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Taboo by Elka Paquette

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2971


Da Firenze a Digione

di Ettore Socci
Da Firenze a Digione
Molte storie di guerra sono state scritte da intellettuali che tremano al fischio d’una schioppettata, ma Ettore Socci (1845-1905) ha per davvero combattuto in prima linea. E con Giuseppe Garibaldi. A Condino, in provincia di Trento, nella famosa vittoria delle camicie rosse sugli Austriaci del ’66. A Mentana, il 3 novembre 1867, nell’eroica battaglia contro gli zuavi papalini nella quale ogni garibaldino aveva solo ventiquattro cartucce. A Digione, nell’indimenticabile tre giorni del gennaio 1871, quando i prussiani persero per l’unica volta in tutta la campagna la loro bandiera. E da tale esperienza il pisano Socci, deputato per la Maremma dal 1892, il cronista precursore del femminismo e dell’internazionalismo, trasse lo spunto per queste pagine di guerra composte con quell’umanità che soltanto un amante della pace e della giustizia sociale possiede.

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Le nostalgie

di Luigi Gualdo
Le nostalgie
Se è vero che anche l’ottocento ha avuto i suoi hippies è anche vero che tra questi bisogna annoverare Luigi Gualdo, nato a Milano nel 1847 e morto a Parigi nel 1898. Sì, perché Parigi divenne la sua patria d’adozione e a Parigi diffuse l’ideologia della “scapigliatura”, il movimento lanciato da letterati come Rovani, Boito, Praga, Targhetti, Camerana, Dossi, e dai pittori Cremona e Ranzoni, per reagire al romanticismo sentimentale e alla vita borghese. La poesia per Gualdo si risolveva in musica o pittura, e infatti musicali e pittorici sono i versi di queste «Nostalgie», la sua principale opera poetica.

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Il benefattore

di Luigi Capuana
Il benefattore
In questi intrecci e in questi dialoghi di Luigi Capuana (1839-1915) si ritrova il gusto dell’arte di colui che fu indubbiamente il maggior teorico del verismo. Una scuola letteraria che rappresentò non soltanto la via italiana al naturalismo dei grandi romanzieri francesi, ma anche e soprattutto la piattaforma da cui prese le mosse il neorealismo cinematografico degli anni Quaranta. Per chi di Luigi Capuana ha letto da bambino le favole, questa prosa è però pure interessante perché permette di valutare fino a che punto la ricerca del vero e la fantasia fiabesca possano coesistere in un’unica mente.

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La Divina Commedia

di Dante Alighieri
Divina Commedia
Per Thomas Eliot la Divina Commedia, da sola, valeva l’opera omnia di Shakespeare: tra i due sommi, non c’è un secondo. E infatti potremmo dire che come si chiude il Paradiso comincia il Rinascimento. Perché nella Commedia è racchiuso tutto il pensiero medievale. Perché con Dante (1365-1421) e quindi col Rinascimento prende il volo una delle più importanti lingue letterarie del pianeta. L’italiano. Nella sua forma più aulica, quella che ha esercitato un inarrestabile effetto balsamico sulla poesia dell’intero Occidente.

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Orlando Furioso

di Ludovico Ariosto
Orlando Furioso
Lo definiscono quasi sempre un poema eroico. È anche un poema comico in cui il serio è frammisto al faceto, la grazia al terrore. È soprattutto l’opera immortale di Ludovico Ariosto (1474–1533), che all’Orlando Furioso dedicò dieci anni della sua vita. Una vita sotto l’egida del cardinale Ippolito e del duca Alfonso di Ferrara, e appunto per questo l’epica fu scritta per esaltare la casa d’Este, da cui discendono anche i sovrani d’Inghilterra, e il suo leggendario capostipite, Rogero (Ruggiero), continuando la storia dell’amore d’Orlando per Angelica iniziata dal Boiardo con l’Orlando Innamorato.

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Ricordi di Parigi

di Edmondo De Amicis
Ricordi di Parigi
Come vedeva Parigi in un momento in cui la cultura francese dettava legge l’ultimo dei manzoniani, Edmondo de Amicis (1846–1908). Poeta della bontà, dell’idealità, della grazia, della gentilezza, combatté con onore a Custoza nel 1866 e coniugò un’intensa attività letteraria con il mestiere del giornalista, da lui esercitato dirigendo Italia Militare e coprendo per la Nazione di Firenze la presa di Roma del 1870, quando volle essere tra i primi a entrare per Porta Pia. In questi Ricordi di Parigi rivive l’eleganza stilistica che lo distingueva e che faceva di lui, l’autore del Cuore e dell’Idioma Gentile, uno dei prosatori più raffinati dell’Ottocento italiano.

