A Laura,
n altro brivido nella schiena: sente il rombo delle moto. Eh sí, saranno BMW 750. E che importanza ha, che cosa gliene frega, a lui, della cilindrata? Avanti, ormai è ora di muoversi. Si arrampica sul trame guarda attraverso i vetri. Ah ecco, devono essere i paracadutisti dellXI Fliegerkorps. Sbucheranno da ogni angolo. Già, queste strade portano tutte a Porta San Giovanni: cosí tra poco la soldataglia teutonica bivaccherà davanti alla statua di San Francesco.
Salta giú. E vede il tenente impettito e olimpico da quel glorioso aristocratico che è, e lo vede a ridosso del furgone della Teti intento a scrutare limbocco di via Magna Grecia. Quasi quasi ora lo chiama; gli grida: Auguri, principe. Ma che sè ammattito? Calma, calma. Si gira verso via Carlo Felice. Fa col capo segno di sí ai granatieri. Vede il capitano fermo in piedi laggiú accanto alla barricata, con le spalle alla piazza. Solleva dritto il pollice. Non gli va daspettare che quello si volti: saccovaccia di nuovo. Santo Dio, comincia a tremare. Vorrebbe avere il sangue freddo del capitano e del tenente, ma il coraggio quando uno non ce lha non se lo può iniettare per endovenosa come un farmaco.
Suvvia, ci dovrà riuscire lo stesso; non si può sputtanare. Ma sí, ci dovrà riuscire perché altrimenti da qualcuno della compagnia il Montalto verrebbe a sapere che lui se lè fatta nelle brache e lo racconterebbe subito a Febe... Oh no, non è il momento di preoccuparsene. Ah davvero? E di chi o di che cosa si dovrebbe preoccupare? Di Mussolini senza stivali imprigionato chissà dove? Oppure di Sciaboletta e Badoglio, che non si sa se siano vivi o morti? O magari degli excursus metamarxiani di Julie? O molto animosamente, della vecchia signora, che tra qualche minuto gli scoccherà un bel bacio in fronte?
La vecchia signora... sarebbe bello se quello che ripetono come tanti pappagalli quel cagalloni del cappellano e tutti pretonzoli di santa Madre Chiesa fosse vero. Non temete la morte, figlioli: se voi vi pentite, ma vi pentite sinceramente dei vostri sporchi peccati, il vostro spirito vivrà in beatitudine. Signorsí, lui chiede al buon Dio con la lunga barba dargento perdono delle scopate che sè fatto con la moglie di suo cugino e vola in cielo come un angioletto. Stupendo: in cielo. Dove tutti laspettano; dove sono tutti ma proprio tutti pronti a accoglierlo per leternità. Dove il suo spirito scriverà un gran bel romanzo. Questa volta divino visto che la penna doca sarà guidata da un reggimento di santi. Stupendo: lha già detto, no?
E se invece non appena si allontana di qui per andare alla carica come don Chisciotte una pallottola gli spappola il cranio e lui non vede e non sente piú nulla? Kaput: cessazione dogni sentimento. Be se fosse solo questo ci potrebbe pure stare. La beffa delle beffe è se si gioca gli occhi o tutte due le braccia e tutte due le gambe. O se prima di giocarsi gli occhi, o le braccia e le gambe, il dolore che prova fa sembrare poca cosa perfino le torture della santa Inquisizione. Santa? Roba da chiodi...
Ma non gli pare ora di cambiare musica? Perché dato che gli è venuta in mente non si mette a pensare proprio a Febe? Ma che Febe: se la deve levare dalla testa. Possibile che non capisce un tubo? Julie... a Julie deve pensare. Julie gli vuole bene; sí Julie rappresenta la limpida certezza affettiva, Julie non sarrabbia mai con lui, neppure per sbaglio. Neppure quando lui si spazientisce; neppure se fa il villano, se smoccola. A lei lui può finanche dire: Guarda che ho rivisto Febe, una che conoscevo con la quale stasera ci scherzerei volentieri tutto nudo su una pelle dorso. Julie ci riderebbe; sí che ci riderebbe, senza peraltro rivolgergli nessuna domanda indiscreta. Mica gli chiederebbe chi è, comè, bionda, bruna, alta, bassa, se è sposata, dove abita, se ne era innamorato. Va bene, e poi?
