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L’INGLESE IN CAMICIA NERA



Riceveva molto bene. Aveva sposato tre anni prima Bryan Guinness, amante delle letteratura ed erede di quella immensa fortuna che nel Nord produce una ricetta di birra indovinata. Il matrimonio veniva tuttora ricordato come la festa del ’29, e adesso il suo salotto di Chelsea, a Londra, nella Cheyne Walk, era frequentato dal fior fiore dell’intellighenzia mondana.

Si riunivano da lei Lytton Strachey, biografo della Regina Vittoria, di Elisabetta I e del conte di Essex; il compositore Gerald Berners, pari d’Inghilterra, che la ospiterà a Roma nella sua caratteristica abitazione dirimpetto al Foro; Robert Byron, bizantinista ed esteta; Henry Green, romanziere e industriale; il pittore Henry Lamb; il brillante e incisivo scrittore Evelyn Waugh, beniamino della buona società tra le due guerre; il poeta, scrittore, critico e sinologo Harold Acton, che si trasferirà poi alla Pietra, la villa di famiglia nei pressi di Firenze. Tutti uomini che l’adoravano, che la consideravano più compiuta della Venere di Botticelli, che si inchinavano di fronte alla sua leggiadria. La leggiadria della donna che passava per la più bella d’Inghilterra.

Non si sa chi di loro fosse assente a quel famoso ballo dato a Cheyne Walk nel 1932 (presumibilmente) per il suo ventitreesimo genetliaco. Come si diceva nel gergo dell’high life, erano stati tutti “pregati”, e se qualcuno mancava voleva dire o che non stava bene o che era in viaggio all’estero. Si sa però che tra gli amici in frac e le amiche in lungo, tra artisti, intellettuali e teste coronate, figurava sir Oswald Mosley, baronetto e leader dei fascisti inglesi, che nei mesi precedenti le aveva fatto una discreta corte di maniera.

Mosley la invitò ripetutamente a ballare e durante un lento, stringendola a sé, le chiede sottovoce: Che pensi, che mi sto innamorando di te?

Mi deludi, risponde lei, ridendo: credevo che già lo fossi.

Lo sono, lo sono, pazzamente, sussurra lui stringendola ancora di più: ti ho sempre in mente, sento che siamo fatti l’uno per l’altra. Non ti prometto gioie. Ti prometto di amarti come non ti potrebbe amare nessuno, ti prometto di dividere con te i miei ideali più sentiti come non saprei dividerli con nessun’altra donna.

Smisero di ballare. D’intesa, un’intesa implicita che aveva il sapore della premeditazione, si avviano verso un salottino disertato dagli ospiti. Lui la prende per mano, la conduce alla finestra, che affaccia sul Tamigi, e le butta le braccia al collo. Diana ricambia i suoi baci.

* * *

Le piaceva quell’uomo che, in camicia nera, radunava le folle nelle piazze, le piaceva quell’uomo che la Westminster Gazzette aveva definito the most polished literary speaker in the Commons. Era affascinata dalla sua versatilità, catapultata per “buona sorte” – lo aveva scritto il Manchester Guardian – sul firmamento sociale del Paese. Pochi, pensa tra sé, avrebbero potuto sbandierare un curriculum come il suo.

“M”– così lei decise di chiamarlo, e così lo chiamerà sempre – aveva trentasei anni. A ventidue, nel ’18, dopo aver combattuto nella Grande Guerra come ufficiale dei lanceri prima e come aviatore poi, era entrato alla camera dei Comuni nelle file dei conservatori. Nel ’24 passa ai laboristi, per motivi ideali. Viene rieletto nel ’29 e nominato cancelliere del ducato di Lancaster (una specie di sottosegretario con incarichi speciali) ma, sempre per motivi ideali, si dimette dal governo e dal labour nel 1930, quando il primo ministro Ramsay MacDonald affossa il suo programma di rilancio economico impostato sull’emergente (e non ancora né del tutto elaborata né ampiamente diffusa) dottrina keynesiana.

Pubblica allora un manifesto contro l’inerzia laborista che portava le firme di sedici deputati – fra cui quelle del leader dei minatori Arthur Cook e di Aneurin Bevan, il futuro padre del welfare state – e fonda un partito suo, il New Party. Riceve incoraggiamenti dai cantoni più disparati. Lo appoggiava John Strachey, il dottor sottile del pensiero marxista, che sarà ministro della guerra nel governo Attlee. E William Joyce, che impersonerà il famigerato lord Haw-Haw della radio tedesca e che per questo, per aver fornito la propria voce alla propaganda di Goebbels, alla fine della guerra sarà impiccato dagli inglesi. E il moderato Harold Nicholson, ex diplomatico, biografo di Tennyson e Byron, omosessuale, che sposerà la poetessa Victoria Sackville-West, lesbica, e che con lei creerà il più artistico giardino privato del Kent, la contea soprannominata the garden of England.

Nell’ottobre del ’31 c’è un altro appuntamento alle urne, che per il partito di Mosley si conclude con una débâcle: lui e quelli della compagine erano stati tutti quanti bocciati. Ora i conservatori avevano conquistato la loro netta, schiacciante maggioranza parlamentare, ma MacDonald restava al potere, alla testa del governo di coalizione che aveva formato nel precedente agosto spaccando il partito laborista tra sostenitori e oppositori dell’alleanza con la destra. La sinistra era divisa di fronte alla soluzione da dare alla crisi economica provocata dal crash di Wall Street.

Oswald Mosley, battuto nei seggi elettorali, una soluzione credeva invece di averla trovata nel fascismo. Nel gennaio successivo va a Roma, vede Mussolini, e al ritorno mette in piedi la British Union of Fascists. Nasce l’inglese in camicia nera, e con la camicia nera nasce anche la tresca con la donna sposata.

* * *

All’inizio, dopo quei baci, Diana si adattò alla tresca. Agli incontri clandestini, ai sotterfugi. In viaggio di nozze era stata in Sicilia. Per la prima volta aveva ammirato i templi greci. E il Mediterraneo. Sarebbe rimasta lì tutta la vita e, per dare un senso a questo suo trasporto, aveva cominciato a meditare con più consapevolezza di prima sul fascismo, che le sembrava l’unico vento nuovo che spirasse sull’Europa. Ora il fascismo è la dottrina di governo che l’inglese in camicia nera proponeva alla vecchia Inghilterra.

La tresca non è però per lei. Voleva bene al marito; lo stimava. Aveva pure avuto da lui due figli. Ma non le dava la passione cui credeva di avere diritto, né fisicamente né intellettualmente. Il divorzio le parve la sola soluzione onorevole e appagante. Bryan Guinness acconsentì; da gentiluomo si prese la colpa della rottura matrimoniale facendosi, d’accordo con lei, sorprendere a letto con una prostituta dallo scattino di un investigatore.



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