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Roberta

di Luciano Zùccoli
Roberta
Luciano Zùccoli era un nome di piuma che copriva l’identità dello scrittore italiano d’origine tedesca Luciano von Ingenheim, nato nel Canton Ticino e morto a Parigi (1869–1929). Uno scrittore prorompente, quasi aggressivo nell’uso di parole all’epoca ritenute troppo crude, che in un certo senso precorre a modo suo ma molto a modo suo il modernismo. Non perché la sua sia una narrazione figurale, in soggettiva, ma perché nei salti di punto di vista, forse arbitrari per un moderno, e nelle lunghe descrizioni tipiche dell’autore vecchio stile che narra e non rappresenta, si trovano –specie in Roberta, scritto dal 1896 al 1997 – le prime avvisaglie della libertà espressiva che caratterizzerà la narrativa della seconda metà del Novecento.

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Dal vero

di Matilde Serao
Dal vero
Dal vero... una raccolta di bozzetti che decretò il primo successo letterario di Matilde Serao (1856–1927) e la sua prima dichiarazione di fede al verismo, la via italiana al naturalismo francese. Giornalista e scrittrice infaticabile, moglie del grande Edoardo Scarfoglio, direttrice del Giorno dopo la separazione dal marito, frequentò i salotti, guardata dall’alto in basso dall’aristocrazia, e descrisse la piccola e media borghesia, che ne fece il proprio idolo senza rendersi conto della satira sommessa con cui la Serao criticava implicitamente le sue titubanze di fronte al richiamo del sesso.

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L'umana tragedia

di Imre Madách
L'umana tragedia
Ampiamente tradotto e rappresentato a cavallo dei nostri due secoli, L’umana tragedia rievoca Il paradiso perduto, di John Milton, e nell’ambizione e nel tema. Scacciati dal Giardino dell’Eden, Adamo e Eva sprofondano nel sonno. Adamo, con senso di panico, sogna il corso della storia moderna, e noi osserviamo i diversi ruoli storici che lui, Eva e Lucifero assumono nell’antica Roma, nelle Crociate, nella Praga di Kepler, nella Rivoluzione francese e – infine – nella fase in cui il disastro ecologico ha quasi distrutto il pianeta. Nel rendersi conto del futuro che attende il genere umano Adamo pensa al suicidio, ma come apprende che Eva è incinta ripone la sua fiducia nel Signore. Madách esamina appassionatamente il filo conduttore del nostro destino, la natura illusoria della libera scelta e l’incapacità della scienza e della tecnologia di risolvere le questioni morali.

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Mia

Romanzo di Memini
Mia di Memini
In un’epoca in cui la giornata procede nell’uniforme e grossolanamente colorata mancanza di stile è una gioia leggere un autentico ritratto ottocentesco dell’aristocrazia italiana. Ne è autrice Memini, uno dei tanti nomi di piuma della scrittrice Ines Benaglio Castellani–Fantoni (1849–1899). Nata a Pavia, discendente per parte di madre dai Dattili di Borgo Priolo e contessa di cortesia, ha avuto modo, nei suoi cinquant’anni di vita, di registrare il comportamento d’una classe di cui ormai s’è perso il gusto. Questo qui, Mia, è forse il più realistico d’una produzione che annovera La marchesa d’Arcello, Mario, Vita mondana, L’ultima primavera.

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Le amanti

di Matilde Serao
Le amanti
In questa raccolta di episodi Matilde Serao (1856–1927) affronta, col suo verismo ormai consolidato, il tema della relazione extraconiugale. Ne esce un quadro triste e amaro della donna che finisce col cedere per rimanere delusa da un tipo di rapporto esclusivamente fisico. Il personaggio maschile è dipinto senza romanticismo, con tratti di penna che ne mettono a nudo non tanto l’egoismo quanto la pochezza e l’incapacità di comprendere l’animo femminile.

