che se il fumo ritornasse dal giorno alla notte di moda tu saresti la prima a accenderti la sigaretta. Ci scommetterei deci anni di vita.»
«E è questo ciò che tu chiami sincerità? Parli spesso come un imbecille ma oggi hai superato te stesso.»
«Non volevo offenderti.»
«Non ti rendi neanche conto che le tue parole sono una conferma delle mie.»
«Sii piú esplicita, scienziata delle mie ciabatte: sono un bugiardo o un imbecille? Non te lha detto mai nessuno che sei una mezzacalza?» Oh Madonna vergine, ora lha persa per sempre. «Perdonami, Petra. Io ti amo, non ce la faccio: non ce la faccio a convivere con la tua indifferenza. Non so quello che dico. Perdonami. Dammi una chance. Lultima. Voglio scrivere, voglio riciclare. Lo voglio per te. Io ti amo, ti amo, ti amo. Lo capisci? Mi senti? Ti aaamo.»
Lei lo fissa, in silenzio. Brando la vede comera quando serano appena messi insieme. Petra, la sua Petra ha venticinquanni, non quarantatré. La vede supina sul letto, nuda. Gli piace la pelle leggermente dorata, le gambe tornite, le cosce che poggiate sul materasso sembrano piú piene. Non può andare via, non può non vederla mai piú, non può farla andare via. Non può, non può... non vuole perderla.
«Petra, Petra...»
«Che vuoi?»
«Ti amo.»
«Me lhai già detto. Un milione di volte. Il tuo non è amore: è nevrosi.»
«Mettimi alla prova. Scriverò, amore mio... scriverò. E non toffenderò, non tinsulterò mai piú. Mai piú, credimi... perdonami. Dimmi che non è tutto perduto.»
«Ti piaccio sempre io?»
« Solo tu mi sei piaciuta, amore mio. Solo tu mi piaci.»
«Su, dammi una sigaretta. E accenditene unaltra pure te. Guarda, lhai spuntata. Fumo... e il fumo non è ritornato di moda. Ma per favore non parlare. Non dire piú niente, sta zitto. Zitto. Meno ti sento e meglio sto. Bastard.»
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