E poi va da sé che Julie qui con lui non cè e che qualora ci fosse non lo potrebbe salvare dalla vecchia signora. Nemmeno Gesú, Giuseppe e Maria hanno il fottutissimo potere di disdire gli appuntamenti con la vecchia signora. E allora? Allora non resta che andarsene in solluchero al pensiero della medaglia che il Regio Esercito concederà al valoroso sergente Stefano Marras. Alla memoria, ovviamente. A meno che la vecchia signora non gli dia una semplice toccatina e lo spedisca cosí non dentro la bara ma sulla sedia a rotelle. Oh Signore, un pizzico dottimismo non gli farebbe male.
Ecco, se nera dimenticato: il sano ottimismo, quello che lo spinge a chiamare la morte vecchia signora anziché repellente megera. Quante parole incoraggianti ma prive di senso. Che significa essere ottimisti quando non fa a tempo a scoppiare la pace con gli angloamericani che nel volgere dun attimo scoppia la guerra contro gli alleati di cinque minuti fa? Madonna quante stronzate viaggiano impunemente. Le forze armate italiane non compiranno atti dostilità contro le forze armate angloamericane ma reagiranno a eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza: bella questa di quella cariatide di Badoglio, eh? Bella o brutta che sia, però, la verità è che lui non regge piú la tensione. Mica è stupido, eh? Non gli va di crepare a ventinove anni. Non gli va di passare il resto della vita da invalido. Non gli va di soffrire, di sentire dolore; non gli va di farsi male neppure al dito mignolo. Vigliacco... non sarà per caso un vigliacco? Un vigliacco lui? No, un cretino.
Scatta in piedi; gira intorno al tram. Esce allo scoperto e punta lo sguardo su via Sannio. È inutile girarsi intorno: serve solo a mettergli langoscia. Tanto che ci può fare lui, niente. Ormai è impotente, in balia della fortuna. O crepa, o diventa un eroe. Un eroe da sottoscala, un eroe di cartone, un eroe per un atto compiuto per esclusione e spacciato per un atto compiuto per audacia. In fondo, era chiaro come il sole fin dallinizio ma sè cacciato lui in questo ginepraio. Non doveva offrirsi, pezzo di fesso che non è altro, non doveva dire: Rimango io col tenente. Doveva fare come Bruno Montalto, che da fascista compatto non se la sente dincrociare la spada coi tedeschi e che cosí se nè sta a casa con la benedizione di Febe. Ora è troppo tardi per tirarsi indietro: vede chiaramente la staffetta che precede i motociclisti coi mitraglieri accanto nei sidecar. Adesso, adesso o mai. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei...
Per Dio, per Dio ce lha fattalha lanciata. Le due moto sbandano di brutto... si capovolgono: la Balilla è scoppiata tra la staffetta e il primo mitragliere. Ce lha fatta, ce lha fatta, ce lha fatta. Fa dietro front. Corre. Corre allimpazzata. Supera la statua di San Francesco. Ode il fracasso di unaltra bomba a mano: ottimo, quella del tenente. Le pallottole dei suoi gli fischiano sopra la testa, porca bestia. Sparano pure le mitragliatrici tedesche. E a zero: ora si becca una raffica nella schiena. Forza la corsa sotto il fuoco incrociato, e va a sbattere sulla barricata di via Carlo Felice. Ha il fiatone: si piega in due. Il capitano lo sorregge.
«Bravo, Marras. Bravo sul serio. Anche il tenente ha fatto centro.»
«Sí, me ne sono accorto.»
«Proporrò tutte due per una decorazione.»
«Sono in tanti. Piombano da Porta San Paolo.»
«Lo so. Ma la partita è chiusa.»
«Chiusa?»
«Un accordo. Tra due minuti scatta il cessate il fuoco.»
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