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Margherita Pusterla

di Cesare Cantù
Margherita Pusterla
Si dice che l’arte nasce dalla sofferenza e è vero. Non per nulla con questo romanzo storico, scritto con gli stecchini intinti nel fumo di candela quando l’autore era imprigionato dagli austriaci per i suoi ideali unitari, e tradotto poi in tutti le principali lingue di cultura, Cesare Cantù (1804-1891) è riuscito ad avvicinarsi al Manzoni producendo una delle opere più significative dell’Ottocento italiano. L’opera d’un artista proiettato infine nella politica dell’Italia unita (sarà deputato dal 1861 al 1867) che nel corso della sua vita ha coniugato il romanticismo con il guelfismo.

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Anna Radius Zuccari (Neera)

Anna Zuccari, nota con lo pseudonimo di Neera, nacque a Milano nel 1846.
Perse la madre in tenera età, trascorse l'infanzia tra Milano e, nei mesi estivi, in provincia, a Caravaggio. Sposò a 23 anni Adolfo Radius (1836-1921) e frequentò l'ambiente letterario milanese, stringendo rapporti d'amicizia con Alberto Sormani e tenendosi in contatto epistolare per lungo tempo con Verga, Fogazzaro e Capuana. Dal 1875 pubblicò numerose novelle sulle maggiori riviste italiane (Il Pungolo, Il Fanfulla della Domenica, L'Illustrazione italiana, Il Marzocco, Il Corriere della Sera e altre).
I suoi romanzi sono sempre incentrati su personaggi femminili e furono apprezzati da importanti critici come Capuana e Croce. Tra i maggiori titoli ricordiamo: Un romanzo, 1876; Addio, 1877; Teresa, 1886; L'indomani, 1890; Fotografie matrimoniali, 1898; Duello d'anime, 1911. A Capuana dedicò uno scritto autobiografico (Autobiografia a Luigi Capuana, 1891) mentre Una giovinezza del secolo XIX fu pubblicato con una prefazione di Benedetto Croce. Neera fu autrice anche di studi morali e raccolte di poesie. Morì a Milano nel 1918.

Note biografiche a cura di Daniela Gangale.

Romanzo di Neera

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Nel Sogno di Neera

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Memorie del Presbiterio

di Emilio Praga
Memorie del Presbiterio
Emilio Praga è stato uno scrittore, un poeta ed un pittore italiano. Nacque a Gorla, presso Milano, nel 1839 da una famiglia industriale agiata, che gli permise di compiere numerosi viaggi in Europa tra il 1857 e il 1859 durante i quali trascorse lunghi periodi a Parigi e si dedicò allo studio di Charles Baudelaire, Victor Hugo, Alfred de Musset ed Heinrich Heine. Fu qui che iniziò a dipingere, con la tecnica degli acquarelli.
"Memorie del Presbiterio" è un romanzo rimasto incompiuto di Emilio Praga, poi ultimato dall'amico Roberto Sacchetti. Si tratta, secondo alcuni critici, della sua migliore opera in prosa, composta da una serie di racconti, ordinati secondo il ritmo irregolare della memoria. Come le altre opere dello scrittore, anche "Memorie dal Presbiterio" si caratterizzza per una vivace impronta sperimentale.

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Venere ed Imene al tribunale della penitenza

di Jean Baptiste Bouvier
manuale dei confessori
Il rapporto tra chiesa cattolica e "peccati" di indole sessuale è sempre stato argomento spinoso. Figuratevi per chi, come i confessori, si trova a doverlo affrontare in prima linea. E così nel secolo scorso monsignor Bouvier, vescovo di Mans, compilò un manuale a loro uso e consumo, contenente una quantità di questioni di pratica quotidiana che non di rado lasciano indecisi e inquieti anche i più dotti confessori.

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Le rive della Bormida nel 1794

racconto di Giuseppe Cesare Abba
Le rive della Bormida
Nacque in Cairo Montenotte il 6 ottobre 1838, e visse, come tutti i ragazzi di quei tempi, fino agli otto o nove anni, con poco tormento di scuola. A dodici anni, preparato, come si soleva allora, alla testa, perché il corpo era già abbastanza saldo, entrò dagli Scolopi di Carcare, in quel Collegio dove gli entusiasmi del 1848 erano ancora vivissimi, specie nel padre Atanasio Canata, grande svegliatore di ingegni e di cuori, come erano stati tra gli Scolopi di Savona i padri Pizzorno e Faà di Bruno. Svegliavano all'amore delle lettere, dell'arte e della patria, cui molti degli alunni offrirono il braccio nel 1859. Nel 1875 termina di scrivere il romanzo storico Le rive della Bormida.

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